Nella nostra società del terzo millennio il malcontento, la scontentezza e l’infelicità, o una felicità fittizia, sono fenomeni molto diffusi. Il malcontento è una elaborazione di uno stato psicologico di insicurezza, di frustrazione e di una sensazione di vuoto, mentre la felicità o il suo contrario, cioè l’infelicità, è un’emozioni che fa parte delle classiche sei emozioni che provano tutti gli esseri umani e anche gli animali: paura, disgusto, collera, tristezza, sorpresa e, appunto, felicità, che sono regolate dal sistema nervoso autonomo simpatico e parasimpatico, quindi emozioni che non possono essere tenute sotto il nostro controllo. Sono modificazioni fisiologiche organiche immediate e soprattutto espressive (script emozionali).
Per quanto riguarda lo stato di malcontento, quando un uomo si trova in questa condizione, tende a concentrarsi più su quello che non ha e che vorrebbe avere e non riesce invece a concentrarsi su quello che ha di meglio.
C’è da aggiungere che oggigiorno la causa del malcontento viene indotta spesso dall’invasione, anche subliminale, nelle nostre menti da parte delle multinazionali del consumo e della tecnologia informatica che ci spingono ad alimentare desideri senza limiti, che generano una scontentezza permanente in tutti noi.
L’illusione è quella di poter entrare in questi meccanismi e rimanerne immuni, mentre la realtà poi è quella di trovarsi in un vortice virtuale fatto di messaggi, messaggini scritti, anche vocali, e tweet che mandiamo spasmodicamente e riceviamo attraverso i social, di pubblicità ingannevoli, occulte, che violano la privacy, perpetrate dalla televisione con tutti i suoi canali (solo in Italia ce ne sono a centinaia, locali, regionali e nazionali), dalle radio e, appunto, dai social che Big Tech (Microsoft, Apple, Google, Amazon eccetera) ci propone in continuazione di seguire e utilizzare. Tweet (anche se ora ha cambiato nome) è una parola inglese che letteralmente significa “cinguettio degli uccelli”, ma, in questo caso, del cinguettio non aveva niente.
Se ci facciamo caso, persino nelle aule del nostro Parlamento quando c’è una discussione in corso la maggior parte dei parlamentari, deputati, ministri e senatori, sta con uno smartphone in mano e quindi sta pensando ad altro e non di poter essere illegalmente intercettata con conseguenze molto gravi. Questo capita non solo ai parlamentari ma anche ai comuni mortali in possesso di un semplice cellulare. Il problema viene spesso minimizzato e si fa poco o niente per eliminarlo.
Esiste un sistema, in uso soprattutto negli Stati Uniti d’America, che si chiama Active listening che permette di ascoltare le conversazioni e quindi anche i desideri di chi è allo smartphone per poi sfruttarli e venderli ad agenzie pubblicitarie. Esistono delle APP che servono fondamentalmente per captare occultamente le nostre conversazioni e che fondamentalmente ci spiano. Questo purtroppo capita anche quando navighiamo su internet. Altro che essere connessi ci fa sentire bene! Siamo circondati da malintenzionati. I campi d’azione in cui operano i social sono infiniti e non ci sarà mai un’autorità politica capace di limitarli.
Da questo vortice, a salvarci, se così possiamo dire, sono le emozioni che sono sempre spontanee e istantanee, soprattutto quelle positive, anche se possono essere molto brevi, come, appunto, la felicità. La felicità non la possiamo programmare, è sempre inaspettata e spesso è quella che fa sorgere in noi un’idea positiva del mondo e della nostra vita anche se non esiste una ricerca specifica della felicità. La felicità non si trova da nessuna parte e non si ottiene attraverso il divertimento, come molti vorrebbero farci credere, e quel che è più grave è che questa ricerca la proponiamo anche ai nostri bambini che finiscono con il credere che con il divertimento si possa diventare felici.
