Ad oltre un secolo dall’Impresa di Fiume, la figura di Gabriele d’Annunzio continua a essere al centro di un acceso confronto critico, sospeso tra stereotipi consolidati e nuove prospettive interpretative. Se da un lato la storiografia ha spesso privilegiato letture che riconducono l’esperienza fiumana a un semplice preludio del fascismo, dall’altro una nuova generazione di studiosi invita a restituire complessità a un fenomeno storico, politico e culturale difficilmente riducibile a formule precostituite.
In questa intervista, Aleardo Zanghellini approfondisce i temi al centro delle sue ricerche, affrontando due questioni solo apparentemente distanti: la ricezione anglofona dell’esperienza dannunziana e il ruolo del desiderio omoerotico nell’opera del Vate. Attraverso un’analisi che intreccia letteratura, filosofia, storia e diritto, emerge un ritratto di d’Annunzio lontano dalle rappresentazioni più convenzionali, nel quale l’attenzione per la bellezza maschile, la sublimazione del desiderio e la complessità delle relazioni affettive diventano strumenti indispensabili per comprendere la sua poetica e il suo pensiero. L’obiettivo del volume Constitutional Innovation and Same-Sex Desire in D'Annunzio's Fiume, 1919–1920 è quello di invitare il lettore a riconsiderare criticamente convinzioni sedimentate, aprendo nuovi spazi di riflessione su uno degli intellettuali più controversi e affascinanti del Novecento europeo.
Perché, secondo lei, le gesta fiumane di d’Annunzio sono state raccontate così raramente in lingua inglese e com’è cambiata la percezione dell’accaduto nei decenni?
È vero che di studi specialistici in lingua inglese sulla Fiume dannunziana ce ne sono relativamente pochi. In parte, si potrebbe dire che è legittimo e naturale che l'impresa di Fiume non desti lo stesso interesse da parte di chi, diversamente da noi, non è né italiano, né cultore di D'Annunzio... Da questo punto di vista forse è già rimarchevole che Leeden abbia dedicato uno studio così comprensivo e accurato, già cinquant'anni fa, alla Fiume dannunziana. Forse proprio l'alta qualità del lavoro di Leeden ha contribuito a scoraggiare altri studiosi anglofoni a intraprendere studi sullo stesso argomento; a fare pensare che non ci fosse più nulla di interessante da aggiungere sull'impresa di Fiume. E infatti il recente e molto importante studio di Kirchner Reill (The Fiume Crisis) si occupa della storia sociale della Fiume dannunziana, e non, come Leeden, dell'impresa in sé.
Quanto a come sia cambiata la percezione di coloro che si occupano, in lingua inglese, della Fiume dannunziana, direi, malauguratamente, non molto, sia in ambito accademico che non. Gli stereotipi (che il libro di Leeden già metteva in discussione) continuano a imperversare. Il recentissimo film-documentario di Bezinovic (Fiume o morte!) sembra acclamato da tutti. Io non l'ho visto, ma dalle recensioni che leggo (per esempio su The Guardian) direi che lascia tutti entusiasti proprio perché ripropone i soliti luoghi comuni sul protofascismo di D'Annunzio (o comunque perché si presta a questo tipo di lettura).
L’eros in d’Annunzio è un argomento trattato allo sfinimento con esiti, talvolta, grotteschi. Come ha preso vita, invece, la decisione (indovinata!) di dedicarsi al same-sex desire?
Non c'è molto nella cultura gay contemporanea in cui mi riconosca. È forse questo che mi ha indotto, ormai già da diversi anni, ad interessarmi a come l'omerotismo fosse vissuto, espresso, esperito e gestito in tempi e mondi diversi dal nostro. Quando mi sono imbattuto nelle testimonianze letterarie e autobiografiche del legionario omosessuale Giovanni Comisso, mi ha fatto sorgere l'impulso di andare a indagare sulla rilevanza sociale, politica e culturale dell'omoerotismo nella Fiume di D'Annunzio. Poi da cosa nasce cosa, e il passo successivo, che si è imposto quasi spontaneamente, è stato quello di studiare il ruolo giocato dal desiderio omoerotico nell'opera letteraria di D'Annunzio.
