La divinazione rappresenta una delle manifestazioni più longeve e diffuse dell’esperienza religiosa e simbolica umana. Per l’antropologia culturale non è semplicemente una credenza popolare, né una forma primitiva di pensiero: è una tecnologia sociale e simbolica che media fra l’essere umano e il mondo dell’invisibile. La divinazione, lungi dall’essere riducibile a superstizione, è un linguaggio pienamente razionale all’interno della logica culturale che lo genera.

Come ricordava Clifford Geertz, i sistemi simbolici non riflettono passivamente la realtà, ma la costruiscono: la divinazione appartiene precisamente a questo livello di creazione di senso.

La divinazione come fenomeno universale

Una costante antropologica osservata in tutte le società tradizionali e storiche è l’esistenza di tecniche divinatorie. Presso i Sumeri e gli Accadi l’osservazione del fegato animale era un sistema codificato di consultazione degli dei. Nell’antica Grecia la Pizia di Delfi formulava oracoli politici e religiosi. In Cina, l’I Ching definiva un sistema cosmologico basato sull’ordine dei mutamenti.Questa universalità indica che la divinazione risponde a esigenze profonde e non contingenti:interpretare il contingente e l’incerto, ordinare la realtà,dare continuità sociale attraverso il senso simbolico. L’idea che le culture moderne abbiano abbandonato la divinazione è oggi ritenuta errata: il fenomeno non è scomparso, ma si è trasformato.

Le funzioni sociali della divinazione

Riduzione dell’incertezza

Secondo Malinowski, le pratiche magico-religiose emergono nella gestione degli eventi imprevedibili. La divinazione interviene nei momenti critici: matrimonio, salute, conflitti, scelte politiche. È una tecnologia del controllo simbolico del destino.

Legittimazione del potere e delle decisioni collettive

Evans-Pritchard, studiando gli Azande, dimostra che gli oracoli servono a gestire le tensioni interne e a fondare un ordine morale condiviso. La divinazione diventa tribunale, politica, giustizia rituale.

Mediazione sociale

La divinazione trasforma il problema individuale in narrazione collettiva. Nell’atto rituale l’individuo non è più solo: esiste una comunità che interpreta.

Tipologie antropologiche di divinazione

Gli antropologi distinguono due macrocategorie:

Divinazione tecnica (o meccanica)

Basata su oggetti, rituali e regole precise: tarocchi, rune, astrologia, ossa gettate, I Ching. Analizziamo queste tecniche nella loro individualità, poiché sono sistemi molto differenti tra loro.

Tarocchi

I Tarocchi, al di là della loro dimensione esoterica moderna, rappresentano un fenomeno culturale complesso che unisce ritualità, simbolismo, comunicazione sociale e costruzione di senso. Un’antropologia dei tarocchi si concentra non sul “predire il futuro”, ma su come e perché le società li utilizzano. I Tarocchi nascono nel Quattrocento come gioco di carte aristocratico in Italia. Da oggetto ludico diventano: strumento simbolico, supporto alla narrazione personale, mezzo per negoziare l’incertezza. Nelle società moderne, anche se secolarizzate, i tarocchi rimangono vivi perché forniscono: gestione dell’ansia e dell’incertezza, interpretazione di eventi complessi e una forma di agency personale: la sensazione di affrontare il caos con uno strumento simbolico.

Le pratiche divinatorie, dai tarocchi ai fondi di caffè, servono a orientare decisioni là dove la razionalità non basta o non rassicura. Dal punto di vista antropologico, la lettura dei tarocchi è un rituale. Un rito si riconosce perché: avviene in un tempo e uno spazio separato (“apriamo il mazzo”, “concentrati”), utilizza oggetti dotati di potere simbolico, crea una sospensione della quotidianità. La consultazione funziona come un rito di passaggio (Gennep, Turner): chi consulta entra con un problema, attraversa una fase liminale di interpretazione, esce con una riformulazione della situazione. I Tarocchi generano narrazioni.

La persona proietta desideri, paure, aspettative; il lettore riorganizza queste informazioni in un racconto coerente. Per l’antropologia culturale, questo non è “inganno”, bensì una tecnica narrativa di costruzione del sé: si rende dicibile l’indicibile, si trovano connessioni tra eventi, si modellano identità e scelte. È molto simile a ciò che Lévi-Strauss vedeva nello sciamanesimo: un dispositivo di pensiero mitico che aiuta a trattare il disordine. L’iconografia dei Tarocchi – soprattutto gli Arcani Maggiori – attinge a simbolismi: medievali, cristiani, astrologici, alchemici, folklorici. Antropologicamente, funzionano come archetipi culturali condivisi: La Morte = trasformazione, La Papessa = conoscenza nascosta, Il Matto = potenziale illimitato. Questi simboli lavorano perché sono polisemici e quindi adattabili alla biografia del consultante.

