Essendo gran parte dell’isola ricoperta da una densa giungla tropicale, oltre all’ovvia vita di mare, che può comprendere bagni di sole e snorkelling, come scuba diving, windsurfing, canoa, pesca d’altura, gite in motoscafo o a vela, a Pulau Pehentian Besar si organizzano pure meticolosi trekking esplorativi alla scoperta della flora e della fauna, che popola i territori vergini dell’interno. Scimmie, varani e scoiattoli volanti sono gli animali più grossi che potete incontrare, mentre le destinazioni più gettonate conducono alla punta settentrionale di Tanjung Basi, affollata di squali e barracuda, ed alla selvaggia Pasir Tiga Ruang (Three Coves Bay), sulla costa nord di Besar, spiaggia prediletta dalle tartarughe marine, che vi depongono le uova a aprile a settembre.

Il sentiero più comunemente battuto inizia alle spalle del Fauna Beach Chalets a Teluk Dalam, la grande baia nel sud dell’isola, e si completa a Teluk Pauh in circa un’ora di cammino nella foresta; la prima parte è un po’ impegnativa, con parecchie salite, poi il percorso diventa pianeggiante e ben marcato. Volendo completare il giro, verso sud si costeggia il mare all’ombra di palme da cocco per circa mezzora, fino a superare i bungalow dell’Abdul’s, e in altri 30 minuti di percorso ad uncino nell’entroterra si torna a Teluk Dalam. Utile da memorizzare: kuala (città), pulau (isola), teluk (baia), pantai (spiaggia), kampung (villaggio), tanjung (promontorio), pasir (sabbia), besar (grande), kecil (piccolo).

Besar non ha alcun villaggio e gran parte della manovalanza alberghiera proviene dal Kampung Pasir Hantu di Kecil, pendolari di resort e ristoranti disseminati lungo tre grandi spiagge, che ricamano di sabbia fine la costa occidentale e meridionale dell’isola. Tra queste, la più bella di tutto l’arcipelago è certamente Teluk Pauh, una baia a mezzaluna che racchiude splendide colonie coralline, affacciate sulla parte nord del canale. Qui risiede, tutto solo, il privilegiato Perhentian Island Resort o PIR, il complesso più esclusivo e reclamizzato delle Perhentian, dove però spesso non funziona il telefono, la televisione ed il servizio lavanderia, ma vanta una magnifica piscina privata sul pendio del monte, mentre la spiaggia è rigorosamente pubblica e chiunque può accedervi liberamene.

Con poche bracciate, il fondale basso a piscina consente di allungarsi fino ad ammirare tartarughe verdi, squali pinna nera e centinaia di coloratissimi pesci e curiose specie del reef. I nativi sistemano le trappole per granchi sotto il gazebo dell’esile pontile davanti al PIR, dove attraccano i water-taxi con escursionisti indipendenti provenienti da Long Beach. All’estremità occidentale della baia, una traballante passerella si estende in mare fin sopra alla barriera di corallo, ben visibile dall’esterno grazie ad acque estremamente limpide. Oltre il ponte di legno, scavalcato l’istmo roccioso riparte verso sud la spiaggia principale dell’isola, Pasir Panjang, frammentata da promontori e macigni, dove risiedono numerosi alloggi di varie tipologie e prezzi. Durante la bassa marea è possibile seguire la costa con le gambe a mollo da una cala all’altra, diversamente diventa un chilometro e mezzo di passerelle e saliscendi via terra.

Lasciata la baia di Pauh, il primo hotel che s’incontra è l’elegante Coral View Island Resort, costruito anch’esso in posizione invidiabile, davanti ad un vasto giardino di corallo e col raffinato ristorante internazionale eretto in cima alla penisola di Tanjung Genting per consentire ai clienti di cenare guardando entrambe le baie. Minima la spesa se rapportata all’eccellente qualità dei cibi e del servizio. I bellissimi chalet con vista mare sono i più costosi delle Perhentian, poi a calare ci sono quelli un po’ arretrati nel giardino e infine quelli arroccati sulla parete del colle, avvolti da un magnifico verde ma più vulnerabili alle zanzare. Spetta al team del Pro Diver’s World, centro sub di prima classe diretto da Michael Lim, a garantire alla clientela i corsi di formazione e le immersioni in mare. Nei pressi c’è pure un shark point, oltre ad un rilassante bar tra i massi levigati dalle onde nel versante del PIR. Unico vero neo, la spiaggia già parecchio ridotta, con l’alta marea delle 16 quasi scompare e non resta che trasferirsi nella magnifica Pauh, distante appena 5 minuti a piedi seguendo un sentiero illuminato la sera da lampioni, che attraggono però anche centinaia di pipistrelli, localmente chiamati “volpi volanti”; non danno fastidio, ma se credete indossate un cappello.

