Green belt è il termine con cui gli urbanisti europei identificano un’ampia cintura verde attorno alle grandi metropoli come Parigi, Londra, Berlino. Il Parco Agricolo Sud Milano è la green belt milanese, una corona di salvaguardia paesaggistica e ambientale collegata a ovest al Parco del Ticino, a est al Parco dell’Adda. Istituito il 23 aprile 1990 con la Legge Regionale n.24 il Parco, che ha una superficie di oltre 46 000 ettari, nacque con il duplice obiettivo di valorizzare il patrimonio economico e culturale, fondamentale per garantire gli equilibri ecologici di Milano e del suo circondario e tutelare la produzione agricola.

Le 1400 cascine sparse nel territorio testimoniano la lunga storia rurale di questa pianura irrigua, iniziata con il lento processo di canalizzazione tenacemente perseguito in epoca romana e proseguita nei secoli XI e XIII con le grandi opere collettive di bonifica, irrigazione e dissodamento intraprese dalla “civiltà idraulica”, vittoriosa sulle acque dei fiumi e delle paludi.

Le rogge, i fontanili, i canali, i cavi, i colatori, le marcite, i prati adacquatori sono oggi le evidenze materiali di un rigoroso e funzionale sistema idraulico sviluppato in epoca medievale da comunità cittadine, proprietari terrieri, monaci e comunità rurali che, nel tentativo di disciplinare il deflusso spontaneo delle acque dovuto alla particolare impermeabilità del suolo e del sottosuolo, hanno rimodellato radicalmente l’ambiente a sud di Milano.

Nel descrivere il contado a sud di Milano il frate umiliate Bonvesin da la Riva (1240 Milano -1315 Milano) si sofferma nell’elencare i “grossi borghi” e i “graziosi villaggi” in cui risiedono non solo contadini e artigiani, ma anche numerose famiglie aristocratiche, invitando il lettore del suo De magnalibus Mediolani (1288) ad “ammirare le innumerevoli belle case che sorgono in sì grande città e nel suo contado, le chiese devote, i borghi, le ville, i castelli, i moli, le cassine, le case di religione, le canoniche e i cenobi, e inoltre i giardini, i frutteti, i prati, le vigne, i pascoli, i boschi, le radure, i fiumi, le fonti ‘vive’”.

Per il lettore d’oggi girovagare fra i prati “ben irrigati da fertili fiumi e dalle acque di infinite fonti” di questa “verdeggiante pianura” straordinariamente produttiva, in cui “non vi sono zone desertiche” accompagnati da Bonvesin, non solo può rivelarsi un’esperienza interessante e ricca di sorprese, ma è anche un invito a visitare antiche cascine a corte collegate da strade e canali che si incrociano fra campi, alzaie di navigli, caratteristici borghi rurali, solitarie abbazie, rocche e castelli di pianura che costituiscono il ricchissimo patrimonio della “Bassa Milanese”, o più comunemente della “Bassa”, com’è chiamata l’area a ridosso di Milano compresa nel tratto di Pianura Padana tra il Ticino e l’Adda, segnata a sud dall’immaginaria linea che collega Binasco a Melegnano.

Con qualche giorno a disposizione, privilegiando lunghi tratti di strade secondarie e campestri alle trafficate provinciali, il nostro percorso, ad anello, su cui si innestano brevi deviazioni a Morimondo e a Sant’Alessio con Vialone, per la mancanza di dislivelli e la presenza di numerose piste ciclabili è particolarmente adatto al cicloturismo.

Punto di partenza è l’abbazia di S. Maria di Chiaravalle Milanese (sec. XII), eretta per volontà di Bernardo di Clairvaux nella campagna di Milano, ritenuta da Bonvensin “lo spettacolo più strabiliante offerto agli occhi degli uomini”.

Durante l’estate del 1135, reduce dal concilio di Pisa, dove aveva difeso papa Innocenzo II contro l’antipapa Anacleto, Bernardo di Clairvaux si fermò alcune settimane a Milano, ove fu accolto con entusiasmo in un contesto di effervescenza religiosa che portò alla cacciata (con l’appoggio dei Cistercensi) del vescovo Anselmo della Pusterla, ritenuto indegno della sua funzione e ostile alla Riforma.

