Secondo i teorici del free banking, l’obiettivo finale che uno Stato persegue con l’istituzione di una Banca centrale è essenzialmente legato alla necessità di reperire fondi per sovvenzionare l’esercito e l’acquisto di armamenti. Il free banking è un sistema monetario in cui banche non regolamentate possono emettere valuta propria. Si tratta di un regime concorrenziale di produzione della moneta, che prevede una denazionalizzazione della moneta e che si contrappone al monopolio di emissione delle banche centrali. I rischi legati a queste monete sono evidenti: i depositanti, non potendo conoscere il valore di mercato di una banca, potrebbero perdere il loro capitale in caso di sovraemissione di moneta e di fallimento bancario. Scrivono Glasner e White:
L’esempio più clamoroso dell’uso da parte dello Stato del controllo sulle banche per far fronte alle esigenze di finanza di guerra è la creazione della Bank of England nel 1694. Ottenere fondi fu sempre un problema difficile per i monarchi inglesi e mai lo fu come nel diciassettesimo secolo. I conflitti tra i re Stuart e il Parlamento portarono alla guerra civile e all’ascesa al potere di Cromwell. Dopo la Restaurazione, Carlo II non fu in grado di ottenere sufficienti entrate per coprire i suoi piani di spesa e si indebitò pesantemente con gli orafi di Londra. Non potendo ripagare i suoi debiti, li rinnegò nel 1672, minando la sua stessa credibilità e quella dei suoi successori per molti decenni.1
La Bank of England, la più grande banca centrale del mondo durante l’epoca del gold standard classico (fino al 1914), fu fondata nel 1694 meramente come canale per i prestiti governativi. Il re Guglielmo III, con il suo basso credito, aveva urgentemente bisogno di fondi per finanziare una guerra continua con la Francia in difesa del suo trono… Avendo creato per sé una banca devota e addomesticata, il governo inglese ritenne semplice e attraente conferirle privilegi esclusivi. Il possesso esclusivo dei saldi governativi, magri all’inizio, più tardi divenne una fonte di immenso prestigio per la banca.2
È chiaro che i profitti della Banca d’Inghilterra potevano aumentare solo al crescere del debito pubblico ed è per questo che furono fatte guerre non necessarie, al solo fine di aggravare il debito e così gonfiare gli interessi pagati dai contribuenti attraverso nuove imposte.
Stephen Mitford Goodson, direttore della South African Reserve Bank (Banca centrale del Sud Africa), nonché ex consulente finanziario, al riguardo scrive:
Da quel momento in poi sarebbe emerso un modello per cui sarebbero state intraprese guerre non necessarie sulle quali sarebbe istantaneamente cresciuto il debito nazionale e i profitti degli usurai. In modo significativo, molte di queste guerre furono iniziate contro Paesi che avevano attuato sistemi di banche statali senza interesse, come nel caso delle colonie nordamericane e della Francia sotto Napoleone. Questo modello di attaccare ed imporre il sistema bancario dell’usura è stato largamente sviluppato nell’era moderna e comprende le sconfitte della Russia imperiale nella I Guerra Mondiale, della Germania, dell’Italia e del Giappone nella II Guerra Mondiale, e più di recente della Libia nel 2011. Questi erano tutti Paesi che avevano sistemi bancari di Stato, i quali distribuivano la ricchezza prodotta dalle loro rispettive nazioni su basi eque e procuravano ai loro popoli uno standard di vita di gran lunga superiore a quello dei loro rivali e coevi.3
Per oltre 300 anni l’Inghilterra è stata trascinata nella schiavitù da una cricca di banchieri internazionali senza scrupoli, il cui impero parassitario minaccia l’esistenza di questa nazione-isola. L’orgoglioso popolo di piccoli proprietari terrieri e contadini di una volta, per ignoranza ed indifferenza, è diventato un crogiolo multiculturale di schiavi del debito. A meno che i suoi autentici cittadini non si prendano la responsabilità di familiarizzare con la vera natura del loro problema, sono destinati entro poche generazioni ad una irreversibile schiavizzazione e a una distruzione genetica.4
Secondo quanto riportato da Goodson, Napoleone sarebbe stato avvelenato con il cianuro perché avrebbe voluto riformare il sistema bancario dell’usura. Riguardo ad alcuni presidenti degli USA, afferma senza mezzi termini che furono assassinati perché tentarono una riforma monetaria: Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley, Warren G. Harding e John F. Kennedy. Il presidente Richard M. Nixon aveva espresso un notevole interesse nel riformare la Federal Reserve Bank degli Stati Uniti mentre era in carica e questo potrebbe essere stato un fattore determinante per la sua caduta. Per quanto riguarda la Libia, l’attacco NATO, che ebbe luogo il 19 marzo 2011, avvenne in seguito al vertice dell’Unione Africana del 31 gennaio 2011 a Addis Abeba, dove si era decretata la creazione di un Fondo Monetario Africano.