L’uso divinatorio è posteriore (XVIII–XIX secolo), quando vengono reinterpretati dentro il clima occultista europeo. Oggi assistiamo a un “ritorno del magico” nelle società occidentali. I tarocchi prosperano per varie ragioni: crisi delle grandi narrazioni (religione, ideologie), individualismo che cerca nuovi linguaggi spirituali, cultura terapeutica (cercare senso, equilibrio), ambiente digitale che favorisce pratiche personalizzate. Per molti giovani i tarocchi non sono “fede”, ma uno spazio di auto-esplorazione, simile alla meditazione o al journaling. Riassumendo, i tarocchi svolgono almeno quattro funzioni:

  • Cognitiva: dare significato a eventi complessi.

  • Emotiva: contenere ansia, confusione, paura.

  • Sociale: creare relazione tra consultante e lettore.

  • Identitaria: costruire narrazioni personali coerenti.

Dal punto di vista antropologico, i tarocchi non “predicono”, ma producono senso.

Sono un linguaggio simbolico che le persone utilizzano per orientarsi in un mondo incerto, un modo di creare ordine attraverso immagini archetipiche e rituali condivisi. Dal punto di vista esoterico inoltre sono da considerarsi un vero e proprio percorso alchemico che carta dopo carta indica la via verso l’illuminazione interiore.

Rune

Le rune sono segni grafici antichi utilizzati dalle popolazioni germaniche e scandinave a partire da circa il II–III secolo d.C. Hanno avuto tre funzioni principali: scrittura, ritualità e divinazione.

Le rune costituiscono alfabeti chiamati futhark (dal nome delle prime lettere):

  • Futhark antico (24 rune, II–VIII sec.);

  • Futhark recente (16 rune, epoca vichinga);

  • Futhorc anglosassone (più di 28 segni).

Venivano incise su pietra, legno, metallo e osso, spesso per:

  • iscrizioni commemorative;

  • nomi propri;

  • formule di possesso o protezione.

Ogni runa non è solo una lettera, ma un simbolo carico di senso:

  • rappresenta forze naturali (sole, ghiaccio, fertilità);

  • concetti esistenziali (vita, morte, destino);

  • archetipi sociali (guerriero, dono, viaggio).

Nella mitologia norrena, le rune sono un sapere sacro: il dio Odino le ottiene sacrificandosi sull’albero cosmico Yggdrasill, a indicare che la conoscenza runica è iniziatica e dolorosamente conquistata.

Le rune erano impiegate in: incantesimi, pratiche magiche (seiðr), divinazione. Tacito (I sec. d.C.) descrive già un rituale divinatorio germanico con rametti segnati, estratti casualmente per interpretare il destino. In epoca moderna, le rune sono state riprese come: strumento oracolare, linguaggio simbolico per la riflessione interiore, elemento dell’esoterismo contemporaneo. Dal punto di vista antropologico, le rune sono:

  • un ponte tra scrittura e magia;

  • un sistema in cui conoscenza, potere e sacralità coincidono;

  • un esempio di come le società tradizionali non separassero linguaggio, simbolo e destino.

Non servivano solo a “dire” qualcosa, ma a far accadere qualcosa.

Astrologia

L’astrologia è un insieme di pratiche e saperi simbolici che studiano la relazione tra i movimenti degli astri (Sole, Luna, pianeti) e la vita umana. Nasce nell’antichità, soprattutto in Mesopotamia, e si sviluppa poi nel mondo greco-romano, indiano, arabo ed europeo. L’astrologia e l’astronomia nell’antichità erano un unico contenitore di sapere scientifico dove non era semplice operare una distinzione tra loro.

Alla base dell’astrologia c’è l’idea che il cosmo e l’essere umano siano in corrispondenza (“come in alto, così in basso”): le configurazioni celesti non determinano in modo rigido gli eventi, ma riflettono tendenze, cicli e qualità simboliche. Gli strumenti principali sono: lo Zodiaco (i 12 segni), i pianeti, associati a funzioni psichiche e archetipiche, le case astrologiche, legate agli ambiti dell’esperienza, tema natale, una mappa del cielo al momento della nascita.

Oggi l’astrologia è studiata soprattutto come fenomeno culturale, psicologico e simbolico, più che come scienza in senso moderno. In ambito antropologico e storico-religioso, è vista come un linguaggio di interpretazione del senso, utile a comprendere come le società hanno cercato di dare ordine, significato e narrazione all’esistenza.

