Ho riletto recentemente il romanzo Accabadora di Michela Murgia. O forse sarebbe più corretto dire che ho letto il romanzo vincitore del Campiello 2010 dopo avere visto, tempo fa, il film tratto dal romanzo. La lettura, prima o seconda che fosse, mi ha comunque riconciliato con la Murgia scrittrice. Neanche tanto tempo fa avevo lasciato a metà un altro suo romanzo Chirù.

Intendiamoci. La Murgia scrive benissimo. E non sono certo io il solo a dirlo. Eppure Chirù, nella mia lettura, è rimasto incompiuto.

L’Accabadora invece l’ho letto in due o tre giorni.

Circa undici anni fa, nel 2014, Michela Murgia si presentò alle elezioni regionali come candidata per la presidenza della Regione Autonoma Sardegna.

Le elezioni, che si svolsero nella primavera del 2015, furono vinte dal centrosinistra, Murgia arrivò terza con 75.981 preferenze e una percentuale del 10,30%: un risultato straordinario per una lista indipendente. Nonostante questo grande risultato, la Murgia non riuscì a entrare in Consiglio Regionale.

Colpa di una legge regionale che tende a escludere i nuovi arrivati della politica, a vantaggio dei vecchi e consolidati partiti.

Una vergogna e una perdita per la comunità sarda.

In troppi hanno sbagliato a non recarsi al seggio per votare. Hanno perso una grande occasione per votare una persona preparata e onesta. Una fuori dai soliti giri, che avrebbe portato una ventata di aria fresca e pulita in un consesso politico che odora di marcio e stantio. Al punto che il 50% degli elettori sardi, oggi, diserta le urne.

Sembra un serpente che si morde la coda. La gente non va a votare perché disgustata dalla politica e dai politici. Così vincono le elezioni i soliti noti che con il loro atteggiamento autoreferenziale ed egoistico non fanno altro che allontanare ancora di più gli elettori dalle urne e dalla politica.

A dimostrazione della trasversalità che connota questa gestione politica, svolta interamente all’interno delle stanze del potere, in favore di clan clientelari e in atteggiamenti ostili contro la volontà popolare, citerò come esempi la disastrosa gestione quinquennale del centro destra presieduto da Solinas e l’atteggiamento dell’attuale maggioranza di campo largo, presieduto dalla governatrice Todde, che in barba a oltre duecentomila firme raccolte contro la speculazione energetica, che in troppi vorrebbero perpetrare in danno della Sardegna, ha disatteso la volontà popolare, continuando a gestire la cosa pubblica alla vecchia maniera, rifiutandosi di porre all’ordine del giorno quella richiesta così numerosa e pressante che veniva dal popolo sardo.

“Sardegna Possibile”, il cartello messo in piedi da Michela Murgia, fu la prova che si può immaginare una politica che germoglia dal basso, rifiutando le gerarchie imposte da una classe politica autoreferenziale ormai inaffidabile. E che comunque non gode più della fiducia di una buona metà degli elettori. Parlando della compianta scrittrice sarda, mi tornano in mente due episodi emblematici della grande personalità di Michela Murgia.

Il primo ricordo si riferisce alle polemiche suscitate dalla battuta che Bruno Vespa fece sulla profonda ed accattivante scollatura di Silvia Avallone alla serata di premiazione del Campiello 2010.

La vincitrice Michela Murgia, con veemente coraggio, ha attaccato il Vespone Nazionale per il suo complimento alle grazie femminili che la vincitrice del Campiello Opera Prima 2010 esibiva con evidenza e abbondanza, esponendosi alle inevitabili cattiverie che poi le piovvero addosso (ad es., un’emittente regionale, ironizzò sul fatto che un commento sulla scollatura della Murgia nessuno lo avrebbe mai fatto!).

L’interessata, Silvia Avallone, non sembra tuttavia essersi offesa più di tanto per i complimenti di Vespa, anzi, in un articolo apparso sul Corriere della Sera, pochi giorni dopo, sembrò quasi giustificare il malizioso e (forse anche) pruriginoso presentatore.

I soliti moralisti e farisei attaccarono Bruno Vespa promettendo di boicottare il suo “Porta a Porta” (io non ho avuto bisogno di questo episodio per farlo).

Un famoso comico romano, fuori dai denti, ha commentato: “Però a me, me piace!”

Io provavo e provo ancora grande simpatia per Michela Murgia e sono contento che abbia vinto il premio Campiello. Non ho visto il programma e non amo in generale la TV, soprattutto quella di Bruno Vespa. Tuttavia penso anche che se Silvia Avallone si è presentata con una simile scollatura, forse ci sarebbe rimasta male se nessuno l’avesse notata (non so, dico per dire, magari ha speso dei soldi per potersela permettere; oppure è una sua dote naturale e lei è contenta di esibirla).

