Dopo una digressione londinese, torno ai miei abituali temi mitteleuropei continuando a descrivere località che si trovano in un raggio di circa cinquecento chilometri da Vienna. Ma questa volta non ho bisogno di spostarmi troppo dalla mia casa nella capitale austriaca per recarmi a Sopron, sul confine fra Austria e Ungheria (ho già esplorato questa zona nel mio articolo sugli Esterhazy1).
Anche se poco conosciuta, la città è in realtà una delle principali mete turistiche dell’Ungheria (non che voglia dir molto, a parte Budapest e il Balaton, l’Ungheria ha poco da offrire al turista). Ha inoltre, come cercherò di dimostrare, un’importanza particolare per la storia recente dell’Europa.
Cominciamo con la consueta, sommaria descrizione “turistica” del luogo.
Sopron è la città più occidentale dell'Ungheria, a 61 chilometri da Vienna, al centro di un saliente incuneato nella provincia austriaca del Burgenland. Sette secoli di storia l'hanno arricchita di monumenti, che, rimasti miracolosamente intatti, creano un'atmosfera d'altri tempi. Le strade lastricate in pietra, l’intonaco scrostato delle case, le bifore gotiche sulle facciate, i tetti aguzzi di tegole e i muri sbilenchi mi hanno sempre ricordato le scenografie di un film muto espressionista, tipo Il Gabinetto del dottor Caligari, Il Golem o Nosferatu.
Il centro storico ha conservato la forma a ferro di cavallo disegnata dalle mura, in buona parte ancora in piedi. Nella piazza principale, in uno scenario medioevale e barocco, si trovano il municipio e la torre civica, simbolo della città, alta 61 metri. Con base quadrata romanica (sec. XII-XIII), parte centrale cilindrica con loggia rinascimentale (sec. XVI) e parte superiore barocca (1681), fu eretta sul sito di un'antica porta romana e consente una vista panoramica sulla città. La Fabricius Ház è una delle case più antiche: dietro la facciata barocca è un delizioso cortile rinascimentale (sec. XV) e nella sala gotica dell'interno sono stati scavati resti di una casa romana del IV secolo.
Ma l’edificio più importante è sicuramente il Bencés templom, chiesa dei Benedettini, dei secoli XIII-XIV, in puro gotico primitivo francese, con un alto campanile e un interno a tre snelle, luminose navate su tondi pilastri, e un arredo barocco di stucchi dorati che si staglia sulla nuda pietra. Davanti alla chiesa una Colonna della Trinità (immancabile in ogni piazza mitteleuropea), considerata uno dei più bei monumenti barocchi del Transdanubio.
Diverse pittoresche viuzze con edifici medioevali barocchizzati o barocchi e rococò si staccano dalla piazza e percorrono longitudinalmente la città vecchia. Interessante la Két mór-ház (casa dei Due Mori), fantasioso esempio di architettura popolare barocca. Per finire, la bella piazza delle Orsoline, già sede di un mercato, e la chiesa di S. Michele, slanciato edificio gotico del secolo XIII. Al di fuori dalle mura i soliti dignitosi edifici storicisti di fine Ottocento e la statua dello statista István Széchenyi, nativo della regione e fra i maggiori protagonisti della rivoluzione del 1848.
Se il centro della città ha un’aria un po’ polverosa, trasandata e sonnolenta, completamente diversi sono i suoi sobborghi moderni. Gli austriaci attraversano il confine per fare shopping, andare dal parrucchiere o sottoporsi a cure dentistiche io di chirurgia estetica a prezzi molto più bassi rispetto al loro Paese. È una specie di pacchiana Las Vegas dei poveri o di città di frontiera del Far West, con i suoi locali per le scommesse, il suo casinò, le sue cliniche, i suoi sex shops, i distributori di benzina e i centri commerciali low cost.
Nei pressi di Sopron, la riva meridionale del Neusiedler See (Fertö-tó in ungherese), vasto lago salmastro situato per quattro quinti in territorio austriaco. Le sue acque poco profonde e ricche di pesci sono circondate da un'ampia fascia di canneti in cui vivono numerose varietà di uccelli (ma dalla città, adagiata fra le colline, il lago non si vede). Infine, essendo il centro di una regione vitivinicola (il vino locale è l’ottimo rosso kéfrankos), Sopron ha anche molte cantine, e non si può non menzionare la sua saporitissima cucina ricca di paprica.
