Giorgio De Chirico (1888-1978), apice della pittura metafisica, non era estraneo alla cultura ermetico-alchemica. Lo testimonia una monografia del 1968 curata dalla sua compagna Isabella Far1. Osserviamo, in uno dei più suggestivi accostamenti di oggetti della Metafisica dechirichiana, Canto d’amore (1914), una testa classica ‒ quella dell’Apollo del Belvedere ‒ e un guanto di caucciù appeso a un chiodo. Una figurazione che in qualche modo richiama una tavola della Voarchadumia contra alchimiam (1530) del sacerdote e alchimista veneziano Giovanni Agostino Panteo: tra i numerosi strumenti e arnesi che compongono il laboratorio dove si compie l’Opera, troviamo un guanto appeso a un chiodo sotto la cappa del forno, sulla quale è incisa a rilievo una testa umana.
Non è chiara la derivazione precisa di questa immagine, ma è probabile che il guanto, nel dipinto di De Chirico, collocato sotto la linea obliqua del pannello, rimandi alla linea prospettica che s’interseca con la parete del laboratorio alchimico, suggerendo un gioco visivo tra la forma del guanto e il resto della scena. Per reciprocità, nella parte bassa della tavola della Voarchadumia, dove compare una scatola con il martello e le tenaglie (attrezzi presenti anche in Melencolia I), De Chirico colloca una sfera, che può richiamare la geometria alchemica dell’incisione di Dürer. In questo caso, l’illustrazione alchemica è più che una rappresentazione; essa invita a leggere tra le righe, nel “non senso” dei dettagli decostruiti, i significati nascosti, mettendo in risalto l’insolita qualità dell’immagine e il mistero geometrico che essa evoca.
Filosofi surreali
In un precedente articolo abbiamo visto come il Surrealismo sveli e riscriva i dati tradizionali dove le citazioni alchemiche si sprecano. Tra le molte ricorrenze, Victor Brauner (1903-1966) denominò La pietra filosofale (1940) un enigmatico dipinto con un albero al cui centro brilla un cristallo luminoso e sfaccettato su cui spicca una figura zoomorfa, una sorta di ibrido tra un cane e un uccello, mentre sulla destra uno dei rami dell’albero s’incunea tra le gambe divaricate di una donna nuda; La pietra filosofale è una delle tante opere che il pittore rumeno realizzò su questo tema. Un altro dipinto significativo è Helianthus solifer (1964) di Salvador Dalí (1904-1989), ispirato a un’illustrazione tratta dal Viatorium spagyricum di Herbrandt Jamsthaler, edito a Francoforte nel 1625, che mostra la «pianta alchimica» formata da 14 rami (7+7) planetari sovrastati dal Sole, accanto al rebis, l’androgino mercuriale in piedi sulla falce lunare, con nella mano destra una coppa da cui saettano tre serpenti e nella sinistra un volatile.
Il tema del rebis è anche sviluppato da André Masson (1896-1987) in La clessidra androgina, evocante una figura presente nel Trittico del Giardino delle delizie o Regno millenario (1480-1490 circa) di Hieronymus Bosch (1453-1516). Max Ernst (1891-1976) riprenderà la metafora del Grande Vetro di Duchamp in La vestizione della sposa, e in altre opere riformulerà l’immagine dell’uovo, simbolo vitale del processo alchemico.
Da questo fluido universo concettuale trae origine molta dell’arte contemporanea, pensiamo alle eiaculazioni pittoriche, ai fiotti cromatici di Jackson Pollock (1912-1956), tra i tanti, uno è proprio chiamato Alchemy (1947). A un'elaborazione alchimica sono anche ispirate le opere di Anish Kapoor (1954-), scultore e architetto anglo-indiano; geniali manufatti2 che ispirano alla contemplazione e al rapporto tra uomo e macrocosmo. Con il suo stile informale, la pittura «materica» di Pollock tende a svelare, spesso inconsapevolmente, l’antico parallelismo tra arte e alchimia: il caos vivificante la materia e la sua trasformazione nella forma è una partecipazione al mito alchimico, espressa in termini visivi istintivi e semplificati, che appaiono «dinamici» e, in alcuni casi, drammatici.
