Chi ha scritto davvero l'Odissea? Da oltre duemila anni il nome di Omero è associato al poema del ritorno di Ulisse, uno dei pilastri della cultura occidentale. Eppure, dietro quella firma leggendaria si è sviluppato uno dei dibattiti più affascinanti della storia della letteratura: Omero è esistito davvero? Era un solo poeta o il nome collettivo di una lunga tradizione orale? E se, addirittura, l'autore dell'Odissea fosse stata una donna?

Questa è l'ipotesi, tanto audace quanto affascinante, formulata alla fine dell'Ottocento dallo scrittore inglese Samuel Butler. Una teoria che la critica accademica non ha mai accolto, ma che continua ancora oggi a incuriosire studiosi e lettori perché invita a osservare il poema con occhi completamente nuovi.

Un provocatore vittoriano

Samuel Butler (1835-1902) non era un filologo nel senso tradizionale del termine. Romanziere, saggista e intellettuale anticonformista, amava mettere in discussione le convinzioni più radicate del suo tempo. Dopo aver tradotto personalmente l'Odissea in inglese, maturò la convinzione che quel testo non potesse essere stato scritto dallo stesso autore dell'Iliade.

Nel 1897 pubblicò The Authoress of the Odyssey, un saggio destinato a suscitare scalpore. La sua tesi era semplice quanto rivoluzionaria: l'Odissea sarebbe stata composta da una giovane donna appartenente all'aristocrazia della Sicilia occidentale, probabilmente nei dintorni dell'odierna Trapani.

Oggi questa ipotesi è considerata estremamente improbabile, ma il percorso argomentativo di Butler resta uno degli episodi più originali della moderna critica omerica.

Due poemi, due mondi

Il punto di partenza di Butler era un'osservazione che ancora oggi appare convincente: Iliade e Odissea sembrano appartenere a universi emotivi molto diversi.

L'Iliade è il poema della guerra. Il suo orizzonte è quello del campo di battaglia, dell'onore, della forza fisica, della gloria conquistata con le armi. Gli eroi combattono, muoiono e cercano una fama destinata a sopravvivere alla loro esistenza.

L'Odissea, invece, racconta tutt'altro. Il viaggio conta più della battaglia. La casa vale più del campo di guerra. L'intelligenza prevale sulla forza. Il protagonista non è il guerriero invincibile, ma l'uomo che sa attendere, mentire, persuadere, adattarsi.

Per Butler questa differenza non riguardava soltanto il tema dei due poemi: rifletteva una diversa sensibilità narrativa.

Le donne al centro della scena

L'argomento più celebre della teoria di Butler riguarda il ruolo delle figure femminili.

Penelope non è una moglie passiva che aspetta il ritorno del marito. È il vero pilastro del regno di Itaca. Difende il proprio potere con intelligenza, utilizza la celebre strategia della tela e riesce a tenere in scacco i Proci per anni senza ricorrere alla forza.

Anche Nausicaa, la giovane principessa che soccorre Ulisse sulle coste dei Feaci, viene descritta con una delicatezza psicologica sorprendente. Il loro incontro è uno dei momenti più moderni dell'intero poema: fatto di timidezza, curiosità reciproca, possibilità appena accennate.

Poi ci sono Arete, regina rispettata da tutti; Euriclea, la nutrice che riconosce Ulisse dalla cicatrice; Circe e Calipso, figure potenti e autonome che dominano il proprio spazio senza essere semplici comprimarie del protagonista.

Secondo Butler, era difficile immaginare che un poeta cresciuto nella cultura eroica della guerra avesse dedicato tanta attenzione alla complessità dell'universo femminile.

Una scrittrice siciliana?

La parte più sorprendente della teoria riguarda però il luogo di composizione dell'opera.

Butler sosteneva che l'autrice fosse siciliana. Durante i suoi viaggi nell'isola era rimasto colpito dalle somiglianze che riteneva di cogliere tra alcuni paesaggi descritti nell'Odissea e la costa occidentale della Sicilia.

A suo giudizio, il mondo dei Feaci ricordava quello delle città costiere siciliane più che la Grecia continentale. Le descrizioni del mare, dei rilievi e di alcuni approdi sembravano derivare dall'osservazione diretta di quei luoghi.

