Avevo parlato già dell’Inghilterra nel mio precedente articolo su Londra1 . Ma Londra, la città globale per antonomasia, è molto di più e di diverso dall’Inghilterra. Per trattare precipuamente di quest’ultima, meglio trovare un’altra meta. Scelgo Norwich, capitale della contea del Norfolk, che ho potuto conoscere bene grazie a mio figlio. Pietro vi si è infatti trasferito da Londra con la moglie Izzi, per lavorare come fisioterapista e preparatore atletico della locale squadra di calcio, il Norwich City Football Club, della seconda divisione inglese.

Allora, per una volta, prima di inoltrarmi nelle mie consuete elucubrazioni storico-culturali, parlerò della locale squadra di calcio. Mi pare un buon punto di inizio per capire una città, la sua storia e il suo orgoglio per le tradizioni.

Ci sono squadre di calcio che, col passare del tempo, smettono di essere semplici imprese sportive per intrecciarsi indissolubilmente con il tessuto culturale ed emotivo di un luogo. Il Norwich City Football Club è una di queste istituzioni. Fin dalla sua fondazione nel 1902, il club ha rappresentato l’orgogliosa incarnazione del carattere, del patrimonio e dello spirito indomito del Norfolk e della sua capitale.

La storia del club si è sviluppata di pari passo con la crescita della città. I Canaries, come sono poi venuti a essere conosciuti, devono il loro soprannome alla tradizione locale dell'allevamento dei canarini. In un'epoca in cui il calcio è sempre più influenzato dai contratti televisivi, dai marchi globali e dalle star effimere, il Norwich City rimane ostinatamente fedele ai propri colori — il giallo e il verde — in un mondo sempre più caratterizzato dal grigio dell'omogeneità.

In un secolo in cui il calcio inglese è stato stravolto e ridefinito dalla guerra, dall’economia, dalla televisione e dalla globalizzazione, il Norwich City è rimasto un baluardo dell’identità locale. I colori giallo e verde del club non sono solo un marchio: sono parte dell'anima della città. Carrow Road, sulle rive del fiume Wensum, non è solo uno stadio: per gli abitanti è una cattedrale dedicata a uno stile di vita che esalta la passione, la lealtà e l'autodeterminazione di Norwich e della sua regione.

Passeggiare per le strade di Norwich in una giornata di partita significa sentire quel senso di appartenenza. Sciarpe coi colori del club per proteggersi dal vento freddo dell’East Anglia, bambini dipinti di giallo e verde, pub che pulsano di trepidazione… Che si vinca, si perda o si pareggi, il legame fra la squadra e la città è indissolubile.

Norwich e il Norfolk

Norwich è la capitale del Norfolk, contea dell’Inghilterra sud-orientale. Nel XIII e XIV secolo era la seconda città per importanza dopo Londra, nonché il centro della principale regione agricola del Paese. Oltre ad essere un importante centro commerciale vantava anche una vivace vita religiosa ed era famosa per il numero delle chiese (si calcola che ce ne fossero circa 50 per diecimila abitanti).

Pur essendo nel Medioevo la principale produttrice di tessuti del paese, la contea non fu fortemente industrializzata durante la rivoluzione industriale e Norwich perse il suo status di seconda città dell'Inghilterra. L'economia contemporanea si basa in gran parte sull'agricoltura e sul turismo. Per le sue dimensioni, i suoi monumenti, la sua storia millenaria, la sua vocazione prettamente agricola, mi viene da paragonarla a città come Mantova, Cremona o Piacenza. Nel 2026 è stata riconosciuta come la città più vivibile dell’Inghilterra.

Norwich si fregia del titolo di città medievale più completa del Regno Unito. Comprende le porte monumentali St. Ethelbert’s e Erpingham, strade acciottolate come Elm Hill, Timber Hill e Tombland; case a graticcio come Dragon Hall e Strangers' Hall; molti vicoli medievali che fanno pensare ai racconti di Chaucer, numerosissime chiese (fra cui St. Peter Mancroft, St. Giles, St. George, St. James the Less, ora in parte sconsacrate) e il tortuoso fiume Wensum che scorre attraverso il centro città verso il Castello.