Il potere evocativo dell’arte, riflesso nell’alchimia, è in definitiva un’esperienza interiore: noi tutti ricordiamo come ci batteva il cuore quando abbiamo dato il primo bacio. Un ricordo nitido: come si può dimenticarlo? Non potremmo, neppure volendolo, è un’emozione infinita che si ripete quasi uguale a ogni primo bacio. Le emozioni sono il combustibile psichico di memoria e pensiero. Più forte è l’emozione che accompagna un evento e meglio sarà impresso, nitido, nella nostra memoria.
Trame occulte
La vitalità dell’arte alchimica è ancora testimoniata nel capolavoro noir-esoterico di William Hjortsberg del 1978, Falling Angel. Dal romanzo venne anche tratto un film, che divenne subito un ‘cult’ del genere, Angel Heart - Ascensore per l’inferno (Angel Heart) per la regia di Alan Parker (Carolco Pictures/Universal, USA-Canada-UK 1987, 113’) contraddistinto tra l’altro dalle sublimi interpretazioni di Robert De Niro e Charlotte Rampling. Siamo nella New York di metà anni ’50 e il Marlowe di turno, l’investigatore privato Herald ‘Harry’ R. Angel, è assoldato da un perturbante Louis Cyphre per rintracciare un certo Johnny Favorite, un cantante swing famoso ai tempi di guerra. Louis Cyphre, il cui nome con un gioco di parole nemmeno troppo velato cela l’identità di Lucifero, ha come obiettivo scoprire se Favorite sia vivo o morto, poiché infedele a un patto diabolico stipulato fra i due. In che cosa consiste questo contratto nefando lo scopriremo solo alla fine, nelle pagine in cui l’autore ha posto particolare attenzione nel ricostruire eventi ed accadimenti magici:
Con l’aiuto di Satana, Johnny trionfò subito. Un successo veramente clamoroso. Dalla sera alla mattina balzò in prima pagina, in un paio d’anni divenne ricco come Fort Knox. Secondo me, questo gli diede alla testa. Cominciò a pensare di essere lui la sorgente del potere e non l’Oscuro. Poco dopo cominciò a vantarsi di avere trovato la maniera di non rispettare il patto.
Ci riuscì?
Tentò. Aveva una biblioteca ben fornita e s’imbatté in un oscuro rito nel manoscritto di un alchimista del Rinascimento. C’entrava la trasmutazione delle anime. Johnny si fece l’idea di poter scambiare identità psichica con qualcun altro. Insomma, di diventare l’essenza di un’altra persona.3
Negli scritti alchimici si insiste spesso sulle pene e sui tormenti ai quali è sottoposta la prima materia, e di riflesso, il corpo dell’artifex. L’adepto è vessato fisicamente poiché è ormai un tutt’uno con la sostanza arcana, il Mercurio che dev’essere purificato e reso immortale. Il sacrificatore non affligge le sue pene con malvagità, ma con un fine vantaggioso e utile, affinché «la cosa tormentata (cruciata res), quando è immersa nel corpo, lo trasforma in una natura inalterabile e imperitura.» 4, racconta la Turba Philosophorum. Si tratta di immagini e di metafore che possono però essere comprese in aree di significato molto concrete e ‘reali’. Il racconto dell’opera di trasmutazione infatti continua:
Dunque, doveva trovare una vittima. Qualcuno della sua età, nato sotto lo stesso segno. Johnny scovò un giovane soldato appena tornato dall’Africa settentrionale. Uno dei nostri primi feriti… Johnny lo trovò tra la folla di Times Square, lo trascinò in un bar dove gli fece bere un narcotico. Poi lo portò a casa sua, dove avvenne la cerimonia.
Che genere di cerimonia?
Il rito della trasmutazione. Meg gli fece da assistente. Io fui il testimone.
Le finestre erano nascoste da tendoni di velluto nero. Il soldato, nudo e legato, era supino su un tappeto di gomma. Johnny gli marchiò a fuoco un pentacolo sul petto. In ogni angolo fumava un braciere d’incenso, ma l’odore di carne bruciata era molto più forte.
Meg sfoderò un pugnale vergine, mai usato prima. Johnny lo benedisse in ebraico e in greco. Quelle preghiere mi erano nuove, non ne capii una sola parola. Quando ebbe finito, Johnny purificò la lama al fuoco dell’altare e fece una profonda incisione sul petto del soldato, da un capezzolo all’altro. Immerse il pugnale nel sangue della vittima e con questo tracciò un cerchio sul pavimento, intorno al suo corpo.
