Emilio Belotti, il senso per l’arte lo ha compreso fin da giovane e da sempre gli ha dato tutto lo spazio necessario attraverso le sue mani, proiettato verso i suoi lavori: dal liceo artistico, agli studi accademici è guidato da artisti come Alberto Zilocchi, Davide Boriani, Luciano Fabro, per citarne alcuni, dai quali riceve valutazioni positive recepite dal mondo accademico del periodo, quello degli anni Settanta.

La sua formazione spazia dagli studi iconografici russi a quelli presso il Centro di Arte Musiva di Spilimbergo. Giovane, già nel 1978 viene riconosciuto il suo talento per la qualità del suo lavoro. Presente in mostre nelle maggiori capitali europee: Austria, Svizzera, Lituania, Germania, Inghilterra; ma anche negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi Uniti. Molte sue opere sono conservate in Pinacoteche e Musei prestigiosi: Pinacoteca d’Arte Contemporanea a Ruffano; Museo Mariano a Comacchio; Sharjah Art Museum negli Emirati Arabi Uniti; Museum of the Royal House in Portogallo. Nel 1997 riceve dalla Comunità Europea il Premio Europeo per la Pittura. Da Napoli alla Cina, viene invitato ad esporre in un movimento continuo.

Il suo personale punto di vista lo porta ad una totale libertà nei confronti della visione classica, filtrata concettualmente attraverso l’analisi spazio-prospettica di puri valori cromatici e spaziali. I valori della prospettiva si traducono in pura pittura, in cui la prospettiva è sempre riconosciuta, senza essere mai dichiarata. I grandi Maestri dell’arte del passato, ed in modo particolare del rinascimento, hanno inciso profondamente le linee prospettiche, in grandi composizioni, ottenute da parte oggettivamente aggregate con segnaposti di passaggi spazio-temporali.

Ecco quindi l’omaggio a Leonardo, esposto a Milano in Palazzo Bonacossa; l’omaggio al Caravaggio, esposto a Genova negli spazi trecenteschi della commenda di Prè. Grandi eventi tutti correlati a importanti cataloghi editi da Electa, Sole 24Ore Cultura, Mazzotta.

Mentre la Fondazione Credito Bergamasco gli ha chiesto di elaborare una serie di dipinti dedicati al veneziano Lorenzo Lotto. Serie divulgata attraverso importanti eventi itineranti in spazi istituzionali di pregio a Bergamo e Brescia, nominate insieme Capitale Italiana della Cultura nel 2023, nell’ambito del programma istituzionale La città Illuminata.

Per Belotti il passato è fondamentale, nel senso che ha creato fondamenta che non vanno distrutte.

L’artista scorre il tempo con la convinzione che il futuro possa modellarsi solo sul passato e, solo nel passato si possono riconoscere in modo chiaro le proprie radici: un’eredità preziosa che accompagna a rifondare in modo totale la visione comune di pittura - come osserva la critica d’arte Giulia Sillato.

Ma, per un paradosso annunciato, il “Nulla” esprime un insindacabile negazione della premessa su cui l’artista fonda la sua stessa opera, per cui le dimensioni di tempo tendono ad annullarsi in uno stato di coscienza universale che travalica limiti e barriere. Una dimensione totalizzante nella quale Belotti ha elaborato i suoi ultimi lavori, in una sintesi di quelli precedenti.

Dai grandi Maestri del Rinascimento ha appreso la visione classica, dalla quale Belotti parte, travalicandone spazio, tempo e materia, fino a giungere ad una “pittura in cui il colore è protagonista, puro e timbrico appare frastornato da inserti cartacei e plastici, dai quali si intravede lo scheletro della composizione”. Il Maestro si annulla nella totalità del dettaglio attraverso il quale fa emergere il lato oscuro dell’esistenza e della pittura: la finzione, riuscendo a trasformare un insieme spazio-temporale in un insieme di accadimenti.

Il Maestro Belotti si muove tra percezioni di spazio e forme, considerate nella loro dicotomia di spazio, luce, prospettiva, colore, uomo, geometria, esperienza, storia, viaggio.

Anche per questo sente in modo particolarmente profondo il legame con il Metaformismo. Infatti, con il tempo e le esperienze maturate, ha superato le categorie del figurato e quelle del non-figurato fino a sostituirle con geometria e improvvisazione. Il convivere di due qualità opposte.

Giunge ad un tipo di pittura in cui il colore, sempre puro e sempre molto timbrico, appare frastornato da inserti cartacei o plastici, tra i quali si intravede lo scheletro della composizione; come quasi a non voler più fingere architetture nascoste e luoghi segreti, ma, annullarsi nella verità del particolare per fare emergere il lato oscuro dell’esistenza della pittura: la finzione.

Ecco quindi che il Metaformismo© nel lavoro di Belotti, muove proprio dalle percezioni di spazio e di forme, in cui ogni considerazione è stata sperimentata attraverso la memoria e l’espressività, in cui l’approccio creativo di confronta proprio con la realtà e crea emozione nel Maestro per ciò che non corrisponde allo spettacolo naturale, di per sé inimitabile, ma alla sua interpretazione e, prima ancora ad una sua interiorizzazione.

Ecco quindi che la creazione dell’artista deve convivere con la realtà attraverso spessore e profondità: “la realtà deve restare pura, priva di imitazioni”, afferma Belotti, mentre “la pittura del passato eccelle quando è autonoma dal vero ed esprime il proprio tempo”.

Belotti si considera nato artisticamente attraverso le sue scelte tra le avanguardie del Novecento, nell’ambito di quella autonomia di rappresentare il dato visibile preferendo le astrazioni. Affascinato allo stesso modo anche dalla fotografia, quando è capace di andare oltre il dato riconoscibile e scontato.

L’arte può essere capace di recuperare uno spirito superiore, anche come obiettivo di vita, continuando a costruire da strutture e basi comuni che permeano le arti ideali, il mondo reale e la geometria, creando con l’immagine astratta emozione e sentimento, pensiero e concetto, proponendo la continuità con la storia dell’arte, ma ancora e sempre con il superamento dell’ovvio e del facilmente interpretabile, anche in un tempo, quello di oggi in cui miseria, impoverimento e superficialità dilagano.

La mente, come la visione universale di Belotti, ha bisogno di recuperare quel dialogo intimo e interiore capace di proporre una meta che superi l’idea materialistica e sia invece capace di essere aperta al sogno. Belotti evidenzia la necessità del dialogo tra opere che hanno superato l’immagine per dare voce a mente e anima, che trova radici nell’astrattismo. Il Metaformismo© si pone correttamente in questo percorso, privilegiando la composizione come atto creativo di forme, stralci, texture, inseriti in una dimensione astratta e non rappresentativa, al fine di determinare icone a-temporali mirate a creare la bellezza.