Sebastjan Centi si immerge nell’arte sin da molto giovane. Giunge quindi all'Accademia di Belle Arti di Venezia, che frequenta con la certezza di aver trovato la strada giusta, conseguendo infine un diploma a pieni voti in Pittura nel 2005 e in Grafica nel 2006. Nella ricerca di una possibile applicazione delle competenze acquisite si trova a confrontarsi con dei cineoperatori che - diversamente dalle sue aspettative - lo introducono nel mondo del cinema.
Qui ha modo di tradurre in attività concreta la sua passione per il colore e per la pittura molto più ampiamente rispetto al sospirato impiego dell’abilità grafica maturata nel lungo apprendistato veneziano. Ecco allora che incontra prima Gianni Amelio e poi Gabriele Salvatores, entrambi famosi registi che avranno un ruolo importante nella sua vita artistica.
Il primo gli affida il compito di dipingere architetture per la scenografia del film Campo di battaglia; il secondo gli propone di esprimersi al meglio nella cura degli allestimenti di due dei suoi film: Ragazzo invisibile e Ragazzo invisibile 2. Sono queste importanti commissioni che influiranno non solo sulla sua formazione, ma anche, anzi soprattutto, sul suo credito professionale.
Artista e scenografo, tra i più apprezzati dunque e non solo a Trieste e nelle zone vicine, nel 2023 riceverà, un importante ingaggio da parte della Natcom Villach in Austria, grande impresa di costruzioni che opera anche negli Emirati Arabi, mentre agli anni immediatamente precedenti risalgono una serie di collaborazioni con la Fincantieri di Trieste, che lo coinvolge in restauri decorativi di alto livello per yacht di lusso.
Sebastjan si occupa personalmente delle sue numerose e pregevoli esposizioni pittoriche, scegliendo sempre ambienti di gran pregio, come il Museo Revoltella di Trieste e Villa De Brandis nei dintorni di Udine, entrambe, con altre ancora di rilevanza non minore, realizzate negli anni novanta del Novecento, ma nel suo carnet espositivo rientrano anche numerose gallerie d’arte sia in Italia che all’estero, in modo particolare in Austria e Slovenia.
È conosciuto per la sua originale visione della pittura, che consiste nello sperimentare soluzioni pittoriche di sintesi visiva e nel far convergere le emozioni nel medesimo gesto artistico. E di ciò si è accorta lo storico e critico dell’arte Giulia Sillato, che ha subito individuato il nesso estetico tra forma e gesto e lo ha invitato ad entrare nella Piattaforma Filosofica del Metaformismo Action©.
Il suo modo di fare arte è palesemente influenzato da certo essenzialismo desertificante degli anni settanta, dalle cromie placcate dei maestri non-figurativi degli anni ottanta e novanta, ma nella sua visione un ruolo importante lo svolge la fotografia, soprattutto per quell’approccio minimalista al mondo naturale che si traduce in suggestioni cromiche create da un variegato spettro tonale.
I suoi Paesaggi Immoti - come li definisce il critico d’arte, Giulia Sillato - traducono atmosfere sospese e non solo perché di queste vengono colti dettagli apparentemente insignificanti, ma con un profondo significato concettuale, come possiamo vedere nella sua opera Fiume. Centi fa funzionare il suo occhio come se potesse osservare attraverso l'obbiettivo della macchina fotografica. È pronto allo scatto con l’intento di cogliere al volo quel qualcosa, all’apparenza trascurabile, che tuttavia riesce a illuminare tutto il mondo reale che lui sta perscrutando.
È come se da lui partissero due piani ottici che giocano l’uno sull’altro, l’uno dentro l’altro: all’occhio del fotografo, infatti, subentra quello dell’artista che sfalsa gli spazi, scambia le proporzioni, aumenta a dismisura tale dettaglio, piuttosto che l’altro, al fine di renderlo protagonista della scena, adombrando tutto il resto. È un processo creativo assolutamente legittimo nel contemporaneo poiché si traduce in un puro gioco di "Forme".
Le sue opere nascono dalla necessità di simbolizzare la realtà attraverso le forme, liberandola da vincoli storici e puramente convenzionali; l’occhio dell’artista si avvicina al reale attraverso lo sguardo analitico di una lente, cogliendo quel dettaglio, anche piccolissimo, che dà significato a tutta la visione naturale.
