Il “Gotico internazionale” rappresenta una fase delle arti figurative sviluppatasi tra il 1370 circa e la prima metà del XV secolo fino agli inizi del XVI a seconda delle aree geografiche.1
La definizione stessa suggerisce che si tratta di uno stile dalla portata sovranazionale, caratterizzato da un linguaggio artistico condiviso che tuttavia si articolò in molteplici declinazioni locali. Infatti, a differenza delle precedenti correnti gotiche, irradiatesi da centri propulsori ben definiti, il “Gotico internazionale” nacque piuttosto come risultato di una fitta rete di relazioni tra le corti europee, alimentata da intensi scambi culturali, diplomatici e artistici.2
In questo sistema, la corte papale - in particolare quella avignonese - svolse un ruolo centrale quale luogo di convergenza e circolazione di artisti e committenti provenienti da tutta Europa.3
La diffusione del “gotico internazionale” nei diversi contesti territoriali determinò la formazione di molteplici varianti regionali, esito di una sintesi originale tra il linguaggio figurativo cortese comune e le tradizioni artistiche locali.4
L'arte, in questo contesto, divenne veicolo di rappresentazione e legittimazione del potere, ma anche strumento di dialogo interculturale, capace di mediare gusti, codici aristocratici e valori religiosi in un'epoca in cui le distanze venivano accorciate dal prestigio e dall’emulazione tra le élite.5
Lo storico dell’arte Castronovo sottolinea come il “Gotico Internazionale” non fu dunque il prodotto di un centro irradiante, ma il risultato di una rete orizzontale di influenze reciproche, dove la relazione culturale si fece motore di innovazione stilistica e simbolica.6
Ciò che convenzionalmente viene definito "Gotico Internazionale" non si origina da un centro egemone né si diffonde per imitazione, ma si configura come esito di una fitta rete di contatti – politici, culturali, artistici - che coinvolgono ambienti francesi, borgognoni, italiani, boemi e imperiali. Le caratteristiche figurative più riconoscibili dello stile - l’eleganza formale, la raffinatezza cortese, la predilezione per ambienti preziosi e narrativamente ricchi - sono quindi da leggere non come tratti univoci, ma come manifestazioni diverse di un linguaggio condiviso e al contempo plasmato dalle specificità locali.7
In Italia, la frammentazione politica favorì la mobilità degli artisti, contribuendo alla diffusione capillare di questo linguaggio figurativo. Pittori come Pisanello, Michelino da Besozzo e Gentile da Fabriano incarnarono appieno questo spirito itinerante, dando vita a una varietà di declinazioni regionali dello stile. Il Gotico Internazionale si propose come un raffinato rinnovamento della tradizione tardo-gotica, superando le rigidità del linguaggio giottesco ancora dominante alla fine del XIV secolo.8
Tuttavia, non tutte le aree della penisola ebbero un ruolo paritario in questa evoluzione infatti alcune realtà artistiche si limitarono a recepire parzialmente i nuovi stilemi, mentre altre, come le corti dell’Italia settentrionale o Firenze stessa, si imposero come protagoniste per qualità e originalità delle opere. A Firenze, in particolare, pur affermandosi parallelamente alla nascente sensibilità rinascimentale, lo stile incontrò il gusto di una committenza sofisticata e colta, tanto religiosa quanto laica, contribuendo alla straordinaria varietà del panorama artistico dell’epoca.9
L'intero arco alpino fu storicamente un crocevia di passaggi e incontri, grazie alla presenza dei valichi che favorirono continui scambi di persone, idee e modelli culturali. Questa rete di comunicazioni contribuì alla formazione di un contesto artistico e culturale aperto e ricettivo, in particolare nelle aree di confine come il Piemonte e la Valle d'Aosta.10
In Piemonte, il duca Amedeo VIII stabilì intensi legami politici e culturali con il Berry e la Borgogna, culminati nel matrimonio con Maria di Borgogna, figlia di Filippo l'Ardito. Questa fitta rete di relazioni diplomatiche favorì l'importazione di modelli artistici borgognoni e un generale clima cosmopolita alla corte sabauda, ben rappresentato dalla produzione di artisti come Giacomo Jaquerio. Quest’ultimo, pur prendendo inizialmente a riferimento la scultura e l’arte borgognona, sviluppò presto uno stile personale, capace di fondere la dolcezza lineare del gusto cortese con una forza espressiva intensa e drammatica. Un esempio emblematico è la Salita al Calvario affrescata intorno al 1430 nell’ex sagrestia della chiesa di Sant’Antonio a Ranverso, dove l’equilibrio tra narrazione e sentimento si esprime nella varietà dei tipi umani e nella potenza delle singole figure, ciascuna isolata su uno sfondo neutro da un marcato contorno nero, senza concessioni al sentimentalismo.11
Anche in Valle d’Aosta il linguaggio del Gotico Internazionale trovò espressione compiuta, come testimoniano gli affreschi conservati nei castelli di Fénis e di Issogne. Qui lo stile cortese si traduce in un’arte raffinata e narrativa, che riflette l’influsso delle culture transalpine, integrandosi con le specificità locali in un linguaggio visivo di straordinaria eleganza.12
In questo sistema, la corte papale - in particolare quella avignonese - svolse un ruolo centrale quale luogo di convergenza e circolazione di artisti e committenti provenienti da tutta Europa.13
Il centro più vivace della fine del secolo XIV fu certamente Avignone, dove alla corte papale soggiornavano artisti, ambasciatori, mercanti, banchieri e pellegrini provenienti da ogni parte d’Europa, alimentando una inesauribile fonte di modelli figurativi. L’assenza di una radicata tradizione artistica locale precedente permise agli artisti di lavorare in un ambiente privo di condizionamenti, favorevole allo scambio culturale e alla sperimentazione. La scuola pittorica avignonese si caratterizzò per audacia spaziale, attenzione ai dettagli naturalistici e un raffinato equilibrio tra realismo fisionomico e astrazione decorativa.14
Con il ritorno del papa a Roma, la produzione artistica locale subì un progressivo ridimensionamento, pur senza estinguersi del tutto. Tra le testimonianze più significative del periodo post-papale spicca il monumento funebre del cardinale La Grange (1403) nella chiesa di San Marziale, emblema delle iconografie macabre tardo medievali. In esso, la rappresentazione del corpo in stato avanzato di decomposizione – insieme alle sette teste putrefatte di figure sociali di alto rango, oggi perdute – anticipa tematiche iconografiche come i Trionfi della Morte e le Danze Macabre.15
Note
1 Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, vol. 2, Milano, Bompiani, 1999, pag. 2-10.
2 Ibidem, pag.2.
3 Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Milano, Electa, 2004, pag.14.
4 Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, vol. 2, Milano, Bompiani, 1999, pag.6.
5 Ibidem.
6 Castelnuovo E., Il gotico internazionale in Francia e nei Paesi Bassi volume ½, Fratelli Fabbri Editore, Milano, 1966.
7 Ibidem, introduzione.
8 Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Milano, Electa, 2004, pag. 14.
9 Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari,I tempi dell'arte, vol. 2, Milano, Bompiani, 1999, pag. 8.
10 Ibidem, pag. 10.
11 Ibidem.
12 Ibidem.
13 Castelnuovo E., Il gotico internazionale in Francia e nei Paesi Bassi, volume 1/2, Fratelli Fabbri Editore, Milano, 1966.
14 Ibidem.
15 Ibidem, pag.4.