A quel punto ci furono altri canti e altri sortilegi. Non riuscii a seguirne neppure uno. Ricordo soltanto gli odori e le ombre danzanti. Meg buttava sul fuoco manciate di prodotti chimici, le fiamme cambiavano colore, verde, azzurro, viola, rosa. L’effetto era soporifero.
Sembra uno spettacolo di varietà. E che cosa successe al soldato?
Johnny mangiò il suo cuore. Lo estrasse con tanta rapidità che batteva ancora quando lo trangugiò. Questa fu la fine della cerimonia. Può darsi che si fosse impossessato dell’anima di quel tale...» 5
Questo scenario compare anche nei testi dell’alchimia alessandrina e latina: il torturato è il Mercurio, ossia il Lapis, la Pietra. È il caso della visione di Zosimo, esito di una sorta di «sogno lucido» in cui le mutazioni della materia e dei corpi sono il compimento di un'intima demiurgia. Parte di tali «visioni», studiate acribicamente da C. G. Jung, sono raccolte in una serie di praxeis sulla virtù. Sulla composizione delle acque6. La prima è una complessa trasformazione la cui parte essenziale è un sacrificio compiuto in un bōmos phialoeidēs, un «altare a forma di coppa». Dall’interno di questo contenitore affiora una voce:
… qualcuno all’alba, correndomi incontro, s’è impadronito di me e mi ha fatto a pezzi con un coltello. Mi ha sezionato secondo la mia struttura fisica, scorticandomi il capo con la spada che impugnava. Ha amalgamato le ossa al corpo e mi ha bruciato con il fuoco che promanava dalle sue mani, trasformando il mio corpo in spirito…7.
Realtà romanzesca e tradizione ermetica presuppongono la tecnica della scelta del momento favorevole, «elettivo», individuando la configurazione astrale propizia per portare a termine l’opera trasmutativa. Ci sono tempi e modi opportuni nei quali intraprendere l’opera alchemica (electio in operibus alchimiae)8. Noto per la vasta erudizione, nonché per la profondità degli interessi astromagici, Alfonso X el Sabio, re di Castiglia e di Leon (1221-1284) 9 utilizzerà in maniera proficua la disciplina delle electiones unendola alla costruzione delle immagini astrali 10. La magia astrologica agirà in dipendenza dei corpi celesti e delle loro emanazioni, e tramite il talismano o imago attrarrà specifici influssi; il talismano esplicherà la propria funzione attraverso la connessione tra lo spirito astrale e l’universo dei corpi.
Note
1 I. Far (cur.), Giorgio De Chirico, Fabbri, Milano 1968.
2 F. D. Peat, Sincronicità. Un connubio tra materia e psiche, trad. it. B. Sambo, Magi, Roma 2014 (ed. or. New York 1987), pp. 95-98.
3 W. Hjortsberg, Angel Heart, trad. it. di Anna Cascone, Tre Editori, Roma 2012, p. 256.
4 Discorso 79 = Lucarelli, Arisleo. La Turba dei filosofi, p. 99 (utilizza il verbo «crocifiggere»); Ruska, Turba Philosophorum, p. 168, 2-10; Lacaze, Turba Philosophorum, pp. 574, 10-576, 3 (# 299, 1-5).
5 Angel Heart, p. 257.
6 Pereira, Alchimia, pp. 61-65.
7 Peri Aretēs 2, 28-35 (Mertens, Zosime de Panopolis, p. 36); cfr. S. Knipe, «Sacrifice and Self-Transformation in the Alchemical Writing of Zosimus of Panopolis», in Ch. Kelly-R. Flower-M. Stuart Williams (eds.), Unclassical Traditions, II: Perspectives from East and West in Late Antiquity (Cambridge Classical Journal, Supp. 35), Cambridge Philological Society, Cambridge 2011, pp. 59-69.
8 Zahel, De electionibus liber, in Iulii Firmici Materni Iunioris Siculi V. c. ad Mavortium Lollianum Astronomicon Lib. VIII (= Matheseos), postremo O. Brunfelsio, Basilea 1533, p. 115.
9 A. D’Agostino (cur.), Alfonso X el Sabio. Astromagia (MS Reg. lat. 1283a), Liguori, Napoli 1992; A. García Avilés, «Two Astromagical Manuscripts of Alfonso X», in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, 59 (1996), pp. 14-22.
10 Alphonsus X Rex Castellae, Tabulæ Astronomicæ, Venezia 1492, p. 9r (Propositio Septima).