Questo costituisce, assieme alla cattedrale, il monumento principale di Norwich. Fatto costruire da Guglielmo il Conquistatore dal 1066 al 1075, è considerato uno dei migliori esempi di architettura normanna d’Inghilterra. Adibito a prigione per 650 anni, fu espugnato più volte nel corso della sua storia. Dal 1894 ospita un museo che è nel contempo galleria d'arte, museo archeologico, di storia naturale, storico, antropologico ed etnografico. La parte più importante riguarda i resti archeologici della locale popolazione degli Iceni e della conquista romana, di cui parlerò più avanti, mentre la parte di storia naturale è dedicata alla ricca fauna marina e terrestre delle coste del Norfolk. Quanto alla galleria d’arte, è consacrata alla “Scuola di Norwich”, corrente pittorica locale (suo maggiore esponente John Crome) che costituisce una versione casereccia e un po’ naif del paesaggismo pre-romantico inglese di fine Settecento alla Constable, Gainsborough o Reynolds.

(Come in tutti i musei inglesi, in ossequio alla imperante cultura woke, le collezioni sono introdotte da un pannello che si scusa per tutte le possibili e immaginabili malefatte degli Inglesi nel corso della loro storia: il colonialismo, lo schiavismo, lo sfruttamento dei bambini durante la rivoluzione industriale, la persecuzione delle suffragette, il razzismo verso gli immigrati dalle ex colonie ecc. ecc.)

La cattedrale anglicana, non inferiore a quelle più famose di Canterbury, Winchester o Salisbury, costruita tra il 1096 e il 1145, è anch’essa una delle più importanti costruzioni di stile normanno d’Inghilterra. Con una navata lunga ben 140 metri è una delle più grandi cattedrali inglesi. L’antico municipio (Guildhall), pittoresco edificio nella piazza principale della città, fu costruito al tempo del re Enrico IV, tra il 1407 e il 1413.

Norwich e il Norfolk nella storia

Gli insediamenti preistorici più antichi dell’Inghilterra si trovano nel Norfolk. In epoca romana la regione era abitata dagli Iceni, la cui regina, Boudicca (o Boadicea), guidò una grande rivolta contro gli invasori nel 60 d.C. Gli Angli (tribù germanica che avrebbe poi dato il nome a tutta l'Inghilterra) si insediarono nella zona nel V secolo. Durante il tardo Medioevo la contea era prospera e fortemente coinvolta nel commercio della lana; ciò permise, come si è detto, la costruzione di numerose grandi chiese. Nel 1549 il Norfolk fu teatro della ribellione del possidente Robert Kett, che protestò senza successo contro la recinzione (enclosure) dei terreni da parte della nascente borghesia per l’allevamento intensivo degli ovini a danno delle proprietà feudali e comunali, che sarebbe stata fra le cause della guerra civile inglese del 1642-49. Sconfitto dalle truppe reali, Kett fu impiccato sulle mura del castello di Norwich.

Vale la pena soffermarsi sulla figura di Boudicca/Boadicea, regina degli Iceni. Gli Iceni erano una tribù celtica britannica che, nel I secolo a.C., viveva nell’odierna contea di Norfolk. All'epoca dell’invasione della Britannia voluta dall' imperatore Claudio nel 43 d.C., gli Iceni si allearono volontariamente con i Romani. Tuttavia, si ribellarono nel 61 quando il ricco re iceno filo-romano Prasutago morì; era pratica diffusa che un sovrano cliente lasciasse il suo regno in eredità a Roma, mentre il celta tentò di preservare la sua casata lasciando come suoi eredi congiunti l'imperatore e la moglie Boudicca. I Romani ignorarono queste volontà testamentarie e si impadronirono dell'intero territorio.

