Settemila ottocento.
Legno, ferro, gomma.
Il legno dei vecchi pescherecci a fine carriera, modificati e caricati al di sopra delle possibilità di trasporto. Prima, sono eliminate le attrezzature da pesca; poi, si creano dei ponti sottocoperta nel luogo destinato una volta alle reti e al frigo per il pescato; infine, si buca lo scafo in più punti per lasciare alcuni spiragli di aria. Non basta questo per eliminare i fumi di scarico del motore.
Pericolo più frequente: ribaltamento e conseguente affondamento. Poca mobilità del carico. I primi a morire saranno le persone sottocoperta. In caso di naufragio, impossibilitate a uscire, si troveranno direttamente sott’acqua. Nel caso migliore – esiste un modo migliore per morire? – soffocheranno per i fumi del motore.
Comunque, la barca in legno è un’opzione troppo costosa.
KR46M0
Quanto è bello il mare che circonda la penisola italiana. Il mar Mediterraneo che invidia tutto il mondo. È raggiunto con aerei e crociere al fine di trascorrere l’estate e ammirare quest’acqua, così limpida e colorata. Le limpide acque del Mediterraneo.
Sono arrivati.
25 febbraio 2025. Ore 8.45. La Sea Eye 4 attracca a Napoli, molo Pisacane, con quarantuno persone a bordo. In prevalenza bengalesi. Un siriano. Due minori. Il soccorso è avvenuto nel Mediterraneo centrale, durante un’operazione congiunta di tre equipaggi – Sea Eye, Sea Watch e Mediterranea Saving Humans – che hanno intercettato una barca proveniente dalla Libia. Il porto di sbarco – il POS, place of safety – assegnato è il porto di Napoli nonostante la distanza di quasi quaranta ore di navigazione dal luogo di salvataggio. Sulla banchina gli attivisti di Mediterranea Saving Humans sono pronti ad accogliere la nave, congiuntamente a forze dell’ordine, protezione civile e personale sanitario. Diverse le situazioni di ipotermia, disidratazione e astenia.
Il primo luogo di Napoli che hanno visto i quarantuno a bordo è l’hotspot di prima accoglienza. Devono essere identificati.
Dovrebbero restare lì, a morire in silenzio e non dar fastidio all'opinione pubblica. Gente che invece di morire a casa propria preferisce morire in mezzo al mare.
Seimila.
La gomma è più economica, soluzione migliore per i trafficanti. E non servono piloti esperti. È necessario solo caricare la ‘merce’. Possono cavarsela da soli, o anche no. Guideranno da sé, se riescono. I rubber boat, gommoni di circa undici metri, acquistati online da mercati asiatici ˗ senza sforzo di immaginazione, si trovano online con il nome di refugee boat ˗ trasportati in Libia anche attraverso i mercati europei, arrivati a destinazione, vengono caricati.
Capienza suggerita: quindici passeggeri. Capienza raggiunta: cento o più individui. Senza giubbotti di salvataggio, occuperebbero più spazio a bordo.
Due migranti scelti dai trafficanti, che potrebbero non aver mai visto il mare, saranno responsabili della vita, loro e di tutti a bordo, in un canale in cui il mare è particolarmente pericoloso a causa delle correnti che lo dominano. Agli stessi due migranti è affidato il compito di usare il GPS durante il tragitto e di mettersi in contatto con i soccorsi prima di giungere nelle acque italiane.
Rischio: i gommoni, di materiali scadenti, è possibile si sgonfino solo dopo poche ore di navigazione; a volte si rompe il piccolo motore. Non sempre riescono a chiamare i soccorsi. Conseguenza: annegamento.
Altra insidia: la benzina. Il carburante fuoriesce dal serbatoio e si mischia all’acqua di mare sul fondo del gommone. La miscela inzuppa gli abiti di chi viaggia e ustiona la pelle, come fosse acido.
Spesso, rimane solo gomma sgonfia in mare.
8 aprile 2025. Cento settantuno persone arrivano nel porto di Napoli, molo Pisacane, ore 9.00 circa. Duecentoquindici persone soccorse in mare dalla Life Support di Emergency in acque internazionali nella zona SAR libica. Due gommoni rotti e stracolmi e un barchino in legno. Quarantaquattro sono i più fragili, alcuni con ustioni da miscela di carburante e acqua di mare, trasbordati su un’altra nave.
Gli altri, inizialmente diretti ad Ancona, sono stati dirottati nel porto di Napoli, più vicino, per maltempo. Eritrea, Somalia, Bangladesh, Camerun, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ghana, Mali, Benin. I Paesi di provenienza. Sessantotto minori non accompagnati. Tre giorni di navigazione, attesa, speranza. All’arrivo in città, iniziano le procedure di accoglienza coordinate da Prefettura, Comune, Protezione civile e Asl. In seguito, sono trasferiti all’Ospedale del Mare, quartiere Ponticelli di Napoli. Il secondo luogo in Italia che hanno conosciuto è il centro di prima accoglienza, chi in Campania, chi in altre regioni.
