Rumori di onde.

Non è tranquillità: angoscia. La musica lo mette in chiaro. Una voce, sembra sofferente. Suoni di onde e di oggetti, scampanellii, voci sofferenti.

Lamenti. Sì, sono lamenti. Sembrano di bimbi. Rumori fastidiosi, rumori oscuri. Donne. Uomini. Lamenti. C’è vento. Metalli.

Silenzio. Solo le onde.

E poi neanche quelle.

La voce dei sommersi di Ennio Morricone trasmette le sensazioni descritte a chi la ascolta. Sono poco più di cinque minuti di partitura scritta di getto a seguito di uno dei naufragi al largo delle coste di Lampedusa che scosse particolarmente il compositore, quello del 3 ottobre 2013 in cui persero la vita 386 persone nel tentativo di arrivare sulle coste italiane, in cerca di tranquillità e sicurezza.

Morricone unisce i rumori minacciosi delle onde del mare alla propria voce immedesimandosi in un migrante in fuga.

Storie di migranti si ripetono in più luoghi del mondo e possono ricollegarsi; anche se estremamente diverse tutte portatrici di dolore e perdita.

A Napoli c’è un luogo, in particolare, in cui queste storie si incontrano per ispirare arte e bellezza dove, non sempre, si riesce a scorgerla.

La chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, all’interno del rione Sanità, racconta i viaggi di più persone - migranti, detenuti e abitanti di un rione - tutte provenienti da posti distanti ma legate dalla speranza.

Una delle città di Napoli1

Una di queste storie inizia nel quartiere Sanità di Napoli.

Il rione Sanità corrisponde a un’area ubicata a nord della città, dal Borgo dei Vergini si estende fino alle falde della collina di Capodimonte. Il rione è una valle tra due colline che, nel corso dei secoli, è sempre stata luogo di sepoltura per i napoletani.

Una zona adibita a questa funzione già nel periodo di dominazione greca della città in quanto si trovava al di fuori delle mura cittadine. I greci ritenevano infatti che la morte fosse da tenere al di fuori dell’abitato. Il rione Sanità è ricco di sepolture e le più antiche sono ipogei risalenti al IV secolo a.C.

Da qui l’ipotesi più affascinante sull’origine del nome del quartiere. Si pensa infatti che la dicitura Sanità data al quartiere possa fare riferimento ai miracoli avvenuti per le preghiere rivolte ai morti e, in particolare, ai corpi dei santi qui sepolti, ritenuti in grado di guarire diversi mali.

La chiusura e l’isolamento del rione

Il rione Sanità in tempi di molto successivi alla costruzione delle catacombe è stato protagonista di una fase di abbandono, di isolamento e di conseguente degrado che è continuata fino all’epoca contemporanea. La causa principale è probabilmente da riscontrarsi nella costruzione di un ponte agli inizi del XIX secolo. Intorno alla metà del 1700 fu costruita sulla collina di Capodimonte una residenza di caccia del re Carlo molto amata soprattutto da suo figlio Ferdinando. Si tratta della reggia di Capodimonte.

Un tempo, la famiglia reale per raggiungere la reggia era costretta ad attraversare il rione Sanità e, così, anche i nobili che la seguivano, i quali stanziavano nelle vie del rione. Furono quindi edificati palazzi nobiliari - che si possono ammirare ancora - con lo scopo di ospitare l’aristocrazia.

Con l’arrivo dei francesi si decise però di costruire un ponte: il ponte della Maddalena, conosciuto anche come ponte della Sanità. Fu realizzato nel 1806 su ordine di Gioacchino Murat durante i dieci anni di dominazione francese per collegare due colline di Napoli, Materdei e Capodimonte, ma anche per collegare la reggia di Capodimonte al centro storico.

Nel progetto di costruzione del ponte, però, non fu messo in conto di preservare il rione sottostante, che venne totalmente invaso. Inoltre, il ceto aristocratico e le attività commerciali, economiche e sociali del rione Sanità si spostarono in alto mentre in basso rimasero i ceti sociali più umili, lasciati a sé e senza controllo. Completamente isolato, nei duecento anni successivi il rione ha iniziato a diventare sempre più chiuso. E dove non arrivano le istituzioni...

La Sanità è diventata ed è stata per molto tempo un vero e proprio ghetto. E in alcuni casi lo è ancora oggi.

I Cristallini della Sanità

Una delle vie che delimitano il quartiere Sanità è via dei Cristallini, chiamata così per l’antica presenza di botteghe di artigiani di cristalli e di vetri. In questa via sorge la chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini.

Ecco la storia (ma non l’unica) di rinascita e di speranza degli abitanti del rione.

La chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini venne edificata nel 1851 e inaugurata nel 1853. Il suo interno appariva come ancora oggi, una navata unica con tre nicchie per lato e una volta a botte.

Gravemente danneggiata da un bombardamento durante la Seconda guerra mondiale nel 1943 e successivamente dal terremoto del 1980, la chiesa è stata riaperta nel 2023 grazie al lavoro svolto dalla Cooperativa "La Sorte”, fondata da un gruppo di giovani che, seguendo l’esempio della più famosa Cooperativa “La Paranza” da cui sono stati cresciuti, crede fortemente nella possibilità di rigenerazione urbana e di riduzione delle disuguaglianze sociali da raggiungere grazie alla cooperazione di ogni individuo della collettività.