Naturalmente gli studiosi moderni contestano questa ricostruzione. La geografia dell'Odissea è infatti un mosaico nel quale elementi reali, ricordi di navigazioni mediterranee e luoghi completamente immaginari convivono senza la pretesa di costruire una carta geografica precisa.

Dal punto di vista della filologia classica, gli argomenti di Butler non sono considerati sufficienti.

Le differenze tra Iliade e Odissea possono essere spiegate dal fatto che i due poemi raccontano storie differenti e appartengono a momenti diversi della tradizione epica. Inoltre, la cosiddetta "questione omerica" ha mostrato come entrambe le opere siano probabilmente il risultato di secoli di elaborazione orale, nei quali generazioni di cantori hanno modificato, ampliato e perfezionato il materiale narrativo.

Anche la lingua non offre alcun indizio decisivo. Il greco dell'epica è una lingua artificiale, costruita attraverso la sovrapposizione di dialetti e formule poetiche tramandate oralmente per secoli. Non esiste alcun elemento linguistico che permetta di attribuire il testo a una donna.

Per questo motivo la comunità scientifica considera oggi la teoria di Butler una suggestione letteraria più che una ricostruzione storica.

Eppure sarebbe un errore liquidare Butler come un eccentrico.

La sua intuizione ha avuto il merito di richiamare l'attenzione su aspetti dell'Odissea che per lungo tempo erano rimasti in secondo piano: la centralità della casa, il valore degli affetti, la psicologia dei personaggi, l'importanza delle donne nella costruzione della vicenda.

In un certo senso Butler anticipava questioni che sarebbero diventate centrali nella critica del Novecento: il ruolo dello sguardo narrativo, la rappresentazione del femminile, la possibilità di leggere i classici da prospettive diverse rispetto a quelle tradizionali.

Oggi gli studiosi parlano spesso dell'Odissea come del poema dell'identità, della memoria e del ritorno. Butler fu tra i primi a intuire che proprio questi temi distinguono profondamente l'opera dall'Iliade, spostando il centro dell'epica dall'eroismo militare all'esperienza umana.

La forza delle grandi opere risiede anche nella loro capacità di generare interpretazioni sempre nuove. L'ipotesi di Samuel Butler probabilmente non cambierà la storia della filologia classica, ma è altrettanto vero che il poema continua a sorprendere proprio per la straordinaria modernità delle sue figure femminili, per la profondità dei suoi sentimenti e per la capacità di raccontare il desiderio universale di ritrovare una casa. Butler aveva intuito qualcosa di essenziale: l'Odissea non è soltanto il racconto di un eroe che torna dalla guerra. È soprattutto una riflessione sulla vita quotidiana, sugli affetti, sulla memoria e sulla forza dell'intelligenza. Ed è probabilmente questa ricchezza di sguardi che, ancora oggi, rende il poema inesauribile.

Ritengo doveroso, da trapanese e amica, citare le opere del compianto professore trapanese e studioso Renato Lo Schiavo che trattano l'ipotesi di Samuel Butler secondo cui l'autore dell'Odissea sarebbe una donna e l'Itaca omerica coinciderebbe con l'isola di Marettimo (TP) e che si concentrano su saggi critici e rielaborazioni storiche.

Il lavoro fondamentale dello studioso che unisce queste ricerche include:

  • La teoria dell'origine siciliana dell'Odissea (Palermo, ISSPE, 2003): saggio in cui Lo Schiavo sintetizza organicamente la storia degli studi butleriani.

  • L'Ulisse di Clifford's Inn: saggio storico-critico in cui si analizza nel dettaglio l'indagine del romanziere inglese.

  • L'Autrice che non è esistita. O forse sì: contributo focalizzato sull'identità femminile dell'Odissea ipotizzata da Butler.

Le ricerche di Lo Schiavo sono state inoltre fondamentali per valorizzare le fotografie scattate da Butler nel 1894 e conservate all'Università di Cambridge, utilizzate per mostre a Marettimo ed eventi culturali in Sicilia.