Quando ci andai per la prima volta, nella seconda metà degli anni Ottanta, Carnuntum, il complesso di rovine romane a venti chilometri ad est di Vienna, mi apparve come un posto molto particolare.
Sulle rive del Danubio, al centro di una pianura desolata spazzata da venti fortissimi provenienti da nord-est che avevano piegato permanentemente i grandi pioppi, il parco archeologico più importante dell'Austria mi sembrò un avamposto della civiltà europea verso il misterioso e terrifico ignoto dell'Oriente.
Che cosa si estendeva al di là del Danubio, in quelle immense distese coperte di corvi, dove s'intravedevano le prime propaggini dei Piccoli Carpazi? Quali occulti, sconosciuti nemici potevano un giorno piombare sull'ordine perfetto della civiltà romana per sconvolgerlo e abbatterlo? Se un tempo la minaccia era costituita da Marcomanni, Sarmati e Quadi, ai tempi nostri i nuovi “barbari” erano rappresentati dai sovietici e dai loro satelliti dell’Europa orientale. Insomma, un’atmosfera alla Aspettando i barbari di Kavafis o evocatrice de Il deserto dei Tartari di Buzzati.
Quanto alle rovine in sé, non molto estese né troppo ben conservate, includevano i resti di due anfiteatri, di un palazzo del governatore, di varie case e fortificazioni, nonché una magnifica porta trionfale, la Heidentor.
Ho voluto recentemente tornare a Carnuntum, a distanza di vent’anni dalla mia ultima visita, e ne sono rimasto deluso. Se infatti la pianura ventosa continua ad essere sorvolata dai corvi, e lesti leprotti continuano a saltabeccare fra i campi, dopo il crollo della cortina di ferro i tempi dell’Austria orientale quale frontiera estrema d’Europa sono finiti.1 E il parco archeologico è stato trasformato in una specie di parco a tema in stile Disneyland. Su parte delle rovine sono state edificate intere case in stile romano, complete di arredamento e affreschi in rosso pompeiano, mentre altri resti smozzicati sono stati stabilizzati con abbondanti colate di cemento.
Non dubito dell’accuratezza filologica delle ricostruzioni (gli austriaci vantano una lunga e consolidata tradizione archeologica) ma ora, più che in un’antica città romana, pare di essere in un villaggio vacanze per tedeschi a Maiorca! Il grande archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli, notoriamente avverso ad allestimenti e ricostruzioni che ricercassero il favore del pubblico piuttosto che essere il frutto di un’approfondita riflessione, si starà rivoltando nella tomba.
D'altronde, si tratta di quegli austriaci che aborriscono il délabré e hanno la mania di sempre: tutto aggiustare, ridipingere e ritoccare. Gli stessi austriaci che, in ossequio al Dio turista, hanno riempito di tornelli il palazzo di Schönbrunn, trasformato gli appartamenti imperiali della Hofburg in un orribile Sissi Museum o snaturato con lavori di “ammodernamento” la pregevole architettura razionalista del Museo della città di Vienna.
Esaurita questa premessa, passo ad esaminare la storia di Carnuntum.
Carnuntum nella storia
La città si trovava nel regnum Noricum che copriva gran parte dell'odierna Austria dai tempi dell'imperatore Claudio (41-54 d.C). Il Noricum romano comprendeva quelle che oggi sono le province austriache della Carinzia, di Salisburgo, dell'Alta e Bassa Austria, della Stiria e della Slovenia e quindi non è esagerato affermare che, dal punto di vista geopolitico, l'Austria sia nata sotto l'egemonia romana. Con le sue riserve di sale, oro e ferro (il Ferrum Noricum era fondamentale per la produzione di armi), il Norico rivestiva un ruolo importante nell’economia romana. Le truppe romane rimasero nell'odierno territorio austriaco per mezzo millennio. Si verificò una consistente migrazione verso l'Austria proveniente dalla stessa Italia e quando le truppe romane se ne andarono, alla fine del V secolo, lasciarono dietro di sé una popolazione in gran parte romanizzata ed etnicamente mista.
Carnuntum era parte del Limes Germanicus, il confine più lungo e meglio fortificato dell'Impero: una linea lunga oltre 350 miglia, difesa da almeno 60 fortezze e 900 torri di guardia che serviva a tracciare una linea netta tra «noi» e «loro», e a impedire alle tribù germaniche di penetrare nell'Impero. Le fortificazioni, pesantemente difese, colmavano il divario tra i due grandi fiumi che costituivano il Limes, il Reno a ovest e il Danubio a est.
