Galleria Continua è lieta di presentare Tempo manifesto, la prima mostra personale in Italia di Laura Carralero, giovane artista cubana la cui ricerca pittorica indaga il rapporto tra architettura, memoria e percezione dello spazio.

Concepita appositamente per la sede di San Gimignano, la mostra riunisce dipinti inediti a olio su tavola realizzati tra il 2025 e il 2026. Le opere nascono dal confronto con il patrimonio medievale della città, in particolare con gli affreschi di Memmo di Filippuccio nella Camera del Podestà del Palazzo Comunale, cui si affiancano riferimenti a Bernardo Daddi e Ambrogio Lorenzetti. Carralero isola dalle immagini trecentesche architetture, baldacchini, tessuti e motivi ornamentali, sottraendoli alla narrazione originaria e trasformandoli in forme autonome, capaci di interrogare il tempo e la costruzione dello spazio.

Sulla scelta del titolo della mostra, Tempo manifesto, l’artista dichiara: Una singola immagine può contenere simultaneamente momenti diversi. Nel mio lavoro, lo spazio non rappresenta un unico istante, ma la coesistenza di tempi e punti di vista differenti all’interno della stessa composizione. Il tempo non è più lineare: si dispiega come un presente continuo. Questo principio modella anche l’architettura e gli oggetti presenti nell’immagine. Invece di rimanere sfondi statici, essi si piegano, si moltiplicano e rivelano contemporaneamente prospettive diverse. L’architettura, tradizionalmente intesa come fissa e permanente, diventa l’elemento più dinamico della composizione. Attraverso queste distorsioni metto in discussione la prospettiva, la scala e la continuità spaziale, non per descrivere una realtà stabile, ma per rivelare la coesistenza di tempi e spazi molteplici all’interno di un’unica immagine.

Il confronto più diretto con San Gimignano emerge nelle opere ispirate al ciclo profano dipinto da Memmo di Filippuccio tra il 1303 e il 1310 nella Camera del Podestà. In The encounter, 2026, Carralero parte dalla scena nota come La culla dell’amore: il matrimonio – Gli sposi al bagno. I corpi dei due protagonisti, posti l’uno di fronte all’altro all’interno della vasca, sono tradotti in due volumi tondeggianti e interconnessi. Le fasce rosse, verdi, arancioni e gialle riprendono i motivi cromatici del baldacchino affrescato, ma li trasformano in una pelle continua che avvolge le forme. L’incontro tra le figure non è più raccontato attraverso gesti o sguardi: diventa un rapporto puramente spaziale, espresso dall’avvicinamento, dalla sovrapposizione e dall’incastro di strutture astratte. Gli affreschi di Memmo di Filippuccio costituiscono il principale punto di riferimento per questa mostra, spiega Laura Carralero. A differenza di gran parte della pittura medievale, essi vanno oltre la narrazione religiosa per rappresentare scene di vita quotidiana ed esperienze umane universali. Tuttavia, è soprattutto il loro linguaggio visivo, più che il soggetto, a entrare profondamente in risonanza con il mio lavoro.

In questi affreschi ritrovo una bellezza fondata sull’equilibrio tra rigore compositivo e libertà formale. L’architettura non funziona più come sfondo passivo, ma diventa una forza attiva all’interno dell’immagine, mentre spazio, prospettiva e narrazione seguono una propria logica interna. Questa concezione della rappresentazione, nella quale la distorsione amplia le possibilità della percezione, costituisce il fondamento concettuale. Anche Midspace, 2026, nasce da una scena della Culla dell’amore, quella degli sposi che si coricano. Carralero isola l’andamento verticale delle cortine, la copertura del letto e le fasce cromatiche dell’ambiente medievale, ricomponendoli in una successione di pilastri, passaggi e piani sospesi. La relazione fra le due tavole del dittico genera uno spazio intermedio: il “midspace” evocato dal titolo, che non appartiene interamente a nessuno dei due dipinti, ma si costruisce nello scarto, nella simmetria imperfetta e nel dialogo tra le parti.

Uno degli interventi più articolati della mostra è The glitch (after Storia del Figliuol prodigo, Memmo di Filippuccio), 2026. L’opera rielabora il grande padiglione bianco che domina una delle scene della Storia del Figliuol prodigo nella Camera del Podestà. Le tende, le pieghe e i bordi decorati dell’affresco vengono tradotti in campiture chiare attraversate da linee verticali e profili rossi e blu. Il polittico può essere presentato in differenti configurazioni: modificando la disposizione dei pannelli, la stessa immagine appare continua, disallineata, separata o interrotta. Il “glitch” del titolo introduce nel repertorio medievale l’idea contemporanea di errore visivo e di discontinuità digitale, facendo della scomposizione non una perdita dell’immagine, ma una possibilità di rigenerarla.

La distorsione è al centro della mia pratica. Non la considero una deformazione della realtà, ma un modo per rivelare una bellezza che emerge quando la rappresentazione si libera dalle proprie convenzioni. Sono attratta dalla bellezza silenziosa dell’arte medievale, dove il rigore compositivo convive con una straordinaria libertà formale. È in questo equilibrio tra ordine e deviazione, disciplina e invenzione, che trovo un linguaggio visivo capace di trasformare l’immagine e di aprire nuovi modi di vedere, chiosa l’artista. Altri lavori sviluppano i motivi architettonici ricorrenti nella ricerca di Carralero. In Baldacchino IV, interior with arches e nell’installazione modulare Arches, strutture verticali, archi e pilastri si trasformano in presenze autonome, sospese tra oggetto, scultura e spazio mentale. Nei dipinti Laura e Leonor, così come nelle tavole di piccolo formato, griglie, losanghe e motivi ornamentali assumono progressivamente il carattere di piante, facciate o architetture in movimento. In Distorted interior, infine, pareti e aperture sembrano piegarsi e ruotare, destabilizzando la percezione della profondità e rendendo lo spazio pittorico fluido e instabile.