Massimo Fumanti è la figura più storica della Piattaforma Action del Metaformismo©. Abituato sin da giovane a partecipare attivamente alla vita artistica della Capitale - insieme a quei grandi personaggi che negli anni Settanta hanno cambiato le sorti dell’arte italiana - il maestro non ha avuto nessuna esitazione ad entrare venti anni dopo, nella progettazione di Giulia Sillato, storico e critico d’arte, nonché Art And cultural Scenes Maker, da lui molto stimata sin da tempi molto lontani, ma ora in particolare per la sua ultima realizzazione in ordine di tempo: il Metaformismo©, convinto il maestro di possederne i requisiti filosofici ed estetici.
Massimo discende da una delle più illustri e antiche famiglie italiane di Orafi, radicate nel prestigio capitolino già nel XVII secolo: Antonio Fumanti, il capostipite, nasceva a Roma nel 1658. In qualità di Console e Camerlengo dell’Università degli Orafi, riceveva dal Papa il Sigillo del Cigno, utilizzato poi come firma in tutte le sue produzioni. La sua bottega divenne famosa in breve tempo e venne quindi accolta al Palazzo della Cancelleria Vaticana con l’insegna del Re Moro.
Alla sua morte, avvenuta nel 1730, Antonio viene sepolto nell’attigua Basilica di San Lorenzo in Damaso. Il Palazzo Apostolico della Cancelleria Vaticana (con l’attigua San Lorenzo) è la sede in cui si è celebrata nel 2016 la 31ª Edizione dell’evento itinerante “L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore”, dedicata al Metaformismo©.
Gli eredi di Antonio porteranno avanti il lavoro di bottega, ma un suo omonimo deciderà, nei primi decenni del XIX secolo, di vendere attività e insegna dopo un’altissima produttività durata circa due secoli.
I documenti storici non coprono il periodo che va dalla decisione dell’erede Antonio, di vendere la bottega del Re Moro alla Cancelleria, sino all’apparizione, alcuni decenni dopo, della figura di Roberto Fumanti II, il quale verso la fine dell’Ottocento risulta titolare di una bottega in Via della Croce, nel cuore di Roma, presto trasformata in un’azienda di dieci operai all’interno di un fiorente laboratorio: è il nonno dell’artista Massimo Fumanti.
Figlia primogenita di Roberto Fumanti II fu Clara, secondogenito fu Valentino, terzogenito fu Gustavo - che si specializzò nella selezione delle pietre preziose - e infine la figlia quartogenita fu Marcella. Tutti personaggi che per ruolo o per matrimonio si distinsero nelle classi alte della società romana dell’epoca. Gustavo Fumanti, l’unica che aveva continuato la linea ereditaria del gioiello, fu il padre di Danilo, il maggiore, e dell’artista Massimo, il minore. Quest’ultimo, ancora molto giovane, si trovò coinvolto dal padre in una vera e propria iniziazione alla gestione dell’attività di famiglia.
Sotto lo stimolo degli insegnamenti paterni, Massimo viaggia a Londra, ad Anversa, a Parigi e qui si ferma per due lunghi anni al fine di perfezionare la sua formazione presso la manifattura di gioielli più prestigiosa al mondo: l’Atelier di Max Halpern, dove vengono realizzate tutte le creazioni di Cartier e di molte altre firme di alto lusso.
La permanenza parigina gli consente di perfezionare il disegno grazie a lunghe soste nei celebri musei, ricchissimi di opere d’arte anche italiane. È pure vero però che questa esperienza inciderà in modo molto significativo sull’orientamento in seguito dimostrato verso la pittura e la scultura, senza mai dimenticare tuttavia la predisposizione di famiglia al gioiello, sempre più riscoperto e rivalutato come sublime forma artistica.
Alla fine degli anni Cinquanta, Massimo conosce Mario Masenza, che possiede un negozio di gioielli in Via del Corso: è un luogo di raffinata e rara bellezza, una sede in autentica architettura Liberty, di cui egli conserva le immagini di ogni dettaglio della costruzione originale.
Masenza era un intellettuale dai modi ricercati, molto ben visto nell’élite romana e Massimo entrerà nel suo giro, potendo infine prendere atto e apprezzare la manifattura orafa di Emilio Vedova, Gino Severini, Afro e Franco Cannilla.
Pregno delle esperienze culturali e artistiche compiute in Francia, ma con piglio e inventiva moderna, Massimo introdurrà l’ineludibile culto del gioiello - espressione dell’eredità familiare - nel sistema estetico, rappresentato dagli artisti anzi citati, che negli anni Sessanta aveva già iniziato a riunire insieme le Arti cosiddette Maggiori (Architettura, Scultura, Pittura) e le Arti cosiddette Minori (tutte le Arti Applicate) in aperto contrasto con la tradizione che le voleva rigorosamente separate.
All’inizio degli anni Settanta, insieme a Danilo, fratello maggiore, e alla madre Elena Dionisio (zia dell’attrice Silvia Dionisio) costituisce la Fumanti Snc Gioielli in Roma con sede in un elegante palazzo di Via Frattina, luogo dove Massimo ancora vive ed opera. Qui realizzerà preziosi in oro, argento e gemme su disegni di Giuseppe Capogrossi, Mario Ceroli, Renato Guttuso, Gino Marotta, Umberto Mastroianni (zio dell’attore Marcello), con i quali stringe forti legami artistici al punto da fondare tutti insieme la Scuola Romana Settanta.