Sopron nella storia
I Romani fondarono qui la città di Scarbantia, che prosperò per quattro secoli. Durante la successiva epoca delle migrazioni, varie tribù germaniche, avare e slave si insediarono nella zona in rapida successione. I Magiari arrivarono nel X secolo.
Sopron rimase la sola città ungherese mai attaccata dai Turchi. Riuscì quindi a sfuggire alla distruzione che afflisse la maggior parte degli altri insediamenti ungheresi ed è per questo la città più “medievale” di tutta l'Ungheria.
Dopo la battaglia di Mohács del 1526, il regno d’Ungheria venne occupato quasi interamente dai Turchi. La regione di Sopron restò agli Asburgo e divenne nota come “Ungheria occidentale tedesca” in quanto, sebbene fosse in Ungheria, era prevalentemente di etnia e lingua tedesca e rientrava nell'orbita delle città tedesco-austriache di Vienna e Graz. Sopron stessa ricevette anche il nome tedesco di Ödenburg. A quel tempo, il confine con l’Austria era sul Leitha, un piccolo fiume che scorre pochi chilometri a est di Vienna (di qui i nomi di Cisleitania e Transleitania con cui erano anche conosciute rispettivamente l’Austria e l’Ungheria durante la duplice monarchia).
Sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, l’Ungheria subì un trattamento durissimo da parte dei vincitori. Il trattato di pace del Trianon le tolse due terzi del territorio: gli altipiani dei Carpazi occidentali andarono alla Cecoslovacchia, la Transilvania e i Carpazi orientali alla Romania, Slavonia, Dalmazia e Banato alla Jugoslavia, con il risultato di lasciare milioni di ungheresi al di fuori delle antiche frontiere storiche. Un vero e proprio trauma, tuttora fortemente sentito in Ungheria, dopo più di cent’anni, che spiega in parte il fenomeno Orbán.
Quando l'impero degli Asburgo si dissolse, l'Austria e l'Ungheria entrarono in conflitto per il controllo dei territori lungo il fiume Leitha. Gli ungheresi li consideravano parte integrante dell'unità politica ed economica che costituiva il loro regno, mentre la rivendicazione austriaca si basava sulla natura prevalentemente tedesca della popolazione della zona.
La questione rimase irrisolta per alcuni anni. I vincitori decisero infine di assegnare la maggior parte del territorio all'Austria, ma permisero (bontà loro, fu l’unica concessione che fecero alle rivendicazioni ungheresi) di indire nel 1921 un plebiscito nella città principale di Sopron/Ödenburg, in cui la maggioranza scelse l'Ungheria. Per questo a Sopron venne attribuita dagli ungheresi la qualifica di civitas fidelissima.
Nel 1946, dopo la Seconda Guerra Mondiale in cui nuovamente l’Ungheria si trovò dalla parte degli sconfitti, migliaia di austro/tedeschi Öldenburger vennero espulsi da Sopron, così com’era successo a Brno o Bratislava.
Durante la rivoluzione ungherese del 1956 il governo di Imre Nagy abolì le restrizioni alle frontiere e, dal 23 ottobre, la popolazione poté attraversare liberamente il confine con l'Austria. Il flusso di persone che attraversavano il confine si trasformò in un vero e proprio esodo con l'aggravarsi della situazione in Ungheria e l'incombere della minaccia dei carri armati sovietici. Il 4 novembre l'Armata Rossa raggiunse i posti di frontiera nella parte occidentale dell'Ungheria e tentò di richiudere il confine. Si verificarono scene disperate mentre la gente - cortei di esuli, famiglie straziate - lottava per attraversare il piccolo ponte di legno vicino al villaggio austriaco di Andau, presso il saliente di Sopron. I tratturi umidi e i prati che s'inoltrano fino al confine sul lato austriaco si trasformarono in un campo di profughi, ai quali gli austriaci fornirono generosamente cibo, vestiti e riparo.
L'Armata Rossa fece saltare in aria il piccolo ponte il 21 novembre, e costruì recinzioni e torri di guardia. In tutto, furono 70.000 i rifugiati che riuscirono a scappare dal regime comunista attraversando il confine dall'Ungheria all'Austria sul piccolo ponte di Andau. Questo evento, oggi dimenticato ma all’epoca molto famoso (anche l'allora vicepresidente degli Stati Uniti Richard Nixon visitò la località), fu immortalato dal prolifico autore americano di polpettoni “storici” James A. Michener nel suo libro del 1957 The bridge at Andau.
