Un ‘no’ pronunciato con la più profonda convinzione è meglio di un ‘sì’ pronunciato solo per compiacere il prossimo.
(Mahatma Gandhi)
Un trabocchetto che impedisce di vivere la vita che desideri è la tendenza a compiacere gli altri per ottenere amore e approvazione. Una trappola in cui si cade inconsciamente fin dalla prima infanzia e, a volte, si passa un’intera vita a cercare, inconsapevolmente e con avidità, l’approvazione degli altri.
Già da piccoli, per riuscire ad essere amati, accuditi e avere le attenzioni dei genitori, ci abituiamo a mostrare soltanto quelle parti di noi che gli altri apprezzano; per avere, in cambio, affetto e considerazione, trascuriamo la soddisfazione dei nostri veri desideri e, col tempo, cambiamo il nostro modo di mostrarci agli altri per essere apprezzati da chi ci sta davanti, a scapito di quello siamo veramente e di ciò che preferiamo fare.
Se da piccoli, si cresce in un ambiente famigliare in cui si viene spinti a considerare importante, la ricerca costante delle qualità da perseguire, ecco che involontariamente si mettono in atto atteggiamenti volti a soddisfare chi è intorno a noi e ottenere la loro approvazione; un comportamento automatico che, passo dopo passo, ci allontana dal vero sentire e si smarrisce lo stimolo a ricercare ciò che si desidera veramente, accumulando frustrazioni e risentimento.
Quante decisioni cruciali vengono prese non per una reale vocazione, ma per ottenere l'approvazione della famiglia, del partner o del capo ufficio? Chi è intrappolato in questa dinamica fa una fatica immensa a portare alla coscienza il proprio scontento e finisce per vivere una vita che non gli appartiene, accumulando una silenziosa e logorante dose di frustrazione e risentimento.
Un fardello psicologico che si manifesta sovente anche nella realtà materiale. Esiste un legame profondo tra la trappola mentale del compiacimento e la tendenza ad accumulare oggetti, regali non voluti o cimeli del passato di cui non ci si riesce a sbarazzare per il timore di ferire qualcuno o di recidere un legame.
Nelle donne, in particolare, questa attitudine si traduce anche in una vera e propria difficoltà a mettere a fuoco le priorità della propria esistenza. Quando viene chiesto loro di redigere una "lista dei desideri", emerge un dato sorprendente: le aspirazioni sono quasi sempre declinate per realizzare il benessere altrui, dei propri cari.
Desiderano la promozione del figlio, il cambio di lavoro del partner, la salute dei genitori. Identificano la propria felicità esclusivamente attraverso la realizzazione delle persone che amano, dimenticandosi di sé stesse.
Non conosco una via infallibile per il successo, ma soltanto una per l’insuccesso sicuro: voler accontentare tutti.
(Frase attribuita a Platone)
Il sorriso della rinuncia: la trappola di Monna Lisa
La psicologa tedesca Ute Ehrhardt ha analizzato, fra gli altri, l’atteggiamento di voler compiacere gli altri - spesso tipicamente femminile – attraverso l’analisi del linguaggio corporeo e, in particolare, del sorriso.
Ha definito questo atteggiamento ‘la trappola di Monna Lisa’, prendendo spunto dal famoso dipinto di Leonardo e il suo enigmatico volto. Pur apprezzando la bellezza, maestosa e indubitabile, del quadro la Dr.ssa Ehrhardt si accorse che provava un senso di fastidio nel vedere il sorriso appena abbozzato di Monna Lisa. Per molto tempo non seppe spiegarsi il motivo di questa avversione, ignorando il perché del proprio disagio e insofferenza.
Fino a quando, un giorno riuscì a collegare l’indecifrabile sorriso di Monna Lisa con l’espressione che vedeva ogni giorno sul viso delle sue pazienti, durante le sedute. Persone che sorridono anche se provano sentimenti diversi, di avversione o scontentezza, rispetto ad una situazione: donne che vengono cresciute con la modalità di dover essere “brave bambine che sorridono” anche quando vorrebbero piangere o urlare o battere i pugni sul tavolo. A volte rinunciano ad esprimere sé stesse pur di non scontentare gli altri.
Chi vive per compiacere, (in inglese people pleaser) non appena prova a fare qualcosa per sé, viene immediatamente investito da devastanti sensi di colpa. Quando questi sentimenti prevalgono, l'azione viene bloccata; quando riesce a superare la paura, vivrà l'esperienza con ansia e timore vanificando qualsiasi forma di reale appagamento.
Può capitare anche che gli “altri” ormai assuefatti alla disponibilità, senza confini, del people pleaser si risentano all’arrivo di qualche “no” e definiscano egoista chi non adempie pedissequamente alla totalità delle altrui richieste.
Preoccupati di ciò che pensano gli altri
e sarai sempre loro prigioniero.(Lao Tzu)
Lasciare la regia della propria vita nelle mani di altri significa relegare all'esterno la chiave del proprio benessere. Le emozioni soffocate non svaniscono: se non trovano una valvola di sfogo verbale o comportamentale, si riversano sul corpo. La scarsa autostima e la paura dell'abbandono inibiscono l'espressione del sé, traducendosi in disturbi somatici diffusi.
Ulcere, emicranie croniche, insonnia, reflusso gastroesofageo e cali del sistema immunitario talvolta possono essere i segnali d'allarme di un organismo che sta letteralmente consumandosi dall'interno, a causa di un eccessivo controllo emotivo.
Non sei nato per compiacere gli altri.
Sei nato per vivere la tua vita e trovare la tua felicità.(Osho)
Come uscirne e ritrovare la propria voce
Uscire dalla trappola di Monna Lisa è un percorso di riappropriazione di sé stessi che richiede coraggio e che non è mai troppo tardi per intraprendere.
Per rompere questo automatismo, è possibile applicare due strategie pratiche quotidiane:
La pausa dell'ascolto interiore. Quando ci si trova davanti a una scelta o a una richiesta esterna, prima di rispondere d'istinto con un "sì" compiacente, è fondamentale fermarsi. Prendi tempo, dando una risposta interlocutoria. Connettiti con il tuo sentire, chiedendoti “cosa voglio davvero?” Prenditi qualche minuto di pausa, in un angolo tranquillo, respira e rivolgi l’attenzione all’interno. Accogli qualsiasi pensiero o immagine emerga, anche se negativa o contraria alle aspettative altrui: ti aiuterà a capire cosa provi davvero.
Il dialogo posticipato. Se l'emozione del momento è troppo intensa e la paura di deludere blocca l'espressione immediata, impara a comunicare il tuo vissuto in un secondo momento. Esercitati a condividere ciò che senti e a verbalizzare i tuoi confini, anche a mente fredda: sarà il primo passo per smettere di subire la regia altrui.
Quando dici di sì agli altri, assicurati di non dire di no a te stesso.
(Paulo Coelho)















