Nei pressi del ponte Leproso, moto vicino alla basilica della Madonna delle Grazie, appartenente alla contrada Cellarulo, è situato il complesso dei Santi Quaranta. Posto su un dislivello naturale, è un monumento di epoca romana e riutilizzato in epoche successive e per alcuni stabiliva il confine tra la città romana e quella sannita.
La storia di Benevento è ricca e ha lasciato grandi testimonianze, purtroppo però non tutto è arrivato a noi e alcune volte ciò che abbiamo viene dato per scontato e non curato come dovrebbe. Anche al luogo dedicato ai quaranta martiri di Sebasta in Armenia è capitata una simile sorte. I terremoti, le alluvioni e i bombardamenti che la città ha subito durante la Seconda guerra mondiale hanno distrutto parte del nostro passato, ma la fierezza delle persone che lo curano ci consente di continuare a ricordarlo con orgoglio.
I Santi Quaranta erano soldati romani che facevano parte della Legio XII Fulminata, costituita da Gaio Giulio Cesare nel 58 a.C., martirizzati perché di fede cristiana. Dopo il loro arresto vennero invitati a rinnegare la loro religione, ma a causa del loro rifiuto furono condannati ad essere esposti nudi di notte su uno stagno ghiacciato vicino a Sebaste. Il loro martirio viene onorato in Occidente e in Oriente e le reliquie sono state diffuse in diverse località e molte chiese sono state a loro dedicate.
Fonti letterarie affermano che Benevento durante il periodo romano era una città ricca e fiorente, ma dopo i terremoti del 346 e del 375, che causarono molti danni alla città, molti edifici vennero abbandonati. Questa sorte toccò anche al Criptoportico dei Santi quaranta che forse si trovava nell’area del Foro Boario della città romana. Lo storico Falcone, autore del Chronicon Beneventanum, ipotizza al di sotto del monumento l’esistenza di un grande cimitero chiamato Carniera.
Nel 763 Benevento accolse le reliquie di Sant’Eliano, uno dei quaranta martiri di Sebaste, e in suo onore il duca Arechi II fece costruire una chiesa nei pressi della Basilica della Madonna delle Grazie. Della chiesa non esistono tracce, ma lì vicino sono presenti i resti di un criptoportico: un portico coperto con volta in muratura e con feritoie come unica fonte di illuminazione. I ruderi di quello che forse era un edificio monumentale si trovano verso contrada Cellarulo, dove si pensa ci fosse il primo impianto della città romana, ed è esterno alle mura della cinta muraria tardoantica e longobarda.
Il Guarrucci nelle Dissertazioni Archeologiche fa diverse ipotesi, anche diverse tra queste si ipotizza la presenza di terme o quello che con il tempo prende maggiore valore di un deposito di tipo militare. Un’altra ipotesi è una palestra, ma non una semplice palestra, ma una in cui si addestravano i gladiatori. L’ipotesi nasce dalla vicinanza che c’è con l’anfiteatro, oggi completamente distrutto, all’interno del quale si svolgevano spettacoli di naumachia. L’uso probabilmente è stato modificato nei secoli, considerando i diversi interventi di trasformazione che l’edificio ha subito. L’ipotesi che risulta ancora oggi la più probabile è quella di Almerico Meomartini che lo ritiene un emporio romano di cui scrive.
Durante il medioevo nell’area dei Santi Quaranta venne edificata la chiesa in onore di Sant’Eliano e probabilmente la data della sua costruzione potrebbe essere compresa tra il 1119 e il 1198 perché non viene citata nel Liber preceptorum Beneventani monasterii Sanctae Sophiae la cui compilazione risale all’agosto del 1198 ma successivamente viene citata nell’Obituarium S. Spiritus, iniziato nel 1198 e completato nel XIV secolo. Entrambi manoscritti ma nel primo, conservato in Vaticano, viene riportata la storia del monastero di Santa Sofia ed è ricco di illustrazioni grazie alle quali è possibile ricostruire la presenza delle diverse chiese sul territorio di Benevento, il secondo contiene necrologi e annali della Biblioteca Capitolare di Benevento.
Il criptoportico si trova sotto il terrapieno di viale San Lorenzo che conduce alla Basilica, ed è probabilmente in continuità con le cantine degli edifici adiacenti. Prima dei diversi eventi che hanno colpito la città, il monumento appariva come un corridoio con volta ad arco e aperture laterali, ma è stato successivamente ridotto a un vero e proprio rudere. La zona venne presa di mira dalle forze volanti anglo-americane per la sua vicinanza al ponte sul fiume Calore considerato un collegamento strategico da abbattere. Per finire negli anni Ottanta, caratterizzati in tutta Italia da speculazione edilizia, gli venne costruito a ridosso un grande edificio in cemento armato. Solo nel 1985 è stato restaurato e riportato alla luce.
La struttura è accessibile da via Ursus, una strada secondaria caratterizzata da una pendenza notevole che parte dal livello del fiume fino ad arrivare al Viale Sal Lorenzo e alla Basilica della Madonna delle Grazie. Questa strada è stata oggetto di indagini archeologiche per la realizzazione del progetto “Una nuova luce per via Magistrale” dirette dalla Sovrintendenza ed eseguite dalla dottoressa Stefania Paradiso. Il tracciato della via Ursus è visibile anche nella Pianta della Pontificia città di Benevento del 1764, rappresentata con una linea tratteggiata. Anche dalla veduta della città di Benevento e la sua campagna di Saverio Casselli si può evidenziare la funzione della via Ursus come elemento di collegamento tra l’area rurale che la circonda e il monumento stesso.
Appartengono alla fase medievale i due contrafforti presenti verso via Ursus e che dall’acquarello del Casselli su citato delimitano il giardino del marchese Pacca e ancora oggi sono visibili e che dai rilievi fatti nel 1878 dall’ingegnere Giordano vengono indicati come uno degli accessi all’area monumentale. In quest’area è stata ritrovata una moneta databile tra il 1287 e il 1308 perché coniata a Tebe di Boezia da Guido de Roche. La presenza di più accessi all’area tende a far capire che ci troviamo di fronte a un complesso monumentale importante anche se l’accesso da via Ursus era un ingresso secondario alla città che portava alla più importante Porta San Lorenzo.
Il sito archeologico è facilmente visitabile e spesso ospita rievocazioni storiche, ma è accessibile grazie a un gruppo di volontari che hanno a cuore la città ma soprattutto il proprio quartiere. Un piano di recupero dei siti presenti nella zona renderebbe la città maggiormente visitabile da turisti che cercano quel turismo d’élite che la città potrebbe offrire loro.
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