In segno di riconoscenza verso il santo pacificatore, le autorità si impegnarono a edificare una nuova colonia cistercense nei pressi di Milano.

Con notevole ritardo rispetto alle previsioni, a causa del Comune che tardò ad adempiere alla sua promessa, il nuovo insediamento fu finalmente eretto a circa cinque chilometri dalla Porta Romagna. Nel corso del XII secolo prese il nome della casa madre borgognona Clairvaux o Chiaravalle, ossia, nel dialetto milanese, Ciaravàl.

Dalla casa madre e dalle sue sorelle francesi, la chiesa (iniziata nel 1160, consacrata nel 1221 e ampiamente restaurata nel XIII secolo) e il complesso monastico di Chiaravalle Milanese subirono profonde influenze architettoniche.

L’importanza dell’abbazia per la società milanese la si evince anche dal numero delle tombe delle principali famiglie della città: i Della Torre, Piola, Terzago. Ed è sempre a Chiaravalle, dove usava ritirarsi, che l’arcivescovo Ottone Visconti, signore di Milano, morì l’8 agosto 1295.

In breve l’abbazia diventò una potente e prospera azienda agricola, responsabile della bonifica e della razionalizzazione dell’irrigazione dei suoi possessi. Nella prima metà del Trecento, fu costruita la famosa torre che i milanesi chiamano ciribiciaccola. La ricchezza dei decori esterni, nonché degli affreschi dei maestri giotteschi e lombardi che ne ornano gli interni, contribuì a farne il simbolo di Chiaravalle.

Da Chiaravalle una strada di campagna conduce all’abbazia di Mirasole, ai margini del centro abitato di Opera. Fondata nel XIII secolo, Mirasole è sicuramente l’abbazia-cascina umiliata che meglio ha conservato il costitutivo legame con il paesaggio agrario, quasi architettura rurale divenuta luogo sacro, circondata da un suo autentico ambiente fatto di aie, cortili, edifici colonici e stalle.

Entrando nell’ampia corte rustica dall’ingresso principale, in torre, l’unitarietà dello spazio religioso e rurale si avverte immediatamente. Attorno alla grande aia, con una disposizione non diversa da quella degli insediamenti rurali di origine privata se non fosse per la presenza di un luogo di culto, si collocano sia gli edifici agricoli che il magnifico chiostro quadrato e la chiesa di S. Maria Assunta nel cui interno, ad aula unica, un agnello scolpito nel marmo ricorda le elevate capacità raggiunte dagli Umiliati nella lavorazione e nella tintura della lana.

Proseguendo per Binasco, superato il ponticello sulla roggia Carlesca si raggiunge il nucleo storico di Cascina Vione. Al centro di una fitta trama di canali che originano dalle rogge Speziana e Olona, seminascosto da una folta vegetazione, in passato quest’insediamento era una grangia dell’abbazia di Chiaravalle.

Ora la parrocchiale di S. Agata e la Casa Penati dalla caratteristica forma geometrica compatta, con poche e non grandi aperture, portico e loggiato cinquecentesco, sono gli edifici di maggior valore storico che testimoniano un accentuato cambiamento, particolarmente evidente nell’architettura lombarda del contado, verificatosi tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, dovuto a un diffuso senso di insicurezza seguito alla fine del Ducato di Milano (1500), all’occupazione francese prima e spagnola poi.

I piccoli porticati al piano terra e le logge al piano superiore delle ville agresti edificate in questo secolo, pur rendendole più variate rispetto alle spoglie cascine medievali, ne limitano la comunicazione con l’esterno, rivelandone le chiare vocazioni difensive nonostante la mancanza di apparati espressamente fortificati.

In questa zona, più ancora che altrove, nell’addensarsi improvviso delle fronde che costeggiano gli arginelli dei fossi s’intravvedono chiaviche, chiusini e sommari ponticelli lungo i viottoli campestri e i bordi dei campi, a delimitare gli appezzamenti di proprietari diversi o le colture differenti. L’acqua fluente, in perfetta sintonia con la natura circostante, non si rivela all’occhio e all’orecchio disattento, ma scorre silenziosa tra la regolare geometria delle alberature di pioppi, ontani, salici, robinie che a lato di rogge, fossi e canali formano filari, ripe o coste boscose suggerendone la presenza.