La tecnica che Centi predilige è l’acrilico su tela che, meglio dell’olio tradizionale, rende fisicamente percepibile la materia. Ma per materia non si intende solo il colore, lo è anche la tela sottostante con le sue singolari tramature, che i colori acrilici lasciano ben trasparire, effetto reputato necessario alla comprensione percettiva dell’opera. Questo genere di pasta cromatica poi consente, più della tecnica ad olio, di liberare potenzialità espressive, anche sepolte, per creare atmosfere che superano l’imitazione del reale. È con la forma che Sebastjan raggiunge la visione delle cose pulita, essenziale, la cui sola presenza fisica è il colore. È la natura, con la sua geografia, con il passare lento delle stagioni che scompiglia gli agenti atmosferici, e pone all’osservatore cromie ogni volta differenti, che cattura l'attenzione di Centi e la sua visione precisa.
Ecco che nasce Nuvole, opere di grandi dimensioni, che come Ninfee o Foglia, portano lo spettatore a immergersi in una realtà altrimenti sconosciuta; ma anche colline, Pianura, Scogliera, Lago, elementi modellati dalla natura che vengono proposti all’osservatore come nuovi paesaggi da percorrere tra Sentieri o Miraggio Rosa. La natura offre l’insieme, Centi rileva il particolare, come in Campo, oppure Nord, ma Centi osserva anche gli elementi essenziali e primordiali nella creazione, come Arenaria, o Nucleo, oppure Ice.
L’artista giuliano vanta una vasta produzione pittorica, generata da un incalzante spirito di ricerca, che incontra il meglio di sé in opere create dalla necessità di simbolizzare la realtà attraverso la forma, liberandola da vincoli storici e convenzionali ed è per questo che il suo occhio si avvicina alla realtà esterna con la capacità analitica di una lente, cercando di non lasciarsi sfuggire quel senso infinitamente piccolo che però apre a una visione infinitamente grande, dove il paesaggio da una visione fotografica e oggettiva, diviene ad una proiezione mentale e non più oggettiva, che può essere consentito solo dalla Forma, che nel ruolo di elemento di mediazione, diventa il primo veicolo del messaggio artistico.
Centi riesce a manipolare la percezione visiva, le figure sono forme e le forme sono figure, in un muto avvicendarsi di parti e ruoli, evocano la forza generatrice del neoma, l'essenza stessa delle cose e tutto ciò che della realtà sfugge alla ragione, diviene poesia.
Ecco, quindi, che nel silenzio riservato del suo studio nascono tempeste che scuotono le emozioni di chi le osserva. La pittura in Centi diventa lo strumento espressivo della fotografia.
È l’immaginazione che opera indisturbata nella coscienza di Sebastjan Centi e ne governa disinvoltamente azioni, scelte, orientamenti visivi. Semplicemente straordinario è il gioco di forme che scaturiscono da così tanti sodalizi intellettuali, rivolti sempre e comunque allo svelamento simbolico dei segreti del cosmo naturale ed è per questo che è una gioia visitare le sue exhibition, soprattutto ora che l’artista è entrato nella Piattaforma del Metaformismo Action.
Sebastjan è certamente la voce più giovane tra i maestri della Piattaforma del Metaformismo Action, riuniti a sostenere la necessità di introdurre nella storia della critica d’arte una chiave di lettura utile a tutti coloro che vogliono tentare di decifrare il messaggio di un autore non-figurativo, necessità da lui avvertita in particolar modo quando il pubblico si avvicina alle sue immagini apparentemente interrogative, a meno che non intervengano riflessioni sulla forma a renderle più accessibili, come appunto prevede la teoria del Metaformismo.
Dal 2017 egli segue il percorso del Metaformismo, diventato Action nel 2020, che fino alla svolta decisiva era costantemente accompagnato da illustri cataloghi d’arte, editi prevalentemente da Gabriele Mazzotta Editore. Condivide la Piattaforma Filosofica con altri sei maestri del Contemporaneo Italiano, nei quali si sente integrato e dai quali riceve il sostegno per il diritto di poter vedere comprese le sue opere attraverso l’esemplificazione offerta dal Metaformismo.















