L'inaugurazione del Grand Egyptian Museum (GEM) il 1° novembre 2025, evento museale di grande portata storica, ha rappresentato un vero e proprio atto di riaffermazione della centralità dell'Egitto nel panorama culturale e storico mondiale. Questo landmark architettonico e culturale, situato maestosamente ai piedi delle Piramidi di Giza, è destinato a diventare la nuova casa dell'intera e inestimabile collezione di Tutankhamon e un simbolo della Egypt Vision 2030.
Per comprendere appieno la portata di questo progetto faraonico, che unisce tecnologia d'avanguardia e memoria millenaria, ci rivolgiamo a una delle voci italiane più autorevoli sulla cooperazione italo-egiziana: Chiara Cavalieri.
In qualità di esperta di geopolitica e Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus, la Cavalieri non solo ha seguito l'evento con grande attenzione editoriale, ma ne ha documentato i preparativi e le celebrazioni in tempo reale. Attraverso il profilo ufficiale dell’Associazione Eridanus, ha offerto al pubblico italiano un accesso privilegiato, spesso con contributi video inediti, al dietro le quinte di questa imponente opera. Abbiamo incontrato Chiara Cavalieri per discutere del GEM, del suo significato come ponte culturale e di come la rinascita di questa eredità immortale stia influenzando la diplomazia e il turismo tra i due Paesi.
Oltre ad essere un contenitore di tesori, il GEM è stato definito "la quarta piramide" e un simbolo dell'"Egypt Vision 2030". Dal tuo punto di vista, come Presidente dell'Associazione Eridanus, quale significato storico e simbolico riveste questa inaugurazione per l'Egitto e per la sua identità globale?
Il Grande Museo Egizio trascende la semplice funzione espositiva; è la materializzazione di una vera e propria dichiarazione di intenti da parte dell’Egitto sulla scena mondiale. Lo definirei un atto di sovranità culturale. Per decenni, il Cairo Museum di Piazza Tahrir, sebbene storicamente fondamentale, non era più adeguato a contenere e valorizzare il patrimonio egizio, in particolare dopo l'accumulo di reperti come il tesoro di Tutankhamon.
Il GEM, strategicamente posizionato sull'altopiano di Giza, dialoga direttamente con le Piramidi, stabilendo una continuità visuale e storica: oltre che uno straordinario omaggio al passato, simboleggia un ponte architettonico e tecnologico verso il futuro. È il simbolo dell'orgoglio egiziano e della volontà politica di presentarsi come un faro di conoscenza e creatività, in linea con gli obiettivi della "Egypt Vision 2030" del Presidente Al-Sisi. È il modo in cui l'Egitto rivendica il suo ruolo di "faro di civiltà", non più solo un destinatario di turismo, ma un fornitore di cultura e storia a livello globale.
Inoltre, il GEM funge da catalizzatore per la diplomazia culturale. La sua apertura, seguita da eventi di gala internazionali, è un messaggio di stabilità e speranza in una regione spesso segnata dalle crisi, un invito a riscoprire l'unità attraverso le radici storiche condivise.
Il cuore pulsante del GEM è la collezione completa di Tutankhamon, esposta per la prima volta integralmente. Dal punto di vista della narrazione museale e dell'esperienza del visitatore, in che modo questa nuova esposizione riesce a restituire il senso della monumentalità e della raffinatezza dell'Antico Egitto, superando i limiti del vecchio museo?
Nel vecchio museo, i reperti di Tutankhamon erano spesso ammassati, o esposti senza il contesto narrativo e spaziale che meritavano, data l'enorme quantità – oltre 5.500 manufatti. Il GEM, grazie ai suoi 500.000 metri quadrati di superficie espositiva e ai 7.000 metri quadrati dedicati solo al Golden Pharaoh, ha risolto questo problema con una vera e propria rivoluzione espositiva.
L'architettura interna, curata da team internazionali, è progettata per creare un'esperienza immersiva e progressiva. L'allestimento sfrutta al massimo le tecnologie di illuminazione avanzate e gli strumenti interattivi per far "parlare" gli oggetti. Il visitatore non si limita a osservare l'oro o i gioielli, ma comprende la loro funzione nella vita quotidiana, nella spiritualità e nel viaggio nell'aldilà del giovane faraone.
