Per la “Biennale di Mosaico Contemporaneo” ho realizzato, dal 2023 al 2025, tre Eventi al Parco della Pace. Le Azioni, svolte sul mosaico pavimentale l’Albero della Vita di Mimmo Paladino, hanno visto la partecipazione da alcune classi del Liceo Classico “Dante Alighieri” di Ravenna.

Ed eccomi ancora qui, seduta su una panchina mentre il mio sguardo abbraccia interamente l’Albero della Vita e rivedo le regioni che ho attraversato in questi tre lavori.

Innanzitutto è necessario dire che il rapporto con le giovani generazioni, nel tempo, si è leggermente complicato. Infatti quest’anno quando sono entrata in classe per presentare il lavoro, uno studente si è alzato e mi ha ringraziato per avere messo al mondo la loro insegnante di Storia dell’Arte. Quindi non io come insegnante - colei che sa - ma io come madre - “colei che si unisce con l’uomo da poco e mette al mondo la o il mortale” (questo, in sintesi, è il pensiero di Platone sulla riproduzione, nel Simposio).

Madre dell’insegnante e quindi loro nonna. Ecco, invece di sorridere, potevo iniziare con il demolire il grande filosofo. Mi trattengo, sono condiscendente, non so dire di no. Difronte all’altr* sono indifesa, così mi moltiplico; metto in campo filtri. I miei filtri sono amiche e amici che per me fanno miracoli.

Ma ora sono qui, sola, seduta sulla panchina di fronte al mio Albero della Vita che, disteso ai piedi di un grande platano, si dona. Perché l'essere distesi è qualcun* che si offre senza difese. C'è un'eleganza immensa nell'essere e nell'andare all'altezza della terra per ascoltarne il respiro. E come accade nella realtà, anche l’albero della vita contiene il bene e il male, la bellezza, l'inquietudine, la paura. Mi ricorda l'Angelus Novus di Paul Klee. Anche qui il passato, con le sue immagini primarie, è l'altra faccia del presente, è il presente che genera dal suo interno il proprio passato, come lo stiamo vivendo ora.

Gli alberi erano Dei scesi dal cielo per renderci felici e quindi anche loro hanno avuto una caduta, però hanno mantenuto qui, a terra, la loro verticalità, a parte le radici che vanno dove c’è linfa vitale.

Ecco, in tutti e tre gli eventi, ragazze e ragazzi tolgono con movimenti leggeri di mani e di piedi le foglie. Contemporaneamente ho fatto registrare il suono che producevano i loro movimenti. Mi piace moltissimo il fruscio delle foglie e in autunno amo i loro colori.

In tempi diversi poi ragazze e ragazzi dopo aver rivelato ciò che è sotto il tappeto di foglie con i loro corpi a terra, cercano il loro luogo di vita; rimettono al mondo figure e animali una volta ricchi di luce e di colore, ora ombre opache.

In questi lavori non faccio altro che ricostruire azioni che mi appartengono, che ho vissuto e rivissuto tante volte. Queste azioni appartengono alla mia vita; da quando ero bambina a Fano nella mia casa in cima all’abete, ai miei viaggi in bicicletta lungo l’argine del fiume, o nelle pinete delle marine ravennati.

Attraverso lo sguardo la mia mente ha fissato e fissa tappeti creati dalle foglie in autunno e in primavera, ha fissato il suono del fruscio delle foglie, ha assorbito il profumo della terra e lo ha ripetuto e ripetuto e ripetuto tante volte quante sono state le mie primavere e i miei autunni. Ho fatto rivivere a molti ragazz* la mia storia che parte dagli anni dell’innocenza e si è dilatata nelle visioni di un mondo che non riconosce più la Bellezza della Terra e con lei non dialoga più.

Ora sono arrivata. Ricordo velocemente l’ultimo evento dal titolo Il mito di Aracne.

L’interpretazione del mito ha la sua origine nella lunga notte del Covid ed è stata documentata con messaggi, video e foto da Marcello Landi a me. Foto, video e parole descrivono il lavoro ostinato di un ragno che sotto un lampione costruisce senza riposo la sua ragnatela. E così in questa biennale, nell’Albero della Vita viene tessuta, con l’aiuto dell’artista Luigi Berardi, una grande ragnatela che, come nelle figure di Marc Chagal, trova a mezz’aria la sua collocazione. Ma qui è solo una citazione perché infine la ragnatela ricade rovinosamente a terra.

Partecipano alle Azioni student* del Liceo Classico Dante Alighieri. Ragazze e ragazzi mettono in campo l’esperienza dei loro corpi nel mondo dell’arte. A loro, infatti, la realizzazione della grande ragnatela che tutto avvolge nella smisurata sete di un potere che tenta con determinata dannazione di toglierci il respiro. Nelle Azioni realizzate all’aperto solo corpi dialoganti con la ricchezza di un tempo e il nulla di oggi; solo eventi un tempo in armonia e ora in opposizione alla natura e all'ambiente.

Le e gli studenti per merito della mia amica e coreografa Monica Marcucci entrano in azione con la loro naturale gestualità. Le voci non recitano, leggono, ragazze e ragazzi non danzano, camminano, corrono, costruiscono e distruggono. I rumori della strada, soprattutto le auto veloci, per contrasto e per disturbo, sottolineano l'azione.

Luogo condiviso: “Albero della Vita” di Mimmo Paladino, Parco della Pace. Ravenna. “Il mito di Aracne”, Evento di Mariella Busi De Logu.

Collaborazioni: Luigi Berardi, Monica Marcucci, Sara Maioli, Riccardo Galeati, Patrizia Poggi, Rosanna Savorelli, Angelo Segurini, Edoardo Missiroli, Associazione Dis/Ordine, Presidente Marcello Landi, Liceo Classico “Dante Alighieri”, Ravenna, studenti della Classe 5FL (indirizzo linguistico) coordinatrice Paola Barbaro, docente Valentina De Logu.