“Accomodati”, il sorriso di Fanny mi invita ad entrare nella stanza. Con le mani in tasca come a cercare quel coraggio di cui ho bisogno, varco la soglia del laboratorio e sento il corpo accendere ogni campanello d’allarme.
La prima parete su cui poso lo sguardo è tappezzata di disegni di ogni forma, colore e materiale; tratti più o meno decisi, figure più o meno astratte, colori più o meno vivaci, c’è davvero di tutto e ogni opera parla la propria incomprensibile lingua.
Incomprensibile per me: cosa diavolo mi è saltato in mente di fare?
Tutt’intorno pastelli, fogli, vecchi giornali, pennelli, pennarelli e tempere, gessetti e carboncini. Addirittura, brillantini, colle, forbici, contenitori di forme e misure diverse che racchiudono chissà quale stranezza. Acqua pulita, è scritto su un flacone bianco.
Sento la voce dire “siediti” e la mano indicare lo sgabello, ma no, proprio non riesco a stare seduta. È come se tutte quelle sensazioni che per anni ho scacciato, combattuto, a cui ho fatto resistenza, all’improvviso abbiano trovato la strada per farsi sentire come amplificate da uno di quei vecchi Marshall valvolari. Ci vuole un po’ prima che si scaldi, ma diavolo se suona bene!
Fanny – Fernanda Lombardi – è l’arte terapeuta presente nello staff della scuola presso cui mi sono formata come life coach e counselor. Parte della formazione passa attraverso weekend esperienziali che hanno l’obiettivo di far accedere a parti di sé irraggiungibili dalle parole per sentire prima di capire. In quel contesto l’arte diventa strumento complementare per l’evoluzione personale, per la creazione di profonde esperienze emotive di riferimento, per la scoperta e l’integrazione di sensazioni, emozioni e parole.
È importante chiarire che l’arte terapia è una disciplina strutturata, con una formazione specifica, mentre nel counseling e nei contesti esperienziali si utilizzano strumenti artistici come mediatori del processo di consapevolezza e cambiamento.
E le giornate esperienziali mi hanno spinta a varcare la soglia della stanza dell’arte terapia. Nonostante le resistenze interne, il dolore, il fastidio e la paura, ho accettato l’invito e ho iniziato il percorso. Cinque sedute.
Ma cos’è l’arte terapia1 ?
L’arte terapia è una disciplina terapeutica riconosciuta, che utilizza l’arte come canale di esplorazione interiore. Non è arte fine a se stessa, né richiede talento artistico, poiché ciò che conta è il processo creativo e il significato personale di ciò che si crea.
L’arte terapia non è “fare arte” per essere artisti. È un processo che facilita la consapevolezza, l’espressione e l’elaborazione di emozioni, pensieri e vissuti.
Nata negli Stati Uniti e in Gran Bretagna negli anni Quaranta come strumento di cura per reduci di guerra, si sviluppa negli anni ampliando i campi di intervento in prevenzione e riabilitazione di disturbi psicologici e sociali, fino ad arrivare negli asili, nelle scuole, nei centri diurni, nelle comunità, negli ospedali, negli hospice ed in carcere. La creazione artistica diventa specchio del mondo interno: emozioni, fantasie, pensieri vengono resi visibili e condivisibili; così come lo diventano i vissuti traumatici e tutte quelle esperienze difficilmente descrivibili con le parole. L’arte non è valutata per la bellezza, ma per ciò che rivela della persona e di ciò che accade al suo interno e l’arteterapeuta è il facilitatore di questo processo e, lontano dall’essere un giudice, accompagna la persona a riconoscere significati e risorse.
È proprio qui che il fare lascia spazio al comprendere: l’esperienza apre, la teoria orienta.
Avvezza alla poltrona della psicoterapeuta e sicura dietro alle parole, trovarmi di fronte a un foglio bianco è stato un cambio di paradigma profondo. Il linguaggio diventa quello dei colori e sceglierli è dapprima complicato e piuttosto imbarazzante fino a diventare intuitivo e liberatorio nel processo creativo di integrazione di parti rappresentanti un eterno e apparentemente irrisolvibile conflitto interno. Il blu e il rosso che si toccano sul foglio bianco e provo una marcata soddisfazione, una leggerezza sconosciuta e un senso di completezza quasi del tutto nuovo. Dapprima scettica, finalmente abbandono l’idea che questa-cosa-dei-colori-sia-solo-una-tortura-inutile.
Ed è incredibilmente sfuggente alle parole ciò che si prova nelle sedute di arte terapia, sono intuizioni fugaci, variazioni impercettibili del sentito emotivo che si muovono per giorni per produrre un silenzioso dialogo di parti, di ombre e luci, di risorse e possibilità che portano ad una graduale scoperta di sé. Sia chiaro, non è una scorciatoia per la crescita personale, tantomeno per il lavoro terapeutico, è semplicemente – si fa per dire – un canale alternativo, come prendere la strada panoramica, fatta di rettilinei e curve, salite e discese, anziché la più rapida e monotona autostrada.
La creatività è una risorsa preziosa e utile nella vita quotidiana e molto più presente di quanto si crede.
Siamo creativi nel tenere in piedi la nostra sofferenza, nel trovare scuse per procrastinare, nella razionalizzazione di un’emozione, eppure di fronte ad un foglio bianco il primo pensiero è: oh no, l’arte non fa per me! È lo stesso pregiudizio che mi ha accompagnata per un lungo periodo dei weekend esperienziali di formazione e che sono riuscita a lasciar andare solo affidandomi al processo creativo stesso, focus dell’arte terapia.
La creatività, dunque, si trasforma in una risorsa potenziante e non più limitante.
Questo percorso può essere un’integrazione ad altri lavori su di sé quali la psicoterapia, il counseling e il neurofeedback dinamico non lineare; è un booster che permette di aggirare forte difese cognitive e toccare parti meno accessibili; è una riscoperta delle forme, dei colori, del tocco, della parte libera associata allo stato dell’io Bambino, che aiuta a decontaminare quella nostra parte Adulta fin troppo spesso soffocata.
O almeno è stato così per me.
Lasciar andare il giudizio estetico nell’osservazione di quanto prodotto in seduta mi aiuta fare altrettanto nei confronti del costante giudizio su di me, gli altri e il mondo. Un booster per l’epochè necessaria sia al counseling, sia alle relazioni in generale.
Aprirmi alla simbologia del lavoro mi aiuta a fare un passo indietro nell’osservare comportamenti (miei e degli altri), interazioni e situazioni per trovare quel piccolo spazio decisionale tra stimolo e risposta. E infine, espormi all’arte terapia mi aiuta a ritrovare quell’agio nel disagio; sapere di stare facendo qualcosa di molto faticoso ora per un beneficio futuro e per accogliere e integrare quelle parti di me che cerco di scacciare.
È un’esperienza ricca, utile, curiosa che – per dirla alla Jim Morrison – apre le porte della percezione.
Questo articolo nasce da un’esperienza personale e formativa, con l’intento di incuriosire il lettore e di invitarlo ad esplorare un territorio nuovo ricco di piacevoli e inaspettate risorse interiori, di colori, di forme. Non ho interessi commerciali né collaborazioni attive con servizi di arte terapia.
Note
1 Arte terapia.