Se la cortina di ferro si era squarciata per un attimo, poi si richiuse, più impenetrabile di prima. Quando giunsi a Vienna per la prima volta nel 1986 e mi recai in visita a Sopron, sul confine, oltre alle torri di guardia e al filo spinato, c’era ancora una terra di nessuno nera e spoglia, bruciata per cancellarvi ogni traccia di vegetazione, ogni riparo che un fuggitivo potesse trovarvi. Cartelli ammonivano che era vietato avvicinarsi, altri avvertivano del pericolo di mine.
Ma gli effetti del “comunismo al goulasch” di Kádar, di quelle politiche, cioè, volte a creare un migliore tenore di vita per il popolo ungherese, accompagnate da riforme economiche e da una relativa libertà culturale, cominciavano a farsi sentire.
Il governo ungherese, ancora nominalmente comunista, iniziò a smantellare le fortificazioni di confine del paese il 2 maggio 1989, trasformandolo in un confine internazionale dall'aspetto normale. Una delle ultime sezioni fu rimossa simbolicamente il 27 giugno dai ministri degli esteri austriaco e ungherese, che nel corso di una cerimonia tagliarono insieme un tratto di filo spinato a Klingenbach, sulla strada che collega Sopron a Vienna.
In seguito, alcuni attivisti di Sopron ebbero l'idea di organizzare un “picnic paneuropeo” al confine con l'Austria. La data scelta fu il 19 agosto e il luogo un campo a venti minuti a piedi dalla città.
Il principe Otto d’Asburgo, figlio dell’ultimo imperatore d’Austria-Ungheria, vi partecipò in rappresentanza del Parlamento Europeo. Il principe, sostenitore da lunga data di un'Unione Europea che comprendesse la Mitteleuropa, trovò che Sopron fosse il luogo appropriato per auspicare la realizzazione del suo vecchio sogno di unità confederale tra i popoli dell'Europa centrale su base conservatrice (fra l’altro era stata teatro dei tentativi disperati di suo padre di stabilire una base nella regione nel 1921 al fine di rivendicare il trono ungherese2).
Ma l’evento andò molto al di là delle aspettative di Otto d’Asburgo e degli organizzatori. Diverse centinaia di tedeschi dell'Est arrivarono al picnic. Alla fine della giornata c'erano un paio di dozzine di auto Trabant della Germania dell'Est abbandonate dai loro proprietari mentre fuggivano oltre il confine in Austria.
Le autorità di sicurezza ungheresi inizialmente cercarono di chiudere il saliente di Sopron per impedire la fuga dei tedeschi dell'Est, ma dopo poche settimane rinunciarono e il 1° settembre il confine fu ufficialmente aperto. I rifugiati della Germania dell'Est che si erano radunati nell'ambasciata della Germania Ovest a Budapest furono autorizzati a partire. L'allentamento dei controlli alle frontiere tra Ungheria e Austria e la decisione ungherese di non applicare l'obbligo del visto fece di fatto saltare la cortina di ferro e i fuggiaschi dalla Germania Est divennero un fiume. Cominciò un effetto domino che avrebbe coinvolto tutti i paesi dell’area.
Si può insomma quasi dire che la fine del blocco dei paesi dell’Est, il crollo del muro di Berlino e della stessa Unione Sovietica siano iniziati in quel luogo sperduto chiamato Sopron.
Per concludere
L'Ungheria è entrata a far parte dell'Unione Europea nel 2004. Il ponte di Andau è stato restaurato dall'esercito austriaco e riaperto nel 2006 come simbolo di fratellanza fra i popoli. Dal 2007, il confine tra Austria e Ungheria è diventato un confine interno dello spazio Schengen e quindi ancor più aperto di quanto non fosse quando i due paesi costituivano l'impero pre-1918. Sopron e la regione in generale non sono più un vicolo cieco, ma parte del corridoio tra le due antiche capitali asburgiche di Vienna e Budapest.
Spero con questo articolo di aver invogliato il lettore a visitare questa città pittoresca e ricca di storia e la sua regione di pianure ventose, radi casolari, acquitrini, canneti, macchie di arbusti e pioppi.
Il ponte di Andau in una foto di Flavius Roversi.
Note
1 Vedi l’articolo su Meer edizione italiana del 28 luglio 2025: [Le dimore degli Esterházy](Le dimore degli Esterházy).
2 Vedi l’articolo su Meer edizione italiana del 28 febbraio 2025: [Il palazzo di Eckartsau](Il palazzo di Eckartsau ).















