La Central Bank Digital Currency, all’interno di un sistema finanziario completamente digitale, non è una valuta ma una griglia di controllo.

(Catherine Austin Fitts, Solari Report)

Nel 2020, il Presidente della Consob Paolo Savona, nel suo discorso al mercato finanziario, aveva espresso l’urgente necessità di dotare il sistema dei pagamenti di una “criptomoneta pubblica” al fine di «condurre a una netta distinzione tra moneta e finanza … [tra] la stabilità dei prezzi e la stabilità bancaria (o dello sviluppo reale), resa oggi possibile dalle tecnologie dei registri decentrati (DLT)».1

Le criptomonete permettono transazioni tra gli operatori senza la mediazione di banche e banche centrali, attraverso la crittografia e il sistema peer-to-peer (P2P), una rete di utenti dove ognuno è un nodo paritario. In questo modo il valore del mezzo di pagamento sarebbe indipendente dalle banche centrali e dalle loro politiche monetarie, come anche dalle crisi finanziarie. Ci sarebbe una scissione tra moneta e finanza. Ciò nonostante, quella proposta da Savona rientra nella fattispecie delle CBDC (Central Bank Digital Currency), cioè, una criptomoneta gestita dalla banca centrale, che nulla ha a che fare con le valute crittografiche decentralizzate come, ad esempio, il Bitcoin. L’obiettivo perseguito con l’introduzione delle CBDC da parte delle banche centrali sarebbe quello di arginare la concorrenza delle criptomonete private e pubbliche di altri Paesi come la Cina e la Russia, ad esempio, per non perdere il controllo sui mezzi di pagamento. Il programma di abolizione del contante va letto, dunque, in chiave CBDC.

Pronti per una moneta mondiale?

Secondo molti analisti, la crisi plandemica sarebbe stata il detonatore. All’inizio le banche centrali non erano molto interessate alle criptomonete. Dopo la crisi plandemica, è stata portata avanti la proposta di un nuovo sistema monetario incentrato su una moneta digitale mondiale gestita dal FMI e dalla FED (in quanto ancorata al dollaro), che ha accelerato - soprattutto in Italia – il processo di abolizione del contante.

Nel 2021, Yilmaz scriveva su Deutsche Wirtschafts Nachrichten:

Dopo la crisi Corona, la “IMF Coin” sarà la nuova moneta di riserva della prossima era. Dovrebbe essere ancorata al dollaro USA. Ma per raggiungere questo obiettivo, il denaro fiat mondiale sotto forma di prestiti deve prima essere distrutto.2

L’implementazione di una moneta unica mondiale sembrerebbe costituire la realizzazione di quella vecchia “profezia” già annunciata nel 1988 dall’Economist, sulla cui copertina giganteggiava una fenice con al collo una moneta da 10 Phoenix (simbolo degli Stati Uniti) con data di emissione 2018, affiancata dal titolo: “Get ready for a world currency” (Tenetevi pronti per una moneta mondiale). Oggi, questa valuta mondiale legata al dollaro – o, il che è lo stesso, ai titoli del debito pubblico americano (i cosiddetti Treasuries) - è rappresentata dalla politica monetaria trumpiana, che mediante il celebre Genius Act ha dato alle banche il potere private di emettere stablecoin con sottostante in Treasuries. Lo Stato federale sembra riappropriarsi della piena titolarità monetaria, mettendo all’angolo la FED di Powell e disponendo un atto contro la costituzione delle CBDC. Messa nei termini dell’Economist, Trump, di fatto, avrebbe optato per un Govcoin, in quanto l’emissione di stablecoin, che fungono da moneta internazionale, sarebbero influenzata indirettamente dal Tesoro e non dalla FED, la banca centrale americana.

Ma rileggiamo insieme uno stralcio del celebre articolo pubblicato sulla rivista The Economist nel 1988:

A trenta anni da adesso, gli americani, i giapponesi, gli europei e i cittadini di molti altri paesi ricchi e di qualcuno relativamente povero, probabilmente pagheranno la spesa con la stessa valuta. I prezzi non verranno espressi in dollari, yen o marchi tedeschi, ma, diciamo, con la fenice. La fenice otterrà il favore di imprese e rivenditori perché sarà più conveniente delle monete nazionali odierne, che a quel punto sembreranno solo una delle bizzarre cause di sconvolgimento economico del tardo ventesimo secolo.

Ci vorranno ancora parecchie tempeste, un altro po’ di crolli in borsa e, probabilmente, un collasso economico o due, prima che i politici si decidano a considerare seriamente quell’opzione. Questo prefigura una caotica sequenza di emergenze seguite da provvedimenti-tampone, seguiti da ulteriori emergenze, una sequenza che si proietta molto più in là del 2018 - se non fosse per un paio di cose. Più il tempo passa, più i danni provocati dall'instabilità valutaria si accumulano; e le medesime tendenze che provocano quest’accumulazione renderanno realizzabile l'utopia dell'unione monetaria.

La zona-fenice imporrà vincoli stretti ai governi nazionali. Non esisterà più, per dirne una, una politica monetaria nazionale. La disponibilità mondiale di fenice verrà stabilita da una nuova banca centrale, forse una derivazione del FMI. Il tasso di inflazione mondiale - da cui, entro margini ristretti, deriveranno i tassi di inflazione nazionali - sarà di sua competenza. Ogni singola nazione potrà usare le tasse e la spesa pubblica per compensare temporanee cadute della domanda, ma per finanziare il loro deficit di bilancio non potranno stampare moneta, dovranno indebitarsi.

