Un articolo pubblicato sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences riporta i dati che indicano che il riscaldamento degli oceani ha segnato un nuovo record nel 2025. Un articolo pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution riporta i risultati di uno studio che mostra come, a lungo termine, il riscaldamento degli oceani determini una riduzione della biomassa costituita da pesci, mentre a breve termine può causare picchi in questa riduzione. I danni agli ecosistemi causati dal riscaldamento degli oceani sono aggravati dalla presenza crescente di microplastiche: un articolo pubblicato sulla rivista Journal of Hazardous Materials: Plastics riporta i risultati di uno studio che mostra come microplastiche in oceani sempre più caldi e acidificati amplifichino gli impatti dannosi sugli ecosistemi marini.
Il riscaldamento globale è tutt'altro che una novità, ma gli studi che raccolgono e analizzano enormi quantità di rilevazioni stanno fornendo un ritratto sempre più completo e preciso dei cambiamenti in atto. Nell'articolo pubblicato sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences un team di ricercatori guidato dall’Accademia cinese delle scienze, il quale include ricercatori italiani dell’Istituto di scienze marine di Roma del CNR e dell'INGV di Bologna, si è concentrato sulla situazione degli oceani nel 2025.
Questo studio è basato su insiemi di dati multipli e quindi su insiemi di rilevazioni condotte indipendentemente l'uno dall'altro. Sono stati utilizzati anche dati rilevati dal sistema di satelliti Sentinel del programma Copernicus dell'ESA. I risultati sono coerenti nel mostrare aumenti di temperatura e che l'energia si sta accumulando fino a 2.000 metri di profondità. In sostanza, il problema non riguarda solo gli strati superficiali degli oceani, ma ormai colpisce anche le profondità degli oceani.
I ricercatori che hanno condotto lo studio pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution hanno esaminato i cambiamenti avvenuti anno per anno nella popolazione di organismi marini nell'emisfero settentrionale tra il 1993 e il 2021. I risultati indicano che anche un aumento di 0,1 Celsius in un decennio è sufficiente a ridurre la quantità di pesci del 7,2%. Eventi a breve termine come le ondate di calore possono causare danni davvero intensi, con un calo nelle popolazioni ittiche che ha toccato il 19,8% in un anno.
In alcuni casi, ondate di calore hanno portato a una crescita di alcune popolazioni ittiche, ma si tratta solo di eventi isolati, le eccezioni a una regola che vede cali della biomassa costituita da pesci. Ad esempio, è capitato che nel Mediterraneo un'ondata di caldo abbia portato a un calo nella popolazione di pesci come sardine, acciughe, aringhe, spratti e piccoli sgombri perché la temperatura ha raggiunto il limite della vivibilità per queste specie ma allo stesso tempo abbia portato a un aumento della popolazione delle stesse specie nel Mare del Nord, dove le temperature erano al limite minimo della loro vivibilità. L'aumento delle popolazioni nelle acque che erano più fredde maschera almeno in parte i cali globali.
Studi sugli effetti nocivi delle microplastiche si sono moltiplicati negli ultimi anni. Frammenti di plastica molto piccoli finiscono negli oceani per varie cause e stanno diventando sempre più comuni anche se non ce ne accorgiamo perché di solito sono troppo piccoli per essere visibili. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Hazardous Materials: Plastics mostra come la combinazione tra oceani più caldi ma anche acidificati e la presenza di microplastiche amplifichi gli effetti dannosi di queste tendenze negative.
Diversi effetti negativi sull'ambiente causati dall'inquinamento da microplastiche sono già stati riportati in vari studi nel corso degli ultimi anni. In questo caso, vengono illustrati gli effetti di amplificazione dei danni che avvengono in oceani sempre più caldi e acidificati dai cambiamenti climatici. Le microplastiche interagiscono in vari modi, diretti e indiretti, con gli ambienti in cui si trovano. Interferiscono con alcuni cicli vitali delle comunità di microorganismi marini e delle alghe, con conseguenze sulla catena alimentare. L'interferenza con quei cicli vitali porta anche a limitare lo scambio di anidride carbonica e di conseguenza a diminuire la capacità degli oceani di assorbirla.
Questi tre studi coprono diversi aspetti del problema dei cambiamenti climatici mostrando la complessità dei problemi legati ad essi. La sola analisi statistica legata alla valutazione delle variazioni globali delle temperature negli oceani richiede complesse analisi di grandi molti dati rilevati in tanti modi diversi. La valutazione degli effetti di queste variazioni sulle popolazioni ittiche e della presenza di microplastiche richiede altre ricerche.
La complessità di questi studi rende difficile un'immediata comprensione da parte di chi non ha una cultura scientifica. Molte persone, anche quando non incappano in disinformazione, faticano a comprendere cambiamenti che avvengono su una vasta scala temporale, un po' come nella metafora della rana bollita in cui una rana viene messa in acqua fredda e riscaldata lentamente, per cui non si rende conto di ciò che le sta succedendo e finisce per morire bollita. Tuttavia, oggi è necessario prendere consapevolezza di questi processi globali causati dalle attività umane se vogliamo che la nostra civiltà non crolli miseramente.















