Chi sei, da dove arrivi?

Mi chiamo Alfonso Vacca e sono un fotografo professionista che vive e lavora a Roma.

Come ti sei avvicinato all’arte?

L’arte è qualcosa che ha sempre attirato la mia attenzione; penso che tra le attività umane la capacità di creare arte rappresenti il punto più alto! Non esiste un vero e proprio momento scatenante, un evento che mi ha fatto appassionare più di altri all’arte. Ricordo che da piccolo due modi efficaci per farmi stare buono erano mettermi ad ascoltare musica classica oppure piazzarmi con il seggiolone vicino a mio zio mentre dipingeva i suoi quadri. In generale sono sempre stato affascinato dall’atto, ovvero dall’osservare chi sta creando un’opera; spesso andando in giro per Roma mi capita di osservare qualche dettaglio di un monumento e di fermarmi a immaginare la persona che lo ha realizzato, e spesso mi capita di chiedermi anche quanto quella persona poteva essere consapevole che ci sarebbe stato qualcuno centinaia di anni dopo lì a osservare quel dettaglio apprezzando il valore del suo operato.

A cosa ti ispiri quando fai arte?

Alla solitudine, sempre! Questo sentimento mi ispira sempre, sia che stia fotografando un tramonto o che stia facendo ritratti a persone in contesti di felicità. Ho una visione un po’ particolare dell’animo umano, tutti siamo rinchiusi in un corpo e spesso avvertiamo una sensazione di solitudine dovuta al fatto che molti nostri pensieri, molti nostri sentimenti li lasciamo chiusi dentro questo contenitore, non li condividiamo per paura, per vergogna o per mille altri motivi. Gli artisti si differenziano dagli altri perché sanno dare corpo a queste sensazioni nascoste. E questo è quello che cerco di fare, guardare dentro quella solitudine per trovare la bellezza che viene tenuta nascosta.

Cosa senti quando fai arte?

Libertà, una sensazione di estrema felicità, mi sento libero come un bambino di quattro anni!

Perché sei un’artista?

Beh se sono un artista bisognerebbe chiederlo a chi guarda le mie opere, di sicuro lavoro come dovrebbe lavorare un artista, ovvero cerco di vedere e di rappresentare quel mondo di sensazioni che è nascosto in ognuno di noi.

Quali sono le tue migliori opere?

Roma, Running at Colosseum e Sunset girl.

Parlaci di queste tue creazioni.

Roma è sicuramente l’opera che amo di più, ho impiegato tantissimo tempo per realizzarla, quasi tre ore per gli scatti e quasi un mese per la post produzione prima di riuscire ad arrivare alla versione definitiva. In quello scatto è racchiusa quella che è la vera anima di Roma, tremila anni di storia in pochi gradi di angolo di campo, bellezza e abbandono, poesia e nevrosi, amore e odio. In fin dei conti quest’opera rappresenta quello che ogni romano prova.

Running at Colosseum tratta invece un altro tema a me caro, la convivenza difficile, quasi surreale, tra un passato gigantesco che ha gettato le basi del pensiero occidentale, di cui secondo me il Colosseo rappresenta il “centro storico”, e una città i cui abitanti cercano di vivere la loro normale esistenza quotidiana storditi e spesso inconsapevoli di tanta grandezza. Questo porta inevitabilmente al rapporto di amore/odio che ogni romano ha con la città.

Sunset girl è nata per gioco. Personalmente trovo banali i tramonti in cui si vede il sole perché la sua presenza con la sua enorme bellezza distrae da tutto quello che si può vedere in un tramonto. La modella stava cercando di fotografare la barca al tramonto usando il cellulare e ovviamente non ci riusciva. Per prenderla in giro le ho detto “adesso ti faccio vedere come si fa” e in quel momento mi è venuta l’illuminazione, le ho chiesto di sedersi sulla barca sapendo che per non ribaltarsi avrebbe assunto quella posizione. Questo ha reso il tramonto e la presenza del sole secondari, spostando invece l’attenzione su giovinezza, bellezza, speranza, fiducia nel futuro. Questo è quello che vedo in quest’opera.

La tecnica, i colori, le scelte dei soggetti?

La scelta dei soggetti non è mai precisa, parto sempre con un’idea vaga che poi in un momento si concretizza in un soggetto. La tecnica si basa sempre sulla ricerca di una luce “media” capace di dare corpo senza prepotenza.

Dove vorresti arrivare, come vedi il tuo futuro?

Vorrei arrivare a vivere di arte, far respirare questa atmosfera alle mie figlie, girare il mondo inseguendo questo sogno.

Cosa ti piace di te, da artista?

La tenacia! Fare arte non è un gioco ma un lavoro molto faticoso che mette alla prova volontà, fisico, anima e sentimenti.

Cosa non ti piace di te, da artista?

Sono lento, ci metto tanto a “carburare” e spesso questo mal si concilia con la fotografia.

Grazie Alfonso per tutte le cose che ci hai raccontato di te, in questo breve lasso di tempo ci hai resi partecipi del tuo modo di essere.

Per maggiori informazioni:
www.alfonsovacca.com