Con il credito offertogli dalla Bank of England, re Guglielmo III forma un esercito, lo mantiene, acquista armi (beni capitali) e in caso di vittoria, acquisisce le terre e le ricchezze dei vinti, oltre a farsi ripagare le spese di guerra. Questo genera nuovi consumi, costituiti dal vitto e alloggio per le truppe, i salari, le armi in dotazione dell’esercito, etc. Poiché ogni spesa è reddito per qualcun altro, tutto questo va a sostentare albergatori, ristoratori, produttori di armi, etc. È chiaro che la guerra, spesso, comporta un aumento del livello generale dei prezzi per una serie di motivi legati proprio a questo tipo di spesa pubblica, che prevede una riallocazione non ottimale delle risorse, a causa dello sbilanciamento dei fattori produttivi (la presenza degli uomini al fronte e lo storno dei fondi alla spesa militare riducono la produzione di beni e servizi ad uso civile). Mitchell-Innes, riguardo alla guerra che Guglielmo III ingaggiò contro la Francia, scrisse:

Non sono Re Giovanni o Re Filippo o Edoardo o Enrico gli svalutatori della moneta ma Re Guerra, il grande creatore di debiti, aiutato dai suoi luogotenenti epidemia, babesiosi e raccolti distrutti – tutto ciò che, infatti, impedisce ai debiti di essere puntualmente saldati. Non sono le leggi di riconiazione che hanno ripristinato il valore della moneta, ma la Pace, il grande creatore di crediti.1

La moneta mantiene il suo valore quando i debiti possono essere saldati. Il che presuppone la produzione di beni e servizi e, quindi, di reddito. Allo sforzo bellico non risponde necessariamente una produzione che sostenga l’economia, in quanto tutto ciò che viene prodotto è dirottato al fronte e lì viene distrutto (vite umane, armi, munizioni, etc.). In queste condizioni, non è possibile tassare oltre misura i cittadini, poiché si incapperebbe in una spirale recessiva auto-rinforzante (sempre che non ci sia prima una rivolta). È per questa ragione che i Governi si indebitano e, indebitandosi, generano credito e, dunque, moneta, sospendendo il gold standard.

Al di là dei forti condizionamenti politici del Parlamento, se il re avesse compreso maggiormente ciò che, invece, i banchieri ben sapevano, cioè, che la moneta è credito e che il credito può essere creato da un ente credibile, forse non avrebbe chiesto in prestito oro e argento, ma egli stesso avrebbe operato come una Banca centrale, emettendo titoli di debito a lui dovuti, cioè, avrebbe emesso lui stesso una moneta libera da debito e interessi. Affidandosi ai banchieri, invece, veniva emessa da questi una moneta a debito che paga interesse.

Il re avrebbe potuto cartolarizzare il suo debito, creando moneta e pagando con questa il suo esercito, gli albergatori, i ristoratori e via dicendo, richiedendola, poi, indietro sotto forma di imposta. Secondo i fautori dell’indipendenza della banca centrale, se il re avesse cartolarizzato il suo debito - ammesso che il Parlamento glielo avesse concesso - avrebbe potuto creare più moneta - e dunque credito – di quanta ne fosse stata domandata dalla collettività per acquistare tutti i beni e servizi prodotti, generando inflazione. Producendo, cioè, troppa moneta, che è capacità d’acquisto, avrebbe probabilmente stornato dal settore non governativo a quello governativo troppe risorse, generando inflazione. Questa, alterando la capacità d’acquisto della moneta, avrebbe poi riequilibrato la domanda di beni, a vantaggio dei ceti più abbienti, generando una maggiore concentrazione della ricchezza.

È per questa ragione che molti invocano ancor oggi una Banca centrale indipendente, al fine di scongiurare l’inflazione. Ma, in realtà, anche una Banca centrale non è esente dalla tentazione di creare moneta per percepire maggiori profitti, essendo essa stessa una società per azioni, i cui azionisti sono i grandi gruppi bancari, che creano depositi dal nulla. E fu proprio questo il principale intento della Banca d’Inghilterra, espresso chiaramente dal suo stesso ideatore, William Paterson: «godere degli interessi su tutto il denaro che avrebbe creato dal nulla» e senza alcuna copertura aurea. Come è stato possibile tutto questo? Diamo di nuovo la parola a Lietaer, che ci spiega come una banca centrale possa arricchirsi, percependo interessi dai propri depositi creati dal nulla (che sono moneta), processo che presuppone, però, l’arte della persuasione.

Il segreto per creare moneta consiste nell’esser capaci di persuadere le persone ad accettare un “pagherò” [IOU] emesso da qualcuno, come mezzo di scambio. Chiunque sia in grado di fare questo giochino può ricavare un’entrata dal processo. Questa entrata si chiama “signoraggio”, parola che deriva dal diritto del Signore del Maniero (Seignior in francese) di imporre ai suoi vassalli l’uso della sua valuta. Quando gli Stati-Nazione divennero le potenze che sono, scoccò un accordo tra i governi e il sistema bancario. Il sistema bancario ottenne il diritto di creare moneta come divisa legale in cambio dell’impegno di fornire fondi per ogni necessità del Governo.

Perché mai questo accordo tra Stati e Banche centrali?

Una banca centrale accetta qualsiasi obbligazione del Governo che il pubblico non compra, emettendo in contropartita un assegno dello stesso ammontare. Questo assegno paga le spese del Governo e a sua volta il ricevente lo deposita sul suo conto bancario. Ciò avviene quando le magiche “riserve frazionarie” entrano in gioco. Per ogni deposito che riceve, qualsiasi banca ha il diritto di creare nuova moneta, precisamente, nella forma di un prestito a un consumatore fino al 90% del valore del deposito.2

Una vera Banca centrale, dunque, accetta qualsiasi obbligazione emessa dallo Stato, acquistando quei titoli che il mercato non acquista e assumendo così il ruolo di prestatore di ultima istanza. In questo modo si mantengono bassi i tassi di interesse sui titoli del debito pubblico. Ma questi titoli di Stato la Banca centrale li acquista con moneta creata dal nulla, per cui lo Stato ha una passività verso la Banca centrale, mentre questa non ha alcuna passività, non dovendo rispondere a nessun altro se non a se stessa. È per questo, probabilmente, che i bullionisti, capeggiati da Ricardo, si batterono per ancorare la moneta alle riserve auree e per nazionalizzare la stessa Banca d’Inghilterra. Riuscirono, però, solo ad imporre il gold standard, riducendo, così, la speculazione finanziaria. La nazionalizzazione della Banca d’Inghilterra, invece, si ebbe solo nel 1946, con l’ascesa del Partito Laburista.3

Note

1 Mitchell-Innes, A., The Credit Theory of Money, The Banking Law Journal, Vol. 31, January 1914, pp. 151-168.
2 Lietaer, B., The Future of Money, Random House, New York, 2002, (e-book) pp. 348-349.
3 Estratto da Sovranità, debito e moneta. Dal Quantum Financial System al Nuovo Ordine Multipolare.