L'impatto emotivo è garantito già nell'atrio, con la colossale statua di Ramesse II spostata dalla piazza del Cairo e posta come custode all'ingresso, e culmina lungo la Grande Scalinata d'Onore, fiancheggiata da statue di dimensioni regali. Questo percorso ascensionale prepara il visitatore psicologicamente e visivamente alla monumentalità, trasformando la visita in un pellegrinaggio laico attraverso la storia.
L’Associazione Eridanus è attiva nel favorire gli scambi culturali tra Italia ed Egitto. L'Italia, in particolare, è storicamente vicina alla civiltà egizia. In che modo un'istituzione come il GEM può influenzare e rafforzare ulteriormente la diplomazia culturale bilaterale e la cooperazione in termini di ricerca e conservazione?
La relazione tra Italia ed Egitto in campo archeologico e culturale è profonda e quasi simbiotica, con decine di missioni archeologiche italiane attive in Egitto da decenni. Il GEM, pur essendo un progetto nazionale egiziano (con forte supporto giapponese), rappresenta un'enorme opportunità per l'Italia.
Innanzitutto, l'apertura crea nuove piattaforme di cooperazione tecnica e scientifica. L’Italia può e deve contribuire con la sua eccellenza nel restauro, nella museologia e nella conservazione preventiva.
L’Associazione Eridanus si impegna proprio a fungere da trait d'union, promuovendo borse di studio, workshop congiunti e scambi accademici, come già fatto con eventi di grande rilievo come la mostra “Tutankhamon, 100 anni di misteri”.
A livello diplomatico, l'investimento egiziano nella cultura favorisce un clima di fiducia e partnership. L'Italia, essendo la porta d'Europa sul Mediterraneo, può sostenere la narrazione egiziana del GEM come polo di attrazione globale, rafforzando i legami turistici e facilitando il dialogo interculturale, che è l'essenza stessa della diplomazia culturale: lavorare sull'identità e sul patrimonio come fattori di unità, non di divisione.
Tu come Presidente hai documentato l'attesa e l'inaugurazione anche attraverso i canali social dell'Associazione Eridanus. Qual è stata la risposta del pubblico italiano a questa "diplomazia digitale" e quale momento ritieni sia stato il più emozionante o significativo da condividere in quel periodo?
L'uso dei social media, in particolare il profilo Facebook dell'Associazione Eridanus, è fondamentale per la nostra missione. La risposta del pubblico italiano è stata straordinariamente calorosa, segno di un'antica fascinazione per l'Egitto che è tutt'altro che spenta. La "diplomazia digitale" ci ha permesso di accorciare le distanze, offrendo contenuti in tempo reale e analisi immediate che i media tradizionali non sempre riescono a fornire.
Il momento più significativo da condividere non è stata la cerimonia ufficiale, ma l'annuncio delle date definitive, dopo anni di rinvii. C'era un'attesa quasi febbrile. E, subito dopo, la pubblicazione delle prime immagini dell'atrio e della Grande Scalinata. Il pubblico ha reagito con un misto di meraviglia e gratitudine per aver finalmente visto l'opera completata.
Questo canale diretto ci permette di celebrare l'Egitto con la "benevolenza amorosa" che caratterizza il nostro approccio, invitando il pubblico a superare le narrazioni di crisi e a concentrarsi sulla potenza inarrestabile della sua eredità culturale. Abbiamo mostrato l'Egitto non solo attraverso i report istituzionali, ma attraverso gli occhi di chi lavora ogni giorno per rinsaldare l'amicizia italo-egiziana.
L'apertura di un museo di tale portata riaccende inevitabilmente il dibattito sul patrimonio archeologico egizio conservato all'estero, come la Stele di Rosetta o lo Zodiaco di Dendera. Ritieni che il GEM, con la sua maestosità e completezza, possa fungere da punto di svolta nel dibattito sulla restituzione di manufatti e quale impatto si aspetta a lungo termine sul turismo?