Segnatevi intanto la fenice intorno al 2018 e datele il benvenuto quando verrà.3

Gli obiettivi del progetto Phoenix prevedevano:

  1. La perdita di sovranità nazionale, sia in termini monetari che fiscali; la costituzione di una banca centrale mondiale.

  2. La distruzione del denaro fiat sotto forma di prestiti mediante la deflagrazione di qualche shock politico, economico e sociale, reale o percepito che sia, volto ad accelerare il processo di acquisizione della nuova divisa mondiale, come, ad esempio, una crisi pandemica.4

Trentatre anni dopo, una nuova copertina dell’Economist annunciava: “Govcoins. The digital currencies that will transform finance”, lasciando intendere che quella moneta universale preconizzata nel 1988 poteva essere una criptovaluta di Stato. Sotto al titolo dell’articolo, brillava l’immagine di un govcoin (un Bitcoin con una G al posto della classica B), con inscritto lo slogan “Government Issue Digital Currency. In Tech We Trust”. L’articolo evidenziava vantaggi e svantaggi dei “govcoin”, le valute digitali di emissione del governo, i quali potrebbero ottimizzare il sistema finanziario ma, anche, spostare il potere dagli individui allo Stato, alterare la geopolitica e cambiare l’allocazione dei capitali.

Le motivazioni principali che, secondo l’Economist, avrebbero spinto molti Paesi a dotarsi di una valuta digitale, tra cui USA, Cina e Unione Europea (questa potrebbe averne una entro il 2027 o il 2029) sono essenzialmente due:

  1. Il timore da parte dei governi e delle banche centrali di perdere il controllo sulla politica monetaria. Se, infatti, i fondi dei cittadini migrassero verso valute private sarebbe molto difficile gestire una crisi. Il monopolio di emissione delle banche centrali cederebbe il passo a un regime concorrenziale di produzione della moneta (free banking), che non consentirebbe più ai Governi e alle Banche centrali di esercitare il diritto di signoraggio.

  2. La necessità di un miglior sistema finanziario. Contrariamente all’odierna moneta, per cui i risparmiatori possono perdere il proprio capitale in caso di fallimento bancario, al Bitcoin altalenante e non accettato da tutti come mezzo di pagamento, e ai costi delle carte di credito, una valuta digitale di Stato garantirebbe l’intero capitale, offrendo un sistema di pagamenti efficiente e più conveniente.

Ecco cosa scriveva l’Economist:

Per gli utenti ordinari, l’interesse per un mezzo di pagamento gratuito, sicuro, istantaneo e universale sarebbe ovvio. Tuttavia è questo interesse che crea problemi. I govcoin senza alcuna restrizione potrebbero presto diventare una forza dominante nella finanza … potrebbero destabilizzare le banche, poiché se la maggior parte delle persone e delle aziende accatastassero contante nelle banche centrali, i prestatori dovrebbero cercare altre fonti di finanziamento con cui garantire i loro prestiti… Durante una crisi, un assalto digitale dei risparmiatori alla banca centrale potrebbe causare una corsa agli sportelli. Una volta in ascesa, i govcoin potrebbero diventare i panopticon dello Stato per controllare i cittadini: pensate a una multa elettronica istantanea per un cattivo comportamento. I govcoin potrebbero, inoltre, alterare la geopolitica fornendo un canale per pagamenti transnazionali e alternative al dollaro, la moneta di riserva mondiale e cardine dell’influenza americana.

Il regno del biglietto verde si basa in parte sui liberi mercati di capitale e sui diritti di proprietà dell’America, con cui la Cina non può competere. Ma poggia anche sui vecchi sistemi di pagamenti, sulle convenzioni di fatturazione e sull’inerzia, che lo rendono maturo per la rottura. I piccoli Paesi temono che, invece di usare una moneta locale, le persone possano passare a valute elettroniche (e-currency) straniere, creando scompiglio in casa.5

Note

Tratto dall’ultimo libro dell’autore: La moneta di Orwell. Come difendersi dal totalitarismo digitale, Chaos Mega, 2026.
1 Savona, P., Incontro annuale con il mercato finanziario, Consob, Roma, 16 giugno 2020, p. 14.
2 Yilmaz, C., “Corona-Prognose: Der “IMF Coin” wird die neue Leitwährung der Welt”, in Deutsche Wirtschafts Nachrichten, 13.01.2021.
3 “Get ready for the Phoenix”, The Economist, January 9, 1988, pp 9-10.
4 A tale riguardo è significativa la presunta offerta di 940 milioni di dollari al Presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko da parte del FMI, che, in cambio, avrebbe chiesto di attuare un “lockdown all’italiana” (Cf. “Lukashenko contro il Fmi: «Voleva imporci il lockdown all’italiana»”, La Verità, 28 luglio 2020; “Belarus president unwilling to accept additional terms to get foreign loans”, Belarusian Telegraph Agency, 19 June 2020). Neues Währungssystem: Pandemie begünstigt die Einführung des digitalen Dollars [Nuovo sistema monetario: la pandemia aiuta l’introduzione del dollaro digitale], in *Deutsche Wirtschafts Nachrichten.
5 “The digital currencies that matter”, The Economist, May 8th –14th 2021, p. 11.