Ogni prima domenica del mese e il sabato precedente (come recita il regolamento), la città di Arezzo si anima di bancarelle e di appassionati che accorrono da tutta Italia per la famosa Fiera Antiquaria. La sua storia inizia nella seconda metà del secolo scorso e il suo padre indiscusso è Ivan Bruschi.
È il 2 giugno del 1968, in occasione della Festa della Repubblica, quando nasce ufficialmente la Fiera Antiquaria. Allora era la prima volta che nel nostro Paese veniva organizzata una manifestazione del genere, l'evento, però, ebbe un notevole riscontro tanto da decidere di ripeterlo ogni mese. Ancora oggi la Fiera, dopo quasi sessant'anni, continua a destare grande interesse in quanto una delle più grandi e importanti fiere del settore in Italia, sicuramente una delle pochissime ad avere una cadenza così fitta.
Come facilmente intuibile, la storia della Fiera Antiquaria è legata a doppio filo con la vita di Ivan Bruschi. Ma chi era quest'uomo che ha avuto un'intuizione così geniale? Visitando l'antico Palazzo del Capitano del Popolo, appartenuto fin dagli inizi del Novecento alla famiglia Bruschi, si ha modo di conoscere meglio la storia di questo personaggio. Ivan, l'ultimo di sei figli, nasce il 22 settembre del 1920 a Castiglion Fibocchi.
Durante i suoi studi universitari, frequenta alcuni dei più autorevoli critici d'arte del tempo ma si avvicina al mondo dell'antiquariato grazie al fratello che possedeva una galleria d'arte a Firenze e che, insieme al padre, commerciava in mobili antichi. Dopo la morte della madre, nel 1956, decide di tornare ad Arezzo, al cosiddetto Palazzetto (il sopracitato Palazzo del Capitano del Popolo) di famiglia, a pochi passi da Piazza Grande. Restaura l'edificio, pesantemente colpito dalla Guerra, che in breve tempo diventa un salotto culturale della città, un luogo esclusivo in cui parlare anche di antiquariato. Settore, quest'ultimo, che lo appassiona a tal punto da aprire, nel 1958, una propria bottega antiquaria in Piazza San Francesco. Affianca l'attività lavorativa a numerosi viaggi, e, aggirandosi fra il mercato di Portobello a Londra e il mercato delle Pulci di Parigi, ha l'illuminazione: rilanciare il centro di Arezzo, o meglio la parte alta della città, con una fiera.
La Guerra con i suoi bombardamenti aveva causato ingenti danni ad alcuni palazzi della parte alta della città e, a seguito di ciò, molti cittadini e molte attività si erano trasferiti fuori le mura, abbandonando il nucleo storico compreso fra il Duomo e Piazza Grande, che era, per questo, caduto in decadenza. L'ultimo atto fu il trasferimento dello storico mercato delle Erbe che tradizionalmente si svolgeva il sabato. Bruschi sente di dover fare qualcosa. Animato dall'amore per la sua città e per l'antiquariato, e aiutato dal suo prestigio e dalla sua credibilità, in poco tempo, anche se con non poche difficoltà, realizza il sogno balenatogli in testa mentre passeggiava fra i banchi di Portobello e le vie parigine.
L'idea ha successo e Bruschi alimenta il suo sogno continuando a investire nell'ampliare la Fiera ma anche nel proporre eventi, cercando di coinvolgere sempre più ampie fette di pubblico italiano ma anche aprendosi al mercato internazionale. L'antiquariato divenne così, in breve tempo, una voce importante dell'economia di Arezzo. Quella prima intuizione fu il motore non solo per ravvivare l'intera area del centro per un weekend al mese, ma anche per rioccupare molti fondi del centro storico con botteghe piene di piccoli capolavori realizzati da abili artigiani.
L'aspetto affascinante è che quel sogno è ancora lì, vivo e reale più che mai! L'amministrazione comunale e la Fondazione Ivan Bruschi continuano il lavoro del fondatore della Fiera Antiquaria con grande dedizione.
La location è rimasta la stessa e il pubblico accorre sempre numeroso. Ogni primo weekend del mese una massa di antiquari, appassionati, curiosi e turisti italiani e stranieri si muove fra la magnifica cornice di Piazza Grande, le Logge Vasari, l'area antistante al Duomo, Piazza San Francesco e le vie che connettono questi luoghi pronti a farsi attrarre da qualche promettente bancarella. Pur mantenendo i suoi punti saldi, la Fiera ha saputo però anche rinnovarsi ed ampliare la propria offerta.
Oggi fra i suoi banchi è possibile trovare non solo pezzi di antiquariato ma anche di modernariato, oggetti, mobili e capi d'abbigliamento sartoriali vintage e artigianato di qualità, come recita l'articolo 2 del rigoroso regolamento della manifestazione a cui i quasi 500 espositori provenienti da tutta Italia devono sottostare.
Venire a perdersi fra le bancarelle è un'esperienza divertente che consiglio. Anche se non cercate niente fra mobili antichi, modernariato, dipinti, opere d'arte, oggetti dei più diversi materiali, porcellane, vetri, specchi, gioielli, bijoux, orologi, vestiti, stoffe, libri, stampe antiche, giornali, strumenti musicali, vinili, giocattoli, ninnoli e curiosità che non pensavate neanche esistessero, insomma qualcosa sicuramente attirerà la vostra attenzione. Poi ricordatevi che la Fiera non è fatta solo di oggetti ma anche di persone: osservare venditori e visitatori vale sempre la pena.
Ascoltare le storie degli oggetti, sapere le curiosità dietro un servizio di tazze da tè inglese o strappare i segreti per restaurare un bel comò è sempre affascinante. Ma anche i visitatori sono interessanti: c'è chi è convinto che bisogna presentarsi il sabato all'apertura, poca gente e tutto ancora disponibile, al contrario, c'è chi è convinto che la domenica nel tardo pomeriggio si possano strappare i prezzi migliori.
Chi pensa che tutto ciò che non sia mobili non dovrebbe essere esposto e chi, al contrario, impazzisce per tazze, tazzine, posateria e coppe di champagne. Chi è capace di contrattare per mezz'ora e chi invece desiste dopo il primo rilancio. Lo studente di lettere che ricerca la prima edizione di un libro e la signora che passa in rassegna tutta l'argenteria per trovare la forchetta che sostituisca quella del servizio che ha a casa. Gli appassionati di tele dipinte e mia madre che cerca solo le cornici vuote.
Chi va per comprare a tutti i costi “tanto trovo cosa farne” e chi, al contrario, va sapendo di non comprare nulla. Il signore che si ferma a leggere il giornale per sapere cosa è successo cent'anni fa e chi cerca stampe pubblicitarie per la nuova casa da arredare. Chi è un vero intenditore-collezionista e sa benissimo il valore di ciò che sta comprando e chi, invece, finirà per pagare troppo quella borsetta in pelle.
L'impulsivo che la prima cosa che vede compra e il meditativo che valuta tutte le possibilità. Il turista straniero, la famiglia con i bambini, i girovaghi della domenica, gli habitué o quelli che “la fiera di Arezzo bisogna prima o poi vederla”. Non vi resta, quindi, che indossare il vostro personaggio e addentrarvi per le vie della città alla ricerca della vostra trouvaille.














