La professoressa D’Alessandro è a tutt’oggi uno dei 7 Maestri della Piattaforma Filosofica del Metaformismo Action©. Attiva in Pittura e Grafica da circa cinquant'anni, vanta un percorso artistico iniziato subito con studi artistici, coronati con l’Accademia delle Belle Arti di Palermo, dove consegue il diploma a pieni voti, subentreranno successivamente i corsi di Tecniche Incisorie Sperimentali alla Scuola Internazionale di Grafica; dal 1974 insegna Discipline Pittoriche al Liceo Artistico di Palermo, con una lunga carriera di docente.

Interessata a mostrare al pubblico il frutto delle abilità espressive, maturate ed acquisite nei vari Istituti, ha iniziato a muoversi nel mondo delle gallerie d’arte e delle esposizioni istituzionali, con una carriera espositiva continuativa e ininterrotta; suscitano sempre molto interesse i suoi quadri Pitto-Materici, attirando interesse, numerosi premi e riconoscimenti molto importanti, oltre a collaborazioni con numerose gallerie d’arte sia nazionali che internazionali.

Tra quelle rinomate a livello nazionale una si trovava proprio a Palermo: era la Galleria La Sfera che si compiacque molto dei suoi lavori, invitandola quindi a realizzare nei propri spazi una bella mostra personale. Era il 1971 e non aveva ancora iniziato la sua carriera scolastica. Tuttavia, fu un successo pieno, come dimostrano le immagini prodotte nella sua specifica sezione all’interno della Monografia: Metaformismo. L’onticità della forma nell’arte non-figurativa i cui autori sono Giulia Sillato e Stefano Zecchi. La mostra fu visitata da una quantità esponenziale di visitatori tra i quali il nostro Presidente Sergio Mattarella, ancora in giovane età.

Importante si sarebbe rivelato in seguito l’intesa e lo scambio culturale e artistico con Palma Bucarelli, famosa museologa italiana, nonché Sovrintendente alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, nota all’epoca per il suo vivo interesse verso l'Arte Contemporanea e molto vicina anche al maestro Massimo Fumanti, anche lui parte del Metaformismo Action©. A questo periodo, e al legame con la Bucarelli, risalgono le prime quotazioni della pittrice che furono formulate rispettando i canoni standard dell’epoca.

È l’esperienza vissuta a Venezia presso gli Istituti di Grafica che però le fa acquisire la consapevolezza di poter padroneggiare segno e colore al di là di ogni limite pittorico. Nelle sue opere inizierà ad apparire un’integrazione tra pittura e grafica mai vista, che costituirà da quel momento in poi la sua caratteristica portante, in altre parole, ciò che la renderà unica. Il confine dunque tra livello pittorico e livello grafico inizia a dimostrarsi veramente insuperabile.

In questo contesto nasce la passione per il Libro d’Artista che la porta a sperimentare nuove realizzazioni, fino a trovare la soluzione più congeniale al proprio sentire nel libro cosiddetto “leporello”. Il libro leporello consiste in una lunga striscia di cartoncino ripiegata su se stessa, sulla quale si può scrivere, disegnare, purché - per qualsiasi componimento sia creato - si rispetti in modo preciso la sequenza delle singole facciate determinate dalla loro piegatura.

Il libro d’artista di Rosetta D’Alessandro si diffonderà principalmente nell’editoria per bambini nel cui ambito la pittrice ha prodotto numerosi esemplari - sempre apprezzatissimi - ognuno dei quali è assolutamente esclusivo per le tecniche utilizzate: varie e differenziate da esemplare ad esemplare oppure mescolate nel medesimo esemplare. Sono presenti matite, inchiostri, acquerelli, tempere insieme con incisioni e molte altre possibili combinazioni.

Uno tra gli aspetti più interessanti di questi processi di lavorazione - come ha osservato il Critico d’Arte Giulia Sillato - è il trattamento delle superfici, a partire dalla manipolazione del cartoncino. Il formato “leporello” ha permesso a Rosetta di intervenire sulla superficie del cartoncino con lavorazioni manuali dirette, come quelle speciali punzonature che ricorrono nei suoi manufatti. Queste fanno assomigliare il cartoncino a una superficie ricamata, dandogli quel tocco di protagonismo artistico. In certo qual modo ci ricordano anche la Pittura Oggettuale, teorizzata da Gillo Dorfles negli anni settanta del Novecento.

Passando dalla Grafica alla Pittura, dobbiamo prepararci ad osservare un suo quadro: si ha la netta sensazione di esservi dentro totalmente e in modo reale tanto è penetrante il coinvolgimento della matericità e dell’abilità tecnica nel trattare anche la superficie della tela e persino della tavola in modo autenticamente originale e unico. Il maestro palermitano elabora tecniche fantasiose e seducenti, capaci di dare vita ad una mescolanza materica in cui sia l’acrilico che la tempera, guadagnano una incredibile vitalità grazie alla convivenza con altre espressività che consentono al materiale di supporto di animarsi sotto l’effetto tridimensionale della punzonatura.

La pittura tattile di Rosetta D’Alessandro è un complesso gioco di segni e infrastrutture cromo-materiche, la cui vicendevole interazione può generare un’apparente confusione all’occhio, viziato dalla condizione ordinaria della necessità di immediato riconoscimento del soggetto. In realtà il significato dell’opera emerge dalla storia che viene restituita a mezzo della stratificazione di sedimenti terrestri, come si intravedono attraverso un immaginario squarcio del nostro globo dove il nostro occhio è invitato ad entrare. La sfericità viene espressa con un linguaggio architettonico che ordina e dispone agglomerati di colore e materia in andamenti curveggianti.

Con l’indiscusso fascino delle sue opere l’artista è stata spesso presente sul percorso espositivo L’Arte Contemporanea Nelle Antiche Dimore, dal 1997 al 2019, continuando a seguire la strada delle Exhibition istituzionali anche dopo il 2020 quando nasce la Piattaforma Filosofica del Metaformismo Action©.

Come afferma Giulia Sillato, teorico del Metaformismo:

solo togliendo la muraglia invisibile che divide il mondo reale da quello ideale otterremo la chiave di lettura con cui poter interpretare gli archetipi ancestrali custoditi dal maestro nel suo subconscio, ma poi riemersi come gesto espressivo grazie a un’abile mano che lavora in modo inedito tele e carte, queste ultime, le predilette, con la tecnica dell’acquerello alla mano su superfici di tela e carte d’acquerello, su rilievi, contralti materici, punzonature. Il tema portante è la memoria millenaria, molto lontana dal vissuto reale e quotidiano ma riaffiorabile dalle più recesse sedimentazioni e chiaramente intuibile attraverso sensibili trasparenze cromatiche e sapienti interventi materici.

Da Paesaggio dimenticato, titolo più volte ripetuto in molte sue opere, a Bianchi ricordi, pregevolissimo esempio pittorico in cui si giocano anche gli effetti dell’oro, gli strumenti sembrano scavare dentro l’anima e riempirne i solchi di luce… quasi si volesse illuminare il buio profondo dell’inconscio che solo in questo modo riesce a dare forza alla sua voce.