Carnuntum era capitale della Pannonia, provincia che comprendeva la parte occidentale dell'attuale Ungheria, il Burgenland, oggi Land austriaco, fino a Vienna, la parte nord della Croazia e parte della Slovenia. Baluardo che dominava un'importantissima frontiera naturale - il Danubio -, accampamento militare con annessi insediamenti civili e porto della flotta della Pannonia, con una popolazione di 50.000 abitanti, Carnuntum era più importante di Vindobona (il nome romano di Vienna).
Carnuntum era inoltre situata sulla storica Via dell’Ambra, che si estendeva dalle rive del Baltico, dove veniva raccolta questa preziosa resina fossile (i romani vi ricavavano principalmente prodotti di toilette, impugnature, profumazioni), fino alla città di Aquileia all’imbocco dell’Adriatico, passando per la regione dei Boi (la Boemia). Il percorso attraversava il Danubio a Carnuntum (tra le odierne Vienna e Bratislava), prima di proseguire attraverso la Pannonia fino alla costa adriatica dell'Italia romana.
Molti gli episodi storici di rilievo legati a Carnuntum. Nel periodo del suo massimo splendore fu testimone, nel 193 d.C., della nomina per acclamazione di Settimio Severo a imperatore da parte dei legionari durante la Guerra civile romana del 193-197. Settimio Severo, affermando la volontà di vendicare la morte degli imperatori Commodo e Pertinace, si affrettò a scendere in Italia per punire i pretoriani e prendere possesso di Roma senza opposizioni.
Fondatore della dinastia severiana, sancì alla sua morte il principio dinastico di successione, facendo subentrare i figli Caracalla e Geta. L'ascesa di Settimio Severo costituisce uno spartiacque nella storia romana; è considerato infatti l'iniziatore di una fase in cui l'imperatore non è più un gestore dell'impero per conto del Senato, ma è unico e vero dominus, che trae forza dall'investitura militare delle legioni.
Nel 308 d.C., Carnuntum fu sede di un vertice indetto dall'imperatore in pensione Diocleziano per cercare di costringere i quattro membri litigiosi della cosiddetta tetrarchia a risolvere le loro divergenze. Poiché l'imperatore Diocleziano si era reso conto che l'Impero era diventato troppo vasto per essere governato da un solo uomo, lo aveva diviso in una parte occidentale e una orientale, ciascuna governata da un imperatore anziano e uno giovane.
Ma l’episodio più memorabile della storia della città fu l’aver ospitato per un certo periodo l’imperatore-filosofo Marco Aurelio (172-175 d.C.), che vi scrisse parte dei suoi Pensieri. Parlerò di questo nel resto dell’articolo.
Marco Aurelio e Carnuntum
Nato a Roma nel 121, Marco Aurelio divenne il protetto dell'imperatore Adriano, che lo fece adottare dal proprio figlio, Antonino Pio. Le sue qualità umane e la sua eccellente educazione lo rendevano il successore designato di Adriano, ma, essendo troppo giovane, dovette attendere la morte di Antonino nel 161 per salire al trono. Durante il suo regno, nonostante il suo disgusto per la violenza, deve difendere incessantemente l'Impero contro i barbari. Sotto di lui le truppe romane collezionano vittorie e annettono la Mesopotamia e l'Armenia e i barbari vengono respinti ai confini. Morì nel 180 sul fronte del Danubio, a Vindobona, probabilmente di peste, lasciando l'Impero nelle mani del figlio Commodo. Stoico, natura nobilissima di uomo, fece della sua vita una filosofia pratica che espose nei suoi Pensieri a me stesso, scritti durante le sue campagne militari.
Né confessioni né diario intimo, ma piuttosto un dialogo con se stesso, i Pensieri dell'imperatore Marco Aurelio costituiscono un documento umano eccezionale. Ispirate ai principi dello stoicismo, queste meditazioni piene di saggezza rivelano un uomo in preda al dubbio alla ricerca della pace interiore. I pensieri, che egli scrisse giorno per giorno, in greco, perché era questa la lingua più diffusa nell'impero e la lingua dei suoi maestri, sono raccolti in dodici libri.