Assolutamente sì. Il GEM è la risposta più eloquente e potente alla questione dei reperti all'estero. L'Egitto sta dicendo al mondo: "Abbiamo costruito un'istituzione moderna e sicura, capace di ospitare e valorizzare l'intera nostra storia, senza nulla da invidiare ai musei occidentali".
Questo sposta il dibattito da una mera rivendicazione a una discussione etica e logistica. Se l'Egitto è in grado di esporre l'intero tesoro di Tutankhamon in modo superbo e accessibile a milioni di visitatori annuali, la resistenza a restituire pezzi iconici come la Stele di Rosetta (British Museum) o lo Zodiaco (Louvre) diventa meno difendibile, sebbene il problema sia estremamente complesso a livello legale e diplomatico. Il GEM è una mossa strategica che rafforza la posizione negoziale del Cairo.
A lungo termine, l'impatto sul turismo sarà enorme. Il GEM si configura come una destinazione stand-alone che, combinata con la vista delle Piramidi, renderà la tappa a Giza irrinunciabile. Si prevede un incremento non solo quantitativo, ma anche qualitativo del flusso turistico, attirando un pubblico più sensibile all'archeologia e alla storia profonda, e contribuendo in modo cruciale alla ripresa economica del Paese.
Il Grande Museo Egizio è visto come un capolavoro infrastrutturale e culturale della Presidenza di Abdel Fattah Al-Sisi. Ritieni che l'accelerazione dei lavori e l'inaugurazione siano stati possibili solo grazie alla sua diretta e personale volontà politica? E quale fatto o aneddoto, legato agli anni della sua presidenza, testimonia l'impegno personale di Al-Sisi nel portare a termine questa imponente opera, nonostante i numerosi ritardi storici?
Il ruolo del Presidente Al-Sisi è stato non solo cruciale, ma determinante per l'accelerazione finale e il completamento del GEM. Parliamo di un progetto che era in gestazione da decenni (l'idea risale agli anni '90) e che è stato afflitto da numerosi ritardi burocratici, finanziari e tecnici. L'Egitto, sotto la sua guida, ha riconosciuto il GEM come un'opera di sicurezza nazionale e di prestigio internazionale legata direttamente all’Egypt Vision 2030.
La volontà politica del Presidente ha agito come un vero e proprio motore catalizzatore. Ha garantito l'afflusso continuo di finanziamenti, anche in momenti di crisi economica, e ha imposto deadline strette e supervisione diretta da parte di alti funzionari e, in alcuni casi, delle forze armate ingegneristiche per superare gli impasse burocratici.
Un fatto che testimonia il suo impegno personale è legato al trasferimento della statua colossale di Ramesse II. Questo non è stato solo un atto logistico, ma un gesto simbolico e mediatico che Al-Sisi ha voluto supervisionare personalmente. Spostare la statua di oltre 80 tonnellate dalla sua posizione storica a Piazza Ramses fino all'atrio del GEM ha richiesto un'ingegneria di precisione e una forte autorizzazione politica. Il successo di quell'operazione, avvenuta sotto gli occhi del mondo, ha segnato idealmente l'inizio dell'ultima fase del progetto, sancendo che l'opera era ormai sotto la sua protezione diretta e che nulla l'avrebbe fermata. Per Al-Sisi, il GEM non è solo cultura: è credibilità istituzionale e orgoglio nazionale proiettato a livello globale.
Passando all'architettura, il GEM è un capolavoro di ingegneria contemporanea. Quali sono gli elementi architettonici più distintivi che fondono il linguaggio moderno con la maestosità faraonica? E quali materiali innovativi o soluzioni tecnologiche sono stati implementati per garantire la conservazione a lungo termine di reperti delicatissimi come il tesoro di Tutankhamon?
