In occasione della festa del Patrocinio della Madonna delle Grazie, martedì 25 agosto 2026, si è tenuta la presentazione ufficiale al pubblico dell’opera Sinfonia di Resurrezione dell’artista Luigi Salvatori. Il dipinto, ritenuto meritevole di acquisizione, è stato accolto nella collezione del Museo Diocesano di Velletri e permanentemente esposto nelle sale interne della struttura, inserito nei registri di inventario e di catalogazione museale, con inserimento della foto nel sito del Museo.

Nell’occasione hanno preso la parola S.E. Mons. Stefano Russo, Vescovo della Diocesi di Velletri-Segni, che con sensibilità, lungimiranza e competenza ha autorizzato l’acquisizione; Don Claudio Sinibaldi, Direttore del Museo Diocesano; Prof. Roberto Luciani, cui è stata affidata la presentazione critica dell'opera.

L’opera

Sinfonia di Resurrezione (2025) è un acrilico su tela di formato 100x100 cm. Il dipinto giunge a questo prestigioso traguardo dopo essere stato esposto nel marzo 2026 alla Fondazione Amedeo Modigliani di Roma in occasione della mostra personale Il Creato e l’Uomo nel desiderio dell’invisibile ed essersi aggiudicato il 1° Premio Arte Sacra "Cornice d’Oro" nell'ambito della mostra La strada del Giubileo, allestita presso il Museo Civico Archeologico “Oreste Nardini” e curata da Alessandro Filippi, Presidente della Fondazione Museo Luigi Magni e Lucia Mirisola.

L’opera è stata ultimata il 20 aprile 2025, nella mattina del giorno di Pasqua, ultimo giorno di vita di Papa Francesco, che è salito al cielo la mattina del giorno successivo, 21 aprile, nel giorno dell’Angelo del Signore.

Nel dipinto Sinfonia di Resurrezione Cristo dopo essere sceso fino al cuore della terra, nel profondo degli inferi (buco nero), dei nostri inferi, per tirarci fuori e sconfiggere definitivamente il male e il peccato, da esso ascende glorioso; i suoi piedi si posano su tavole lignee scardinate, a forma di croce, simbolo della vittoria della luce sulle tenebre.

A destra e sinistra, tra i grovigli della natura sofferente, ci sono un uomo e una donna, con le mani alzate in segno di attesa di liberazione: secondo l’antica iconografia bizantina rappresentano Adamo ed Eva, segno delle anime dei giusti che attendono la liberazione. In basso, a destra e a sinistra ci sono le anime degli iniqui, nell’atteggiamento di coprirsi il volto con le mani, per paura del giudizio per le loro azioni malvage.

Cristo emerge al centro del quadro, centro della storia e del tempo, come figura escatologica e come compimento della storia (Is 5,25; Gl 2,10; Na 1,5; Zc 14,5), con la mano destra nell'atto di benedire con le due dita indice e medio alzate, secondo la tradizione iconografica ortodossa e pollice anulare e mignolo che si toccano, a rappresentare la trinità. Nell'altra mano tiene il Vangelo aperto con la scritta “Io sono la via, la verità, la vita”, parole che indicano la strada per la resurrezione. Un fascio di luce gialla parte dall’alto e scende fino agli inferi. È la luce che collega il cielo alla terra.

Il dipinto rappresenta Cristo vestito dal sudario che lo ha avvolto nel sepolcro, bianco come simbolo per eccellenza di luce divina, di trasfigurazione, di purificazione e di luce, luce che lo circonda ed esplode ad indicare che “è preparato per noi il regno dei Cieli”.

L’opera si colloca nella scia delle straordinarie resurrezioni di Piero Della Francesca (1450-1460, affresco, Sansepolcro, Museo Civico); Pieter Paul Rubens (1615-1616, olio su tela, Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti); Pericle Fazzini (1970-1975, bronzo, Città del Vaticano, Aula Paolo VI).

