La presentazione di Breve storia eretica della Musica Classica di Alessandro Baricco, tenutasi a Milano nel ridotto del Teatro alla Scala, mi ha, insperatamente, fornito utili indicazioni per capire l'opera omnia del grande, quasi mitologico, autore piemontese.

Infatti, Breve storia eretica della musica classica altro non è che un esercizio di comprensione. È uno sguardo d'insieme. E Baricco lo ha detto a chiare lettere alla presentazione: se vuoi capire com'è fatto un fiume, non devi metterti sulle sponde, devi salire su un'altura e lì vedrai... il fiume. Da dove parte, come si snoda e dove finisce. Che forma ha (Baricco mi pare abbia usato l'immagine della treccia di capelli)?

Dunque, Breve storia eretica della musica classica è un esercizio di comprensione. Perché? Quando possiamo dire di "aver capito" una cosa? Quando "uniamo i puntini". Quando isoliamo uno schema e lo... vediamo. Quando abbiamo ben presente lo schemino sul foglio: se A allora freccia a B, poi freccia a C e freccia a D... Ma "puntini", "schema", "schemino" cos'altro sono se non immagini?

Ergo, la comprensione è un'immagine.

La comprensione non è un suono o un odore. La comprensione è un'immagine. Posso dire di sapere, quando detengo una rappresentazione della cosa: una rappresentazione visiva. Ho capito. So. Del resto, le parole sono suoni che veicolano immagini. E del resto, nonostante gli infiniti dibattiti sul significante e sul significato, entrambi (significante e significato) concorrono a formare, cooperano per una terza immagine nella mente del destinatario. Appunto, la comprensione. La comprensione è un bozzetto, un disegnino. La comprensione è uno sketch.

Orbene, com'è dunque che si disegna? Si disegna non di lato, non dal basso ma dall'alto. Meglio sarebbe dire da davanti, ma non cambia. Il davanti è un dall'alto, in fondo. La visione del foglio da disegno è sempre dall'alto. Allora, per comprendere, cioè per avere il disegno, bisogna mettersi in alto. Da lì avrai la visione d'insieme, la comprensione. Senza perdersi in dettagli. I dettagli sono importanti, certo. Ma vengono dopo la comprensione personale di un fenomeno. Lo sguardo d'insieme, il disegnino. Il riassunto, il breve brogliaccio della storia.

Tutto ciò è facilmente comprensibile e condivisibile quando si compie un esercizio di comprensione nei confronti della storia della musica, della storia della filosofia, della pittura, del giardinaggio, dell'ufologia. Ma diventa un po' più interessante se lo stesso esercizio si compie davanti a una storia inventata. Una storia dove i fatti sono nella testa del suo autore.

Ecco, io credo che Alessandro Baricco questo esercizio lo abbia sempre fatto per ogni sua storia di finzione. In una storia di finzione è importante capire dove l'autore punti lo sguardo. Il movimento dello sguardo. Da dove parli, da quale punto spaziale della storia? Viene in mente, come esempio immediato, la focalizzazione esterna di Hemingway o quella interna di Faulkner. Ecco, si potrebbe dire che Baricco, al pari di Hemingway, al pari di Faulkner, si sia inventato una tecnica di "focalizzazione dall'alto" di una storia. Il narratore si eleva a volo d'uccello e guarda dall'alto, parecchio dall'alto, i protagonisti della sua storia. Così dall'alto che li vede muoversi come puntini, come formichine, vede i percorsi che fanno, come su una cartina, come fosse un grande disegno.

Un personaggio parte e se ne va nelle Indie, ci mette mesi, ma il tutto si risolve in una pagina. In fondo alla pagina lo troviamo già in India, senza che ci si sia addentrati nelle difficoltà del viaggio, nelle piccole vicende che senz'altro saranno accadute nel corso del viaggio: solo un omino che dal punto A va al punto B. Come se le parole fossero i trattini rossi che uniscono il punto A al punto B sulla mappa e tu hai chiaro chi è che sta facendo cosa, che cosa sta facendo e da dove è partito e dove è arrivato e da dove ripartirà per ritornare dove.

Focalizzazione dall'alto. Comprensione.

Inutile perdersi in decine di capitoli e sotto capitoli. Libro primo e libro secondo. Prima parte e seconda parte. Guarda invece tutto dall'alto e mostra la direzione degli avvenimenti, il senso; offri al lettore la possibilità di comprendere, la comprensione di quelle vite raccontate e di quella storia.

I dettagli intralciano. Creano problemi di credibilità.

Dall'alto tutto acquista più senso perché vedi il punto d'inizio e il punto d'approdo e ciò che ci sta in mezzo.

Così puoi raccontare la storia di un venditore di bachi da seta o la storia di un trovatello che non è mai sceso da una nave, è nato e cresciuto lì e quello è tutto il suo mondo. Questa faccenda raccontata da qualsiasi altro punto sarebbe incredibile, per via dei dettagli, che sono spesso fuorvianti, e fanno perdere la visione d'insieme. Perché uno si chiede, fissandosi su questo o quel dettaglio: ma come mai? Ma com'è possibile? Ma, possibile che...?

Invece, vista dall'alto, questa faccenda funziona perché la vedi: la vedi su tableaux vivant, la vedi lì. Il puntino non esce mai dalla nave - qualsiasi sia il dettaglio decisivo, il puntino, la formichina non esce mai dalla nave.

Focalizzazione dall'alto.

Dio ci vede così?

Il dio biblico forse. Quando s'arrabbia e vuole cancellare tutto il disegno. Perché non ha più senso, è diventato un pasticcio.

Ad ogni modo, lasciando perdere i deliri dell'onnipotenza insiti in ogni gesto di creazione artistica, in ogni punto di vista autoriale (alto, esterno, interno...), rimane la lezione sull'esercizio di comprensione fornitaci come imprinting dalla presentazione alla Scala di Milano Breve storia eretica della Musica Classica di Alessandro Baricco.

La comprensione si accende quando formiamo nella nostra mente un'immagine unitaria. La comprensione è un disegnino. La comprensione è uno sketch.