La chiesa incanta per le tonalità di colori, le diverse sfumature di azzurro che riempiono l’occhio del visitatore comunicando calma e serenità. Un luogo tranquillo e silenzioso al centro di un rione caotico e rumoroso.

Un'opera d’arte contemporanea di libero accesso. L'intento della Cooperativa che l’ha riaperta è infatti donare quel luogo, ancora consacrato, alla comunità a cui appartiene.

E sono stati proprio i giovani del rione Sanità ad aver dipinto gli interni della chiesa insieme a tre artisti Tono Cruz, Mono González e Giuliana Conte.

All'interno della chiesa, dopo i colori, colpiscono le facce: foto stampate e appese o dipinte sui muri. Sono i volti delle persone del quartiere che, in quelle riproduzioni, riescono a comunicare attraverso gli occhi i propri percorsi di vita, le proprie paure e fragilità trasformate in coraggio. Un messaggio che si ripresenta in tutto il resto della chiesa in forme diverse.

All’interno della chiesa si notano anche i dipinti con cui sono decorate le due colonne: a partire dal basso, rami colmi di spine rappresentano uno strumento di difesa e di vita e, diramandosi verso l’alto, si evolvono in alberi: dalla terra, attraverso un percorso lungo e difficile, si arriva in alto, alla rinascita. Quei rami con le spine fioriscono, inaspettatamente. Un messaggio di speranza chiaro: anche i percorsi più difficili, che iniziano da contesti svantaggiati e dal dolore (rappresentati dalle spine), possono evolversi in qualcosa di positivo e condurre a una rinascita.

Speranza ma anche inclusività. Al di sopra dell’altare si trova un quadro che rappresenta una mano sinistra in posa benedicente stretta, anche in questo caso, da spine. Mentre la mano destra è la mano con cui si prega, la mano sinistra è la mano del cuore e viene qui intesa in senso di inclusione. Indica le mani degli operai e della gente del quartiere, avvolte dalla sofferenza e in cerca di un avvenire migliore.

Si crea così anche un collegamento tra l’ingresso della chiesa e l’altare: da una parte c’è il risveglio della natura, al lato opposto, la rinascita dell’uomo.

Sulla volta, infine, sono rappresentati degli attrezzi di lavoro come fili e forbici, i vecchi strumenti utilizzati nel quartiere quando vi erano fabbriche di vetro e di cristalli, ma anche di guanti e di scarpe. Un luogo abbandonato si è trasformato in un luogo di bellezza, come sta accadendo con molti altri nel rione da circa dieci anni per opera soprattutto dei più giovani, nel tentativo di donare nuova e continua speranza a chi lo vive.

La voce dei sommersi

Sul presbiterio della chiesa dei Cristallini ancora altre due opere accompagnano l’esperienza del visitatore e raccontano le altre due storie di viaggi, quelle dei detenuti del carcere di Secondigliano unite a quelle dei migranti arrivati (o mai arrivati) sulle coste italiane.

Sull’altare è disposta solo la prua di una barca di legno realizzata dai detenuti del laboratorio di falegnameria e liuteria del carcere di Secondigliano in collaborazione con la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti di Milano e ispirata alla musica di Ennio Morricone La voce dei sommersi che la Fondazione ha condiviso come dono con il territorio.

Quest'opera ha l’intento di rappresentare uno dei viaggi disperati tra le coste dell’Africa e dell’Italia di cui è rimasto troppo spesso solo la prua di una barca di legno, unica speranza per troppe persone.

Upliving Lampedusa

A circondare la prua della barca, come in segno di accoglienza, si trovano delle sedie di legno. Anche queste sono dedicate ai migranti che hanno percorso le acque del Mediterraneo. L'opera è parte del seminario “Upliving Lampedusa” realizzato da tredici architetti frequentanti il XXXVII ciclo del dottorato di ricerca “Architettura. Teorie e progetto” della facoltà di Architettura Sapienza di Roma e sotto il coordinamento del docente Nicola Flora che ha attivato il seminario.

L'opera, condivisa con Fondazione san Gennaro, don Luigi Calemme e la cooperativa sociale La Sorte, è sostenuta economicamente dalla cooperativa sociale La Paranza, e ha previsto la autocostruzione di tredici sedute per il presbiterio della chiesa della Maddalena ai Cristallini, progettate dai tredici dottorandi.

Ciascuna seduta ha un piccolo ma importante elemento ligneo tratto dalle barche dei migranti rendendo ogni opera diversa, così come lo sono le persone che vengono da diversi paesi, culture e tradizioni religiose.

Il lavoro si inserisce nel solco avviato dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti di Milano che da anni ha attivato il progetto Metamorfosi, un progetto che si centra sull’idea di trasformare le barche da strumenti di disperazione e morte in strumenti musicali o, in generale, in opere generatrici di bellezza.

Un viaggio grazie al quale è stata restituita dignità ai luoghi e sono state create nuove opportunità di lavoro attraverso la valorizzazione delle risorse del rione Sanità.

Ecco le storie che si intrecciano e si somigliano. Sono percorsi che partono tutti dal coraggio, quello di chi prova a trasformare le ferite in feritoie, a volte partendo, altre restando, per intravedere quel briciolo di luce di speranza.

Note

1 Ferraro Italo, Napoli: atlante della città storica, Vol. V: Stella, Vergini, Sanità, Introduzione, p. XCVI.