Il rapporto tra Chiesa e scienza è stato per secoli segnato da tensioni, incomprensioni e conflitti. Spesso, però, si rischia di semplificare la vicenda come un contrasto tra fede e ragione. In realtà, la fede – intesa come esperienza interiore e spirituale – si muove su un piano differente rispetto alla scienza, che ha come obiettivo la descrizione del mondo naturale attraverso osservazioni, esperimenti e leggi. Ciò che realmente ha generato gli scontri più celebri della storia non è stata la religione in sé, ma l’atteggiamento delle istituzioni ecclesiastiche, che, sentendosi minacciate, hanno difeso visioni del mondo consolidate come se fossero dogmi intoccabili.

Due momenti simbolici segnano in maniera esemplare questa dinamica ovvero il processo a Galileo Galilei nel 1633 e l’esperimento del pendolo di Foucault nel 1851. Tra questi due episodi si dispiega un cammino lungo e tormentato, che mostra come la scienza, passo dopo passo, abbia imposto la forza dell’osservazione e dell’esperimento sulla tradizione dogmatica.

All’inizio del XVII secolo, la cosmologia dominante era ancora quella aristotelico-tolemaica, infatti, la Terra immobile al centro dell’universo, con i corpi celesti che ruotavano in sfere perfette. Questa visione non era solo un modello scientifico, ma anche un pilastro simbolico e teologico. La stabilità del cosmo garantiva, nell’immaginario comune, anche la stabilità dell’ordine politico e religioso.

Già nel 1543 Niccolò Copernico aveva proposto l’ipotesi eliocentrica, ma era rimasta per decenni più una suggestione teorica che una verità condivisa. Galileo, con l’aiuto del telescopio, raccolse invece prove tangibili ovvero le fasi di Venere, i satelliti di Giove, le macchie solari e la superficie irregolare della Luna dimostravano che il modello tolemaico era inadeguato.

L’universo appariva più complesso e dinamico di quanto si fosse creduto.

Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, inizialmente fu amico e protettore di Galileo. Ma la pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632) cambiò radicalmente le cose. Il testo, scritto in forma di dialogo tra tre personaggi, sembrava sostenere apertamente l’eliocentrismo e ridicolizzare i difensori del geocentrismo. Uno di essi, Simplicio, apparve fin troppo simile al papa stesso, che si sentì offeso e tradito. La reazione non si fece attendere. Nel 1616 la Chiesa aveva già proibito l’insegnamento del copernicanesimo come verità, ammettendolo soltanto come ipotesi matematica. Il libro di Galileo superava questa soglia, mettendo in discussione non solo l’interpretazione letterale delle Scritture, ma anche l’autorità della Chiesa come custode della verità cosmologica.

Nel 1633 Galileo fu convocato a Roma dall’Inquisizione. Il processo si concluse con la condanna per “veementi sospetti di eresia”. Lo scienziato fu costretto ad abiurare pubblicamente, rinnegando l’eliocentrismo. Una leggenda, mai confermata ma potente sul piano simbolico, racconta che, dopo l’abiura, egli abbia sussurrato “Eppur si muove”.

Galileo non subì la sorte di Giordano Bruno, condannato al rogo nel 1600, ma trascorse il resto della vita agli arresti domiciliari a Firenze. La sua condanna divenne però l’emblema dello scontro tra autorità dogmatica e libertà di ricerca. È importante sottolineare che Galileo non metteva in discussione Dio né la religione in sé. La sua battaglia era contro un modello cosmologico antiquato, assunto però dalla Chiesa come garanzia di stabilità.

Il vero conflitto non fu tra fede e ragione, ma tra due modi diversi di fare scienza ovvero la vecchia scienza aristotelico-tolemaica, fondata sull’autorità dei testi e su principi considerati indiscutibili, basata sul procedimento deduttivo; e la nuova scienza sperimentale, basata sull’osservazione diretta, sulla verifica dei fatti e su un metodo induttivo, che avrebbe segnato la nascita della scienza moderna.

Galileo incarnava la transizione verso questo nuovo paradigma. Per la Chiesa, accettarlo significava ammettere che un sistema millenario, collegato persino alla sua autorità spirituale, poteva essere smentito da un singolo uomo armato di un telescopio.

La vicenda di Galileo non si chiuse con il suo processo. Per secoli la Chiesa mantenne un atteggiamento di diffidenza nei confronti dell’eliocentrismo. Solo nel 1757 il copernicanesimo fu tolto dall’Indice dei libri proibiti, ma una piena accettazione arrivò molto più tardi.

Il momento simbolico della resa alle evidenze empiriche si ebbe nel 1851, quando il fisico francese Léon Foucault installò un grande pendolo al Pantheon di Parigi. L’esperimento era semplice e visibile a tutti e col passare delle ore, il piano di oscillazione del pendolo si spostava, dimostrando in modo diretto che la Terra ruotava su sé stessa.

Non si trattava più di calcoli complessi o osservazioni astronomiche riservate agli specialisti ma chiunque, entrando nel Pantheon, poteva vedere con i propri occhi la prova che Galileo aveva intuito due secoli prima. L’esperimento ebbe enorme risonanza e venne replicato in molte città del mondo. Fu solo nel 1913 che la Chiesa cattolica riconobbe ufficialmente la rotazione della Terra. Ci erano voluti quasi tre secoli, ma alla fine l’evidenza sperimentale aveva trionfato.

Il percorso che va dal processo a Galileo al pendolo di Foucault mostra come i conflitti non siano mai stati tra fede e scienza, ma tra la scienza e la Chiesa come istituzione umana. La fede vive su un piano personale e spirituale, rispondendo a domande di senso e di trascendenza. La scienza, invece, esplora il mondo naturale. Quando la religione ha preteso di fornire risposte scientifiche, il conflitto è stato inevitabile.

La vicenda di Galileo e Urbano VIII rappresenta uno scontro impari infatti da un lato l’immenso potere politico e simbolico della Chiesa, dall’altro un singolo scienziato armato solo delle sue osservazioni. Eppure, nel lungo periodo, fu quest’ultimo ad avere la meglio. Il metodo sperimentale, con la sua forza di evidenza, ha imposto un nuovo modo di guardare al cosmo e ha liberato la conoscenza dai vincoli del dogma. Il pendolo di Foucault, oscillando silenzioso nel cuore di Parigi, continua a ricordarci questa verità e cioè che la Terra si muove, e nessuna autorità umana può fermare l’evidenza del reale.

Dalla condanna di Galileo al riconoscimento del pendolo di Foucault, il dialogo tra Chiesa e scienza ha conosciuto secoli di tensioni. Ma la lezione che emerge è chiara, la scienza non nega Dio, bensì nega che un’istituzione possa sostituirsi all’osservazione dei fenomeni naturali. La fede resta, per chi la vive, una dimensione personale e spirituale; la scienza, invece, segue la via dell’esperimento e della prova empirica. Se oggi possiamo considerare la rotazione terrestre un dato acquisito, lo dobbiamo al coraggio di uomini come Galileo, disposti a rischiare tutto per difendere la verità delle proprie osservazioni. La storia del suo processo, e la successiva conferma offerta dal pendolo di Foucault, ci insegnano che la conoscenza non avanza mai senza conflitti, ma che alla fine l’evidenza, come la Terra, continua a muoversi.

Bibliografia

Aczel, A. D., Perché la scienza non nega Dio, Raffaello Cortina Editore, 2015 Milano.
Hellman, H., Le dispute della scienza. Le dieci controversie che hanno cambiato il mondo, Raffaello Cortina Editore, 1999 Milano.