In trent’anni di professione come veterinario per animali d’affezione ne ho viste tante e, ancor di più, ne ho sentite di tutti i colori.

Oltre al tipico e intramontabile “Gli manca solo la parola” riferito il più delle volte all’amato cagnolino, senza escludere i gatti, molti sono stati i casi in cui i loro proprietari mi hanno sottolineato l’umana indole del loro pet.

Oltre a prevedibili annoiati anziani che passano tanto, magari troppo, tempo con un cane o un gatto sulle gambe o a entusiasti adolescenti, anche rinomati e seri professionisti al tavolo delle visite mi hanno giurato e spergiurato incredibili capacità comunicative del proprio amato peloso. Molte volte il riferimento non si limitava alla sola incredibile reazione del proprio cane o gatto a qualche cosa detta, ma all’aver ricevuto da loro delle vere e proprie risposte.

A queste affermazioni, visto il mio ruolo, non ho mai potuto fare altro che annuire e sorridere. Ho sempre reagito così, anche se sono certo che, in molti casi, il mio silenzio, probabilmente, è stato interpretato come un assenso dando così forza al miracolo della comunicazione uomo-animale che meglio non poteva fare neanche San Francesco.

La realtà è invece ben diversa.

Gli animali, tutti gli animali, comunicano tra loro e in qualche modo cercano di comunicare con noi, ma lo fanno a modo loro. Per noi comunicare vuol dire parlare, o meglio, visto che parliamo di animali, forse è meglio dire vocalizzare, emettere suoni. Tra poco vedremo che vocalizzare è solo uno dei tanti modi di comunicare e in ogni caso nell’ampio e diversificato mondo animale anche la vocalizzazione non è come ce la immaginiamo. Alcuni animali, infatti, oltre a vocalizzare su frequenze a noi non udibili, utilizzano altri canali di comunicazione. Non avendo capacità vocali, o meglio dire di emissioni di suoni, pari al nostro sofisticato parlare, gli animali molto spesso uniscono le loro vocalizzazioni alla comunicazione del corpo.

A dispetto di quel che può riferire il vecchietto annoiato, un cane nervoso con un atteggiamento aggressivo di certo non dirà parolacce, al massimo ringhierà ed è prevedibile che scodinzolerà con un’alta frequenza. Restando in questo esempio, lo stesso cane potrebbe avere questo atteggiamento tenendo la coda in alto mostrando così in atteggiamento molto aggressivo. In altri casi potrebbe scodinzolare velocemente tenendo invece la coda in basso mostrando così un atteggiamento di nervosismo da paura.

Già da questo semplice esempio possiamo capire che gli animali non solo comunicano, ma sono anche capaci di esprimere un’ampia varietà di concetti. Incredibilmente però non lo fanno né parlando l’italiano né l’inglese o il cinese. Lo fanno con gli atteggiamenti del corpo e sono questi che leggono di noi.

Io non sono un educatore cinofilo, ma so che ogni comando che si vuole impartire ad un cane deve essere sempre associato ad una postura, un movimento del corpo. Loro, gli animali, sono molto più bravi di noi a leggere il linguaggio del corpo. Un esempio lo sono i gatti che capiscono quando noi non stiamo bene. Lo sanno fare molto bene anche senza avere capacità magiche o dopo aver letto la nostra cartella clinica.

Come fanno?

Il segreto è semplice da svelare. Quando stiamo male noi non ci comportiamo, non ci muoviamo come facciamo sempre e questo i gatti, che sono buoni osservatori di quel che facciamo, lo notano. Non solo.

Quando stiamo male in noi cambiano anche altri due fattori: il nostro odore e la nostra temperatura. Chi meglio di un gatto che nelle ere passate annusava l’ambiente per individuare le prede più deboli sa rilevare cambiamenti della nostra chimica (leggi odore)? Se questo non fosse sufficiente, non dimentichiamo la temperatura. Lo so, l’affermazione che farò non troverà tutti d’accordo, ma quando i gatti restano accoccolati accanto ad un malato non lo fanno per solidarietà. Lo fanno solo perché l’allettato, magari per febbre, ha spesso una temperatura più alta e tutti sanno cosa amano i gatti.

Come vedete, l’universo della comunicazione degli animali è enorme, vario e alcune volte inaspettato. Purtroppo il nostro metro umano di valutazione e lettura dei messaggi dati dagli animali spesso ci porta ad errate interpretazioni. Forse, per certi aspetti, un’eccezione è il cane. Essendo questo un animale sociale come noi, molti dei suoi atteggiamenti e posture del corpo, escluso naturalmente l’uso della coda, ricalcano a grandi linee la nostra comunicazione. Per questo motivo molte persone trovano una maggiore facilità a creare un feeling con un cane che ad esempio con un gatto.

A tale proposito posso dire che anche con i gatti è possibile comunicare o meglio comprendere quel che vogliono esprimere o far capire loro quel che vogliamo noi. Per comunicare con un gatto però non si deve usare il nostro metro. Coi gatti si deve utilizzare il linguaggio felino. Per farlo però non si può procedere ad intuito, si deve studiare e adattarsi alle loro vie di comunicazione. Io in qualche modo l’ho fatto e forse è anche per questo che negli anni della mia professione come veterinario non ho mai avuto le mani morse o graffiate da gatti come invece, mi dispiace dirlo, lo hanno spesso alcuni miei colleghi oppure le gattare e chiunque ha a che fare coi gatti che non conosce la loro indole e comunicazione.