Mille.
Il ferro, diffuso negli ultimi anni. Lunghezza intorno ai sette o otto metri. Imbarcazioni usa e getta, costruite in serie dai trafficanti di esseri umani con placche in ferro saldate fra loro. Si costruisce a Sfax, quartiere Awabed, in cubi grigi di cemento grezzo. Il costo è ancora più conveniente: costruire è meno caro che comprare.
Lo scafo è in genere più basso rispetto alle barche di dimensioni simili. Questo le rende più esposte alle onde, anche con mare poco mosso. Più acqua entra, più aumenta il peso sullo scafo, più le giunture del ferro rischiano di rompersi.
Possono contenere fino a cinquanta o sessanta persone. I vestiti si riempiono di ruggine.
Minaccia: se la barca si rompe o imbarca troppa acqua, va subito a fondo a causa del metallo. Conseguenza: medesima, annegamento.
Il porto di Napoli, storico. Oggi, lo stesso delle navi da crociera e dei traghetti per Procida, Ischia e Capri colmi di turisti.
Navigando in mare aperto bisogna avere con sé strumenti per non andare alla deriva. Nell’oceano delle migrazioni contemporanee, solcato da fratture di classe, genere e provenienza che come linee su una mappa delimitano chi può spostarsi comodamente e chi rischia la vita per sfidare frontiere militarizzate.1
22 giugno 2025. I richiedenti asilo sulla nave della Sea Watch 5 arrivata a Napoli sono settanta. L’ONG ha individuato una barca nell’oscurità.
Persone sbarcate: sessantanove. Uno è stato evacuato per motivi sanitari e trasferito altrove. Sei i minori non accompagnati. Diversi hanno riportato ustioni da carburante. Le operazioni di polizia e gli accertamenti sanitari sono proseguiti, in seguito a una prima identificazione e verifica delle condizioni di salute, al residence dell’Ospedale del Mare. E ancora, i centri di accoglienza e, per i minori non accompagnati, le strutture dedicate.
«Vi farò pescatori di uomini»2 diceva Cristo ai fratelli pescatori Simon Pietro e Andrea ne Il Vangelo di Matteo.
Settemila ottocento, seimila, mille, circa. È la cifra per attraversare una striscia di mare.3 Una crociera costa molto meno. Per i bambini il prezzo è scontato, solo millecinquecento euro.
Il viaggio è sempre all inclusive: attraversamento del Sahara, documenti falsi, acqua e cibo per la traversata e posto a bordo; + i comfort: giubbotto di salvataggio, se previsto, e catetere per le donne in periodo mestruale.
Sessantatremilasettecentododici. Il numero degli arrivi via mare in Italia registrati nei primi undici mesi del 2025. La Libia è il primo paese di partenza.4
Se non arrivano, si trovano cadaveri, a volte. I soccorritori la descrivono come una scena di guerra. Corpi. E corpi piccoli. Sacchi bianchi disseminati. E poi gli oggetti. Vestiti, scarpe, bambole, biberon e pezzi di legno, di gomma, di ferro. I loro beni, dispersi. Loro, ma non si sa di chi. Si devono recuperare i corpi e i ‘reperti’, il nuovo nome di oggetti che non appartengono più a nessuno. E infine i corpi nelle bare, a volte bianche. Dalla disperazione, al viaggio in barca, al mare, per giungere sotto la terra italiana. Altre volte, il mare non li restituisce. Deportazioni indotte per le quali gli stati lasciano fare al mare il lavoro sporco.
L’Europa ha chiuso i propri confini meridionali rendendo il Mediterraneo un posto di frontiera, appaltandone il controllo a polizie nazionali e transnazionali o delegando colonialmente questa violenza strutturale ai governi autoritari di alcuni paesi di transito.5
E noi guardiamo, indifferenti o alla meglio impotenti, lo stillicidio quotidiano. Il mare, arrabbiato, muta significato. Sepolcro.
KR46M0. Ciò che resta, una sigla: Crotone, corpo recuperato numero 46 maschio anni zero6. La burocratizzazione della morte e l'umanità perduta. Merce, migranti, immigrati.
È assegnato loro un nuovo nome dai trafficanti, dagli europei, per essere arrivati sulle coste italiane, per vivere nelle città italiane, per morire in mare.
Numeri e sigle.
Etnia africana. Deceduto causa fenomeno migratorio. N.N., nomen nescio: nome sconosciuto. È la dicitura che appare sulla maggior parte delle lapidi nei cimiteri del sud Italia. Nel Paese Italia non vi è l'obbligo di identificare i cadaveri nel corso delle indagini penali. E dal 2016 le schede dei migranti vittime dei naufragi sono state escluse dal registro nazionale dei cadaveri non identificati e inserite in un registro distinto non consultabile.