È una pura illusione. Il divertimento a ogni costo spesso ci mette in una condizione di frustrazione e malcontento in quanto non è assolutamente spontaneo. Nei giovani spesso il divertimento viene ricercato nello sballo, nell’alcool e, a volte, peggio ancora, nella droga. Non è un caso che in una piccola provincia del Centro Italia, Macerata, solamente questa estate, siano state ritirate dalle forze dell’ordine 92 patenti e 20 carte di circolazione per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe pesanti, principalmente cocaina. Figuriamoci quello che accade ogni giorno in numerose altre province italiane, molte delle quali decisamente più grandi.
Oggi, gli spacciatori trovati in possesso di chili di cocaina finiscono ai domiciliari, mentre un tempo bastavano solo pochi grammi per finire dietro le sbarre. Tra l’altro, di recente, un individuo (e non sarà il solo) con il braccialetto elettronico e ai domiciliari è stato trovato nel suo appartamento con etti di cocaina pronti per lo spaccio. Tutto questo dovrebbe farci riflettere.
Tornando alla felicità, anche gli animali possono essere felici e non hanno bisogno di andare alla ricerca del divertimento per raggiungerla; d’altra parte, come potrebbero farlo? Gli animali, però, possono essere malcontenti come noi. Lo diventano quando non vedono realizzarsi i loro desideri che sono molto più modesti dei nostri e mai influenzati, ovviamente, dai media o dalla pubblicità.
Un animale che non ha la possibilità di giocare spontaneamente con i suoi coetanei può sentirsi scontento, così come i bambini. Il gioco può renderci felici, ma deve essere sempre spontaneo. Il gioco è sempre fine a sé stesso, non ha una finalità o uno scopo preciso e viene stimolato solo dalla curiosità e da impulsi positivi che aumentano il nostro livello motivazionale. Senza curiosità, interessi, consapevolezza del proprio sé e di quello degli altri, senza riflettere sulle cose, senza la percezione della realtà, senza il desiderio di fare cose nuove e senza la voglia di acquisire conoscenze (culturali, letterarie, sportive, di studio eccetera), aumentano la pigrizia, l’indifferenza, l’incuria e la depressione che ci spingono spesso a prendere strade sbagliate e senza via di uscita.
Con la pigrizia non si risolve niente, non si creano aspettative e si finisce per condividere sempre di più idee sbagliate, sciocche, inconsistenti, pettegolezzi come quelli che ci propinano i media e i social, per farci precipitare in una sorta di nevrosi collettiva. Da qui nasce certamente il malcontento giovanile, e non soltanto quello giovanile.
La felicità invece non è positiva solo da un punto di vista emozionale, si tratta infatti di un fenomeno adattativo di primaria importanza. Ha un ruolo fondamentale nell’adattamento della specie all’ambiente, soprattutto quello sociale. Regola la nostra attenzione, ci prepara ad affrontare l’evento che l’ha scatenata e a lavorarci sopra cognitivamente, nonostante la felicità sia rapida e inconscia.
La felicità, infatti, è universale ed è regolata da programmi neuronali innati che fanno aumentare moderatamente la temperatura cutanea e i battiti cardiaci dell’individuo che la prova; infatti queste due ultime condizioni fisiologiche sono, guarda caso, sempre inferiori a quelle della collera e della paura che possono farci perdere il controllo. Si tratta di una forma di equilibrio fisiologico fondamentale per la nostra esistenza, una conquista evoluzionistica primaria per l’uomo e non solo per l’uomo. Senza la felicità non saremmo più in equilibrio con il mondo, con gli altri e con noi stessi.
Da qui deriva la sua importanza, incluso il suo aiuto per superare il malcontento. Da questo punto di vista dovremmo imparare dagli animali. Infatti la felicità negli animali (nella loro semplicità) diventa un mezzo comunicativo fondamentale per modulare la loro mente e mettersi meglio in relazione con gli altri senza contese e fraintendimenti. Lo dovremmo fare anche noi esseri umani.