L'intonazione del loro stoicismo, che lo distingue dallo stoicismo più antico, è accentuatamente religiosa. Il corpo è un breve ospizio dell'anima, e la morte è il giorno natalizio d'un'esistenza eterna, illuminata dalla luce divina. Il pensiero della morte deve esser sempre presente allo spirito: solo così si può sentire la vanità di quest'esistenza e di tutti i beni del mondo, senza tuttavia cadere nella disperazione e nello scetticismo; che anzi, quanto più pieno è il distacco dal mondo, tanto più viva diventa la fede nella bontà e ragione divina e nella Provvidenza universale, tanto più profondo il sentimento della presenza di Dio nell'anima nostra, della dipendenza nostra da lui, della possibilità di una permanente comunione personale con lui.
“Fatti a Carnuntum” sono le parole conclusive del Libro II dei Pensieri di Marco Aurelio, scritti durante le pause tra gli scontri con le bellicose tribù dei Marcomanni e dei Quadi, che emergevano all’improvviso dalle foreste al di là del Danubio.
I Pensieri hanno un tono stoico ed elegiaco e raccomandano di prepararsi alla morte con animo sereno, poiché essa non è altro che lo scioglimento degli elementi di cui ogni creatura vivente è composta.
La Heidentor, porta trionfale. Petronell-Carnuntum, Bassa Austria, ph. Flavius Roversi.
Ne ho scelto un florilegio, per concludere l’articolo:
Tanti uomini, di cui si è tanto parlato, destinati all’oblio! Tanti uomini che li hanno celebrati, scomparsi da tempo.
Che il futuro non ti turbi: poiché vi ti avvicinerai, quando sarà necessario, con la stessa ragione che usi per le cose presenti.
Tutte le cose sono intrecciate tra loro; è un legame sacro; e non ce n’è quasi nessuna che sia estranea alle altre; poiché hanno un ordine comune e formano un unico e medesimo mondo. Il mondo, costituito da tutte le cose, è unico; attraverso tutte circola un unico dio; una sostanza unica, una legge unica, una ragione comune a tutti gli esseri viventi intelligenti, una verità unica, poiché per tutti i viventi dello stesso genere e che partecipano alla stessa ragione c'è una perfezione unica.
Concentrati su te stesso. La ragione che ti guida ha la caratteristica di bastare a se stessa quando agisce correttamente e trova così la calma.
Se si considerano gli eventi passati e i grandi cambiamenti avvenuti nell’Impero, è lecito anche prevedere il futuro; poiché esso sarà sempre dello stesso tenore; è impossibile sfuggire allo schema degli eventi attuali; è quindi la stessa cosa raccontare la vita degli uomini per quarant’anni o per diecimila anni. Che cosa si vedrà di più?
Finché ci si può comportare secondo la ragione comune agli uomini e agli dei, non c'è nulla da temere; finché è lecito raggiungere un risultato utile attraverso un'attività ben condotta e conforme alla nostra costituzione, non bisogna temere alcun danno.
Più che alla danza, l'arte di vivere è paragonabile all'arte del lottatore, in quanto occorre tenersi pronti, senza battere ciglio, a rispondere ai colpi che ci piombano addosso, anche se sono imprevisti.
Ecco la morale perfetta: vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo; non agitarsi, non sonnecchiare, non fingere.
Prendere con semplicità e lasciar andare con facilità.
Ognuno ha le proprie gioie: la mia è quella di possedere una mente sana che non respinge né gli uomini né le circostanze umane, che vede tutto e accetta tutto con sguardo benevolo, valutando le cose secondo il loro valore.
Non rimandare l'azione; non dilungarsi nelle conversazioni; non vagare con l'immaginazione; non costringere la mente né permetterle salti bruschi; non affannarsi nella vita.
Tutti gli oggetti che hai davanti agli occhi periranno molto presto; anche coloro che li hanno visti perire periranno presto; e chi è giunto agli ultimi limiti della vecchiaia, una volta morto, non sarà diverso da chi è morto prematuramente.
Cos’altro dire per chiudere l’articolo? Che sono molto fiero di discendere dagli antichi romani, in barba ad ogni cancel culture.
Il Danubio nei pressi di Carnuntum. Sullo sfondo le prime propaggini dei Piccoli Carpazi che dividono l’Austria dalla Slovacchia, ph. Flavius Roversi.
Note
1 Vedi l’articolo su Meer edizione italiana del 28 marzo 2026: Sopron: porta d’accesso d’Ungheria.