I Ching

L’I Ching (o Libro dei Mutamenti) è un antico testo cinese, nato come manuale divinatorio e divenuto nel tempo un’opera fondamentale del pensiero filosofico orientale. Si basa sull’idea che la realtà sia in continua trasformazione e che ogni situazione contenga in sé il germe del cambiamento.Il sistema utilizza 64 esagrammi, formati da sei linee continue (yang) o spezzate (yin), che rappresentano le possibili configurazioni dell’esperienza umana e naturale.

Attraverso pratiche rituali (tradizionalmente con monete o bastoncini), si ottiene un esagramma che offre consigli simbolici e morali, più che predizioni deterministiche. Dal punto di vista culturale e antropologico, l’I Ching non serve a “prevedere il futuro”, ma a leggere il presente, favorendo l’armonia tra individuo, natura e ordine cosmico (Dao). È stato influente nel confucianesimo, nel taoismo e nel pensiero cinese fino all’età moderna.

Divinazione ispirata

In cui l’indovino si pone come intermediario spirituale: trance sciamanica, medium, possessione, profezia In questo caso, la conoscenza è percepita come rivelazione.

Divinazione e corpo: lo sciamanesimo

Lo sciamano è una figura-ponte tra mondi. Mircea Eliade ha mostrato come la trance e il viaggio nei mondi invisibili siano strumenti di cura e diagnosi spirituale. In Siberia, nel Sud America amazzonico e nelle religioni afro-americane sopravvive il principio secondo cui il corpo stesso diviene un mezzo divinatorio. La conoscenza emerge attraverso stati modificati di coscienza.

La divinazione sciamanica rivela: un modello cosmologico complesso, una pratica terapeutica, un sistema di interpretazione comunitaria del reale

Divinazione e modernità

Contrariamente a quanto pensavano gli antropologi del XIX secolo, la divinazione non è scomparsa con la modernità. Anzi, vive una nuova espansione: astrologia nei social, pratiche New Age, ritorno degli oracoli tradizionali, consulenze spirituali online. Molte ricerche etnografiche mostrano come queste pratiche siano strategie di gestione delle ansie moderne: precarietà, individualismo, incertezza del futuro. La divinazione offre narrazioni alternative e restituisce orizzonti dove le istituzioni sembrano fallire.

Interpretazione antropologica: oltre la superstizione

L’antropologia contemporanea interpreta la divinazione come:

  • linguaggio simbolico,

  • forma di pensiero narrativo,

  • dispositivo terapeutico,

  • metodo deliberativo.

Non si tratta di verificare se il responso è vero o falso: ciò che conta è la sua efficacia sociale e simbolica. Il consulto crea continuità tra mondo visibile e invisibile. La divinazione interpreta l’esperienza umana del limite e del mistero, costruisce senso e identità, rigenera legami sociali. In termini antropologici, la divinazione non predice soltanto il futuro: ordina il reale.

Conclusione

La divinazione è un prisma culturale attraverso cui l’essere umano affronta il caos e le contraddizioni della vita. Studiare la divinazione significa indagare la dimensione più profonda dell’antropologia: la sua capacità di produrre significati, di mantenere coesione sociale e di immaginare mondi possibili. Da Delfi alle pratiche sciamaniche, dalle civiltà antiche ai social network, la divinazione continua a essere uno specchio dell’umanità.

La divinazione, lungi dall’essere un fenomeno marginale, rivela il rapporto profondo che l’uomo ha sempre avuto con il mistero. Per l’antropologia, essa è una finestra privilegiata sul funzionamento delle culture: una pratica che costruisce significato, identità e relazione con l’invisibile.

Studiare la divinazione significa dunque studiare l’umanità stessa: vulnerabile, immaginativa, simbolica e sempre alla ricerca di risposte oltre l’apparenza.

Bibliografia - Classici dell’antropologia della religione

E. E. Evans-Pritchard, Witchcraft, Oracles and Magic among the Azande, Oxford University Press.
Bronisław Malinowski, Magic, Science and Religion. James Frazer, The Golden Bough.

Bibliografia - Antropologia e simbolismo

Clifford Geertz, Interpretation of Cultures.
Victor Turner, The Ritual Process.
Mary Douglas, Purity and Danger.

Bibliografia - Sciamanesimo e religioni tradizionali

Mircea Eliade, Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi. Michael Harner, The Way of the Shaman.

Bibliografia - Antropologia della divinazione

Mattijs van de Port, Divination and Sociopolitical Power.
Philip Peek (a cura di), African Divination Systems: Ways of Knowing.
Tanya Luhrmann, Persuasions of the Witch’s Craft.

Bibliografia - Studi contemporanei e modernità

O. Hegland, Power and Divination in Urban Societies.
C. Humphrey e J. Laidlaw, The Archetype of Divination.
Michael Taussig, Shamanism, Colonialism, and the Wild Man.