Ho incontrato nei giorni scorsi a Pavia il prof. Cesare Varalda (storico del diritto canonico, soprattutto matrimoniale, nonché patrono presso il Tribunale ecclesiastico regionale lombardo), nella bella sede del Collegio “Senatore” di cui è Rettore, proprio a due passi dalla Cattedrale. Come curiosità storica, ricordo che l’antico originario monastero femminile fu fondato nell’ottavo secolo dal nobile Senatore, di probabile origine latina e dalla moglie Teodolinda.

Approfittando del suo largo sorriso, della sua facilità di rapporto, della sua disponibilità verso gli altri, nonché del suo interesse verso ogni interlocutore, ho rivolto a lui alcune domande su questa bella realtà collegiale, che è un salutare “ponte” tra vita accademica e città, tra formazione e socialità, tra ospitalità e cultura, tra valori cristiani e studio.

Partendo dal bellissimo ed originale progetto “L’Università nei Collegi”, che vede una importante offerta didattica “integrativa” che si svolge presso i vari Collegi (con lezioni, laboratori, seminari e tutorati), come si inserisce il Collegio Senatore in questo quadro di percorso formativo di qualità? Cosa offre agli studenti universitari?

Innanzitutto mi preme notare sul punto che l'Università degli studi di Pavia, forse come nessun’altra università italiana, promuove le strutture collegiali ritenendole co- essenziali alla sua missione educativa. Il Collegio Senatore, che da pochi mesi dirigo, desidera collocarsi pienamente e da protagonista all'interno di questa prospettiva che l'Università fa propria e già da quest'anno sta organizzando seminari, lezioni e convegni con il solo scopo di offrire un'apertura alle dimensioni culturali proprie dell'Accademia a favore delle nostre studentesse.

Un po’ di storia. Quando e perché nasce l’idea di questo Collegio?

Il Collegio Senatore ha una storia antica: era dapprima un monastero di clausura, poi è stato un educandato per le giovani delle magistrali, dopodiché si è trasformato in un collegio universitario. Per più di cento anni le suore canossiane hanno gestito questa struttura ponendola al servizio della società nello stile di accoglienza loro proprio. Con alcuni altri amici abbiamo deciso di intraprendere l'avventura di accogliere la sfida di portare avanti questo collegio conservando la fisionomia originaria che le suore avevano attribuito e quindi, in un certo senso, conservando quel carisma proprio del collegio Senatore.

Nel contempo, intendiamo favorire anche un cambiamento di passo ispirato all'idea di un luogo che sia anche casa bella e accogliente per le nostre studentesse così che possano trovare a Pavia un luogo in cui per loro è più facile ritrovare se stesse e trovare rapporti sinceri che le possono aiutare a vivere lo studio e la vita nella nostra città.

Quali sono i “numeri” del Collegio? Quali servizi offre? Come si entra per far parte della sua comunità?

Il collegio non ha alti numeri: vivono al suo interno infatti meno di 70 studentesse. Ognuna dispone di una camera singola con bagno e oltre ai tipici servizi di qualsiasi struttura di accoglienza noi insistiamo molto sulla dimensione relazionale che è assicurata dalla mensa comune e da alcuni ambienti nei quali le studentesse possono condividere uno spazio di giornata e possono condividere aspetti della loro vita.

Ci sono iniziative volte a migliorare il senso di “appartenenza” al Collegio? E per consolidare qualche bella tradizione collegiale?

Io per primo sono rimasto stupito di quante tradizioni consolidate ci siano nell'ambito di un collegio universitario, un patrimonio ricchissimo di canti, di momenti importanti, di giochi, di attività che tutte tendono a consolidare la comunità collegiale e a renderla davvero attrattiva. Da questo punto di vista mi pare che non sia necessario moltiplicare eventi o incontri e appuntamenti, quanto conservare un patrimonio davvero singolare e importante e assecondare il desiderio e la volontà di creatività che le ragazze stesse hanno.

Cosa vuol dire oggi essere Rettore di un Collegio?

Nella stessa linea di quello che dicevo poc'anzi essere rettore di un collegio significa proprio “reggere” il collegio che vuol dire porsi al servizio di una comunità in cui ci sono le studentesse, ci sono le persone che lavorano e ci sono tutte le persone che girano attorno al collegio a vario titolo.

Così per me è una straordinaria occasione di intessere molteplici rapporti, di continuare ad imparare e di imparare ad ascoltare sempre di più la necessità ai bisogni che vengono manifestati dalle ragazze e da quanti sono protagonisti della vita del collegio.

Ha qualche progetto per il futuro? Un sogno nel cassetto?

Sogni nel cassetto ne ho davvero molti sul collegio; in particolare, più che sogni, direi che ho il forte desiderio che il collegio diventi, nel solco di quello che è sempre stato, sempre più un fattore fondamentale della crescita delle ragazze che vivono al suo interno e sia appunto quel luogo accogliente e bello che possa introdurre a vivere con libertà e autenticità la vita adulta.

Più in particolare quello che desidero è che al Senatore sempre più si consolidi la possibilità, per le collegiali, di incontrare persone e realtà sul loro cammino che possano aiutarle a crescere culturalmente e in vista della futura professione.

Come riesce a conciliare i suoi impegni professionali e di studio con questo prestigioso incarico?

Non sempre la moltiplicazione degli impegni coincide con una difficoltà, talvolta più sono gli impegni più una vita diventa essenziale: per me quest'anno è stata la dimostrazione di questo. Certo, gli impegni sono moltiplicati e io conservo l'attività professionale che svolgevo già negli anni scorsi e l'attività accademica di ricerca di insegnamento a cui ho aggiunto la responsabilità del collegio. Tale nuova responsabilità ben si innesta nella struttura già definita dalla mia vita professionale, sono dunque molto contento di questa attività e non posso che essere grato di questa opportunità che mi è stata offerta.

Si è conclusa così, nel tardo pomeriggio – dopo aver anche visitato alcuni spazi davvero belli e significativi, come la pregevole Cappella del Collegio – la nostra intervista. Ed è stato un piacere incontrare un Rettore così motivato, umile e attento al significato del suo ruolo. Davvero un segno di speranza per i giovani e per il glorioso sistema universitario e collegiale pavese.