Ci sono state sorprese che l’hanno colpita più di altre nell’individuare tematiche omoerotiche in d’Annunzio? Avendo appena pubblicato una nuova edizione del Trionfo della morte penso, ad esempio, al rapporto – da lei evidenziato – tra Giorgio e Demetrio…
La sorpresa più grande è stata scoprire che l'omerotismo occupasse un ruolo così centrale, sia sul piano estetico che filosofico, nell'opera di D'Annunzio in generale. Ricordo che già da ragazzino, quando ci fecero leggere 'Versilia' a scuola, avvertivo la sensualità che emanava dalla sonorità delle parole 'collo adusto' — quello del cacciatore osservato e (concupito!) dalla ninfa racchiusa nell'albero, a cui la poesia di D'Annunzio dà voce… Col senno di poi, ora mi pare ovvio che l'abilità di D'Annunzio di esprimere così intensamente (attraverso gli occhi della ninfa) le attrattive di un corpo maschile tradisca una sensibilità omoerotica. Ma così come io non ci pensai allora, così pure oggigiorno continua a non accorgersene (o a non volere accorgersene) nessuno…
Quanto a Giorgio e Demetrio (e mi dovrò proprio procurare una copia della sua nuova edizione del Trionfo della Morte) mi è stata rivolta la stessa domanda al Festival dannunziano a Pescara, l'anno scorso. Il mio libro chiarisce ripetutamente che nell'opera e vita di D'Annunzio è la sublimazione del desiderio omoerotico, non la sua consumazione, che è filosoficamente importante; ma il mio interlocutore proprio non ne voleva sapere di correnti omoerotiche nel legame tra nipote e zio, sublimate o meno che fossero!
Come spera che la percezione della figura del Vate cambi grazie al suo volume?
Nel libro ho dedicato un capitolo intero a sfatare gli stereotipi sulle presunte colpe di D'Annunzio: crudeltà, superomismo senza limiti, protofascismo e chi più ne ha più ne metta. In realtà tanti studiosi, già dai tempi di De Felice, e anche prima, hanno cercato di mettere in luce la complessità della psicologia e del credo di D’Annunzio, come discuto in quel capitolo. Ma sia in Italia che all’estero i luoghi comuni e persino, quando si tratta di D’Annunzio, le leggende metropolitane sono duri a morire. In D'Annunzio, la sua indiscussa attrazione per le donne conviveva con uno spiccato interesse per l'omosessualità, un franco apprezzamento della bellezza maschile e una piena consapevolezza della continuità che esiste tra omosocialità e omoerotismo. Se il mio libro riesce a intaccare il mito della piena, esclusiva e incondizionata eterosessualità del Vate, forse può incoraggiare i lettori a guardare con occhi un po' più critici anche le altre cose che pensano di sapere, o che credono essere vere, su D'Annunzio.
Posso chiederle se sta lavorando a nuovi progetti letterari?
Al momento mi sto occupando di un progetto di pura filosofia del diritto, ma tutti i miei lavori di più ampio respiro hanno una spiccata dimensione storica e/o letteraria. Il prossimo studio di questo tipo a cui vorrei dedicarmi comporta un'analisi di diversi testi di letteratura euro-americana, dalla fine dell'ottocento a metà Novecento, volta a comprendere e documentare la molteplicità di modi in cui scrittori omosessuali interpretavano il rapporto del soggetto omosessuale con l'autorità del diritto. Anche in questo caso, il mio intento è di introdurre un po' di sfumature in un ambito accademico in cui le posizioni dominanti tendono un po' ad appiattire la complessità storica.















