Il 28 maggio 2026 a Trento sono state organizzate “le primarie delle idee”. Sono convenute diverse persone. Ognuna aveva facoltà, in 3 minuti, di descrivere un'idea. Intervenne anche il Senatore Pietro Patton (Per le Autonomie) che ha promesso all'ideatore Riccardo Lucatti di approfondire i “titoli pubblici irredimibili”.
Ma cosa sono? Sono titoli senza scadenza di rimborso - in quanto escludono espressamente il diritto del Tesoro al loro riscatto. Non sono quindi titoli di debito a scadenza. Si tratta di uno swap (scambio) finanziario: il Tesoro incassa un capitale e cede una rendita superiore solitamente a quella dei titoli di debito.
Finanziariamente il maggior esborso per interessi è più che compensato dai cessati esborsi in linea capitale. Il tasso di rendimento, che può essere in parte fisso e in parte variabile, mantiene adeguato il livello del valore nominale. II Tesoro può ridurre il volume degli Irredimibili in circolazione presentandosi come loro acquirente alla borsa valori. In questo è garantito il risparmiatore che sa che il Tesoro può acquistargli gli irredimibili in ogni momento.
Con gli Irredimibili (Rendita) si attrae volontariamente la ricca finanza privata italiana ed estera verso il nostro settore pubblico. Affinché sia attrattiva serve accompagnare la richiesta finanziaria da progetti ambiziosi, verificabili e realizzabili in tempi stabiliti.
Gli irredimibili emessi in sostituzione di titoli di debito in scadenza, riducono il debito pubblico senza diminuire la disponibilità finanziaria del Tesoro; ogni ulteriore emissione aumenta la disponibilità finanziaria del Tesoro senza aumentare di conseguenza il debito pubblico.
Ripeto, in parallelo serve un corrispondente piano di investimenti produttivi pubblici e privati che sembra al momento non esista se non per il PNRR che gode di tutt'altri fondi.
Cosa sono i titoli irredimibili? Tecnicamente si tratta di “debito pubblico consolidato” (Treccani) per il quale lo stato non assume l'obbligo del rimborso ma solo il pagamento di un interesse annuo. Però realisticamente lo stato e quindi il Tesoro, al risparmiatore che ne fa richiesta, restituiscono il capitale altrimenti s'incrinerebbe la fiducia stato/cittadino.
Perché si torna a parlare di titoli irredimibili?
Recentemente il governo italiano nella persona del Ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti aveva promesso di stare sotto il rapporto debito/PIL (disavanzo pubblico annuale / Prodotto Interno Lordo) indicato dall'Unione Europea. Invece lo ha sforato di uno 0,1% con un rapporto debito/PIL del 3,1%. Così facendo non ci sono nuove risorse per realizzare le molte promesse fatte in campagna elettorale come la riduzione permanente e non temporanea delle accise e il piano casa per i giovani. Gli irredimibili permetterebbero al governo di avere liquidità senza debito perché, come insegna il prof. Filippo Zatti dell'Università di Firenze, questi titoli non inciderebbero sul debito pubblico, essendo un prestito perpetuo. Non è ancora certo che l'Unione Europea classifichi gli irredimibili come debito da inserire nel rapporto debito/PIL.
Il pubblico li aveva già emessi? E il privato? In entrambe le domande la risposta è SÌ.
Esempio passato. Ventennio fascista. Nel novembre 1926, il governo lanciò il Prestito del Littorio. Questa operazione finanziaria impose la conversione forzosa di gran parte del debito pubblico a breve e medio termine in un nuovo titolo di "debito consolidato", offrendo agli investitori una rendita perpetua al 3,5%. Poi vi fu il tracollo di Wall Street nel 1929. E la conseguente necessità di finanziarie da parte del regime sia le infrastrutture che il riarmo. Nel dicembre 1935 lo Stato fascista propose un ulteriore prestito nazionale che prevedeva invece una rendita del 5%.
Come scrive Gianluigi De Marchi, si tratta oggi di mobilitare risorse a beneficio dello Stato, generando una forma di “patrimoniale volontaria” (e non forzosa, aspetto estremamente importante). Naturalmente occorre che la gestione delle risorse sia efficiente e produca effetti visibili, generando fiducia nel pubblico e spingendo verso ulteriori sottoscrizioni nel tempo. Punto sul quale occorre un preciso impegno da parte delle forze politiche nel loro complesso.
Esempio recente. Il 25 agosto 2020 Banca Intesa Sanpaolo emise due tranche di propri Irredimibili di 750 milioni cadauna con rendimento 5,5% tassati al 26,00%. Interessante sapere che gli irredimibili pubblici sono invece tassati la metà. Ebbene, le richieste di acquisto sono state per ben 6,5 miliardi!
Nomi noti a favore. Il professor Mario Monti propose un prestito “Investi nella salute dell'Italia” finalizzato a finanziare il SSN (Servizio Sanitario Nazionale) in piena emergenza COVID con “donazioni remunerate” dei risparmiatori. Gli economisti Guido Tabellini e Francesco Giavazzi proposero obbligazioni perpetue anche emesse dalla BCE e infine George Soros, uno dei più importanti finanzieri mondiali, propose all'Italia di emettere Btp irredimibili, cioè senza scadenza e con cedola fissa e garantita per sempre.
Secondo i docenti universitari succitati se la Tesoreria dello Stato emettesse in diverse tranche 600 miliardi di titoli irredimibili per riammodernare l'Italia, il rapporto debito/PIL diventerebbe più sostenibile (attorno al 90%). Se trasformassimo 600 mld di debito pubblico italiano in irredimibili anziché 3.158 mld. avremmo 2.500 mld di debito pubblico italiano.
Per far ciò bisognerebbe fare appello al “patriottismo italico” con una campagna informativa da parte di Palazzo Chigi importante. Si deve veicolare nell'immaginario collettivo un vero e proprio piano keynesiano.
A breve termine, per le prossime elezioni, probabilmente non si noterà il risultato, ma a medio termine (da qui ad un paio di legislature) si possono già vedere i frutti di progetti infrastrutturali importanti sostenuti dal risparmio italiano. Il risparmiatore potrà rientrare in possesso del suo capitale in borsa quando vuole e il Tesoro risponderà puntualmente.















