A volte la storia e il presente sembrano sovrapporsi. Uno studente del liceo Marconi di Parma, prendendo la parola alla presentazione di Leonardo S.p.A. al Festival di THETA Group, attacca duramente l’industria bellica, rappresentata proprio da Leonardo S.p.A.
«Questo è il nostro futuro e ce l’avete strappato via voi», ha affermato lo studente.
“Parma in tempo di guerra” è un sito web interessante dove si raccontano le ricadute civili della Seconda guerra mondiale nella città di Parma. Attraverso l’uso di mappe interattive, viene offerta una panoramica dei bombardamenti che colpirono la città e la sua provincia durante la guerra. Qui si parla anche del Liceo scientifico “G. Marconi” istituito nel 1923 con sede nell’edificio di Piazzale Rondani in via Benassi. Nel 1940 gli iscritti erano circa 300, nell’ottobre 1941 la sede viene spostata in Piazzale San Francesco, nell’ex Tribunale, oggi Casa della Musica. La carenza di aule anche allora è un problema, come la scarsa resa del riscaldamento limitato in tempo di guerra.
All’Istituto Marconi manca la carta; è sempre più difficile garantire l’esonero dalle tasse scolastiche per gli orfani di guerra. Dopo il 1943 le assenze si moltiplicano a causa degli allarmi aerei.
Oggi, non siamo ufficialmente in guerra, ma la sua ombra ci minaccia costantemente, l’idea di essere in un perenne conflitto non è lontana: ci raggiunge, condiziona le nostre vite. Se la scuola non ha perso ancora un ruolo e un senso, questo è stato evidente nelle parole pronunciate dallo studente del liceo Marconi:
Oggi sono venuto qua con la mia classe, ma volevo chiedere con che credibilità venite a parlarci di alternativa, di futuro, di prospettive presentandoci delle industrie belliche come quelle di Leonardo, complice del massacro del popolo palestinese e del genocidio con investimenti di decine di milioni in armi, in bulldozer, in F-35, nei confronti di un popolo che sta venendo massacrato con le stesse aziende che lucrano su un riarmo miliardario con i piani di riarmi europei, e che sono con le stesse aziende che portano come conseguenza diretti dei finanziamenti nelle nostre scuole.
Noi facciamo lezioni in aule da 15 persone con 30 studenti, vengono effettuati tagli milionari all'istruzione, alla sanità vengono lasciate le briciole e voi prendete i miliardi massacrando un popolo. Questo è il nostro futuro e ce l'avete strappato via voi.
Lo studente aveva risposto a chi dal palco, con grande entusiasmo e arroganza, aveva affermato: “Leonardo è anche un’azienda che si occupa di salvare migliaia di vite umane”.
Nelle parole dello studente di Parma c’è tutto: il sovraffollamento delle classi, quindi la crisi della scuola come istituzione, mancano fondi, ma non ci sono investimenti nemmeno nella sanità, nell’energia, non vengono create opportunità per i giovani. Le guerre si avvicinano sempre di più, influenzando i nostri stili di vita, la cultura, l’informazione. In un tale contesto assumono ancora più valore le parole del ragazzo. La scuola forse perde pezzi, crollano i solai e le aule non sono sicure, ma in molti luoghi, come a Parma, fa ancora il suo dovere: insegna a pensare, a ragionare con la propria testa. Merce sempre più rara ai nostri tempi.
Il comparto industriale rappresentato dalla Leonardo è al servizio delle guerre e beneficia di investimenti enormi. L’azienda vuole essere un modello di futuro, un’eccellenza Made in Italy. Ma è anche lecito domandarsi se le sue attività siano frutto di scelte politiche scellerate. Non basta annunciare investimenti miliardari, non basta diventare paladini dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico, quando questi ultimi sono al servizio di morte e distruzione.
C’è più di una differenza tra il 1943 e il 2026, tra Parma dei bombardamenti e Parma nell’epoca dell’ipocrisia. Nelle vecchie foto delle classi, si vedevano bambini vestiti uguali come soldatini, obbligati a disporsi in fila, ad alzarsi in piedi, a subire la propaganda.
A mezzogiorno del 22 giugno 1944 ebbe luogo il quinto grande bombardamento della città. Vennero sganciati sull’abitato centinaia di ordigni che recarono gravi danni ai centri smistamenti merci, alle officine ferroviarie e agli edifici circostanti. Particolarmente devastante fu la devastazione che si abbatté nella zona di Barriera Garibaldi. Questo fu l’ultimo grande attacco aereo alla città di Parma, nei mesi successi proseguirono però attacchi e mitragliamenti di minore entità: tra luglio 1944 e aprile 1945, si contarono almeno altre 21 incursioni aeree.
Dopo quella triste epoca, abbiamo avuto più libertà o ci è sembrato; una qualche eredità l’ha ben accolta lo studente del Marconi.
Parma dei bombardamenti è un ricordo lontano per fortuna, anche se oggi un nuovo incubo si avvicina. Bisogna continuare a difendere la libertà in ogni sua forma, proteggere e salvare l’Italia e il mondo, conservare Parma negli affreschi della sua Cattedrale, nella Galleria Nazionale e nel Battistero in marmo rosa. Nei suoi parchi e nelle chiese, nel Teatro Regio, simbolo del genio di Giuseppe Verdi, e infine nel Parmigiano e nel Prosciutto.
Bisogna preservare l’audacia del pensiero, la libertà di Lorenzo, studente del liceo Marconi, e di tutti i giovani che sognano e che meritano un futuro diverso e una vita degna di essere vissuta.















