Quante cose stai dando per scontate?
Il bicchiere d’acqua potabile che hai appena bevuto. Distrattamente. Il tuo corpo, intero, che funziona alla perfezione. E che parcheggi sul divano. Il tetto sopra la tua testa e la tua testa sopra le tue spalle. Solido il primo, istruita la seconda. Le persone che ti stanno intorno, di cui noterai la presenza quando saranno assenti.
Mi è venuto l’herpes zoster, anche noto come fuoco di sant’Antonio, e neanche so bene come. Una gamba dolorante a cui ho prestato poca attenzione, pensando fosse una delle tante contratture o infiammazioni dovute ad un eccessivo allenamento, ha anticipato per giorni l’arrivo dell’eruzione cutanea.
Dicono che la causa, in fin dei conti, sia da attribuire a un abbassamento delle difese immunitarie a causa dello stress. E lo stress lo conosco bene: è argomento dei miei seminari… eppure, ci sono cascata con tutte le scarpe. Anzi, con tutta la gamba.
Il medico prescrive un antivirale e il riposo assoluto. Ci puoi aggiungere la vitamina B e, se il dolore bruciante te lo permette, uno yoga leggerissimo giusto per non arrugginire le articolazioni. Ma brucia e anche una semplice meditazione seduta è faticosa come una scalata in montagna. Si fa quel che si può, si dice.
Trattengo il fiato per il dolore e camminare è un vero e proprio esercizio di mindfulness. L’aria entra, l’aria esce, prima un piede, poi l’altro e scopro quanto pretendo ogni altro giorno dal mio respiro, dal mio corpo, dalla mia mente. Sposta i pesi, cammina, corri, studia, ascolta, accogli, aiuta; prendi un appuntamento e riempi il vuoto quando ne viene disdetto un altro. Se una cosa richiede meno di due minuti, falla adesso. Non procrastinare. Forse è malavoglia e non stanchezza, rimanda il riposto. Un’altra ripetizione. Non sentire. Non fermarti.
E poi il corpo dice basta. Una sentenza senza appello. La condanna? Rallentare.
Il punto è che il corpo non arriva mai all’improvviso. Prima sussurra, poi insiste, poi alza la voce. E spesso impariamo ad ascoltarlo solo quando non possiamo più ignorarlo.
Lo stress non è solo qualcosa da “gestire”. È un linguaggio. E quando non lo ascoltiamo, trova altri modi per farsi sentire.
Odio rallentare perché sale la marea delle sensazioni sgradevoli, del non-affrontato, dei dubbi e delle paure. Come dici? Sono una counselor e non dovrei scrivere queste parole? Predico bene e razzolo male? Sì, è questo che mi rende capace di fare il mio lavoro.
Scivolo, come tutti gli altri. Cado, come tutti gli altri. Provo dolore e provo a fermarmi lì, mentre molti altri lo trasformano in sofferenza. E allora l’herpes zoster, che sembra il nome di una band metal tedesca, mi riporta con i piedi per terra e volge il mio sguardo verso tutto quello che do per scontato ogni giorno. Perché a correre forte ci si perde il paesaggio.
Solo fermandomi vedo quanto il mio corpo fa per me ogni giorno, quanti stimoli esterni la mente elabora, quanti bicchieri d’acqua bevo distrattamente e quanti pasti non assaporo. A quanti messaggi rispondo cercando di cogliere solo l’essenziale. Quanti tramonti si trasformano in sera e quante mattine si perdono nel traffico. Quante persone ho attorno eppure continuo a cercarne un’altra… e quanto mi sforzo per l’unica che non mi guarda, da cui – per dirla tutta – non voglio essere vista. Perché uno schema ce l’ho anch’io, un copione ce l’ho anch’io e quel santo di mr. Zoster mi ci fa sbattere contro con una brusca frenata delle routine quotidiane.
E in alcuni momenti non so se piango per il male alla gamba o perché mi ricordo che siamo fragili nella mente e nel corpo. E la mente corre al ricordo di Alberto che se n’è andato in silenzio e il dolore che sento nel corpo lo tengo dentro come un segreto, come se non potessi ammettere che mi ha strappato l’anima perdere un amico che davo per scontato.
E forse è proprio questo il punto: non diamo per scontate solo le cose. Diamo per scontate anche le persone. Corro, ma resta al mio fianco, dice una canzone dei Metallica, Until it sleeps. Finché dorme, come il fuoco di sant’Antonio che è una riattivazione di qualcosa che è già presente nel corpo, come lo sono anche le nostre capacità di far fronte alla vita. È tutto lì e lo diamo per scontato, perdendoci nelle battaglie polarizzanti delle notizie che sentiamo in tv. La guerra, il referendum, i sì e i no, il giusto e lo sbagliato e tu-da-che-parte-stai.
Non serve aspettare che il corpo si fermi per accorgersi. A volte basta rallentare prima. Ascoltare un segnale piccolo. Restare un attimo in più dentro una sensazione invece di scappare. Perché il corpo non è contro di noi. Sta solo cercando di riportarci dove siamo.
E magari, la prossima volta che bevi un bicchiere d’acqua, lo assapori.














