My Jazz Identity è un titolo impegnativo che lega il linguaggio del jazz alla tua identità: che tipo di interpretazione personale pensi di aver dato a questa musica?
My Jazz Identity è un titolo coraggioso che parla di ricerca personale oltre che musicale: non è facile per un artista al proprio album di debutto riuscire a riconoscere e a esprimere la propria identità musicalmente. Per me è stato inevitabile: ho avuto la fortuna di crescere sin da piccola ascoltando dischi di jazz, grazie ai miei nonni. Questa musica è diventata pian piano la mia passione, il mio percorso di studi e la mia professione. Penso che non ci sia genere musicale che mi possa rappresentare più del jazz.
Questo album è un progetto impegnativo e molto strutturato, nato da anni di ricerca, di studio e di esperienze pratiche. Sono io che mi racconto: sia le mie composizioni originali che i miei arrangiamenti di noti standards jazz rappresentano un capitolo della mia storia. Per la prima volta, cerco di comunicare al mondo una visione personale del jazz che parte dalla sua dimensione più essenziale, il ritmo, e ne attraversa le principali declinazioni dalle radici africane allo swing, alla bossa nova e al funk. I testi completano questo percorso, dando forma a emozioni e sentimenti universali. Credo che questa sia la grande forza del mio progetto, e spero che possa raggiungere il cuore e la sensibilità di più persone possibili.
La pubblicazione di questo album è legata anche alla vittoria del premio Pathway To Jazz negli Stati Uniti: che tipo di impulso creativo e personale ti ha dato questo riconoscimento?
Vincere con My Jazz Identity questo riconoscimento da parte dell’organizzazione Pathway To Jazz del Colorado, in collaborazione con Music for Love, è stata davvero una grande soddisfazione per me. Non posso che ringraziarli ancora per aver creduto in questo progetto e averne apprezzato le qualità artistiche e musicali. In un certo senso, è stata una “prova del nove” della capacità di questo album di suscitare interesse e incontrare i gusti non solo del pubblico nazionale, di amatori e non, ma anche oltreoceano; e questo ha reso ancora più forte il mio entusiasmo e il mio impegno nel diffondere il messaggio del mio album.
L’album è stato anticipato dal singolo È per Te, che nel suo melange di jazz, canzone italiana e bossanova sintetizza bene le anime del disco, vero?
Ho scelto di pubblicare il singolo È per Te come anteprima dell’album, non tanto perché è una sintesi del messaggio del disco, in quanto ogni brano è un “capitolo della storia”, con un proprio carattere e un proprio colore particolare, e solo ascoltandoli tutti si può arrivare al “finale”. È per Te è forse, tra i miei brani originali, quello più personale, perché è molto più di un brano: è una dedica spontanea nata nel momento esatto della creazione.
Ho scritto la melodia mentre la persona a cui è dedicata era lì con me, rendendo ogni nota un dialogo immediato e sincero. Questa connessione così intima ha dato vita a un brano che parla di presenza e di ascolto. Il testo stesso è un invito diretto: «Senti questa melodia, è per te». Credo che ognuno di noi abbia nel cuore una persona speciale a cui vorrebbe dedicare una melodia: questo brano è il mio modo di dire “Questo è per te”, trasformando un momento personale in un messaggio universale.
Nel disco sei affiancata da una band di altri giovani musicisti di talento, con cui emerge una particolare sintonia. Quanto è stato importante questo per il progetto?
La bellezza del jazz sta proprio nel suo carattere democratico: un brano funziona, in presenza di un arrangiamento scritto oppure no, solo quando ogni componente del gruppo è davvero in ascolto degli altri e mette il proprio strumento al servizio del risultato d’insieme.
La collaborazione con Simone Bortolami, Giuseppe Dato, Alberto Zuanon e Max Verrillo si è sviluppata in modo molto naturale a partire da questo presupposto. Il loro contributo ha saputo rispettare e arricchire con sensibilità la mia musica, in modo organico e senza forzature, all’interno di una visione definita.
Li ringrazio per aver creduto fin da subito nel progetto e per aver portato dentro questo percorso uno sguardo attento e una presenza musicale sempre consapevole, che hanno reso il lavoro d’insieme un’esperienza particolarmente viva e stimolante.
Cosa ti aspetti da My Jazz Identity?
Realizzare My Jazz Identity è stato un processo molto intenso e personale. Il mio principale desiderio è che questo album arrivi alle persone, riesca a comunicare emozioni e a trasmettere la passione che abbiamo messo nel registrarlo. La musica è un linguaggio, e deve saper parlare a chi ascolta. Se il messaggio arriva e viene condiviso, questa è la soddisfazione più grande per un artista. Spero che chi ascolta questo album possa percepire il viaggio musicale che propongo e sentirsi, in qualche modo, parte di esso.
Sempre a proposito di inizi, di primi passi, quali sono stati i tuoi punti di riferimento, quali artisti o gruppi sono stati decisivi nella tua scelta di intraprendere questo percorso?
Mi ha guidato la passione per i ritmi che sostengono il jazz, da quelli africani a quelli afro-cubani e allo swing americano, fino a bossa nova e samba. Questa ricerca mi ha accompagnato anche negli studi di Conservatorio, con due tesi dedicate agli arrangiamenti ritmici: prima su standards jazz, poi sulle mie composizioni originali per un ensemble di 15 elementi. I brani scelti hanno poi contribuito a costruire l’intero album.
