Un viaggio dentro la memoria; quella di un popolo, quella di una famiglia e di una scrittrice e intellettuale che ha saputo raccontare la drammatica vicenda del genocidio armeno. Antonia Arslan ci fa un dono con il docufilm Antonia Arslan diretto da Giulia Belluco e scritto dalla giornalista Francesca Visentin insieme a Silvia Gorgi e Matteo Strukul.

Una squadra, quella capitanata da Visentin, e una troupe straordinaria che è diventata una sorta di “famiglia” allargata per l’autrice de La masseria delle allodole (edito da Rizzoli). Arslan ha aperto la sua splendida casa nel centro storico di Padova, dove si è svolta gran parte delle riprese, suddivise in varie location venete in base ai momenti storici.

L’infanzia durante la guerra sulla Riviera del Brenta, l’adolescenza nell’incanto delle Dolomiti, l’Isola degli Armeni a Venezia nel cuore, centro pulsante della memoria armena in Europa, la vita adulta tra Padova e New York, Venezia e l’Isola degli Armeni. Al termine delle ultime riprese, Arslan, Visentin, Belluco, Gorgi e Strukul hanno incontrato la stampa nella Casa di Cristallo, l’associazione culturale padovana voluta dalla scrittrice. Un film, quello su Antonia Arslan, che, per Francesca Visentin, giornalista e instancabile voce a sostegno delle donne, va a coronare anni di lavoro e di profonda amicizia per la scrittrice.

Questo film – ha spiegato Francesca Visentin – è nato dal rapporto con Antonia che si è consolidato negli anni. Nel tempo di questa amicizia ho avuto il privilegio e l’onore di entrare nel suo mondo e nella sua vita; mi sono così resa conto che andava raccontato perché Antonia merita di lasciare una traccia anche come persona, non solo per le sue opere che sono, comunque, preziose. Quello che si può vedere in questo film – ha proseguito – non è solo il racconto di Antonia Arslan vista nel suo privato, cosa che per noi è comunque un grande gesto di affetto, ma è anche un ponte tra generazioni. Pensiamo allo sguardo della giovane regista Giulia Belluco sulla vicenda di Antonia. Ci auguriamo che questo film possa rappresentare anche l’eredità spirituale che Antonia Arslan consegna ai giovani.

Sintonia di menti e di anime per un progetto fortemente voluto.

Durante la lavorazione del film ‒ ha aggiunto Visentin che ha scritto il soggetto ‒ siamo diventati quasi una famiglia, abbiamo lavorato in un clima di profonda armonia, abbiamo praticamente vissuto insieme per un mese senza litigare, credo che quest’atmosfera si potrà percepire nel corso della visione del film”. Un clima così armonioso al punto tale che il ruolo di Antonia Arslan bambina è stato affidato alla figlia della regista, la piccola Lucrezia Vittoria, che ricalca le ombre della mamma che recitò ad appena 3 anni in una delle produzioni di suo padre.

Mentre la Arslan, 35enne, è stata interpretata in una sorta di “cameo” dall’imprenditrice padovana Camilla Rossi Chauvenet nelle riprese girate in Puglia nel suo eco-resort, la Masseria Cuturi 1881. Nel cast anche un gruppo di giovanissimi che, in una delle scene più commoventi, rivolgono una serie di domande ad Arslan. I ragazzini sono Carlotta e Giulio Bortolini, 12 anni, di Vicenza, e Beatrice Zanetti, 14 anni, di Padova.

La scrittrice best-seller Antonia Arslan, 88 anni, voce del popolo armeno nel mondo, si è raccontata come mai aveva fatto prima, in questo docufilm prodotto da Eriadorfilm.

Arslan, padovana di origine armena, per la prima volta ha aperto la sua casa e il suo cuore: un ritratto inedito tra vita, famiglia, impegno sociale e letterario, radici e memoria. Un viaggio intimo e collettivo. Fotografie d’epoca, racconti, aneddoti, retroscena, accompagnano la lunga intervista in cui per la prima volta Antonia Arslan si svela, dall’infanzia fino a oggi. Un viaggio dell’anima attraverso la storia.

Sono grata alla regista Giulia Belluco – ha spiegato l’88enne scrittrice – sono grata a Francesca Visentin, instancabile creatura, e a tutta la troupe che ha lavorato indefessamente. Spero che possa essere un film utile alle nuove generazioni. Ho tanti anni e so che dovrei stare calma a casa, magari a fare la calza che non so fare. Al massimo posso fare un punto a croce. Per me questo film è stato un grande dono, la sensazione di calore e di amicizia che ha pervaso l’intera lavorazione mi ha fatto commuovere. Anche alla luce dell’inciampo di salute che ho avuto e che, fortunatamente, si è risolto. Questo è un film concepito da una mente femminile e realizzato da una troupe tutta al maschile.

Il film che lavora con salti tra presente e passato ha un precedente illustre: quello realizzato dai fratelli Taviani nel 2007, tratto proprio dal romanzo di Arslan “La masseria delle allodole”, con Alessandro Preziosi. Tuttavia, la regista ha sottolineato di non volersi mai ispirare a lavori precedenti ma di seguire una sua personale estetica e linea di pensiero. Belluco ha raccontato di avere lavorato molto sulla luce anche grazie a un grande direttore della fotografia come Gino Sgreva, per dare un aspetto morbido e suggestivo alle immagini dei ricordi familiari di Arslan.

Il film sarà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2027; è stato realizzato con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e sostenuto da Regione del Veneto. Inoltre, vede la collaborazione di Masseria Cuturi 1881, GBHotels, Arte Arredo Andriollo, La Fiera delle Parole, Casa di Cristallo. “Antonio Arslan” è un progetto culturale che, attraverso l’associazione Casa di Cristallo, sostiene l’ospedale Redemptoris Mater di Ashotk in Armenia, nella provincia di Shirak, a 2040 metri di altezza sui monti, punto di riferimento di circa 13 mila persone.

A gestire questo miracolo tra steppa e montagne, circondato solo da qualche villaggio di pastori, è il vicentino padre Mario Cuccarollo, religioso camilliano, da oltre 35 anni in Armenia. Fortemente voluto da papa Giovanni Paolo II nel 1988 dopo il terremoto che devastò l’Armenia, l’ospedale di Ashotsk è oggi l’unica struttura sanitaria per l’intera regione.