L'architettura del GEM, curata dallo studio irlandese Heneghan Peng, è un esempio sublime di come l'estetica moderna possa omaggiare la storia. Il design sfrutta un concetto di geometria frattale e triangolare, richiamando la forma delle Piramidi. La facciata principale, realizzata in alabastro e materiali trasparenti, si estende su una linea diagonale di oltre 600 metri, proiettando idealmente il museo verso le Piramidi di Giza. Questa linea non è casuale: è l'asse visivo che collega la monumentalità antica con il volume moderno.
Il design non è solo un omaggio alle Piramidi, ma un sistema complesso progettato per garantire la sopravvivenza del patrimonio. Sebbene il vasto atrio e la Scalinata d'Onore facciano un uso sapiente di vetro e acciaio per massimizzare la luce e creare un senso di grandiosità, le vere meraviglie ingegneristiche si trovano nelle sale espositive, trasformate in ambienti a conservazione controllata. Infatti la vera rivoluzione risiede nell'implementazione di materiali e tecnologie di conservazione che assicurano la sopravvivenza del patrimonio egizio.
Il primo e più cruciale fronte tecnologico riguarda la gestione della luce. I reperti del tesoro di Tutankhamon contengono materiali estremamente delicati, come tessuti, legno, cuoio, e pigmenti colorati, che sono irreversibilmente danneggiati dalle radiazioni luminose. Per ovviare a ciò sono stati utilizzati diversi accorgimenti.
Filtri ottici e spettro controllato: tutte le fonti luminose dirette e le finestre che si affacciano sulle gallerie cruciali sono dotate di sofisticati filtri UV e IR (ultravioletti e infrarossi). Questo significa che la luce che raggiunge l'oggetto è una porzione dello spettro luminoso attentamente calibrata.
Illuminazione a fibra ottica: le vetrine più sensibili utilizzano sistemi di illuminazione a fibra ottica. Questa tecnica permette di dirigere la luce sull'oggetto con una precisione chirurgica e di controllare i livelli di intensità (misurati in lux) in modo micrometrico, riducendo a zero il rischio di surriscaldamento o fotodegradazione.
Il cuore della sicurezza conservativa del GEM risiede nel suo sistema di climatizzazione, che va ben oltre un semplice impianto di aria condizionata. L'impianto HVAC (Heating, Ventilation, and Air Conditioning) è segmentato per creare zone climatiche specifiche.
Vetrine come scatole nere: i manufatti più vulnerabili, come le maschere d'oro o i mobili di legno del corredo di Tutankhamon, non si affidano solo alla climatizzazione della sala: sono ospitati in vetrine a controllo microclimatico. Queste agiscono come camere di isolamento ermetiche, dove sofisticati sensori mantengono costanti i parametri di temperatura e umidità relativa (RH), spesso con una tolleranza inferiore all'1%. Questa stabilità è fondamentale per prevenire fenomeni di degrado fisico, come la corrosione dell'oro o l'espansione/contrazione dei materiali organici dovuta alle variazioni igrometriche.
Monitoraggio intelligente: l'intero sistema è supportato da una rete di sensori e intelligenza artificiale che monitora i dati 24 ore su 24, segnalando immediatamente ogni anomalia per garantire la stabilità ambientale per i secoli a venire.
La tecnologia è utilizzata anche per arricchire la narrazione, non solo per conservare. Il GEM integra infatti:
Realtà Aumentata (AR) e modellazione 3D: attraverso schermi interattivi e applicazioni di Realtà Aumentata, il visitatore può "disassemblare" virtualmente reperti complessi o vederli nel loro contesto originale. Ad esempio, si può visualizzare come un carro da guerra di Tutankhamon veniva assemblato e utilizzato, o esplorare le mappe 3D delle tombe da cui provengono gli oggetti.
Ologrammi e video mapping: tecniche avanzate come gli ologrammi e il video mapping sono impiegate per portare in vita le iscrizioni geroglifiche o per mostrare ricostruzioni di rituali, trasformando l'osservazione passiva in un'esperienza educativa ed emotiva.
Infine, l'ingegneria del GEM ha tenuto conto dell'ambiente desertico. La facciata in alabastro e pietra calcarea, materiali tipici egiziani, non solo garantisce una coerenza estetica, ma funge da elemento di mitigazione termica. Sono state implementate soluzioni per l'efficienza energetica e il riciclo idrico, contribuendo a ridurre l'impatto ambientale di un edificio di tali dimensioni e complessità tecnologica.