Artisti come Tania Maria, Chick Corea e gli Yellowjackets, così come dischi storici come Clifford Brown and Max Roach e le melodie dei grandi standard jazz – che spesso racchiudono perle ritmiche sorprendenti – sono stati per me una fonte di ispirazione fondamentale. Tutto questo mi ha aiutato a costruire un linguaggio personale, che ho voluto portare in My Jazz Identity, tra tradizione, ritmo e libertà espressiva.
L’album segna il tuo esordio discografico, ma hai già avuto modo di esibirti su diversi palchi nazionali: che panorama hai osservato finora? Come vedi oggi la scena jazz italiana?
Il jazz in Italia sta diventando sempre più presente e ascoltato, pur non essendo mainstream come il pop, e si sta affacciando una nuova generazione di musicisti con visioni diverse: un segnale sicuramente positivo. In questo contesto, la ricerca e la sperimentazione hanno un ruolo importante, purché sia in equilibrio con una musica che abbia una direzione, una storia e che riesca a entrare in relazione con chi ascolta, lasciando spazio anche agli aspetti più particolari senza però perdere il senso della comunicazione.
È in questa direzione che si inserisce la mia proposta, in un dialogo tra la ricerca e il desiderio di esprimere qualcosa di autentico.
L'album ospita anche una figura centrale nel jazz nazionale e internazionale, Max Ionata. Per quale motivo lo hai invitato?
Ho sempre stimato e apprezzato Max Ionata per il suo suono e la sua grande capacità di fraseggio. Quando ho concepito l’arrangiamento dei brani in cui ha partecipato come Special Guest, ho subito pensato che il suo sound, la sua esperienza e la sua sensibilità musicale sarebbero stati in perfetta sintonia con i colori e l’atmosfera che volevo dare all’album. In questi brani ho voluto creare un vero gioco di dialogo tra la voce e il sax, e questo incontro ha portato freschezza, energia e un impulso speciale ai pezzi.
Ci tengo davvero a ringraziarlo di cuore per la stima e la disponibilità che ha dimostrato nei miei confronti e verso il mio lavoro, per aver accolto la mia proposta e per aver condiviso con naturalezza la mia musica.
My Jazz Identity resterà un'operazione di studio o Perla Palmieri lo porterà dal vivo? Se sì, con quali caratteristiche?
My Jazz Identity è già progettato anche per il live: l’ho già portato in alcune tappe di un mini tour pre-release in diverse zone d’Italia, e ora che l’album uscirà deve tornare sul palco. Già dall’esperienza del mini tour si è creato qualcosa di speciale: non solo un concerto, ma un vero e proprio “spettacolo”, in cui l’ascoltatore viene preso per mano e accompagnato in questo mio viaggio, rendendo il linguaggio del jazz più vicino e comprensibile a tutti. Questa musica, come tutto il jazz, vive di interazione e trae linfa vitale dal rapporto con il pubblico, rendendo ogni esibizione un’esperienza unica.
My Jazz Identity
Pure Imagination;
Fascinating Rhythm;
My Camellia;
500 Miles High;
Maiolica;
È Per Te;
Daahoud;
La Terra Mia;
Yatra-Tá;
Choro Pro Zé.
Perla Palmieri: voce, composizioni e testi originali, arrangiamento;
Simone Bortolami: chitarra classica e elettrica;
Giuseppe Dato: pianoforte;
Alberto Zuanon: contrabbasso;
Max Verrillo: batteria;
Special Guest Max Ionata: sax tenore.
Perla Palmieri
Perla Palmieri è una cantante jazz, compositrice e arrangiatrice italiana con oltre un decennio di esperienza nel canto. Ha conseguito la laurea magistrale in Canto Jazz con il massimo dei voti, lode e menzione d'onore, presentando composizioni originali da lei arrangiate e dirette per un ensemble jazz di 15 elementi. Attualmente è nuovamente iscritta in Conservatorio ai corsi di laurea triennale in Pianoforte Jazz.
Perla si è esibita su palchi nazionali e internazionali con l’Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori Italiani (ONJ). Ha rappresentato l’Italia come performer all’EXPO 2025 di Osaka in concerti all’Arena Matsuri e al Padiglione Italia. Si è esibita con musicisti di grande talento come Max Ionata, Flavio Boltro, Stefano Di Battista, Mike Applebaum, Giovanni Falzone, Nico Gori, Rossana Casale, Susanna Stivali, Carla Marcotulli e Maria Pia De Vito, tra gli altri.
Nel 2023 ha vinto il Premio Social al Premio Internazionale Massimo Urbani 2023 e una borsa di studio per Nuoro Jazz. Nel 2024 ha vinto il Secondo Premio e il Premio del Pubblico al prestigioso Premio Nazionale Chicco Bettinardi di Piacenza, oltre al Premio Cassero d’Argento durante la 13ª edizione di Marche in Vetrina.
Nel 2025 ha vinto il premio americano Pathway To Jazz, dall'omonima organizzazione del Colorado che ha selezionato il progetto del suo Lp di debutto My Jazz Identity tra tanti artisti italiani e internazionali. L’album esce con Notami Jazz il 16 aprile 2026, anticipato dal singolo È per Te.















