Arguto per quanto profondo e anticonformista, Pippo Pollina rappresenta dall’inizio del suo percorso una voce autenticamente libera e indipendente nella nostra canzone d’autore ammirata anche all’estero visti i riconoscimenti ottenuti e i regolari sold-out registrati. Da poco è stato pubblicato Fra guerra e pace (Jazzhaus Records\Storie Di Note) un album che riflette fedelmente la precarietà di questo momento storico sintetizzato in una dicotomia surreale per quanto evidente:
È un disco nato un paio di anni fa, in un momento in cui riflettevo su questa epoca instabile, indecifrabile, segnata dall’apertura di numerosi conflitti negli ultimi quattro-cinque anni. Sono dinamiche che si espandono a macchia d’olio e che ci costringono a interrogarci profondamente. Da queste riflessioni è nata l’esigenza di trasferire tutto in musica, attraverso la scrittura di questo album. Non lo considero un punto d’arrivo, ma una nuova tappa del mio lungo percorso artistico, inevitabilmente influenzato dai temi centrali della società contemporanea.
La tua è una carriera che inizia negli anni ’80. Come si è evoluta la tua musica nel corso degli anni?
Ormai alle spalle ho una storia lunga. Ho iniziato molto presto, a sedici anni il primo concerto con gli Agricantus, a diciott’anni le tournée, a diciannove vivevo già di musica. Ho continuato a suonare con lo stesso gruppo fino ai ventidue. Il mio percorso artistico si è sviluppato in modo naturale, attingendo al bagaglio di conoscenze che accumulavo vivendo, viaggiando, incontrando altri musicisti. Tutto ciò che è finito nelle mie canzoni, si è sempre lasciato trasportare dalle esperienze musicali e umane che facevo.
Scrivi in maniera asciutta e profonda, ma continuare a suonare e fare dischi, per te, che significato ha oggi?
Ho cercato di dare una valenza poetica e lirica a ciò che scrivevo, conciliando forma e contenuto. Oggi continuare a scrivere per me significa continuare a vivere ed esprimermi nel modo che mi è più congeniale, attraverso la parola, musicale o letteraria che sia. Finché avrò qualcosa da dire e il piacere di farlo, continuerò a scrivere.
Come vedi l’Italia dal luogo in cui hai scelto di vivere?
Anche se vivo lontano, sono molto spesso in Italia per motivi personali e professionali. Allo stesso tempo, la distanza mi permette un certo distacco, un osservatorio privilegiato dal quale riesco a guardare il Paese con maggiore lucidità, anche rispetto a quegli aspetti verso cui nutro una certa idiosincrasia. Questo, probabilmente, è un vantaggio.
Qual è il momento del tuo percorso che ti ha dato la maggiore soddisfazione?
Dopo tanti anni, non credo ci sia una singola soddisfazione più grande delle altre. La vera soddisfazione è di aver dato continuità al mio lavoro, essermi sviluppato nel tempo e avere ancora davanti una prospettiva artistica e professionale. Il fatto che il pubblico mi abbia accompagnato per così tanti anni, disco dopo disco, tournée dopo tournée, e che molti continuino a seguirmi, dà un senso profondo al mio percorso. È la conferma che il mio lavoro è stato accolto e compreso.
Daresti un consiglio a un ragazzo che vuole avvicinarsi alla musica, oggi, in un ambiente in cui sembra contare più una visualizzazione sui social che l’essere intonati?
Quello che accade oggi nella musica è il riflesso di ciò che accade nel mondo. Conta sempre più l’apparire rispetto alla sostanza. La tecnologia ha rafforzato questa tendenza, alimentando un’esibizione dell’ego spesso smodata e svuotando di senso altri aspetti dell’esistenza. Il consiglio che darei ai giovani è di ascoltare i suggerimenti dell’anima e del cuore per dare senso ai propri contenuti attraverso un lavoro che mantenga un equilibrio tra il desiderio di emergere, la necessità di ottenere risultati e la fedeltà ai propri intenti artistici. Questo è un tipo di equilibrio che non dovrebbe mai mancare.
Nuovo album, nuova avventura musicale e nuovo tour. Cosa dobbiamo aspettarci da questo spettacolo?
Fra guerra e pace è il tentativo di restituire al pubblico, nel modo più fedele possibile, le canzoni del disco. Con il quintetto acustico con cui sto girando stiamo ricevendo ottimi riscontri in tutta Europa. Abbiamo già realizzato trentaquattro concerti tra Germania, Austria, Svizzera e Liechtenstein. Ora ci prepariamo a portare queste canzoni in Italia a partire dal 28 aprile. Il 2 maggio sarò a Roma, all’Auditorium, una tappa per me fondamentale, perché Roma, fin dagli inizi, ha sempre riservato una grande attenzione alla mia musica. Suonare lì è sempre un’emozione, e mi aspetto una serata speciale insieme al mio pubblico.
Non solo musica
Il ricavato della data del 28 aprile a Fiesole (Firenze) sarà devoluto all’Associazione Pantagruel ODV, impegnata nella tutela dei diritti delle persone detenute. Il ricavato della data del 29 maggio ad Asti sarà devoluto alla Fondazione Astigiana Salute, punto di riferimento territoriale che opera in sinergia con la comunità scientifica e medica per la tutela della salute. La data del 30 aprile a Bollate (Milano) sosterrà l’ASD Polisportiva Cassina.
Nuova attraverso una raccolta fondi destinata ai progetti “Calcio Integra” e “Teatro Revoluscion”, dedicati all’integrazione sociale tramite sport e teatro. Il concerto del 3 maggio a Bologna sarà un evento di beneficenza, realizzato in collaborazione con l’Oratorio San Filippo Neri, a favore delle cucine popolari. Infine, la data del 4 maggio a Bergamo contribuirà alle attività del Centro Spazio Autismo, un importante progetto rivolto a bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico.















