Anima mea liquefacta est

(Cantico dei Cantici 5,6)

La luce come musica
Il suono come spazio

(Carmelo Bene, Intervista su James Joyce, Rai Cultura, 1988)

Il Cantico biblico di Salomone è l’opera più perfetta da “togliere di scena” per farne corpo in un non-spettacolo. Solo nel Cantico possiamo raggiungere l’acme della poetica beniana proprio per due ragioni essenziali: è un canto del corpo e un canto non semantizzabile in senso discorsivo-causale-sentimentale. Proprio la sua formidabile resistenza a quattromila anni di ermeneutica spirituale (duemila ebraici e duemila cristiani) che hanno tentato di scioglierlo in allegorismi analitici, perdendone la musica, è la maggiore garanzia di trovarsi di fronte a un non-testo che solo alla luce dell’Opera beniana possiamo celebrare (nel corpo e con il corpo) facendola divenire quello che è: un’Opera, e un’Opera massima dove la parola splende sempre sul limite crudo dell’indicibile abissale.

Il soggetto non esiste: l’Amato è quasi sempre assente e sfuggente, l’Amata lo cerca ma l’ha già conosciuto e sembra sempre perderlo più che avvicinarsi. L’unità è sempre rinviata, allusa, scapolata e, quando si celebra alla fine, ecco chiudersi il canto e si chiude con l’irrompere della figura della “sorella”, che sembra moltiplicare l’Amata, scinderla. Il silenzio sigilla l’inizio abrupto e la chiusa paradossale del canto: l’Amata che chiede al ricorso Amato di fuggire sul “monte degli aromi”.

Qui tutto di Bene è realizzato e confermato: l’eco prima della voce, la musica che genera il linguare, la danza di umori cosmici, lo sfiorarsi sempre reiterato e mai compiuto in pienezza, il salto continuo tra spazi opposti (il giardino, il deserto, la stanza segreta del palazzo), il dominare di un tono aionico, universale, de-individualizzato.

La “messa in scena” alla luce dell’opera beniana è chiamata necessariamente a partire dai movimenti del corpo per esasperare questa indeterminatezza vocale-soggettiva. Chi parla? Chi sta parlando? Che sta accadendo? Scindere l’Amato e l’Amata in loro doppi, anche simultanei: sogno e veglia, silenzio e voce, dentro e fuori. Mettere musicalmente al centro musicalmente-somatologicamente gli aspetti ritmici, rituali, ripetitivi.

Passi Rituali

Nera sono ma di bella forma…

Presentazione Iniziatica

Rianimatemi con il succo dei fiori…

La Malattia D’amore/Crisi Mistica

La sua sinistra sotto il mio capo…

L’abbraccio Divino

Vi giuro figlie di Gerusalemme…

La Sacra Veglia

Fino a che soffi il giorno e declinino le ombre…

L’alternanza Dei Sacrifici Alba/Sera

Chi è Colei che sale dal deserto?

Domanda Iniziatica

Celebrare proprio la non semanticità, la sua irrappresentabilità Si può spiegare una musica?

Moltiplicare le voci, le sovrapposizioni, i silenzi stessi
Orchestrare l’intransitività del corpo del canto

Posture paradossali: schiena contro schiena
A carponi, scivolare, gattonare

Muoversi di corpi, tutti femminili, attorno ad un colle di
Cuscini e lenzuoli, conico, centrale

La postura sia sempre sdraiata, al massimo tipo “triclinio”

Il verticale è già nel canto ma invisibile…come il Nome

Come il Profumo

È il canto dell’invisibile del Profumo e delle tende/veli

L’Amata parla ma pure dorme, si sdoppia e l’Amato si ascolta ma mai si vede…se ne parlano le parole piuttosto: è nel Profumo, nel vento, nel silenzio, nel Nome…

Dare corpo ai cori, agli astanti invocati ma non parlanti (amici, sorelle, fanciulle).

Naturalmente si parte da una nuova traduzione, che ci liberi dal sentimentalismo e dallo spirito borghese che la ricezione scenica sovraimpone all’opera ri-degradandola a mero testo, sequenza.

Un’idea efficace: le parole del Cantico versate in un italiano medioevale delle origini, inventato e generato corrompendo il testo latino della Vulgata Clementina del Cantico, come ho sperimentato scrivendo El Kanteko de’Kanteci (Cantico, a cura di Giacomo Maria Prati). Crearsi una propria lingua, intransitiva, sensoriale, cosale, solamente sonora.