Continuando per Pasir Panjang verso sud, nella prima spiaggetta delimitata da rocce trovate subito la dozzina di bungalow appartenenti al modesto Tropical Reef e a seguire quelli più curati del Paradise Resort, che probabilmente rappresenta la soluzione popolare più conveniente, con accanto la sede del Watercolours World gestita dai medesimi titolari, che organizzano corsi PADI open-water a prezzi decisamente contenuti. Chiudono la spiaggia i graziosi chalet color pastello del Mama’s Place, quasi tutti col bagno in camera. Oltre la collina dello scenico Cozy Chalet, costruito sulla rupe, si apre la seconda striscia di sabbia bagnata dalle acque dello stretto, dove occorre prestare più attenzione del solito per i fondali corallini che scendono abbastanza ripidamente. Per fare snorkelling, i grossi massi ai piedi del Cozy ospitano colonie di anemone clown e seminascoste dalla sabbia decine di timide razze a chiazze blu dai pungiglioni lunghissimi; attenzione a non calpestarle.

Dopo l’affollata longhouse del gradevole New Cocohut Chalet, fornita di veranda “bellavista” al piano superiore, e quella più trasandata dell’ABC Chalets, sparsa tra il verde s’incontra la distesa di rustiche ma accoglienti capanne del Sea Horse Chalets, dotato di Internet Point e di un dinamico diving centre posizionato a bordo mare, proprio davanti al rinomato Seahorse Café: ogni resort ha la propria caffetteria, con piatti malesi, cinesi, thai, occidentali, ma è qui che preparano la pizza più apprezzata del circondario. Alle 8, 12 e 16 dal pontile del dive shop partono fast-boat (30min) e slow-boat (90min) diretti a Kuala Besut. Poco oltre, in fondo a questo lembo di spiaggia abbagliante, trovate i confortevoli bungalow del Tuna Bay Island Resort, tetti a spiovere accovacciati all’ombra di alte palme da cocco.

Dal ristorante e seafood barbecue, dove servono squisite grigliate di pesce per una manciata di euro, si estendono tre tipi di alloggio: seaview, garden e jungle, tutti forniti di bagno-doccia con acqua calda, a/c, ventilatore e veranda privata. Alla reception, servizio Internet e safety box, ma niente Tv. Per la lettura, nei negozi si trova una vasta scelta di libri usati, ovviamente in inglese. Al Nia Café, direttamente sulla destra del Tuna Bay, gli isolani proprietari di barche propongono escursioni di 3 ore al magnifico Shark Point di Tanjung Basi, l’estrema punta settentrionale dell’isola, ed alla Turtle Bay (Three Coves Bay) per 6 euro a persona (+3 euro per maschera, pinne e boccaglio).

Dal vicino edificio del Marine Park, scalini d’assi scavalcano un altro promontorio che scende al semplice e gradevole Abdul’s Chalets, appostato su un bellissimo tratto di sabbia bianchissima, condiviso col più scialbo Ibi’s Chalets e la Government Resthous* riservata ai funzionari statali. Nella cala che segue, chiamata Hidden Beach (“spiaggia nascosta”), si può invece campeggiare in prossimità dei due moli, ma tenete presente che nei fine settimana si riempie di vacanzieri. Siamo in prossimità di Tanjung Batu Lochek, la punta sud-occidentale dell’isola. Poco oltre il secondo molo, alle spalle di alcune ville apparentemente abbandonate, s’inerpica il sentiero che in mezz’ora di sudato cammino conduce alla pacifica baia di Teluk Dalam, un ampio arco di soffice arena, ombreggiante casuarina ed acque basse e cristalline che custodiscono un reef ormai in rovina. Ben visibili al largo le sagome delle isole Lang Tengah e Redang.

Il sentiero sbuca sul lato ovest di Teluk Dalam, alle spalle del trascurato Everfresh Beach Resort. Appresso, mimetizzato tra il verde di un grazioso giardino, si spande il complesso ristrutturato del Flora Bay Resort, con 80 camere di diverse tipologie, compreso i bungalow familiari per 5-6 persone o le più economiche capanne sulla collina retrostante, sistemazioni molto richieste durante i week-end. Internet dalle 9 alle 23 e dopo cena, sulla piattaforma panoramica del Flora Seafood Restaurant, si proiettano film dalla Tv via cavo. C’è inoltre un servizio di prenotazioni aerei, treni e bus, ed un fornito negozio di souvenir, ma l’attrazione maggiore è rappresentata dal pluripremiato Flora Bay Divers, vincitore del “PADI 5 Star Istructor Development Centre”, che organizza corsi da sub ed escursioni marittime per tutte le esigenze.

A pochi passi seguono il Flora 2, un’estensione dovuta alla formula di successo del Flora Bay, il più sobrio Fauna Beach Chalets, da dove parte il sentiero per Teluk Pauh, e l’appartato e distensivo Wanderer’s Inn, una manciata di bungalow a gestione familiare. Risalendo la parte est della baia, dopo la dozzina di chalet dell’Ocean Blue sulla spiaggia s’incontra presto il ristorante e le gradevoli casette del Samudra Beach Chalets, confinanti con quelle lussuose del nuovo Arwana Resort, centro Spa con 117 camere (alcune con Tv), un’ampia piscina, souvenir-shop, sauna, karaoke e un proprio dive centre.