Visto che parliamo di body language degli animali, questo è il termine anglosassone che si riferisce alla comunicazione animale, oltre a studiare quella felina in quanto veterinario, come istruttore subacqueo, ho avuto modo di studiare anche quella del re dei mari: lo squalo.

Dopo aver fatto migliaia di immersioni nel Mar Rosso ad ogni latitudine e incontrato molte delle specie di squali di questo mare, ho avuto la curiosità di capire cosa avessero da comunicare questi pesci. A dispetto di quel che ci hanno inculcato i film hollywoodiani, gli squali non si svegliano la mattina con la sola idea di mangiare gli uomini. No. Gli squali hanno un comportamento molto più complesso. Questo comportamento però vede un’unica pulsione che controlla l’intera vita degli squali: la caccia. Se è vero che ogni mattina gli squali si svegliano con l’idea di cercare cibo, è altrettanto vero che noi non siamo loro prede, non lo siamo mai stati.

Anche se questo non è un trattato sul comportamento degli squali (chi fosse incuriosito dal tema può leggere il mio libro Squali del Mar Rosso1 nel quale affronto anche questo tema), posso dire che ogni specie di squalo ha il suo comportamento e ogni specie di squalo reagisce alla nostra presenza e a quel che facciamo sott’acqua in modo diverso, molto diverso. Gli estremi possono essere ad esempio lo squalo balena o lo squalo pinna bianca. Se li incontrate sott’acqua godeteveli finché li vedete poiché in nostra presenza, per la loro indole schiva, il loro unico intento sarà quello di scappare via. Discorso diverso è se doveste incontrare uno squalo leuca detto squalo Zambesi. Chi ne ha visto uno molto probabilmente ne porta i segni.

A dispetto del fatto che ogni anno uccide molti uomini, lo squalo bianco non aggredisce quasi mai le persone perché tali. Il più delle volte lo fa solo perché le scambia per le sue tipiche prede: le foche.

Quindi, dopo quel che ho detto è facile capire che quando si incontrano alcune specie di squalo si può stare tranquilli, mentre se se ne incontrano altre è meglio allontanarsi il prima possibile. Non tutto però è così facile da leggere. Come nel caso del gatto o le cose si sanno o si rischia di fare errate valutazioni e di pagarne le conseguenze. Se nel caso del gatto si rischia un graffio, nel caso di uno squalo i rischi sono superiori se non si capisce subito chi si ha davanti e cosa questo vuole.

Questo è il tipico caso dello squalo longimano.

L’incontro con questo squalo è uno degli obiettivi di tante immersioni nel mar Rosso. Questo stesso squalo è però la specie responsabile del maggior numero di attacchi all’uomo nel Mar Rosso. Il longimano è quindi da ritenere una specie pericolosa? Ni.

Spiego tornando ai gatti. I gatti sono noti per distribuire facilmente graffi e morsi. Il gatto è quindi un animale pericoloso? No, di certo. Anche senza conoscere nel dettaglio la comunicazione felina bene o male tutti sanno intuire quando un gatto è nervoso. Di solito soffia, inarca la schiena e alza la coda.

Per il longimano il discorso è simile. Questo grosso pesce, che in alcuni casi arriva a sfiorare e superare i 3 metri, è un animale estremamente curioso. Questa sua particolare indole lo rende compagno di tante serene immersioni di molti subacquei. Questo almeno fin quando i subacquei non interferiscono con la sua attività di cacciatore. In questi casi o forse perché particolarmente affamato o ancor di più perché lo si sta disturbando nel bel mezzo di una caccia, il longimano mostra tutto il suo nervosismo e quindi preannuncia la sua pericolosità.

Sì, ho scritto bene. Il longimano prima di ogni attacco annuncia il suo stato emotivo. Anche se a molti sembra, non è un animale schizofrenico, anzi. Questo squalo è capace di riferire con precisione il suo stato d’animo e le sue intenzioni. Se questa comunicazione verrà letta con precisione dopo spetterà al subacqueo che se lo trova davanti capire se sia il caso di continuare a restare lì o allontanarsi il prima possibile.

Anche in questo caso, come nel gatto, ogni interpretazione all’umana fa correre gravi rischi. Un’interpretazione con cognizione di causa fa fare sempre bellissime immersioni in piena sicurezza. Le centinaia di subacquei che si sono immersi con me lo possono testimoniare.

Se non siete tra quelli che ho avuto il piacere di accompagnare tra i colorati e vivi reef del Mar Rosso, potete leggerne le storie nel mio libro Gli squali parlano2. Per molti è un titolo curioso, dopo aver letto questo articolo ora sapete che ha una precisa motivazione.

Note

1 Gli squali parlano, Edizione Speciale, anche in ebook.
2 Squali del Mar Rosso. Appunti per la conoscenza e il riconoscimento degli squali del Mar Rosso.