Sono cattivo? Forse. Però smettiamo di essere ipocriti tutti quanti: è giusto essere liberi di vestirsi come si vuole, purché non si offenda la pubblica decenza; e nessuno si permetta di sostenere che la moda e il vestire sono una giustificazione per i maniaci sessuali e/o per i guardoni maschilisti e molestatori; ma certe donne si vestono in un certo modo per attirare l’attenzione e quindi un commento, purché educato, garbato e con le mani a posto, ci sta più che bene, soprattutto se chi lo riceve è consenziente!

D’altronde, proprio nel 2010 qualcuno scrisse sconsolato che:

L’Italia è il paese delle veline e del meretricio di stato, un paese dove a tutela della parità tra i sessi è stata nominata una soubrette e il vero valore di una donna è stabilito dalla misura del seno.

Il secondo ricordo mi riporta al 2011, quando la mia conterranea Michela Murgia venne eletta donna dell’anno dal quotidiano Sardegna 24, uno dei tanti quotidiani che purtroppo non ha resistito all’assalto del tempo e ai costi esorbitanti della carta stampata.

La brava scrittrice, dopo avere ringraziato la redazione del quotidiano diretto da Giovanni Maria Bellu, ha dichiarato che il vero personaggio da eleggere in Sardegna sarebbe stato in realtà Ovidio Marras.

Ovidio Marras è un imprenditore agricolo sardo che all’epoca aveva 81 anni e che viveva e lavorava a Teulada, in provincia di Cagliari.

Ovidio Marras percorreva da decenni una via per spostare le sue greggi. A un certo punto un’impresa edile, che stava costruendo un imponente insediamento turistico vicino ai suoi terreni, aveva occupato abusivamente quella strada che Ovidio Marras utilizzava per portare al pascolo le sue pecore.

Ovidio Marras naturalmente ha protestato. Il colosso dell’edilizia, dall’alto della sua potenza economica, ha pensato che avrebbe potuto comprare il consenso di Ovidio.

E quando mai s’è visto un pastore sardo capace di fermare il progresso economico?

Questi arcaici pastori sono stati tacitati ad Ottana, a Portotorres, e nei numerosi terreni che ora sono chiamati “Costa Smeralda”; perché non possiamo comprarli a Teulada? Noi siamo il progresso, portiamo posti di lavoro, civiltà, soldi.

Ma Ovidio non ha voluto i soldi e si è rivolto al Tribunale che ha ordinato all’impresa di rimuovere le opere abusive e di riportare al ripristino stato ante causa la morfologia del terreno (rendendo nuovamente agibile la strada campestre a favore di Ovidio Marras).

Questa è la storia che ha reso famoso Ovidio Marras.

Ha fatto bene Michele Murgia a indicarlo come il vero personaggio sardo dell’anno.

Ovidio, forse senza volerlo, incarna la costante resistenziale sarda (per dirla con Giovanni Lilliu).

Peraltro, a questa vicenda di Ovidio Marras, il regista Riccardo Milani ha dedicato un bellissimo film che è uscito in tutte le sale italiane il 23 ottobre 2025.

Il film ha per titolo La vita va così ed è ambientato a Capo Malfatano, in quell’angolo di paradiso che ha visto un povero pastore, resistere e vincere contro la prepotenza dei poteri forti, costruttori di cemento. Peccato che Ovidio Marras sia morto nel 2024 e non sia riuscito quindi a vedere questo film a lui dedicato.

Ma cosa c’entrano questi due episodi con il tema di questo articolo?

È presto detto. L’impegno politico non si manifesta soltanto candidandosi per vincere le elezioni dei vari consessi elettivi. L’impegno politico si manifesta anche e soprattutto uscendo dai ristretti ambiti della personale competenza professionale, per occuparsi di temi politici, quali la condizione femminile in una società patriarcale come la nostra e l’arroganza dei poteri forti verso i cittadini più deboli.

Questi due episodi che qui ho voluto riportare sono soltanto due dei temi che Michela Murgia ha affrontato. Ma ce ne sono molti di più.

Forse è venuto il tempo per gli scrittori di occuparsi anche di temi sensibili, suscettibili di condizionare e migliorare la condizione sociale dei cittadini. Tanto più che i politici nostrani, a tutti i livelli, e in tutti i campi politici, sono in tutt’altre faccende affaccendati.

Anche Saviano e Carofiglio, d’altro canto, hanno mostrato interesse a occuparsi di questioni politiche. Così come faceva anche Andrea Camilleri.

E non faccio riferimento soltanto agli scrittori cc.dd. di sinistra. Chi non ricorda infatti il grande scrittore Giovannino Guareschi e il suo impegno politico, che gli costò persino il carcere?

Spero davvero che i giovani scrittori seguano l’esempio di Michela Murgia e creino delle liste politiche che possano contendere i seggi ai politici di professione che, sinceramente, già incapaci di dimostrare di conoscere un mestiere proprio prima di entrare in politica, si dimostrano incapaci di interpretare l’impegno politico per quello che dovrebbe realmente essere: un servizio a favore della collettività.