Boudicca fu fustigata in pubblico e le sue figlie stuprate. A seguito di ciò, come ricorda lo storico latino Tacito, Boudicca guidò gli Iceni in una rivolta su larga scala, mettendo a sacco la città di Camulodunum (Colchester) e anche Londinium (Londra), prima di essere sconfitta. Boudicca si avvelenò pur di non cadere nelle mani dei Romani. Privati della loro carismatica leader, gli Iceni e l’intera Britannia tornarono definitivamente sotto la dominazione romana. In epoca romantica Boudicca assurse giustamente a simbolo della nazione inglese e ne venne innalzata una statua sul ponte di Westminster. Se nel mio articolo su Carnuntum2 mi ero detto fiero di essere discendente degli antichi romani, nel caso della povera Boudicca non ne sono più così sicuro…

Norwich nella cultura

Come si è visto, Norwich era nel Medioevo una delle città più religiose d'Europa, con la sua cattedrale, i conventi, le chiese e le celle degli eremiti che dominavano sia il paesaggio che la vita dei suoi cittadini. Non è quindi un caso che la sua personalità culturale più importante sia una teologa e anacoreta, Giuliana da Norwich.

Nata nel 1342 e morta intorno al 1416, Giuliana apparteneva a una famiglia privilegiata di Norwich. La cattedrale della città possedeva una delle più importanti biblioteche dell'Inghilterra, il che potrebbe spiegare la sapienza e la profonda cultura teologica di Giuliana.

Quando aveva 30 anni e viveva ancora a casa sua, Giuliana si ammalò gravemente. Credendosi in punto di morte, ebbe una serie di intense visioni di Gesù Cristo che descrisse nell’opera Rivelazioni dell'Amore Divino. Si ritiene che si tratti del primo libro conosciuto scritto in inglese da una donna. Giuliana divenne famosa in tutta l'Inghilterra come guida spirituale.

Le Rivelazioni sono fondamentali sia per il Cattolicesimo che per l’Anglicanesimo a causa della chiarezza e della profondità delle visioni di Giuliana. Giuliana di Norwich è ora riconosciuta come una delle maggiori mistiche dell'Inghilterra. La Chiesa cattolica la commemora come beata, mentre quella anglicana la considera santa.

Giuliana di Norwich visse in un'epoca agitata e piena di tumulti, ma la sua teologia è ottimistica; parla dell'amore di Dio in termini di gioia e compassione in opposizione alla legge e al dovere. Per Giuliana, la sofferenza non è una punizione inflitta da Dio, ma uno strumento che egli usa per attirarci più vicino a lui. Questa concezione è assai differente dalla visione prevalente del suo tempo, che vedeva calamità come la peste come un castigo divino. Giuliana suggerisce invece una concezione di Dio improntata alla misericordia, che inclina verso la salvezza universale.

Un aspetto particolare della sua teologia è il vedere Dio, oltre che come Padre, anche come Madre (in questo, anticipò di vari secoli l’affermazione di Papa Luciani che tanto scalpore fece nel 1978).

Il suo più conosciuto detto è:

È stato necessario che esistesse il peccato; ma tutto sarà bene, e tutto sarà bene, ed ogni sorta di cosa sarà bene.

Giuliana crede che il peccato sia inevitabile, ma questo non deve mai indurci in disperazione, poiché l'amore, la cura e la protezione di Dio sono altrettanto costanti, e sicuramente più forti del peccato.

Il grande poeta T. S. Eliot fu tra i cultori di Giuliana di Norwich. Com’è noto, nato americano, nel 1927 ottenne la cittadinanza inglese e si convertì all'anglicanesimo. Se nella prima fase della sua poesia aveva espresso una lucida, ferma constatazione di una crisi generale e senza sbocchi (del 1922 è la famosa The Waste Land), con la conversione propugna una poesia che sia fusione di intelletto e sentimento, risalendo alla lezione dei poeti metafisici inglesi.

Nel mistico invito all'umiltà, al distacco, al raccoglimento dei Quattro quartetti (1932-46) Eliot ha inserito la frase di Giuliana da Norwich:

Sin is Behovely, but
All shall be well, and
All manner of thing shall be well.

(Il peccato è inevitabile, ma Tutto andrà bene, e Ogni cosa andrà bene.)

Nel concludere questo pezzo voglio dire di essere felice che mio figlio sia stato accolto e si sia perfettamente integrato nella nobile e simpatica comunità di Norwich, che bene rappresenta l’Inghilterra nei suoi aspetti migliori. Chissà che in un prossimo articolo non torni a parlare della sua interessante regione.

Note

1 Su Meer edizione italiana del febbraio 2026: Londra vittoriana.
2 Su Meer edizione italiana del 28 maggio 2026: Carnuntum: l’ ultimo confine di Roma.