Klaus Schwab, ingegnere ed economista tedesco, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum, non solo sembra avvalorare la tesi di Goodson, ma si spinge oltre, affermando che la guerra ha un potere di trasformazione socio-economica paragonabile a quello di una pandemia. Entrambe, benché diverse, sono utili strumenti per innescare un cambiamento perenne. In riferimento agli shock economico-sociali e politici indotti dalle ondate di Covid-19, scrive:
Un nuovo mondo emergerà, i cui contorni sono per noi sia da immaginare che da disegnare. […] Molti di noi stanno pensando a quando le cose torneranno alla normalità. La risposta immediata è: mai.
La Seconda Guerra Mondiale è stata la quintessenza della guerra di trasformazione, innescando non solo cambiamenti fondamentali nell’ordine globale e nell’economia globale, ma anche implicando cambiamenti radicali negli atteggiamenti e nelle credenze sociali che alla fine hanno aperto la strada a politiche e disposizioni da contratto sociale radicalmente nuove (come l’ingresso delle donne nella forza lavoro prima di acquisire il diritto di voto). Ci sono ovviamente differenze fondamentali tra una pandemia e una guerra […] ma l’entità del loro potere di trasformazione è paragonabile. Entrambe hanno il potenziale per essere una crisi trasformativa di proporzioni inimmaginabili in precedenza.5
Certo è che una nazionalizzazione della Banca centrale sarebbe un correttivo appropriato per superare i potenziali conflitti d’interesse dei suoi azionisti ma poi andrebbero individuate delle misure volte a contenere il potere dell’esecutivo. Sebbene, però, i politici cerchino di massimizzare il consenso come gli imprenditori il profitto, a differenza di questi ultimi devono render conto al Parlamento e ai propri elettori, i quali, sebbene in molti casi abbiano la memoria corta, detengono sempre il potere sovrano.
In conclusione, possiamo dire che indipendentemente da chi vanti il diritto di emissione delle banconote, è chiaro che il debito pubblico, generato dalla spesa pubblica finanziata in disavanzo, inietta moneta-credito nel sistema economico. Ogni volta che il Governo spende, accredita risorse sui conti correnti del settore non governativo, cioè, immette liquidità nell’economia reale, facendola crescere. Diversamente, finanziando la spesa attraverso le imposte, la moneta immessa viene tolta, sterilizzando il credito. È per questo che, in alcune condizioni, è preferibile che un governo spenda indebitandosi, anche se in realtà per uno Stato sovrano l’emissione di titoli del debito serve non tanto a sovvenzionare la spesa, quanto a mantenere stabili i tassi di interesse e, dunque, a controllare l’inflazione.
Quando il Governo persegue politiche fiscali restrittive volte al pareggio di bilancio, espone il sistema produttivo non governativo al fallimento e innesca una crescita esplosiva della moneta-debito generata dal sistema bancario, che ad oggi rappresenta il 99% dell’offerta di moneta contro l’1% di moneta legale o ad alto potenziale, cioè, quella moneta emessa dalla Banca Centrale Europea.
Le politiche fiscali volte a soddisfare i parametri di Maastricht (i.e. pareggio di bilancio e riduzione del rapporto debito/Pil) e l’assenza di un prestatore di ultima istanza - cioè, di una banca centrale del Governo che acquisti i titoli del Tesoro all’emissione - pongono in essere le condizioni perché il sistema produttivo non possa ripagare i suoi debiti e si ritrovi così in mano alla finanza internazionale. Al crescere della pressione fiscale, infatti, diminuisce il reddito disponibile e, quindi, il capitale proprio del sistema economico. Ciò comporta un aumento dell’indebitamento verso il sistema bancario.6
Note
1 Glasner, D., Free Banking and Monetary Reform, Cambridge University Press, New York, 1989, p. 34.
2 White, L. H., Competition and Currency. Essays on Free Banking and Money, New York University Press, New York, 1989, p. 72.
3 Goodson, S. M., A History of Central Banking and the Enslavement of Mankind, Black House Publishing Ltd, London, 2017, p. 38.
4 Goodson, S. M., The Hidden Origins Of the Bank of England, in * The Barnes Review, September/October 2012, vol. XVIII, n. 5.
5 Schwab, K., Malleret, T., *Covid-19: The Great Reset, Forum Publishing, Geneva, 2020, p. 11-15.
6 Estratto da Sovranità, debito e moneta. Dal Quantum Financial System al Nuovo Ordine Multipolare.