Oltrepassata l’Oasi di Lacchiarella, unica riserva naturale di 40 ettari gestita dalla Lega Italiana Protezione Uccelli, si raggiunge Binasco. Attraversato dal Ticinello, canale realizzato dai Milanesi nel 1179 derivando acqua dal Ticino per rendere più fertile e irrigua la pianura a occidente della città, Binasco è l’unico Comune del Parco Agricolo Sud Milano ad aver mantenuto inalterata l’originaria rete di canali, non avendo conosciuto una massiccia urbanizzazione.

Canali maggiori e minori, uniti tra loro da una fitta rete di corsi d’acqua intermedie trasversali, inframmezzandosi alle abitazioni del centro storico con la loro superficie piana, specchiante la fabbrica e il verde circostante, ripropongono una certa atmosfera passata e creano scorci assai suggestivi. Nella piazza principale, limitato sul lato sinistro da bassi portici, si affaccia il castello visconteo, purtroppo più volte rimaneggiato.

Giunti a Binasco è giustificata una deviazione a Morimondo. I Cistercensi, provenienti dall’abbazia madre francese di Morimond, si fermarono qui nel novembre del 1136 ed edificarono il proprio monastero in località campo Falcherio, l’attuale Morimondo.

Tra Duecento e Cinquecento i Cluniacensi lo trasformarono in complesso rurale semifortificato, in anticipo sugli esempi privati e con ben più ampie iniziative per l’organizzazione e la valorizzazione del territorio rurale.

Fatto ritorno a Binasco, proseguiamo per Lardirago, ove nel parco del castello altomedievale di Sant’Alessio si trova un giardino naturalistico.

Il fortilizio costituisce un raro esempio di castello lombardo con impianto a simmetria centrale che ricrea nell’area verde circostante i boschi, i prati e le paludi tipici del paesaggio padano preesistente alla colonizzazione agricola.

Il nostro itinerario prosegue per Carpiano, paese che ha mantenuto l’antica vocazione contadina. Nel 1376 Gian Galeazzo Visconti donò questo territorio alla Certosa di Pavia, che lo amministrò fino al 1781. La roggia Certosa, costruita nel 1509 dai frati cistercensi pavesi per irrigare le loro tenute, e una cascina dalla planimetria quadrangolare, adattamento di una grangia certosina fortificata situata nelle immediate vicinanze della quattrocentesca chiesa di S. Martino, testimoniano ancor oggi l’avvenuta donazione.

Lasciato alle spalle l’abitato, attraversando la campagna a nord di Carpiano, disseminata da numerose “cassine”, tra coltivazioni intervallate da canali, rogge, cavi, colatori si raggiunge Melegnano, centro agricolo fra i più importanti della Bassa dominato, da una posizione leggermente sopraelevata, dalla severa mole del castello.

Un tempo receptum su un terrazzamento del fiume Lambro lungo la Via Emilia, al confine tra Milano e Lodi, nel XIV secolo questo maniero divenne parte integrante del sistema fortificatorio creato dai Visconti per difendere il nucleo del loro Stato. L’aspetto attuale del castello si deve a Gian Giacomo e ad Agosto Medici e al loro fratello Giovanni Angelo, futuro papa Pio IV, che, proprietari dell’edificio nel 1532, provvidero alla trasformazione del fortilizio visconteo in residenza signorile.

Melegnano è una vivace cittadina di provincia; per ritrovare quiete e antichi silenzi occorre risalire verso nord e puntare sul monastero di Viboldone, a una decina di chilometri da Chiaravalle. Arrivandoci da Pedriano, si passa dalla necropoli romana di Mezzano e dal ponticello sul cavo Marocco. Tutt’attorno regnano ampie distese di terre bonificate dai monaci otto secoli fa e trasformate in marcite, grazie all’abbondanza delle acque dei fontanili.

Lo sguardo spazia all’infinito, su un paesaggio agreste omogeneo e continuo, risultato di secolari interventi umani volti al massimo sfruttamento del territorio e delle condizioni ambientali, mentre in lontananza il grande campanile –torre, simbolo di potere a difesa dei fabbricati colonici, impostato direttamente su e in prosecuzione del blocco quadrangolare del coro, svetta sull’abside della chiesa di S. Pietro.