L’azienda con Danilo si rivela presto all’avanguardia, distinguendosi con autorità e prestigio nelle esposizioni internazionali di Firenze - Aurea ’72 ed Aurea ’74 a Palazzo Strozzi -, e raggiungendo livelli di alta produttività grazie alla larga domanda di illustri clienti.
I monili, firmati Fumanti, entrano nell’abbigliamento di attrici di Hollywood: Elizabeth Taylor, Pamela Tiffin, ma anche di celebri donne italiane, quali Elettra Marconi, Marta Marzotto, Silvia Dionisio, come dimostra il pregiato album fotografico gelosamente custodito dall’artista nel suo archivio.
Creatività e professionalità confermano il lavoro della Fumanti Snc Gioielli in Roma anche nelle referenze offerte dal Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze. Grazie alla fama dell’azienda si consolida il legame artistico di Massimo con Giuseppe Capogrossi e Giò Pomodoro.
Ma è con Capogrossi, in particolare, che si istituisce una collaborazione profonda e proficua che farà produrre a entrambi gioielli che diventeranno famosissimi, una fama inarrestabile durata fino ai giorni nostri: insieme, infatti, sono nel catalogo dell’antologica retrospettiva di Giuseppe Capogrossi celebrata al Peggy Guggenheim Museum di Venezia nel 2012.
I moduli stilistici elaborati da Massimo Fumanti negli anni del massimo splendore della sua storia, gli anni Settanta, resteranno costanti nelle sue successive creazioni artistiche: non solo gioielli ma dipinti, in cui trasferisce tutto il suo mondo visionario e fantastico, e sculture create con il medesimo stile delle spille e dei pendent.
La scultura perde inaspettatamente la sua tradizionale tridimensionalità per acquisire una nuova dimensione, una “terza dimensione”, sosterrebbe Picasso, e per la scultura Fumanti, assolutamente piatta, ma strutturata a strati sovrapposti, nonché visibile solo di fronte esattamente come un gioiello, potrebbe essere una valutazione calzante.
L’artista non rinuncia al colore e per le sue creature scolpite preferisce il legno, di cui può sfruttare la naturale policromia, generata da venature e variegature presenti in ogni tipo di albero.
Presente in cataloghi nazionali e internazionali, le sue opere sono state esposte in importanti musei italiani e stranieri, come risulta anche dalla recente pubblicazione: Capogrossi Il Segno, nei Musei e nelle Istituzioni, Fondazione Capogrossi, 2023.
Di sicuro non ha mai mancato neppure una delle tappe dell’evento itinerante “L’Arte Contemporanea nelle Antiche Dimore”, che nel 2010 diventa Metaformismo© e nella successiva Piattaforma filosofica del Metaformismo Action©, l’ultima delle scene artistiche ideate e realizzate da Giulia Sillato.
Lo storico dell’arte valuta Fumanti uno dei più interessanti esponenti del Modernismo nelle arti pittoriche plastiche degli ultimi trent’anni del Novecento nella misura in cui rappresenta pienamente il processo conoscitivo introdotto dalla filosofia moderna che prevede un rapporto tra arte e realtà di tipo analitico-matematico.
[…] la realtà - puntualizza Giulia Sillato - lontano il pregiudizio di estinzione di qualsivoglia suo aspetto, trasparirà da sipari geometrici apparentemente inattesi e si offrirà all’osservatore in una dimensione frammentaria sul piano visivo, ma integrale sul piano simbolico e pertanto assoluta come assolute sono la matematica e la geometria.
Con lo sguardo dell'architetto, il maestro romano, sceglie di lavorare direttamente su materiali con i quali mette in opera massicce composizioni geometriche, da lui chiamate Quadri.
A queste opere, più volte esposte nelle Exibition di Giulia Sillato, il maestro conferisce una forte e potente costruzione al punto che diventa impossibile sottrarsi al fascino inquietante di insiemi composti e intrecciati da sottili e sofisticate liste lignee che generano possibilità di lettura altrettanto complesse.
Massimo Fumanti, Monumentum, particolare del progetto.
Nel caso di Monumentum il significato della singola opera si eleva a livello supremo e universale perché compendia in sé un intero periodo della nostra storia, quello tristissimo della pandemia, seguito dalle guerre.
Concepito - e realizzato solo graficamente nel 2023 - è lo studio architettonico di un obelisco commemorativo, finalizzato ad imprimere nella memoria collettiva la devastazione umana: le vite perdute urlano dalle grate metalliche di una forma molto allungata.
I volti, stilizzati alla maniera di Fumanti, si sovrappongono e si intrecciano alla struttura leggera del Monumentum… sagome piatte e geometriche e profili spigolosi e puntuti si materializzano dalle fusioni in bronzo, restituendo una vita simbolica alle esistenze annientate dal Covid e dai conflitti mentre il tralcio d’acciaio dell’obelisco, le rende eterne.
L’opera attende il suo committente pubblico che la faccia realizzare per imprimere un segno importante alla memoria dell’uomo: “Per non dimenticare”.















