Scrivere di chi? di cosa? A chi e perché? Riuscirei a spiegare con parole precise quello che le immagini o gli esperti riuscirebbero a farci comprendere? Le mie parole cosa avrebbero di speciale se non quello di riempire il vuoto della mia anima costretta dal corpo a restare fermo a guardare?
No, grazie. La sensazione che ci portiamo dietro, il riflesso della nostra inutilità e inadeguatezza verso un modo real futuristico che sembra trasmettere le immagini di un passato divergente, ma mai così vicino e concreto. Ma a noi basta! Il Tg ci basta! Ci bastano le immagini di una città distrutta e fatiscente abitata da gente che sembrano zombie sopravvissuti a una catastrofe planetaria. Ma questa sensazione non la sentite? Non sentite l’odore acre che brucia e riempie i polmoni? Non avvertite quel sapore tossico che esala acre fino alla gola e non va via nemmeno tossendo, ma resta in un angolo della tua lingua, un malessere che non hai scelto ma è lì con te. Avrebbe senso scrivere di un popolo che viene centellinato, che viene umiliato e dove le speranze di un futuro vengono spazzate via senza ripensamenti.
Si! Avrebbe senso scrivere di questo, se solo le mie parole potessero trasformarsi in una cupola che tiene lontano le bombe dai bambini. Avrebbe senso scrivere solo se le mie parole potrebbero trasformarsi in pallottole di un cecchino divino che trafigge i soldati nei loro tank che colpisce alla testa l’ufficiale prima che premi il grilletto. Avrebbe senso solo se le mie parole diventassero un linguaggio informatico di un hacker che devia i droni di qualche comandante cinico e spietato.
Questo sì che avrebbe senso! Scrivere per creare parole affilate, parole pronte a partire come missili per eliminare non solo il pensiero belligerante della gente, ma proprio la gente che ha un pensiero belligerante. Si, solo così forse potrei scrivere qualcosa che solo lontanamente difenderebbe Gaza e i palestinesi, così avremo guadagnato di essere in pace e scrivere di pace. Ma poi cosa avrebbe di speciale la parola pace? L'intervallo tra due stati di malessere, dove si spera che duri possibile sapendo che dovrà finire? È forse uno status da raggiungere? Qualcosa nascosta da trovare dentro l'anima umana? Se ancora ne è rimasta un po’.
Pace. Lasciateli in pace, in pace con noi stessi. Se fossimo in pace con noi stessi avremmo ancora il coraggio di prendere le parti di chi non è in pace? Forse no, forse il solo modo di essere in pace è stare da solo senza correre il rischio di inciampare nei conflitti umani. Ma allora cos’è la pace se non un'aura serena che scenda sulla gente, uno spirito santo che si nasconde negli occhi commossi e nei sorrisi di chi amiamo per godere della felicità degli altri e della stessa aria leggera e frizzante che puoi finalmente respirare. Pace. Ad oggi credo che sia ancora l’unica emozione che non ho capito a pieno, che non sono riuscito a intrappolare per vedere cosa si nasconde, vorrei viverla dall’interno, un po come si fa con le palle di natale dove tutto resta fermo, anche se le scuoti facendo cadere la neve.
Alla fine credo che sia proprio quello che facciamo. Vedere il mondo da una palla di vetro, e se nel caso qualcuno giocasse a rovesciarlo, senza troppi grattacapi, senza troppo impegno, saremo li a guardarlo guardiamo soccombere sotto una coltre di neve finta, tanto non puoi farci niente e solo il vecchio pazzo mondo che gioca a distruggersi per vedere chi resta in piedi nella sua circonferenza.
Questa è la stoicità di un Dio che c’insegna a porgere l’altra guancia e a non guardarci?
Sarebbe giusto essere pacifici con chi vede la pace nella mia eliminazione?
Come si fa a fare la pace dopo che ti hanno distrutto una casa, cancellato una famiglia, eliminato il luogo dove sei nato. Come si fa a restare in pace, a essere in pace con te stesso a condividere la pace con qualcuno che te l’ha sottratta? Sarebbe giusto essere pacifici con chi vede la pace nella mia eliminazione? Non sarebbe meglio minacciare di morte lo stesso che vuole la mia morte, così entrambi vivremo in pace? E allora di nuovo rifletto sul significato di pace. Un potenziale ricatto per assicurare la Pace? Cos'è una forma diversa di minaccia alla distruzione, per cui occorre mantenere pace.
Quindi, alla fine, cosa servirebbe aver fatto la pace? Un equilibrio del terrore in cui la Pace non è altro che una minaccia alla distruzione, per cui siamo costretti a mantenere la pace, non per amore, ma per paura. Forse è proprio questa violenta, cinica e auto-cannibalizzante comprensione che mi costringe al silenzio. Perché contro il ricatto, anche la parola più giusta diventa disprezzo. Qualcuno ha scritto che: arriva un momento in cui ci si sente responsabili di tutto, della cattiva politica, come della propria malattia… Qualcuno ha scritto anche che:
L’autocritica è come mangiare carne di cane: solo se la provi sai quanto sia buona.
(Tiziano Terzani)















