Per troppo tempo abbiamo imposto dei veti, abbiamo confezionato etichette e creduto, forse di essere migliori. Parlo ovviamente dell’Occidente e della sua presunta supremazia morale e intellettuale.

Oggi, dove tutto è globale e il mondo sembra essere un tutt’uno, siamo perennemente in connessione con eventi e persone, viviamo in tempo reale con tutto ciò che accade. Nonostante questo, il pensiero appare più frammentato che mai. Le opinioni sono spezzettate, generiche, spesso banali, superficiali, molte sconnesse dalla realtà; le idee appaiono confuse.

In mezzo a questo disordine morale e spirituale, l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna si apre a uno spazio di conoscenza più ampio. Infatti, nei corsi di laurea di filosofia, l’Ateneo ha incluso insegnamenti come “Religioni e Filosofie dell’Asia Orientale e Filosofie dell’India e dell’Asia Orientale”, corsi integrati che offrono una panoramica approfondita sul pensiero cinese, indiano e buddhista.

L’apertura ai corsi di filosofia orientale può generare un pensiero universale e soprattutto libero da preconcetti e appartenenze. Lo studio di discipline che arrivano da culture lontane da noi, rappresenta un passaggio per un nuovo modo di pensare.

I movimenti e le correnti ideologiche che hanno attraversato il continente europeo si sono fondati sulla centralità dell’individuo, sull’assoggettamento culturale, sulla pretesa di istruire e di indottrinare il resto del mondo. Eppure, gli stessi individui amanti della cultura e della propria civiltà come tratto distintivo, sono stati capaci di colonizzare non il modo di pensare, ma interi popoli, schiavizzandoli, occupando le loro terre con la forza e con una barbarie inaudita e incomprensibile. Ancora oggi, nonostante gli errori del passato, l’individualismo avanza, un atipico concetto di supereroe si fa strada; nel presente sono ancora vivi, come brace sotto la cenere, sentimenti di odio per il diverso, per lo straniero, idee di ferocia inconcepibile. Un ritorno all’età della pietra, insomma e agli istinti più miseri e primitivi.

L’ateneo più antico d’Europa accoglie il pensiero orientale

L’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, fondata nel 1088 è l’ateneo più antico d’Europa. La facoltà ha subìto le influenze del Medioevo e del Rinascimento fino ad arrivare ai giorni nostri, affermandosi come prima Università dell’Occidente.

La scuola di Bologna si compose per movimento proprio, sorse e grandeggiò privata.

Con queste parole Giosuè Carducci celebrò la nascita dell’Alma Mater Studiorum, durante i festeggiamenti del suo ottavo centenario nel 1888. Lo studio e la preparazione destinati agli studenti, devono valicare i confini e diventare cultura viva tra le persone. Nella nostra società c’è bisogno di sviluppare una filosofia universale, che superi i limiti del provincialismo culturale, che unisca, che costruisca legami.

Abbiamo la necessità di una multipolarità del pensiero, che ricerchi il senso della vita, sviluppi il legame che abbiamo con l’universo, che suggerisca il significato della sofferenza e dello stato di “essere umano”.

Cosa si insegna all’interno dei corsi “Religioni e Filosofie dell’Asia Orientale e Filosofie dell’India e dell’Asia Orientale”?

La curiosità è forte, così avventurandomi in una insolita ricerca ho scoperto tra l’altro, quella che si chiama offerta formativa dei corsi di cui sopra:

  • Parte prima: Temi logico-epistemologici e metafisici affrontati dalle principali scuole filosofiche indiane del periodo classico e postclassico.

  • Parte seconda: Che cos'è lo yoga? La natura della coscienza e le tecniche meditative. Descrizioni filosofiche dell'esperienza estetica. La natura dell'esperienza devozionale nella bhakti.

Ma c’è molto di più da esplorare nel dettaglio. “Asoka e il pluralismo religioso”, ad esempio, che indicano l'atteggiamento di rispetto dell’imperatore indiano Ashoka vissuto nel III secolo a.C. verso le diverse religioni del suo Impero.