La questione banale e unica risorsa contro i sensi di colpa potrebbe essere: è possibile restituire dignità? Probabilmente no. Sicuramente no. Si potrebbero ricordare i loro nomi. Ma non abbiamo nozione neppure di quelli. Non sapremo mai come chiamare i morti e i dispersi nel nostro mare. E allora possiamo solo contare.
Bambini
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93.
Donne
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125.
Uomini
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545.
N.N. x 1026.
Dispersi:
Migranti morti nel Mediterraneo nel 2025. 1697 morti accertati. 545 uomini, 125 donne. 93 bambini. 1 027 di cui l’identità è indeterminata. Impossibile apprendere il numero di dispersi.
Sono talmente esigue le righe che occupano. Parlare, scrivere, leggere, resta questo e non basterà a restituire loro dignità. Lo aveva già previsto Pasolini negli anni Sessanta nella sua Profezia.
Profezia
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
‘Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!’Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica
voleranno davanti alle willaye.Essi sempre umili
essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditiin fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi,
essi che pregavano
alle lotte operaie…… deponendo l’onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l’onore
della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri – usciranno da sotto la terra per uccidere –
usciranno dal fondo del mare per aggredire – scenderanno
dall’alto del cielo per derubare – e prima di giungere a Parigiper insegnare la gioia di vivere,
prima di giungere a Londra
per insegnare a essere liberi,
prima di giungere a New York,
per insegnare come si è fratelli
- distruggeranno Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.Poi col Papa e ogni sacramento
andranno su come zingari
verso nord-ovest
con le bandiere rosse
di Trotzky al vento…7
Un giorno, risorgeranno con le bandiere al vento.
Note
1 Equipaggio della Tanimar, Controdizionario del confine, a cura di Filippo Torre, Tangerin, Napoli 2025.
2 Mt 4, 19, Bibbia, traduzione CEI.
3 I prezzi indicati sono approssimativi ricavati da testimonianze riportate da articoli giornalistici citati in bibliografia. Il prezzo può variare molto per ogni viaggio e ogni persona e non è da considerarsi esatto. Ha in questo articolo una funzione soprattutto narrativa.
4 Fonte: Dipartimento della Pubblica Sicurezza. I dati sono suscettibili di successivo consolidamento. I dati si riferiscono agli eventi di sbarco rilevati entro le ore 8:00 del giorno 3 dicembre 2025.
5 Equipaggio della Tanimar, Controdizionario del confine, a cura di Filippo Torre, Tangerin, Napoli 2025.
6 La sigla è relazionata ai corpi ritrovati sulla spiaggia di Steccato di Cutro il 26 febbraio 2023 in seguito a un naufragio avvenuto a poche miglia dalla riva. Cfr. Cutro, Calabria, Italia, Mimmo Calopresti, Italia 2025.
7 Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, Garzanti, Milano 1964.
Bibliografia
Battistini Francesco, «Tunisia: acciaio, fame atroce e siccità nel cantiere dei barchini low cost», su Corriere della Sera, 3 aprile 2023.
Cutro, Calabria, Italia, Mimmo Calopresti, Italia 2025.
Equipaggio della Tanimar, Controdizionario del confine, a cura di Filippo Torre, Tangerin, Napoli 2025.
Forlano Fabio, «Sbarcata a Napoli la Sea Eye con 41 migranti», su RaiNews.it, 25 febbraio 2025.
Gaspardo Andrea, «Quanto costa la rotta africana per i migranti: un viaggio di speranza e sfruttamento», su Geopop, 16 aprile 2025.
La Sacra Bibbia, traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana. Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2008.
Life Support: la nave di Emergency per salvare
vite nel Mediterraneo, Emergency.
Misculin Luca, «Come sono fatte le barche dei migranti», su Il Post, 27 aprile 2023.
Palumbo Ivan, «Sbarco di migranti a Napoli, arrivata in porto la nave di Emergency», su RaiNews.it, 8 aprile 2025.
Pasolini Pier Paolo, Poesia in forma di rosa, Garzanti, Milano 1964.
Raicaldo Pasquale, «Napoli, sbarcano 171 persone dalla nave di Emergency, di cui 28 donne e 68 minori», su La Repubblica, 8 aprile 2025.
Redazione Ansa, «Sbarcata a Napoli nave Ong con 41 migranti dalla Libia», su Ansa, 25 febbraio 2025.
Redazione, «Migranti, la Sea Watch 5 a Napoli: sbarcati 69 richiedenti asilo, sei sono minori», su La Repubblica, 22 giugno 2025.
Redazione, «Nave con 69 migranti sbarca a Napoli c’erano 6 minori non accompagnati», su Ansa, 22 giugno 2025.
Vella Salvatore, «I viaggi in mare nella rotta del Mediterraneo centrale», su Giustizia Insieme, 23 settembre 2019.















