Ci sono luoghi che ci scelgono, anime che si riconoscono senza bisogno di parole e artisti che sanno ascoltare quel richiamo invisibile che unisce i destini. Così è accaduto tra Igor Borozan, artista visionario, e Terni, città dell’Amore per eccellenza, custode di memorie e simboli che trascendono la storia per diventare esperienza viva.
In questi anni, Terni è diventata per il maestro non solo dimora, ma luogo sacro dove dare forma alla sua arte. Le opere nate in questa città non sono semplici omaggi, ma icone contemporanee dove il divino si rivela nel gesto umano più puro e semplice: l’abbraccio. Qui, tra le pietre antiche e l’eco persistente della figura di San Valentino, Borozan ha trovato un linguaggio che è insieme arte, meditazione e preghiera laica. Da anni, il maestro dedica la sua ricerca artistica alla figura del santo come simbolo, non solo dell’amore romantico, ma di un amore più profondo, universale, radicale: un amore che guarisce, che ricongiunge, che eleva.
Ci sono artisti che dipingono il visibile e altri che, invece, danno forma all’invisibile: Igor Borozan appartiene a questa seconda, rarissima specie. Nelle sue opere dedicate a San Valentino, patrono dell’amore e della città di Terni, il maestro non racconta semplicemente una figura storica o religiosa. Borozan scolpisce, dipinge, incide il significato più profondo dell’amore come forza che unisce, guarisce e svela. L’arte di Borozan non illustra: rivela e trasfigura.
Nel cuore della sua opera dedicata a San Valentino c’è l’abbraccio, gesto arcaico, primordiale, ma anche spiritualmente rivoluzionario. Nell’abbraccio, i corpi si fondono, le anime entrano in simbiosi. In quell’istante sacro, l’Io e il Tu si dissolvono e ciò che emerge è la memoria dell’Uno originario, quello stato di grazia perduto che l’umanità da sempre cerca di ritrovare. Per Borozan, l’abbraccio è un atto sacro: è accoglienza dell’altro, sì, ma anche accettazione della propria ombra, della dualità. È un atto di perdono, di rinascita, di profonda consapevolezza.
Quando dipingo un abbraccio, non sto raffigurando due persone sto raffigurando un solo essere che si ricompone, un’anima che ritrova la propria metà dimenticata. L’altro è lo specchio e nello specchio impariamo a riconoscerci davvero.
Le opere nate a Terni e dedicate a San Valentino sono testimoni di questa visione. Corpi sospesi, che si uniscono in gesti che sfidano la gravità. Figure dai tratti essenziali, universali, eppure dense di simboli. Ogni pennellata è un frammento di poesia visiva e creatrice, ogni scultura una meditazione silenziosa sull’amore come forza creatrice, dirompente e autentica. Borozan non idealizza, non abbellisce, rivela la verità nascosta nell’intimità più vera: la vulnerabilità che apre alla bellezza, la fragilità che si fa forza.
In questo senso, il suo omaggio a San Valentino non è religioso nel senso dogmatico del termine, ma spirituale nel senso più puro. San Valentino, nelle mani del maestro, diventa figura archetipica, ponte tra mondi, simbolo dell’amore come consapevolezza. Non un santo, ma una guida interiore, uno riflesso vivo del bisogno umano di riconciliazione: con sé stessi, con l’altro, con il mistero della vita.
San Valentino non è per me il santo degli innamorati. È il simbolo dell’incontro. Della verità che nasce dalle connessioni tra esseri senzienti. Del coraggio che serve per guardare nell’altro la parte che abbiamo rifiutato in noi. E accoglierla.
In un tempo in cui la società ci spinge all’isolamento, alla divisione, alla competizione, a schierarci, a scegliere tra il bianco e il nero, Borozan ci riconduce alla sacra essenza dell’essere ‘Uno’. I suoi amanti non sono eroi, non sono idealizzati. Sono anime in ricerca, in cammino. L’artista attraverso le sue opere straordinarie esprime ed esorcizza il peso della dualità - luce e ombra, forza e vulnerabilità, desiderio e paura - e lo trasforma in gesto creativo. Afferma Igor Borozan:
L’amore è conoscenza. È specchio. È ritorno. Quando due esseri si stringono, la pelle si fa soglia e l’anima si ricorda di essere parte del tutto.
La dualità è una parte essenziale della natura e dell'esistenza umana: il doppio o alter-ego ha due facce, incarna la dualità riflessa, come lo Yin e Yang, Dr. Jekyll e Mr. Hyde, essi sono i due volti della stessa essenza, l’uno il riflesso dell’altro, speculari, separati solo da un velo illusorio. L’artista svela questa verità, mostrando quel ‘sé speculare’ che non è altro che la parte negata di noi stessi.
Il ritorno all’Uno avviene proprio nell’abbraccio: non un semplice gesto, ma l’accettazione del proprio doppio. Solo accogliendo entrambe le proprie nature, senza rifiuto né paura, l’essere umano può riconoscersi nella sua totalità.
L’arte di Igor Borozan non offre risposte ma pone domande, invitando al silenzio, all’ascolto, alla verità. E in questo, è profondamente necessaria, perché ci costringe a fermarci, a sentire e a ricordare che l’amore non è solo un sentimento, ma un atto di coscienza profondo.
Le opere che Borozan ha disseminato in questi anni a Terni – in luoghi pubblici, privati, simbolici – sono tanti semi piantati nella carne viva della città. Parlano a chi vuole ascoltare. Accolgono chi si riconosce in esse. Custodiscono un messaggio che va ben oltre il tempo: l’amore è un’arte, e l’arte è un gesto d’amore.















