La coda è molte cose: uno strumento di comunicazione, di equilibrio, qualcosa di cui ci si può liberare in caso di pericolo, qualcosa che anche gli esseri umani possiedono solo per tre mesi, mentre sono nel grembo materno.
Ne sentiamo la mancanza? Soffriamo della sindrome dell'arto fantasma? Desideriamo ardentemente l'ennesima parte del nostro io animale scomparsa?
Questa mostra vuole indagare il nostro rapporto con questa parte del corpo e le sue molteplici funzioni e significati. Un dialogo con l'animale dentro e fuori di noi.Si comincia dalla coda, quell’antenna dove la storia si assottiglia e sfuma.
Si riparte dalla coda che ci muove,
ci lega e ci slega.
Si riprende la coda caduta nella pancia,
si riattacca e si riprende il viaggio:
ci si ricorda animali
in quello sporgersi,
in quella scia di silenzio.(Elisa Biagini)
Galleria Continua ha il piacere di ospitare La coda: appendice, traccia, memoria, una mostra collettiva a cura di Elisa Biagini, che riunisce opere di Dejan Atanackovic, Berlinde De Bruyckere, Leandro Erlich, Francesca Ghermandi, Carsten Höller, Giovanni Lopez, Claudia Losi, Sabrina Mezzaqui, Andreas Senoner, Kiki Smith, José Antonio Suárez Londoño e Bekhbaatar Enkhtur.
La coda è molte cose. È uno strumento di comunicazione e di equilibrio; un'estensione del corpo capace di esprimere stati d'animo, intenzioni, tensioni. È qualcosa di cui alcuni animali possono liberarsi in caso di pericolo, sacrificando una parte di sé per continuare a vivere.
Anche gli esseri umani possiedono una coda, seppure per un tempo brevissimo: durante le prime fasi dello sviluppo embrionale, nel grembo materno. Una presenza transitoria, destinata a scomparire, ma che apre uno spazio di riflessione sulla nostra memoria corporea e sul rapporto con la dimensione animale.
Per questa mostra Elisa Biagini assume il duplice ruolo di poetessa e curatrice e si interroga sulla possibile mancanza di questa parte scomparsa del nostro corpo, chiedendosi se ne conserviamo una sorta di memoria, simile alla sindrome dell'arto fantasma, e se desideriamo, più o meno consapevolmente, ritrovare questa ulteriore traccia perduta del nostro io animale.
Attraverso questa mostra esplora i possibili rapporti con questa parte del corpo e con le sue molteplici funzioni e significati, dando forma a un dialogo tra presenza e assenza, perdita e trasformazione, istinto e coscienza che ci invita a confrontarci con l’animale dentro e fuori di noi e con ciò che il corpo conserva, dimentica o continua a desiderare. Le opere degli artisti invitati entrano in relazione con questi interrogativi, componendo un percorso in cui il corpo si prolunga, muta e lascia tracce. La coda diventa antenna, appendice, scia, possibilità di connessione e punto di equilibrio: un elemento marginale solo in apparenza, dal quale ricominciare a osservare la nostra storia.
A rafforzare il dialogo tra parola e immagine, Elisa Biagini accompagnerà ciascuna opera in mostra con una poesia scritta appositamente per il progetto. Le sue parole, in stretta relazione con i lavori esposti, creando una trama di rimandi, risonanze e nuove possibilità di lettura. La poesia diventa così parte integrante del percorso espositivo: una voce che si avvicina alle opere, le attraversa e ne segue le tracce, costruendo, poesia dopo poesia, un ulteriore itinerario all'interno della mostra.












