Un articolo pubblicato sulla rivista Science Advances riporta i risultati di uno studio sull'aumento della quantità di metano presente nell'atmosfera terrestre tra il 2019 e il 2024 che aveva lo scopo di analizzarne le cause. Un team di ricercatori ha combinato dati raccolti dallo strumento TROPOspheric Monitoring Instrument (TROPOMI) del satellite europeo Sentinel-5P e dal satellite giapponese Greenhouse Gases Observing Satellite (GOSAT), conosciuto anche come Ibuki, per ottenere un ritratto globale dei livelli di metano nell'atmosfera a livello globale. Ciò ha permesso di esaminare le concentrazioni regionali di metano e di conseguenza di individuare le probabili cause, spesso originale da attività umane.
Il metano è un gas serra che ha un effetto legato riscaldamento globale che è potenzialmente 80 volte superiore a quello dell'anidride carbonica su un periodo di vent'anni. La quantità di questo gas presente nell'atmosfera è molto piccola ma è sufficiente ad aumentare l'effetto serra. Per questo motivo, le ricerche sui cambiamenti climatici si sono espanse da tempo per includere il metano nei modelli usati per creare le previsioni del riscaldamento globale.
Per stimare in modo accurato il ruolo del metano nel riscaldamento globale sono necessarie misurazioni precise ma ciò non è semplice a causa dei limiti degli strumenti disponibili. Questo studio ha sfruttato il lavoro di due satelliti diversi, ognuno dei quali ha i suoi limiti nelle rilevazioni di metano. La chiave dell'analisi è arrivata dalla combinazione dei dati per compensare i limiti dei due satelliti.
Il satellite GOSAT è stato lanciato dall'agenzia spaziale giapponese JAXA il 23 gennaio 2009. Si tratta del primo satellite al mondo progettato specificamente per il monitoraggio dei gas serra, sia anidride carbonica che metano. Ha una buona risoluzione e una copertura globale giornaliera del pianeta ma i suoi strumenti soffrono di imprecisioni nelle rilevazioni locali.
Il satellite Sentinel-5P fa parte del programma europeo Copernicus ed è stato lanciato dall'agenzia spaziale europea ESA il 13 ottobre 2017. Il suo strumento TROPOMI è uno spettrometro che ha lo scopo di monitorare varie forme di inquinamento presenti nell'aria, metano incluso. Le sue rilevazioni sono più precise rispetto a quelle del satellite GOSAT ma offrono una quantità inferiore di dati.
In parole molto povere, il senso di questo nuovo studio è stato quello di combinare quantità e qualità dei dati raccolti dai satelliti GOSAT e Sentinel-5P. I risultati di questa complessa elaborazione hanno permesso di offrire un quadro coerente della diffusione del metano nell'atmosfera tra il 2019 e il 2024 con le concentrazioni in certe aree.
La mappa del metano ha permesso anche di individuare con quelle che con molte probabilità sono le fonti del metano che è stato diffuso nell'atmosfera. Spesso non si tratta di giacimenti di metano fossile bensì di gas generato in qualche modo da attività umane.
Un risultato interessante è che un ulteriore problema è dato dalla diminuzione nell'atmosfera del radicale ossidrile, una molecola formata da un atomo di idrogeno e uno di ossigeno che reagisce molto facilmente con varie sostanze inquinanti, compreso il metano, distruggendo quelle sostanze. Per questa sua proprietà, è soprannominata radicale spazzino e la sua diminuzione aiuta ad aumentare la presenza di composti come il metano nell'atmosfera.
La quantità di radicale ossidrile presente nell'atmosfera è regolata da processi che generano un equilibrio chimico complesso e non lineare. Uno studio specifico sull'inquinamento atmosferico che analizza anche la presenza di metano e radicale ossidrile è stato pubblicato sulla rivista Nature nel maggio 2025.
Lo studio pubblicato su Science Advances ha valutato che i principali contributi alle emissioni di metano nell'atmosfera arrivano dall'Africa orientale e dal Sud America, con l'Europa al terzo posto. Le cause sono diverse e vanno dall'estrazione di petrolio e gas, come in Venezuela e Colombia, a emissioni generate da reazioni chimiche all'interno di discariche di rifiuti. Altre fonti sono legate al bestiame e al trattamento di acque reflue.
Per quanto riguarda le quantità di metano rilevate, esse hanno mostrato variazioni significative da un anno all'altro, con un picco tra il 2020 e il 2022 e una tendenza alla crescita nel corso degli anni. Questo risultato è coerente con quello riportato in uno studio pubblicato nel settembre 2024 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, conosciuta anche come COP26, è stato lanciato il Global Methane Pledge, che punta a ridurre le emissioni di metano causate da attività umane del 30% entro il 2030. Si tratta di una delle iniziative che hanno lo scopo di limitare i cambiamenti climatici.
Gli impegni presi in queste conferenze internazionali non sembrano valere molto, ma anche le persone comuni possono fare qualcosa pensando al metano generato da allevamenti e discariche. Non serve diventare vegetariani, ma ridurre il consumo di carne bovina, che ha un maggior peso di vario tipo sull'ambiente, può aiutare. Non possiamo smettere di generare spazzatura, ma possiamo cercare di acquistare prodotti con imballaggi ridotti e fare attenzione riguardo alla raccolta differenziata della spazzatura. Il futuro del mondo è anche nelle nostre mani!
Articoli citati
Science Advances: Attributing 2019–2024 methane growth using TROPOMI satellite observations.
Nature: Air pollution modulates trends and variability of the global methane budget.
Proceedings of the National Academy of Sciences: Inverse modeling of 2010–2022 satellite observations shows that inundation of the wet tropics drove the 2020–2022 methane surge.















