Il trickster rappresenta una categoria mitologica, religiosa e folklorica, e descrive un gruppo di personaggi che, incuranti delle leggi sociali e morali, perseguono per loro stessi soltanto la conoscenza del mondo, talvolta aiutando gli esseri umani, talvolta distruggendo persino ciò che hanno creato. Sono, per definizione, senza limiti.

Il trickster, letteralmente “tiratore di scherzi”, è una figura ricorrente nella mitologia, nel folklore e nella letteratura mondiale, rinomato per un’astuzia fuori dagli schemi logici comuni, per un’indole ingannatrice ed un’innata tendenza a trasgredire i confini. Attraverso le sue azioni, spregiudicate in ogni campo, esemplifica questa sua natura originaria imbrogliona, buffonesca e grottesca.

Altro suo tratto peculiare è la contraddittorietà: all’interno di questo personaggio archetipico si vengono a fondere gli estremi della nascita e della morte, come se tutta la nostra esperienza del mondo potesse risolversi in un eterno scherzo. La doppiezza e l’ambiguità, spesso anche in ambito sessuale, appaiono pertanto come punti focali delle lenti con cui il trickster organizza il proprio cammino, ed il mondo nel quale si dice noi viviamo.

Ai personaggi trickster vengono inoltre delegati i ruoli di creatori e distruttori del mondo. Per citare Silvana Miceli, sono dei demiurghi trasgressivi. In questo contesto, il senso di trasgredire dal procedere ordinato è evidente nel sentiero che tracciano: sono i più intelligenti ed i più stupidi, i più furbi ed i più facilmente raggirabili, la coincidentia oppositorum della narrazione mitologica ed archetipica.

I trickster tra frode, sagacia e simboli

Per comprendere al meglio che cosa si intende per questa figura è senza dubbio utile passare in rassegna qualche personaggio trickster. È importante ricordare che il trickster muove i suoi passi curvilinei proprio nella tradizione folkloristica e si inserisce, spesso celandosi, all’interno anche di storie a noi note ma mai analizzate a dovere. Questo buffone insomma è dappertutto e da nessuna parte, proprio come vuole la definizione stessa dell’archetipo. Prende in giro il mondo, appunto perché l’astuzia, e dunque la frode, sono i suoi tratti distintivi. Una furbizia che non è saggezza ma sagacia, un’intelligenza volpina e legata a doppio filo allo straordinario ed alla natura.

Ai trickster vengono spesso assegnati i ruoli di messaggeri degli dei, appunto perché a metà tra i mortali, a cui donano il fuoco, e gli dei, a cui lo rubano: come Prometeo. Sono divinità protettrici dei ladri, divinità che traghettano le anime verso il mondo dell’aldilà, come Ermes; folletti dispettosi, fauni dagli occhi cangianti, Puck del Sogno di una notte di mezza estate; animali come corvi, ragni, coyote e soprattutto volpi.

Queste divinità infatti agiscono sempre ed unicamente per il loro tornaconto personale, disinteressati a qualunque tipo di sentimento. Se fanno qualcosa ed essa porta un beneficio, semplicemente, è per errore. Bisogna ricordare che i trickster fanno parte dei pantheon delle religioni politeiste più antiche e del folklore, anche quello contemporaneo. Una menzione speciale va tuttavia a Lucifero, il trickster della religione cristiana che, proprio come Prometeo, porta la luce della conoscenza agli umani, condannandoli.

Analisi di un trickster: Loki

Loki è uno degli esempi più lampanti di ciò che un trickster rappresenta. Può vantare inoltre una vasta bibliografia, utile per studiare anche figure del folklore. Per semplificare la sua analisi, questa si può dividere in tre aspetti principali: la slealtà, il grottesco ed il binomio creazione/apocalisse.

Loki, figura centrale nella mitologia norrena, è una delle divinità più famose, e per questo anche tra rilevanti del pantheon, tanto che una pluralità considerevole di miti dipendono dal suo intervento. Identificato con Lóðurr, fa parte della triade divina che crea l'umanità, ed è proprio grazie a lui che gli dei, e gli uomini, ottengono i loro strumenti più utili e preziosi, come il fuoco e la rete.

Tuttavia, nonostante il suo ruolo benevolo nella fase di creazione, Loki è spesso raffigurato come una divinità che non riesce ad integrarsi completamente all’interno degli Asi - gli dei o spiriti del cielo norreni - proprio per via di una sua radicale ambiguità. Loki esiste all'incrocio tra la società degli dei e quella di altre entità mitologiche, e non è un caso che sia associato ai giganti, simboli del caos primordiale. Incarna nelle sue azioni l'archetipo del trickster, agendo in modo che può sembrare amorale e al di fuori delle regole convenzionali per chi le segue. È che, in realtà, le sue azioni sono fuori dal modello, ma sono necessarie sia per l'ordine divino che per quello umano.