Nella Resurrezione di Piero della Francesca troviamo alcuni punti di contatto con quella di Salvatori. In entrambi i dipinti Gesù è in piedi, fermo e vittorioso sulla morte, figura centrale dominatrice della scena. Piero dipinge un Cristo monumentale e solido che calpesta il sepolcro nel paesaggio toscano all'alba; Salvatori sceglie una dimensione cosmica, col cielo stellato e una moltitudine di anime ai piedi.

Nell’Altare di Isenheim (1512-16), Matthias Grünewald per primo sradica la Resurrezione dalla terra avvolgendo il Cristo in un'esplosione cosmica di luce tra le stelle. In Grünewald il Cristo sale in cielo e le guardie cadono stordite; in Salvatori la croce rimane base strutturale e ai piedi si aduna l'umanità redenta, non soldati spaventati.

Salvatori condivide con la Resurrezione (1579–81) di Tintoretto la spinta ascensionale e il drammatismo della luce tipici dell'impeto orchestrale di Mahler. Il movimento di Tintoretto è tumultuoso e terreno; Salvatori adotta un impianto più solenne e contemplativo, dominato dalla notte stellata.

Il cielo punteggiato di stelle di Salvatori condivide con Notte stellata (1889) di Vincent van Gogh la sensibilità simbolico-espressiva, dove la notte diviene riflesso dell'infinito e dello spirituale. Van Gogh esprime un dramma interiore e solitario legato alla natura; Salvatori utilizza il cielo stellato come palcoscenico per un dramma corale di redenzione.

L’artista

Luigi Salvatori, nasce a Palestrina il 25 ottobre 1951, nipote d’arte dei pittori prenestini Marcello Salvatori, Mario Fornari e Armando Stellani. Laureatosi in Architettura nel 1976, inizia a lavorare nel campo dell’Arte e Architettura Sacra e Comunitaria. Notevole la sua produzione artistica, in mostre collettive e personali in tutta Italia e all’estero. Tra le tante si citano le mostre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Sala Borromini, Palazzo Barberini, Palazzo Valentini, Formello Palazzo Chigi Sala Orsini, Sala Cenacolo Camera dei Deputati, MACRO Museo di Roma, Biblioteca Vallicelliana, Camera dei Deputati Vicolo Valdina, Basilica di San Vitale al Quirinale, Fondazione Amedeo Modigliani, negli USA in Anderson County South Carolina e New York Galleria One ArtSpace di Manhattan, a Mosca Palazzo Moskovskij Dom Natsionalnostey.

Dapprima Consigliere e Vicepresidente della storica Associazione “Cento Pittori via Margutta”, dal 2018 al 2024 ne diviene Presidente. Nel 2023 è inserito come Artista dell'anno sul volume n.11 dell'Enciclopedia d'Arte Italiana (Milano Sala degli Arazzi Museo d'Arte). Le sue opere sono presenti in collezioni private, pubbliche e in Musei.

La tecnica

Il dipinto Sinfonia di Resurrezione è stato realizzato in acrilico e tecnica mista su tela. La stesura presenta la caratteristica materia gestuale e vibrante tipica di Salvatori, con sovrapposizioni e spessore che creano effetti di rifrazione luminosa.

Le dimensioni sono 100x100 cm, tuttavia lo sviluppo verticale è accentuato dalla figura di Cristo per enfatizzare l'ascesa spirituale.

Dominano i blu notte e i cobalto per la volta celeste, contrapposti ai toni caldi dell'oro, del bianco puro e dei bagliori di luce radiante che avvolgono il Cristo, tagliando l'oscurità come una vibrazione sonora.

Valore della donazione e significato per Velletri

La donazione dell'opera al Museo Diocesano e Cattedrale di San Clemente a Velletri assume un profondo valore artistico, spirituale e comunitario.

Ponte tra Arte Contemporanea e Fede, l'inserimento dell'opera nella collezione del Museo Cattedrale arricchisce il patrimonio della diocesi con un linguaggio figurativo moderno ed espressionista, capace di dialogare con le storiche opere d'arte sacra conservate nella struttura.