L’apertura mentale con cui il sovrano favoriva la convivenza pacifica tra le fedi diffuse nel popolo, nonostante egli fosse buddista è una bella sorpresa. Non esisteva nessuna discriminazione, anzi sotto il suo dominio si sviluppò un perfetto equilibrio tra culti indiani, come ad esempio l’induismo, il buddismo e altri minori.

Il modello di coabitazione religiosa era qualcosa lontano anni luce dalle differenze e dai pregiudizi che spesso accompagnano coloro che coltivano un credo diverso.

Per un attimo, il mio pensiero corre alla grettezza del tifo sportivo ottuso, ai toni della politica e al baratro in cui sta scivolando la “comunicazione”. Quanto ancora dobbiamo imparare! E quanta strada da fare! Cercando nuovamente tra l’ampia offerta formativa, scopro anche l’impronunciabile Dhammacakkappavattana Sutta, che indica il discorso della messa in moto della ruota del Dhamma (in italiano "Predica di Benares").

Si tratta del primo sermone di Buddha, il manifesto fondativo del buddismo. Il Maestro nel discorso spiega le quattro nobili verità e il Nobile Ottuplice Sentiero come via per la liberazione dalla sofferenza. La "ruota" raffigura la dottrina universale del Buddha, che sta ad indicare l’avvio della sua opera di guida spirituale.

Le Quattro Nobili Verità di Buddha

  1. La verità del dolore, secondo cui la vita comporta sofferenza. Tutti gli esseri sono soggetti alla vecchiaia, alla malattia e alla morte. Non potremo in nessun modo evitare delusioni, malessere, tristezza, ansia o dolori. Buddha va oltre ed elenca nel dettaglio i tormenti umani, come il dolore causato dall'essere vicini a ciò che non "piace" oppure quello causato dall'essere lontani da ciò che si "desidera", dolore per ciò che muta e così via;

  2. la verità dell’origine del dolore. Il dolore nasce dentro di noi, dalla brama verso i piaceri sensuali, verso l’esistenza, verso la non esistenza o nel volere che le cose siano diverse da quello che sono. Tale desiderio è alimentato da attrazione e avversione, guidate dall’illusione di un “Io” o “mio” che, a sua volta, dipende dalla falsa comprensione della vera natura della realtà;

  3. la verità della cessazione del dolore o emancipazione del dolore, il quale si interrompe con la cessazione del desiderio. Il raggiungimento dell’illuminazione è il Nirvana, vale a dire l’abbandono dell’illusione, lo stato di pace e felicità perfetta;

  4. la verità che porta alla cessazione del dolore è il percorso per arrivare al Nirvana. L’illuminazione si raggiunge attraverso un percorso spirituale, un sentiero chiamato la Via di Mezzo, o Nobile Ottuplice Sentiero.

Non troviamo affatto fuori luogo, il desiderio di volersi accostare al pensiero orientale o indiano, come parte di una filosofia universale. Il sapere condiviso e globale può trasformarsi in consapevolezza. Non è un caso e non è lontano da noi il concetto di conflitto causato da attaccamento a qualcosa: un’idea, un territorio, un’abitudine, una nazionalità, uno status sociale.

Dice qualcosa di vero Buddha, quando parla dell’accettazione della sofferenza umana; la filosofia è conoscenza ed esperienza, vuol dire andare in fondo alle cose per capirle. Liberarsi dal dolore è l’eterno tormento degli umani. Bisogna riconoscere e accettare l’afflizione come i sentimenti e le passioni che ci animano.

La filosofia traccia una strada da percorrere insieme, pone l’accento su una riflessione continua, indica la chiave della liberazione nell’illuminazione. Possiamo aggrapparci a quest’ultima, anche solo nel suo significato comune di felicità o gentilezza, consapevolezza, conoscenza o luce che rischiara. Le azioni, la politica, le guerre, la felicità e la sofferenza si muovono su una filosofia.

Il pensiero può tracciare un confine e mostrare una strada. In fondo, il termine cinese Tao indica proprio il "sentiero”, la forza cosmica eterna e invisibile che governa l'universo, il suo divenire e l'armonia tra cielo, terra e umanità.

Note

La filosofia dell’avvenire e della natura.