L'evoluzione della medicina territoriale, accelerata dalla riforma definita dal DM 77/2022, sta portando a un cambiamento sostanziale nell’approccio clinico quotidiano. Una trasformazione importante è l'introduzione dei Point of Care Testing (POCT), intesi come un insieme di esami diagnostici eseguiti direttamente nel luogo di cura del paziente, che spostano il processo analitico dal laboratorio tradizionale alla Casa della Comunità, al domicilio o agli ambulatori medici. Per i medici, questo significa disporre dell'informazione diagnostica nel momento stesso in cui devono assumere una decisione clinica, trasformando il dato da elemento "a valle" a parte integrante della valutazione immediata.
Il laboratorio tradizionale
Il modello POCT non è un’alternativa "semplice" o de-specializzata al laboratorio centrale. Come sottolineato dal recente Documento Tecnico di Agenas, si tratta di un complemento strategico progettato per la rapidità e la prossimità, particolarmente impattante nella gestione dei bisogni non differibili, delle cronicità e dei pazienti fragili.
Il laboratorio classico è fortemente centralizzato, si basa infatti sulla concentrazione delle risorse tecnologiche, delle competenze professionali e dei processi di controllo in un’unica struttura dedicata. L’utilizzo di strumentazioni ad alta complessità, la standardizzazione dei metodi e l’impiego di personale altamente specializzato consentono di ottenere elevati livelli di precisione e accuratezza. A questo si aggiunge un sistema di controllo di qualità strutturato, che include controlli interni quotidiani, valutazioni esterne di qualità e audit periodici, garantendo la costanza delle prestazioni nel tempo.
Un ulteriore vantaggio è la gestione efficiente dei grandi volumi di attività. Il modello centralizzato consente economie di scala, una migliore ottimizzazione delle risorse e la possibilità di offrire un ampio spettro di esami, inclusi quelli ad alta complessità diagnostica e specialistica. Inoltre, la presenza di competenze multidisciplinari favorisce il confronto professionale e il supporto consulenziale ai clinici.
Accanto a questi punti di forza, il laboratorio presenta anche alcuni limiti. Uno è legato alla distanza fisica dal paziente. Il percorso diagnostico richiede più passaggi (prelievo, trasporto del campione, analisi, refertazione) che inevitabilmente aumentano il tempo complessivo di risposta. In contesti in cui la tempestività è cruciale, questo ritardo può ridurre l’impatto clinico del risultato. In generale la separazione tra laboratorio e luogo di cura può ridurre l’integrazione tra dato diagnostico e decisione clinica, trasformando l’esame in un elemento di conferma piuttosto che in uno strumento attivo nel processo decisionale.
Un altro limite riguarda la flessibilità organizzativa. Il laboratorio centralizzato è ottimizzato per processi standardizzati e programmabili, ma risponde con maggiore difficoltà a bisogni immediati o variabili, tipici dell’assistenza territoriale e della gestione in caso di eventi acuti. Inoltre, l’accesso ai servizi di laboratorio può risultare meno agevole per le popolazioni fragili o residenti in aree periferiche.
In conclusione, il laboratorio centralizzato classico rimane il riferimento imprescindibile per la qualità diagnostica, la complessità analitica e la sicurezza dei risultati. Tuttavia, la sua efficacia massima si esprime in un contesto organizzativo che ne riconosca anche i limiti, soprattutto in termini di tempestività, prossimità e flessibilità. In questo scenario, il laboratorio tradizionale non scompare, ma evolve in un centro di governo del sistema, garantendo qualità attraverso la supervisione, la formazione continua e la connettività.
Governance e qualità: il Comitato Multidisciplinare
L’efficacia dei POCT non risiede nella tecnologia in sé, ma nel rigore del modello organizzativo. La normativa attuale estende i requisiti di qualità e competenza proprio alla gestione dei dispositivi POCT. Per governare questa complessità, è prevista l’istituzione di un Comitato Multidisciplinare POCT (C-POCT), composto da figure chiave come il Direttore del Laboratorio, il POCT Manager e i referenti clinici delle strutture territoriali. Questo organismo ha la responsabilità di valutare l'appropriatezza d'uso, definire i criteri di selezione dei dispositivi e garantire la tracciabilità totale dei risultati.
La sfida della qualità analitica e della connettività
I POCT hanno peraltro criticità intrinseche, per esempio possono presentare una variabilità analitica superiore rispetto ai sistemi centralizzati, spesso legata alla dipendenza dall'operatore o all'uso di matrici biologiche diverse, come il sangue capillare rispetto al siero. Per mitigare questi rischi, è obbligatoria l'attuazione di programmi di Controllo Qualità Interno (CQI) e l'adesione a programmi di Valutazione Esterna di Qualità (VEQ).
Un pilastro imprescindibile di questo network è la connettività. Senza un'integrazione digitale avanzata con il Laboratory Information System (LIS), il rischio di errori di trascrizione e la mancata tracciabilità dei dati renderebbero il sistema insostenibile e pericoloso. La connettività permette non solo il trasferimento automatico del referto nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), ma consente al laboratorio di monitorare da remoto lo stato degli strumenti e bloccarne l'uso in caso di malfunzionamento.
Oltre la tecnologia: un valore organizzativo
In conclusione, il confronto tra gli esami diagnostici eseguiti vicino al paziente e il modello classico di laboratorio centralizzato mette in evidenza una differenza che non è solo logistica e che rappresenta un cambiamento significativo non tanto sul piano del valore diagnostico, quanto sul modello organizzativo e assistenziale in cui la diagnostica viene erogata. I POCT non rappresentano un’alternativa “più semplice” ai metodi tradizionali, ma un complemento strategico, pensato per rapidità e prossimità, che cambia il modo di usare l’informazione diagnostica. Il valore dei POCT emerge infatti solo se inseriti in un modello di governance che eviti la frammentazione dei percorsi di cura.
La vera sfida dei sistemi sanitari contemporanei non è scegliere tra il modello centralizzato e quello di prossimità ma farli convivere in modo integrato, il primo per privilegiare accuratezza e qualità analitica, il secondo per garantire tempestività e integrazione clinica nei casi in cui il tempo e la distanza sono variabili critiche per l'esito delle cure. Solo così la diagnostica può diventare realmente uno strumento al servizio del percorso di cura e non un passaggio isolato.
Riferimento bibliografico
Documento tecnico sui Point of Care Testing (POCT) in ambito territoriale a supporto dell’attuazione del DM 77/2022, dalla rivista Monitor.