Il buffone divino: l’anima grottesca di Loki

Sebbene spesso associato al caos e alla distruzione, la malizia di Loki è spesso mitigata dalla sua buffoneria e dall'ingegnoso inganno. Lo definiscono anche come la divinità dei nodi, proprio a casa di una natura avvolta nell’ambiguità e nell’intreccio. A causa della sua connessione etimologica con il fuoco (dal norreno logi) e l’aria (dal suo epiteto Loptr, di probabile derivazione dal termine lopt), simboleggia poi la creazione e la distruzione.

La sua fluidità di genere e le sue capacità trasformative contribuiscono ulteriormente ad un carattere intrinsecamente enigmatico, come si vede nelle sue varie imprese di mutaforma, come nel caso della creazione del cavallo a otto zampe di Odino, Sleipnir. Questo episodio apre la strada alla compagine più grottesca della figura: per creare Sleipnir infatti si trasforma in giumenta e deve avere un rapporto sessuale con un cavallo.

Il suo ruolo di trasgressore di confini e sovvertitore delle norme sociali si allinea con l'archetipo del trickster descritto da Lewis Hyde, che incarna un'amoralità sacra e confonde le distinzioni tra giusto e sbagliato.

Una delle imprese più infami di Loki riguarda il suo ruolo nella morte di Baldr, l'amato dio della luce, che alla fine porta al Ragnarök, la battaglia apocalittica della mitologia norrena. Questo atto di tradimento e le sue conseguenze catastrofiche esemplificano il grottesco attraverso la rappresentazione del tradimento, della tragedia e della disgregazione dell'ordine cosmico. Attraverso l'esempio di Loki, e dei vari trickster, i miti affrontano gli aspetti più oscuri dell'esistenza, esplorando temi di inganno, caos e l'ambiguità inerente alla condizione umana, mostrando così l'intricato gioco tra il trickster e il grottesco nella narrazione mitologica.

Il trickster ed il kainòs: nuovo e inaudito

La figura del trickster è stata a lungo un oggetto di dibattito, caratterizzata in primo luogo dalla una tipica natura elusiva ed illimitata per definizione dell’archetipo. Questi sono i due pilastri su cui si fonda la figura, esemplificando contrasti e opposti condensati in una singola divinità. Sono caratteristiche che definiscono il nocciolo che lega l'intera mitologia del trickster: la contraddizione.

Sono demiurghi, eppure distruggono ciò che hanno creato; se muoiono, superano la morte e risorgono; la loro astuzia spesso si trasforma in stupidità. I confronti con personalità storiche sono inevitabili. I trickster, tipici delle più antiche religioni politeiste e indissolubilmente legati alla natura e allo straordinario, sono molteplici, incarnando spesso il concetto greco di kainòs dell'epoca classica, una novità che al solo menzionarla spaventa e fa venire i brividi.

Etimologicamente, il termine kainòs ha un doppio significato, proprio come la natura ambigua del trickster, che veicola sia l'inaudito che il nuovo, portando con sé qualcosa di oscuro e inconoscibile. In italiano, i resti di questo lemma sono scarsi, tanto che il significato greco si è completamente sgretolato, sopravvivendo solo in alcuni contesti specifici. La condizione di trickster/emarginato rappresenta in nuce la mancanza di accettazione sociale e la conseguente esclusione dai confini di ciò che è considerato un comportamento umano accettabile, evidente in maniera esemplare nella sfera sessuale del simbolo trickster.

L'Archetipo del trickster tra mito e psicologia

L'influenza dell'archetipo del trickster si estende anche nella cultura odierna, sebbene in modo più sottile. Questo nuovo ruolo si è adattato nella psicoanalisi, in particolare attraverso il lavoro di Karl Gustav Jung e la sua teoria degli archetipi. Secondo Jung, gli archetipi sono modelli universali intrisi di contenuto emotivo, che risiedono nell'inconscio collettivo, un deposito di tracce latenti del passato ancestrale dell'umanità.

Da questo inconscio collettivo emerge l'archetipo del trickster, che rappresenta l'aspetto meno controllabile di noi stessi, la parte in grado di smascherare il nostro vero io attraverso l'inganno o le buffonate giocose. Tuttavia, è essenziale non considerare l'archetipo del trickster come semplicemente negativo o banale: incarna invece l'aspetto più spontaneo e meno sviluppato della nostra psiche, soppresso dalle convenzioni sociali e dai limiti personali, barriere che il trickster naturalmente trascende.

Questa essenza primordiale può essere vista come la nostra anima più pura e indomita, che distrugge le nostre vite regolate per evocare sia lacrime che risate. Nel farlo, rivela la natura arbitraria delle nostre norme, incarnando la dualità intrinseca che caratterizza sia la figura del trickster che ogni individuo.