Youtuber, Influencer, TikToker, Digital artist, Instagrammer, oscar per la fotografia digitale, Video Maker. Sono parole che fanno riflettere moltissimo. Fino a 20 anni fa non avevano molto senso, mentre oggi non si parla d’altro. Il mondo digitale si sta mangiando con un’avida fretta il mondo reale, quello che stiamo disimparando a chiamare Natura. La cosa più terrificante è che lo sta facendo squalificando la storia, cioè quello che il genere umano ha prodotto foss’anche solo negli ultimi 150 anni.
Grazie alla scelta di guidare persone alla scoperta dei monumenti e delle opere di cui l’Italia (ancora per poco?) sovrabbonda, ho il privilegio di poter stare molto nel mondo reale. E inevitabilmente mi accorgo di quanto sempre più si stia scollegando da quello digitale. È una degenerazione intrinseca oserei dire impossibile da sanare.
Infatti il mondo digitale, per sua stessa definizione, a livello di fisicità reale esiste solo ed esclusivamente in lunghissime catene di ‘uno’ e ‘zero’, sparati e processati a velocità sempre più alte. E l’autostrada attraverso cui viaggiano non si trova nei cieli, ma sott’acqua attraverso kilometri di cavi fisicamente posati, dai costi di manutenzione astronomici1 .
Tutto questo per ottenere quelle che ci vengono vendute come “migliorie” o, all’anglofona, upgrades. Ma “migliori” per chi? A vantaggio di cosa? L’unica risposta è: a vantaggio di una esperienza sempre più immersiva nel mondo digitale. Pertanto la conseguenza logica nel mondo fisico è: comprare una sedia più comoda per passare più ore incollato davanti allo schermo.
Eh già, perché il mondo digitale esiste, al momento, davanti ad uno schermo. Al netto di cosa ne pensino i ragazzi di HU.MA.NE. inventori dell’A.I. pin.
Per chi non sapesse cos’è: si tratta di un oggetto che potenzialmente potrebbe rimpiazzare in poco tempo l’intero universo smartphone. Una spilla (questa la traduzione di ‘pin’) che, attaccata al proprio indumento, permette di collegarsi in qualsiasi momento al proprio “Assistente virtuale” (A.I. = Artificial Intelligence).
Appena l’ho visto la reazione interiore è stata: “ma a che diavolo mi serve un altro assistente!?”. Intendiamoci: non ho assolutamente nulla contro i ragazzi di HU.MA.NE. Penso siano dei grandi inventori che stanno cavalcando a modo loro la modernità. La difficoltà maggiore è proprio nella definizione di modernità. Perché la differenza sta tutta nel significato che diamo a parole come “futuro”, “moderno”, “contemporaneo”. Dal contenuto di queste parole dipende la nostra azione nella realtà.
Se c’è una cosa di cui sono sicuro è questa: meno utilizzo le mie facoltà da semplice, sbagliato, misero umano, più sicuramente le perdo. Perché si atrofizzano. È una riflessione banale: provate a non camminare per una settimana, o a smettere di usare un braccio, o tenere le orecchie tappate per sette giorni. Qual è il risultato?...
Molto bene: sappiate che lo stesso accade al nostro cervello. Per tutta la vita: meno lo usiamo, meno efficiente questo comincia ad essere, anche perché il signorino tende ad essere maledettamente pigro. Quindi!? Sostituiamolo! Con l’Intelligenza artificiale! Così è la volta buona che iniziamo la sistematica disfatta o, meglio, autodistruzione del genere umano.
Infatti un uso sistematico dell’intelligenza artificiale distrugge un’altra, fondamentale capacità che ci rende umani: la capacità di comunicare fisicamente, in presenza con gli altri. Senza rendercene ben conto ci stiamo disconnettendo dal nostro mondo interiore: perché sono le emozioni a gestire il 90% delle nostre azioni. E il terreno d’allenamento e sviluppo delle emozioni sono le relazioni. Banalmente: stare con gli altri e interagire, comunicare, sbagliare, chiedere spiegazioni, ridere e piangere. Innamorarsi.
Vi siete accorti che, con l’avvento massiccio dei navigatori, non chiediamo più neanche la strada? Un gesto che negli anni Ottanta era assolutamente comune. Attenzione perché il gioco è sottile: non si tratta del contenuto nozionistico “gira a destra, al semaforo a sinistra, dopo la chiesa sempre dritto”, ma del contenuto emotivo! Banalmente: ogni contatto umano schivato/evitato è un’occasione persa per provare un’emozione, per comunicare senza parole, per avvicinare la nostra anima a quella dell’interlocutore. Nessuno esiste da solo, nessuno è un’isola. Senza gli altri moriamo, senza connessione umana e soprattutto emotiva non accadiamo.
Ci stiamo riducendo come gli ignavi di Dante2: costretti a correre dietro una bandiera inutilmente bianca, perché non giochiamo la partita, non ci sporchiamo le mani con l’eterno gioco tra la vita e la morte, masticati dall’inutile egocentrismo che il mondo digitale fomenta e di cui, senza dubbio, si nutre.
C’è gusto a vivere così? Possibile che la realtà ci faccia così schifo? La nostra natura è quella di imperfetti creatori eternamente anelanti alla perfezione. Vi auguro di sporcarvi le mani molto di più.
Note
1 Cavi sottomarini, articolo di Geopop.
2 Ignavi di Dante.