Ci sono particolari accorgimenti rispetto all’efficienza energetica e mitigazione del calore?
Il consumo energetico principale di una struttura così vasta in un clima caldo deriva dai sistemi di raffreddamento e climatizzazione (il già citato HVAC). Il GEM ha adottato strategie passive e attive per mitigarne l'impatto:
L'architettura stessa funge da scudo termico. L'orientamento e l'inclinazione della facciata, in gran parte rivestita in alabastro e pietra calcarea (materiali locali ad alta inerzia termica), sono stati studiati per deviare i raggi solari diretti nelle ore più calde, riducendo in modo significativo il carico termico complessivo sull'edificio.
Le pareti esterne sono spesso concepite come facciate ventilate, con uno strato d'aria intermedio che impedisce la trasmissione diretta del calore dall'esterno all'interno.
L'uso estensivo di illuminazione naturale nelle aree non sensibili riduce la necessità di luce artificiale durante il giorno. Dove l'illuminazione artificiale è indispensabile, si è optato per l'uso esclusivo di lampade a LED e sistemi di controllo intelligente che regolano l'intensità in base alla presenza di visitatori e alla luce esterna. In una regione arida come Giza, la gestione sostenibile dell'acqua è critica, specialmente considerando i bisogni operativi di un complesso che include ristoranti, giardini e servizi igienici.
Il GEM è dotato di un sistema di riciclo delle acque reflue (acque grigie) provenienti da lavandini e docce. Queste acque vengono trattate in loco attraverso un impianto di depurazione avanzato e riutilizzate per scopi non potabili.
L'acqua riciclata viene impiegata, ad esempio, per l'irrigazione del paesaggio circostante e dei giardini che contribuiscono a mitigare il microclima. L'irrigazione è gestita attraverso sistemi a goccia ad alta efficienza che minimizzano la dispersione per evaporazione.
Anche i sistemi di raffreddamento (HVAC) utilizzano cicli chiusi e torri evaporative ottimizzate per ridurre al minimo lo spreco d'acqua necessario per il raffreddamento dei macchinari.
In sintesi, il GEM non solo eccelle nella conservazione dei reperti, ma ambisce a stabilire un nuovo standard per l'architettura museale nel clima desertico, dove la sofisticata integrazione tra materiali passivi e tecnologie attive si traduce in un notevole risparmio energetico e idrico, riflettendo un impegno verso la sostenibilità in linea con la visione moderna del Paese.
Come definiresti con una sola frase questa grande opera?
In conclusione, direi che il GEM oltre che un contenitore lussuoso, possa essere definito come una "cassaforte di storia dotata di intelligenza artificiale", un concentrato di ingegneria progettato per garantire la sopravvivenza e la comprensione dell'eredità faraonica per le generazioni future.
Presidente Cavalieri, dopo tutto ciò che ci hai raccontato, qual è per te, personalmente, la lezione più profonda che il Grand Egyptian Museum consegna al nostro tempo?
Ogni volta che osservo il GEM, non penso soltanto a un museo, ma a una promessa. Una promessa che l’Egitto fa a se stesso e al mondo: custodire la propria memoria per trasformarla in futuro. Camminando lungo quelle sale luminose, davanti a reperti che hanno attraversato millenni, si ha la sensazione che il tempo non sia una barriera, ma un ponte. Il GEM ci ricorda che siamo custodi, mai proprietari, di ciò che ereditiamo: conoscenza, bellezza, storia. E che la cultura, quando viene condivisa, non si indebolisce: si moltiplica. Forse questa è la lezione più grande che porto con me. In un’epoca segnata da fratture, il GEM insegna che la memoria non divide: compone, unisce, ricuce. E ci restituisce la certezza che l’identità non è chiusura, ma dialogo. Per me, il GEM è questo: un luogo dove il passato respira, e ci ricorda chi siamo davvero.