Così la potenza energetica del Canto non verrà diminuita dal “già sentito” del noetico-discorsivo-comunicativo.

Grazie a questo filtro-schermo difenderemo la non semanticità e la non rappresentabilità del capolavoro salomonico.

Un rito non va spiegato, né illustrato. Deve restare dentro un diffuso numinoso, epifanico, senza direzioni né intenzioni.

Così il corpo-scena si disarticola rivelando la sua musica-danza. Senza perdere la magia del teatro quale buco nero della lingua.

Si può tradurre una musica. No.

Solo orchestrarla, facendone prima spartito, totale, collassante centripeto, verso dove tutto scivola (verso il suo nulla-centro)

Disaggregare E Riaggregare Il Testo

(per obliarlo, renderlo cantabile-danzabile)

A) Sia baciata con il bacio della sua bocca

Perché i tuoi seni sono più prosperi del vino

Profumanti più di essenze raffinate

Elogio dell’Amato

Olio effuso il tuo nome Per questo ti hanno eletto le fanciulle Pluralità

Invocazione

B) Attraimi

Dietro te correremo Pluralità Verso il profumo dei tuoi unguenti

C) Il Re mi ha condotto dentro le sue celle (Iniziazione)

Elogio dell’Amato

Danzeremo e per te ci rallegreremo Pluralità
Ricordando i tuoi seni più del vino
I giusti ti eleggono

D) Nera sono ma di bella forma

Autopresentazione

Oh figlie di Gerusalemme Destinatario Plurale

Come i padiglioni di Qedar
Come le tende di pelli di Salomone

Racconto

Non vogliate interrogarmi perché sia bruna (?) In quanto il sole mi ha scolorito (decoloravit) (?) I figli di mia madre combatteron contro di me (?) Mi posero come custode nelle vigne La mia vigna non l’ho ben custodita (quindi c’è un deficit)

Invocazione

E) Rivelami colui che la mia anima elegge (dove si trova?)

Esempio di orchestrazione per dis-testare…

sui pattini a rotelle – musica pop depensante - neon rosa
(Chick Habit - da Grindhouse)
Solo corpi femminili
Varie tecniche di straniamento anti-decorsivo:
play back in ritardo, contrappunto su medesime parole
volti ingranditi con locuzione in muto, dire non visto
cori asimmetrici su medesime parole
postura di base: sdraiate attorno al cono-rotonda

(affastellato-sussurrato) sia baciata con il bacio della sua bocca
sia baciata con il bacio della sua bocca sia baciata con il bacio della sua bocca
sia baciata con il bacio della sua bocca
sia baciata con il bacio della sua bocca
della sua bocca
della sua bocca
della sua bocca..a a a….
(coro A) p e r c h è i t u o i s e n i s o n o p i ù p r o s p e r i d e l v i n o p r o f u m a n t i p i ù d i e s s e n z e r a f f i n a t e

(coro B) Olio effuso il tuo nome (rip.)
(eco – distorsione nella ripetizione affastellata, in contrappunto)
per questo le ragazze ti hanno eletto/prendimi: correremo dietro te
(schiena/schiena)
verso il profumo dei tuoi unguenti
Il Re mi ha condotto dentro le sue celle.
(coro) Danzeremo e ci rallegreremo per te
Ricordando i tuoi seni più del vino

(coro) I giusti ti eleggono soprano: nera sono ma di bella forma (salmodiato) voci come coro: oh figlie di Gerusalemme come i padiglioni di Kedar come le tende di pelli di Salomone

altro coro: non vogliate esaminarmi per quale ragione sia bruna in quanto il sole mi ha scolorito i figli di mia madre combatterono contro di me mi posero come custode nelle vigne la mia vigna non l’ho custodita la mia vigna non l’ho custodita la mia vigna non l’ho custodita – dissolvendo

(dis-individuare il soggetto e la voce – arabescarla…il corpo al centro. È una somatologia, una me-ontica somatizzante)
Mai in piedi, mai il rigor mortis

Ascoltare il corpo, vedere la voce, muovere il silenzio
somato-gonia asemantica
l’agonia del corpo
senza conflitti
né alcun riferire
o rivolgersi.