Si tratta di un segno di Rinascita Spirituale. La raffigurazione della Resurrezione rappresenta per la comunità religiosa un forte messaggio di speranza, ascolto della grazia e comunione, in cui la musica sinfonica si fa icona pittorica per la preghiera e la meditazione.

Il Museo Diocesano di Velletri

Situato nell’ex-seminario seicentesco dell’imponente complesso monumentale annesso alla Cattedrale di San Clemente, il Museo Diocesano di Velletri è uno dei presidi culturali di maggior rilievo dell'area dei Castelli Romani. La sua collezione permanente vanta capolavori dal Medioevo all’Ottocento, tra cui opere di Gentile da Fabriano e Antoniazzo Romano, il Busto reliquiario di San Clemente del Finelli (collaboratore di Gian Lorenzo Bernini) e la celeberrima Croce Veliterna, prezioso stauroreliquiario dell’XI-XII secolo.

2-Tavolo-dei-relatori Velletri (Roma), Museo Diocesano, Sala conferenze, i Relatori, da sinistra: Don Claudio Sinibaldi Direttore del Museo; S.E. Mons. Stefano Russo, Vescovo della Diocesi di Velletri e Segni; Roberto Luciani, Critico d’Arte; Luigi Salvatori, Artista.

Le ricerche artistiche di Salvatori

Tre sono le ricerche artistiche che attua Luigi Salvatori: Roma, paesaggi e nature, arte sacra. Quest’ultima ricerca annovera opere significative, tra queste Frate Sole acrilico su tela, 50x70 cm realizzata nel centenario della morte del Santo di Assisi (2026), quando il pittore di Palestrina ha sentito l’esigenza di raffigurarlo mentre parla e benedice i suoi “fratelli uccelli”.

L’opera quadrata Il Dono della vita, ha dato sé stesso per te (acrilico su tela, 100x100 cm, 2021) emana astrazione e spiritualizzazione dei volti, bidimensionalità e armonia, i colori sono stesi come gioia dello Spirito, l’incorporeità delle figure rappresentano l’atemporalità, in quanto la dimensione di Maria e del Cristo morto tra le sue braccia è essenza di sacralità al di là del tempo cronologico.

Particolarmente “toccanti” sono le opere Maria dei Miracoli e Maria madre della tenerezza, entrambe rappresentano la Vergine al di fuori del tempo e dello spazio, non in atteggiamento realistico, ma con un volto trasfigurato il quale rivela che essa appartiene al mondo celeste rivestita di un corpo incorruttibile: si tratta di raffigurazioni sacre, reliquie, antiche icone, epifania del divino.

Tutte le opere di arte sacra sono intrise di un profondo significato spirituale, originali, uniche, in quanto l’iconografia e gli effetti del colore sono irripetibili.

Conclusioni

L'opera Sinfonia di Resurrezione dell'artista e architetto Luigi Salvatori è un dipinto sacro e sinestetico, direttamente ispirato alla monumentale Sinfonia n. 2 in Do minore "Resurrezione" di Gustav Mahler. La composizione visualizza il passaggio drammatico dalla morte alla vita eterna attraverso la potenza trasfiguratrice della musica.

Al centro della scena domina la figura imperiosa di Cristo in piedi, posizionato su una struttura incrociata di tavole lignee. Non si tratta di una croce di sofferenza, ma del legno divenuto basamento e tramite di vittoria sulla morte.

Ai piedi della figura divina si trovano uomini e figure umane con le braccia protese verso il cielo, in un gesto Corale di invocazione, stupore e liberazione, perfettamente speculare al climax corale finale della sinfonia mahleriana.

Sullo sfondo si estende un cielo cosmico e stellato di profonda intensità, che simboleggia l'infinito, l'universo rinnovato e la dimensione trascendente della speranza.

Ricercando l’armonia e la bellezza, questa rappresentazione sacra rivela il contatto diretto con il Divino che tende verso l’alto, alla ricerca di Dio.